Corpo, potere e disuguaglianze economiche

Sui rapporti fra Berlusconi e le cosiddette «escort» e/o «ragazze immagine», mi ha folgorata Maria Laura Di Tommaso, che nell’articolo «Il corpo, il potere politico e il potere economico» pubblicato su «La voce» il 13 luglio 2009, allarga la prospettiva in questo modo (i grassetti sono miei):

«La visione che accentua l’uso del corpo delle donne come oggetti da mostrare, da “utilizzare”, di cui vantarsi in un certo mondo politico, corrisponde senz’altro a quanto abbiamo appreso da alcune interviste con Maria Teresa De Nicolò e Patrizia D’Addario (donne che hanno rilasciato interviste alla Repubblica e sono state chiamate a testimoniare dai magistrati di Bari come persone informate dei fatti) e dallo stesso avvocato del Primo Ministro.

Tuttavia è riduttiva.

È riduttiva perché non considera che quello che conta qui non è tanto la visione della donna ma la visione del potere. Se infatti le preferenze sessuali degli uomini di potere fossero diverse non si esiterebbe a “usare” anche uomini.

Inoltre non sappiamo, perché non è verificabile nel nostro contesto politico, se un potere politico femminile utilizzerebbe gli stessi strumenti. Non è verificabile ma molti studi nel settore del mercato del sesso mostrano che la richiesta di prestazioni sessuali maschili per clienti donne sia in aumento.

Quindi clienti americane o europee che richiedono servizi di escort e servizi sessuali a pagamento a uomini che provengono da paesi in via di sviluppo (Brasile, Cuba, Bahamas). Anche una visione superficiale dei quotidiani, di riviste e di programmi televisivi ci conferma che l’uso del corpo maschile non solo di quello femminile serve per vendere il prodotto.

[…]

Quindi l’argomento è molto più ampio.

Dal lato dell’offerta, una situazione di povertà e di disuguaglianza economica e, dal lato della domanda, una mentalità della maggioranza delle persone italiane che accetta che il potere si eserciti anche sull'”uso” del corpo delle donne. Ma potrebbe essere anche di quello degli uomini.

Infatti quello che conta qui è la disuguaglianza di potere e di risorse economiche.»

(Maria Laura Di Tommaso, «Il corpo, il potere politico e il potere economico», La voce, 13 luglio 2009)

———

È vero: sono innanzi tutto le disuguaglianze economiche a favorire la compravendita di corpi e prestazioni sessuali. Assieme a una cultura che tale compravendita legittimi e addirittura alimenti. Ora, in una società come quella italiana in cui le disuguaglianze sono nettamente a sfavore delle donne, è più frequente che siano le donne a vendere e gli uomini a comprare.

Ma concentrarsi troppo sulla donna-oggetto rischia di farci dimenticare che il problema è – più in generale – quello del corpo-oggetto. E di una cultura che favorisce la reificazione estetizzante dei corpi: femminili, maschili, omosessuali, infantili… tutti.

Ho già detto (QUI e QUI) che vorrei lavorare sulla rappresentazione mediatica del corpo maschile. Ma ci sono anche i bambini, i gay, gli extracomunitari, le trans: qualunque essere umano a rischio di debolezza economica è un potenziale venditore del proprio corpo.

Non è una novità. Ma il sexy-gate italiota e l’arretratezza della condizione femminile nel nostro paese possono farci perdere il quadro complessivo.

21 risposte a “Corpo, potere e disuguaglianze economiche

  1. E’ un discorso vero, ma per un mondo teorico.
    Non è la preferenza sessuale del premier e degli uomini di potere a spiegare il perchè dell’uso conclamato del corpo femminile, quella spiega solo l’uso ma non il fatto che tale uso sia conclamato e dunque significante politico. Se un politico maschio gli piacciono i maschi magari in privato avrà rapporti omosessuali, ma non potrà dicerto farne un uso conclamato – non per ora, e non solo in Italia. In Usa ti fottono se scoprono che sei politico e omosessuale.
    Io credo che accentare la questione sulla prostituzione scotomizzi dell’altro che mi pare altrettanto grave. Per esempio il modo di commentare l’exploit di veronica da parte del premier che ha provato a farla passare per una mentecatta manipolata. Il modo del premier di rivolgersi alle donne, il modo del premier di pensare le donne: ragazza sposati uno ricco, disse alla precaria – o la pacca sul culo dell’operaia ucraina.
    In questi gesti, c’è la trasmissione e la riaffermazione di una serie di valori che si vogliono ribadire – e sarà anche vero che il corpo è usato, ma niente per l’attuale governo è solo e solo corpo come il proprio elettorato femminile.

  2. “Fratres sunt ordo et ordo sunt fratres” dicevano i filosofi francescani. Mi domando, da un po’ di tempo in qua, se per salvere davvero le differenze interne tra i generi e tra genere e genere non si debba assumere un’ottica squisitamente nominalistica, che, al di là delle koinè culturali, mostri le differenze tra le donne, tra gli uomni, e tra uomini e donne, a partire dalla loro specificità individuali anziche dalle specificità di genere.

    Il rischio sempre alle porte è infatti quello di operare indebite generalizzazioni, che molte donne per prime non gradirebbero. Molti uomini tendono a generalizzare sulle donne, come molte donne sugli uomini. Anch’io cado spesso nella trappola della generalizzazione. Se invece di dire “Le” donne (che, da un punto di vista logico, potrebbe essere tradotto con un quantificatore universale) si dicesse alcune, altre, molte e lo stesso si facesse per gli uomini, forse si affererebbe meglio la questione in gioco. Ci sono donne che del tutto giustamente chiedono maggiori diritti e di non essere discriminate, altre alle quali va invece benissimo una visione tradizionale e “maschilista” del rapporto uomo/donna, altre ancora indecise tra le due opzioni ecc. Lo stesso vale per gli uomini.

    Perchè allora non elaborare una sorta di fenomenologia di stampo nominalista che invece dei tratti comuni tra i generi (vecchio vizio della filosofia dai tempi di Aristotele) non mostri le infinite differenze individuali interne ai generi e tra genere e genere? Peraltro questo è anche, a mio modo di vedere, il senso del lavoro che sta facendo Giovanna, nella sua battaglia teorico-pratica contro gli stereotipi

  3. “Non è verificabile ma molti studi nel settore del mercato del sesso mostrano che la richiesta di prestazioni sessuali maschili per clienti donne sia in aumento.”
    Quali studi di settore, prego?
    Questa moda di culturalizzare tutto ritenendo i processi biologici qualcosa di socialmente costruito rappresenta un grosso limite alla comprensione dei problemi.
    La prostituzione ad uso femminile rimarrà sempre una nicchia insignificante e non certo per l’interpretazione che vuole il potere concentrato nelle mani dell’uomo.
    La foia sessuale maschile ha una matrice biologica e la cultura fa da freno. Il discorso non è simmetrico per il mondo femminile, a meno di non voler parificare l’evoluzione selettiva dell’orgasmo maschile con l’inutilità biologica di quello femminile, mero residuo di uno sviluppo anatomico comune del clitoride che nell’uomo diviene pene sviluppato.
    Lungi da me essere dispiaciuto di questa possibilità che l’universo femminile ha di godere di un orgasmo che non ha perl a donna ragioni biologiche di esistere, con buona pace degli ingenui Masters and Johnson, Kinsey, Morris e compagnia.

  4. @replicant24; ti rispondo io. Perchè ciò che unifica i tratti comuni tra generi diversi è ciò che chiamiamo conoscenza. Invece ciò che mostra le infinite differenze individuali la chiamiano letteratura. Il primo è un gioco più difficile da giocare del secondo perché la classe degli elementi simili tra due o più insiemi è finita mentre la classe degli elementi dissimili è infinita.
    Ciao

  5. Marcus, non vedo quale vantaggio selettivo si possa trarre dalla tua più che opinabile mutazione in Homo biologicus (culturale spero, non biologica). Voglio dire, ma stiamo scherzando!?
    Ciao Gio’!

  6. @Roberta
    ??????

  7. @MariaGiulia

    In fondo anche l’arte e la letteratura sono una forma di conoscenza, come voleva Artistotele, più universale della stessa storia. Certo il loro modo di conoscere è per differenze, non per sussunzioni di generi e specie. Leibnizianamente, spesso la letteratura mostra la infinita definibilità della sostanza individuale, degli individui (per es. Anna Karenina, Raskolnikov, i russi sono molto bravi in ciò) per cui d’accordissimo con te.
    Ma quando dico che forse sarebbe utile tentare un approccio nominalistico alla questione delle differenze intragenere e intergenere, non voglio con ciò abbandonare un approccio scientifico e conoscitivo, piuttosto proporre un tipo di approccio filosofico diverso e forse non ancora del tutto tentato in questo come in altri campi (anche se il nominalismo non va sempre bene come approccio, e io in generale come opzione ontologica di fondo sono realista scotista).
    Quando parlo di differenze, parlo innazitutto di differenze specifiche. Ma ciò non basta, è necessario scendere ancora un po’, che so abbozzare una tipologia, ed evidenziare ulteriori differenze, stavolta di carattere più vicino all’individualità, anche se non totalmente individuali, perchè, come dici benissimo, degli individui presi in tutte le loro differenze non c’è scienza.
    Ma la scienza talvolta ha fatto propri certi principi occamistici di economia e di tipo nominalistico, quando si è accorta che per esempio talune sue generalizzazioni erano forse troppo forti.
    La mia comunque è pur sempre un’opinione, doxa, opinabile come tutte le opinioni, e, confesso, non sono particolarmente ferrato in questo campo

  8. @MariaGiulia, dal profondo della mia ignoranza ti chiedo: ma non è più difficile il secondo gioco? Non è più difficile un gioco senza limite che un gioco con un limite? Anzi, forse un gioco senza limite non è nemmeno un gioco e per questo non porta alla conoscenza, come dici tu; ma, come dice replicant24, porta a un tipo di conoscenza, che si potrebbe definire anche cultura e che ha la sua influenza. Forse ho detto molte sciocchezze.

  9. “….qualunque essere umano a rischio debolezza economica è un potenziale venditore del proprio corpo.”
    Partirei da qui.
    Chi c’è ai primi posti, dopo le donne?
    Ci sono i giovani.
    E allora si che possiamo darci una spiegazione alla “società dei casting” in cui viviamo, alle migliaia di aspiranti partecipanti al Grande Fratello, Amici, X Factor, Accademy, Uomini e Donne……

  10. Infatti, cara Paola. Sull’ultimo Venerdì di Repubblica c’era un inquietante articolo sull’affollatissimo casting del GF: non solo giovani e non solo poveri, però.

    Vero però che al GF le persone credono di poter promuovere ciò che davvero sono e vogliono esprimere, non solo il loro corpo. Vero anche che, nel mondo della tv, i confini sono molto sfumati.

  11. “il problema è – più in generale – quello del corpo-oggetto”: ho apprezzato molto l’articolo e non ho nulla da aggiungere a questa frase risolutiva… soluzioni a parte (che non possiedo). Spero di poter commentare l’intervento di Marcus, che se voleva parlare del corpo femminile trattandolo come un oggetto passivo c’è riuscito appieno.

    @Marcus … perfino io che ho solo il mero residuo biologico di un potenziale pene SO che esistono le eiaculazioni senza orgasmo… alcuni le includono tra le “disfunzioni” sessuali dell’uomo altri, ho visto, le includono semplicemente tra le varie tipologie di eiaculazione e altri dicono sia una discrasia sessuale d’origine psicologica tra piacere (mente) ed eccitazione (corpo). Molti le provano e basta.
    Se la finalità del sesso fosse solo l’eiaculazione nemmeno l’orgasmo maschile (due momenti diversi che tu fai coincidere) avrebbe “ragioni biologiche di esistere”. E poi e contrazioni pelviche che provoca l’orgasmo femminile aiutano gli spermatozoi a risalire l’utero, quindi il fenomeno che la natura ci ha “concesso” del tutto inutile non è.
    Comunque se le donne non fossero frenate culturalmente (ed educate) ammetterebbero che anche la loro “foia” non è infrequente e molte sfrutterebbero la possibilità di avere (anche comprandolo) orgasmi garantiti da uomini bellissimi ed esperti. Mi spiace se ho rovinato la tua idea del piacere femminile ma ho moltissime amiche cui l’aspetto basta eccome, e i presupposti perché anche l’uomo sia oggetto acquistabile ci sono tutti. Solo che solitamente se la donna lo affascina un minimo si “offre” gratis… (così come farebbe qualsiasi donna sana, libera dal tabù del “non c’è sesso senza amore” e non vincolata dalla categoria “facile” :-P)

    Goditi i tuoi orgasmi, ciao:)

  12. Il mio intervento deve aver indignato il pubblico femminile. Mi scuso, ma le ragioni della scienza non vanno confuse con l’immagine retriva (e dannosa) di una sessualità non capita.
    Proviamo a fare chiarezza.

    “[…]perfino io che ho solo il mero residuo biologico di un potenziale pene SO che esistono le eiaculazioni senza orgasmo… alcuni le includono tra le “disfunzioni” sessuali dell’uomo altri, ho visto, le includono semplicemente tra le varie tipologie di eiaculazione e altri dicono sia una discrasia sessuale d’origine psicologica tra piacere (mente) ed eccitazione (corpo). Molti le provano e basta.”

    Qui si confonde il meccanismo con l’effetto collaterale. Il funzionamento corretto è: orgasmo-eiaculazione. Avere eiaculazione senza orgasmo si presenta in due epifenomeni più o meno patologici:
    A) orgasmo bianco, quando si ha eiaculazione ma non orgasmo. Può essere dovuto a interventi chirurgici o traumi pelvici e prostatici. Può anche presentarsi in condizione di forte stress.
    B) Polluzione notturna, tipicamente giovanile, in cui un eccesso di produzione spermatica viene espulsa per sovrabbondanza.

    “Se la finalità del sesso fosse solo l’eiaculazione nemmeno l’orgasmo maschile (due momenti diversi che tu fai coincidere) avrebbe “ragioni biologiche di esistere””
    Questa frase è un paralogismo permesso dalle premesse erronee che ho appena commentato. I due fenomeni non sono scindibili nella funzione di inseminazione. Perché il processo sia coronato dal successo occorre che la stimolazione orgasmica porti ad una eiaculazione nel vaso giusto. E’ perciò un errore logico separare le due componenti e trattarle come indipendenti.

    “E poi le contrazioni pelviche che provoca l’orgasmo femminile aiutano gli spermatozoi a risalire l’utero, quindi il fenomeno che la natura ci ha “concesso” del tutto inutile non è.”
    Questo è un classico errore di Desmond Morris, errore grave perché dimostra di non avere capito nulla di processi di selezione evolutiva.
    Con quale processo di pressione selettiva infatti si sarebbe favorita l’evoluzione dell’orgasmo femminile e delle contrazioni pelviche che favorirebbero la risalita degli spermatozoi?

  13. Complimenti a Marcus. Non è facile trovare qualcuno che interpreti la sessualità alla luce dell’evoluzionismo. La maggior parte dei testi in commercio sono pessimi. Consiglio “Il caso dell’orgasmo femminile. Pregiudizio nella scienza dell’evoluzione” (Elisabeth A. Lloyd) per farsi un’idea di come nell’autrice intuizioni e giuste critiche portino a deduzioni pessime. Da leggere come una bibbia è invece “La Regina Rossa” del biologo Matt Ridley, che aiuta gli analfabeti scientifici a prendere confidenza sulla funzione evolutiva della sessualità nelle diverse forme di vita. Da evitare come la peste infine qualsiasi pubblicazione a carattere sociopsicoanalitico, da Wilhelm a Kinsley, da Freud a M&J, da Morris a Lacan.
    I danni delle teorie di questi ultimi autori, sovente in buona fede, sono stati enormi. L’assioma di fondo è stato voler vedere nei processi naturali una complementarietà democratica, una parità, un equilibrio, quasi il frutto di una reciproca scelta. Fole clamorose quali orgasmi vaginali, multipli, equivalenza tra vita sessuale attiva e quotidianità nei rapporti hanno generato psicosi e complessi in un pubblico femminile ignorante (nel senso etimologico) diventato clientela di massa di ogni genere di servizio terapeutico o massmediatico per problemi spesso inesistenti.
    Stessa sorte sta subendo il maschio contemporaneo dopo l’avvento per serendipità di principi attivi quali il Sidenafil il Tadalafil. Le cause farmaceutiche hanno principiato a finanziare la diffusione di un’idea superomistica della prestazione sessuale che non trova riscontro nella fisiologia e neppure nella funzione. Erezioni decennali e multiple spacciate per criterio di salute in soggetti maturi hanno reso insicure intere generazioni di uomini pronti a lanciarsi tra le mani della Pfizer o della Lilly pur di pacificare la propria impotenza (culturale). Per tacere dell’inquadramento patologico di fenomeni quali l’eiaculazione precoce, caso di sana esuberanza biologica diventata malattia per un’idea culturalizzata della durata di un rapporto penetrativo – non ultimo per far guadagnare gli psicoterapeuti. Precocità però che fa a pugni con l’atavica biologia della riproduzione, dove in natura è in crisi di fertilità il rinoceronte che fa l’amore in un’ora e non il topo che lo fa in cinque secondi. Si obbietterà che non siamo più “semplici” animali e che il nostro sesso assolve anche funzioni diverse e più complesse. Ma resta il vincolo biologico che non sparisce nell’arco di una generazione o di una moda.
    Ho riflettuto sul tema dell’orgasmo femminile per molto tempo e potrei scrivere fiumi di inchiostro solo su come si è passati gradualmente al termine “prestazione” per riferirsi all’amplesso. Lemma che già tutto dice su come si debba inquadrare e valutare una scopata: cronometro alla mano e checklist di valutazione.
    Sarà bene quindi tornare a studiare l’evoluzionismo perché ogni processo culturale vive e si configura all’interno delle possibilità (e quindi dei confini) date dalla biologia.
    In altri termini noi possiamo immaginare come sia volare, scrivere splendide pagine di poesia di questo desiderio, simulare con il nostro corpo il movimento di un volatile o conoscere tutte le tecniche e i protagonisti del volo in natura. Ma la piena conoscenza di un meccanismo non ci fa crescere le ali. Chiara l’analogia?

  14. “Comunque se le donne non fossero frenate culturalmente (ed educate) ammetterebbero che anche la loro “foia” non è infrequente e molte sfrutterebbero la possibilità di avere (anche comprandolo) orgasmi garantiti da uomini bellissimi ed esperti.”
    Le donne frenate culturalmente? Ma dove? Non certo nella cultura occidentale!!!
    Sono ma aizzate culturalmente al massimo consumo sessuale. Infatti basta guardare tutta l’industria che gira dietro al sesso. Motore he traina buona parte dell’economia.

  15. “I due fenomeni non sono scindibili nella funzione di inseminazione.”
    Se parli da biologo non posso smentirti (anzi chiederei approfondimenti) ma da semplice donna che ha studiato la biologia degli organi riproduttivi e un minimo di biologia genetica mi sembra che basti la produzione meccanica di sperma per avere gameti utili.
    Con meccanica intendo causata da eccitazione e stimolazione manuali, atte a provocare la reazione del corpo… non c’è bisogno di vero piacere per ottenere il risultato finale.
    (come quando capita ad alcune donne stuprate di bagnarsi durante l’atto, pur essendo disgustate, il corpo reagisce a sé).

    “Perché il processo sia coronato dal successo occorre che la stimolazione orgasmica porti ad una eiaculazione nel vaso giusto.”
    Il vaso giusto? Come dicevo se ti va di motivare da esperto in materia ti leggerò volentieri, non voglio certo essere portatrice sana di falsi miti

    @Debby Hai ragione, siamo aizzate ma più che altro a diventare Oggetto Passivo di masturbazione e piacere maschile, non Soggetto fruitore… nella vita quotidiana osservo questo.

    Poi se tu e le tue amiche vi confrontate alla pari sul tema sesso con i vostri amici uomini sono contenta:
    – se come i vostri amici a domanda “ti masturbi?” rispondete tranquillamente sì o no, anzi manco avete bisogno di rispondere da quant’è ovvio che sì, capita pure a voi (a volte, spesso o mai)…
    – se commentate il fisico di un bell’uomo e ammettete ad alta voce “quello lo legherei al letto per tre giorni di fila” anche davanti a loro, oltre che di fronte all’amica…
    – se avete anche delle avventure sessuali e lo raccontate nelle chiacchiere del dopocena senza essere sminuite e considerate solo delle ninfomani…
    – se anzi le vostre avventure sessuali vi regalano un’aura di incorreggibili, ma simpatiche dongiovannE…
    – se non dite TUTTE che “non c’è sesso senza amore, puntebbasta”
    – se non bollate come “facile” la donna che fa l’amore quando ne ha voglia, con l’uomo che le aggrada al momento.

    … se mi confermi tutti questi “se” allora capisco perché pensi che le donne non siano frenate culturalmente. Infatti mi riferivo allo stereotipo della donna che ha voglia di farlo “sempre e solo per/con amore”; stereotipo di certo conveniente (visto che in Italia vieni Rispettata molto di più, purtroppo, se sembri allergica al sesso o come si diceva una volta alla “scopata senza cerniera”) ma è uno stereotipo poco convincente. La sessualità femminile non è così limitata per tutte, non credi?

    La tua comunque mi sembra una realtà più unica che rara

  16. P.S. specifico meglio: nelle PUBBLICITA’ esiste la donna aggressiva, sensuale e attiva, che “si prende” il maschio compiaciuto. Nei TELEFILM gli uomini dicono frasi come “vuole solo sesso? Ma questa donna è il sogno di ogni uomo, già la amo!”.
    Nella REALTA’ quotidiana di cui parlavo la donna “aggressiva” (io direi diretta), piace a pochissimi uomini e viene spesso ridotta a t*oia dagli altri, che comunque approfittano dell’occasione.
    La donna single-sessualmente-attiva spaventa molti uomini, quelli che quando cercano una fidanzato non frequentano certo una con molte esperienze, forse per timore che sia ingestibile o inabile alla fedeltà… (non saprei)

    Poi non vedrai spesso una donna che fa commenti fino a diventare offensiva nei confronti di un uomo, fino a trattarlo come mero insieme di parti attaccate al tronco.
    E PER FORTUNA, dico io. Il lato brutto è che molte lo farebbero ma si frenano solo perché non è “femminile” comportarsi così. Autocensura preventiva.
    Non basta poter dire “che bel sedere” (seguito da una risatina divertita) di fronte ad amici d’ambo i sessi per dichiarare l’intero genere femminile libero anche in campo sessuale…

    A mio parere siamo quasi ai livelli dell’Esclusa di Pirandello, colei che non rispetta il suo dovere di “casta purezza” viene condannata se non proprio al ripudio quantomeno alla degradazione nella scala sociale. E basta che le cose si dicano, basta dare una certa impressione libertina, non c’è nemmeno bisogno di farle davvero.

  17. @Layla
    Ma a quale realtà ti riferisci scusa? A due generazioni fa? A depresse aree meridionali?
    La libertà sessuale non consiste certo nell’imitare l’uomo nella sua foia testosteronica. E’ su questo punto che il femminismo ha preso grossi abbagli.
    L’emancipazione sessuale non consiste nel poter dire ad alta voce di un uomo:” che bel culo”. Saremmo ancora alla provocazione imitativa, alla rincorsa di qualcosa che non è nostro. Manco consiste nell’esibizione boccaccesca della propria ingordigia sessuale.
    Il problema oggi non è la donna inibita da convenzioni che la vorrebbero illibata. Au contraire. E’ una donna forzata a interpretare la valchiria ad ogni ora mostrandosi come profferta sessuale dalla mattina alla sera, da quando lavora a quando fa spesa. L’abbigliamento è un buon banco di prova per comprendere come negli ultimi 15 anni lo stile abbia preso una deriva che prima apparteneva alle escort, per essere gentili. Leopardato, perizoma esibito, tatuaggi obbligati, zeppe da cubista, rivalutazione dello stivale ferino, pushup michelin, chirurgia palstica ostentata. Tutte soluzioni che 20 anni fa avrebbero fatto rabbrividire l’occasionale avventore che si fosse trovato al cospetto di una commensale agghindata in simili mises. Lo stereotipo da combattere è questo.

  18. Sono d’accordo con tutto il tuo discorso…
    Mentre scrivevi, mia madre (appassionata spettatrice tv) mi ha chiamata ridendo “guarda rai2! Hanno messo un velino!” (traduco: ad annunciare i programmi c’era un ragazzetto laccato e firmato al posto della solita annunciatrice scollata e scosciata).
    Sicché indignarsi per l’estetica (quasi obbligatoria) da zoccola spacciata per “femminilità” pare stia portando solo a rendere dei corpi vuoti (ma vestiti alla moda) anche gli uomini. E’ la strada sbagliata ma di questo problema ne parla ottimamente l’autrice del blog; io mi trovavo in pieno OT:)

    Ovviamente la realtà cui mi riferivo è il nostro quotidiano e ti ho fatto delle domande precise su cui hai sorvolato allegramente, forse perché le donne possono solo IMITARE la “foia” maschile e non mai PROVARLA.

    Dai discorsi “tra amiche” (gineceo moderno…) con le donne che frequento invece si deduce ben altro: sai quante montagne (femminili) potrebbe smuovere un bell’uomo? Anzi, un uomo di bell’aspetto.

    Non so che dire, se tu e le tue conoscenti non avete mai voglia di andare a letto con un bel corpo (posto, è chiaro, che una chiacchierata con quel corpo POTREBBE smontarvi ogni velleità erotica). Evidentemente viviamo in realtà diverse e da te appunto gli uomini sognano di sposare donne “che 20 anni fa avrebbero fatto rabbrividire”.

    Da me no (a proposito, vivo al centro).

    I discorsi sull'”ingordigia sessuale” (non definisco così le avventure più o meno lunghe) sono confessabili solo nel “gineceo”, o nascosti nel proprio talamo, altrimenti la nomea di puttana non te la toglie nessuno e conseguente disprezzo. Il bollino non lo appiccicano solo gli uomini, molti sono “messi in allerta” su queste “donnette da evitare” dalle coetanee 35-40enni, che hanno avuto più esperienze sessuali delle donnette di cui sopra… ma le tengono ben occultate.

    Fare sì, dire no. E soprattutto continuare a far credere agli uomini che una donna non può avere l’esigenza di sesso senza sentimento.
    Più che di parità di genere parlavo di un po’ di civiltà, rispetto e informazione sulla (varietà della) sessualità femminile…
    Grazie per le risposte, buona serata:)

  19. “…l’uso del corpo delle donne come oggetti da mostrare”

    Quello che non riesco davvero a capire in affermazioni come questa è quale strana concezione della donna – di una sua presunta incapacità di intendere e di volere, tale da sconfinare nell’irresponsabilità personale – possa presiedere all’idea che le donne siano “utilizzate”.
    Non viene davvero in mente a nessuno che le donne utilizzano sé stesse, come ogni essere umano senziente, quando fanno del corpo il proprio strumento di affermazione?
    Ci deve essere sempre la responsabilità maschile dietro ad un comportamento femminile?
    Se così deve essere non c’è da aspettarsi molto dalle donne, oltre a vittimismo e irresponsabilità.

  20. Gibbì, se rileggi bene il mio commento, in coda all’articolo che ho ripreso, comprendi che non intendo affatto avallare un’idea della donna vittima e irresponsabile, anzi.

    Nei casi privilegiati discussi sui media – non certo nel caso delle prostitute africane schiave di organizzazioni criminali, ovviamente – le donne che vendono il loro corpo lo fanno volontariamente e consapevolmente. E tuttavia, una società in cui le donne sono economicamente più povere degli uomini favorisce il fatto che la vendita del corpo sia fatta più spesso dalle donne che dagli uomini. Inoltre, un corpo bello è «vendibile», cioè è una scorciatoia per guadagnare soldi e potere, solo in una società in cui sia il corpo che i soldi sono valorizzati al massimo. Tutti i giorni, con tutti i canali e in tutti i linguaggi possibili.

    Spostare il discorso sugli aspetti economici è esattamente un modo per uscire dall’idea della donna vittima e irresponsabile.

  21. @giovannacosenza, che scrive: “….una società in cui le donne sono economicamente più povere degli uomini favorisce il fatto che la vendita del corpo sia fatta più spesso dalle donne che dagli uomini. Inoltre, un corpo bello è «vendibile», cioè è una scorciatoia per guadagnare soldi e potere, solo in una società in cui sia il corpo che i soldi sono valorizzati al massimo…”.

    Non sono d’accordo.
    La sola idea che un uomo possa “commerciare” il proprio corpo, come avviene nel caso della prostituzione femminile, è obiettivamente irrealistica; potrei passare il resto della mia vita ad un angolo di strada aspettando la mia clientela e farci la muffa senza alzare il becco di un quattrino.
    La differenza sta nella diversissima pressione psicologica che il sesso ha per la psicologia maschile rispetto a quella femminile.
    L’economia in tutto questo ha un ruolo del tutto accessorio; per cause di povertà si possono fare le cose più diverse, come rubare, rapinare, sequestrare etc…
    Prostituirsi è solo il metodo tipicamente femminile di affrontare questi problemi; non è e non sarà mai un metodo maschile.
    Quanto ai valori portanti del nostro tempo, direi che concorrono alla loro formazione, legittimazione e rilegittimazione quotidiana le donne tanto quanto gli uomini; anche in questo caso l’economia c’entra poco, secondo me.
    Il sesso è un potere ed è un potere in mani femminili.

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