Consigli per scrivere il curriculum

Tramite Nuovo e Utile sono arrivata a questa intervista a Paolo Citterio, presidente di Gidp (Associazione Direttori Risorse Umane) su Mio Job di Repubblica:

Intervista a Paolo Citterio, presidente di Gidp

di Federico Pace

Quanto incide la presenza di uno o più errori grammaticali o imperfezioni grafiche nella valutazione di un cv da parte di un selezionatore?
Molti profili di basso livello si cimentano in curricula avventati, senza che nessuno li abbia mai corretti, arrampicandosi su termini anglosassoni di cui non conoscono il significato. Talvolta invece emergono veri errori, con delle doppie che non ci vogliono o con sintassi e tempi sbagliati. Certo se necessito di un buon operaio specializzato, di un attrezzista o di un saldatore non ci bado, ma quando è un impiegato amministrativo le cose cambiano.

E per gli errori di “disattenzione per troppa fretta”?
Succede spesso che gli errori siano dovuti alla fretta di confezionare il cv. Si vede che la sintassi è corretta ma qualche doppia o altri piccoli errori scappano. In questo caso se il cv è interessante, chiamo la persona lo stesso, la intervisto e le domando il motivo di tante imperfezioni. Questi sono gli errori che fanno soprattutto i giovani.

Le è mai successo di trovare errori in figure elevate?
Purtroppo sì. Nella mia lunga carriera di recruiter, prima in Techint dove ho lavorato per 23 anni come Direttore centrale Personale e Organizzazione e oggi come head hunter, mi è capitato di leggere ottimi cv di dirigenti o quadri con imperfezioni letterali.

E allora cosa fa?
Mi stropiccio gli occhi ma convoco ugualmente la persona se nel cv emergono contenuti professionali interessanti e managerialità di livello.

Quanto è importante il curriculum per le assunzioni in Italia? Per quali figure è più determinante?
Il curriculum deve evidenziare competenze, conoscenze e capacità oltre a evidenziare i percorsi di studi all’estero, gli Erasmus e i master. Gli studi all’estero sono di grandissima importanza per le multinazionali che operano in Italia e vanno evidenziati anche i trascorsi estivi a Londra, Parigi o Madrid dove mandiamo a studiare i nostri figli con gravi sacrifici economici. Mi piace poi vedere il numero degli anni necessari per il conseguimento della laurea [N.d.R.: su questo punto avevamo già discusso QUI], oltre a un precisa cronologia degli impieghi passati, dei successi ottenuti e dei motovi che hanno indotto al cambiamento. Il curriculum è importantissimo per il selezionatore, deve riportare con chiarezza i percorsi di studi; gli impieghi e soprattutto contenere il messaggio che si vuole dare a chi ci legge: perché ci reputiamo adatti per quel posto, perché dobbiamo essere preferiti agli altri.

Sembra che le persone prestino poca attenzione ai dettagli al momento della compilazione del curriculum. In particolare alle esperienze professionali. Quali sono per un selezionatore gli elementi più importanti sulle precedenti esperienze professionali?
Per il selezionatore gli elementi essenziali, sui quali si ferma subito l’attenzione sono i contenuti professionali, i contributi e successi personali, i riconoscimenti ricevuti all’interno dell’impresa. Per andare nel dettaglio, voglio sapere le date di inizio e di cessazione dei vari rapporti di lavoro e gli incarichi che in dettaglio sono stati ricoperti; gradisco vengano evidenziati i successi e le performance conseguite.

Spesso nei cv i giovani sbagliano. Molti d’altronde hanno anche il problema di non avere esperienze professionali e non sanno cosa scrivere. In questo caso, nel caso di un neolaureato con pochissime o nessun esperienza, su cosa deve puntare un curriculum?
Il neolaureato con poca o nessuna esperienza deve anzitutto evidenziare se ha lavorato durante l’estate (qualsiasi attività), se ha studiato le lingue d’estate, se è stato all’estero per stage o Erasmus. Importanti sono gli eventuali stage svolti presso una o più aziende, che devono essere sempre menzionate per le opportune referenze. Consiglio di evidenziare con cura gli studi conseguiti, i tempi per conseguirli e le attitudini. Tutte queste cose possono dare un quadro preciso di quello che si è si è fatto.

I cv che arrivano alle imprese sono molti e spesso anche non mirati sulla figura. Quali sono le ragioni secondo lei di questo fenomeno?
Vi sono persone, le capisco, che in preda alla frenesia della ricerca dell’impiego rispondono a inserzioni senza avere le caratteristiche professionali richieste. Per loro non venire chiamati è una continua frustrazione, e una perdita di tempo per chi legge i cv. Bisogna quindi farsi aiutare da persone che conoscono il mondo del lavoro e da colleghi dei genitori inseriti nelle aziende.

Molti giovani si lamentano per il fatto di non ricevere alcuna risposta o risposte automatiche alla loro candidatura. Le imprese in questi frangenti come si comportano? Si rendono conto di quanto è importante una risposta tempestiva e personalizzata? Rispondono a tutti o solo ad alcuni?
Le imprese si rendono perfettamente conto di quanto conta, almeno in termini di brand, rispondere alle decine di cv che ricevono ogni giorno nell’area informatica dedicata al job posting o alle inserzioni evidenziate nel sito. Quello che però emerge è che i costi per le risposte sono rilevanti. In genere si sceglie di rispondere solo a candidati che possono comunque essere utili in un secondo momento. L’ideale invece sarebbe rispondere cortesemente a tutti, dotandosi di struttura che inoltra ai destinatari un ringraziamento per le risposte, tanto da non precludersi collaborazioni future, e che comunque conferisce la brand dell’impresa un “alone” di umanità.

Una risposta a “Consigli per scrivere il curriculum

  1. Manca una cosa essenziale (ma un capo del personale non lo dirà mai): la prima cosa che viene letta, e spesso l’ultima, è la data di nascita.
    Chi non ha la data di nascita giusta, e non riesce a trovarne una più adeguata, è inutile che mandi i curricula.
    Si potrebbe aggiungere che quando si fa un colloquio si viene annusati, un po’ come fanno i cani: se non si è almeno un po’ simili a chi ti deve assumere, il contatto finisce subito. E, infine, che i raccomandati sono tantissimi anche nel privato: una realtà difficilissima da accettare ma così è (poi il lavoro lo fanno i sottoposto, che si prendono anche le responsabilità…).
    Cara Giovanna, chiedo scusa per l’amarezza, l’intervista è molto bella e hai fatto bene a riportarla – ma io porto qui un po’ d’esperienza pratica. Chissà cosa ne penserebbe il dottor Citterio… (domanda retorica: so benissimo cosa ne pensa).

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