La falsa verità del nonno superman, di Edmondo Berselli

Mi è sembrato particolarmente calzante il commento che ieri Edmondo Berselli ha fatto su Repubblica, a proposito dell’ultimo servizio di Chi su Silvio Berlusconi, settimanale che molti ormai considerano l’ufficio stampa del premier (per l’occasione l’ho acquistato: ne valeva la pena).

In attesa di riprendere a pieno ritmo, mi limito a fare copia e incolla del pezzo di Berselli, per chi non l’avesse letto (i grassetti sono miei).

LA FALSA VERITÀ DEL NONNO SUPERMAN

di EDMONDO BERSELLI

Ancora una volta Silvio Berlusconi tenta il gioco di prestigio: con un colpo di magia prova a fare scomparire la realtà. O almeno a colorarla con la vernice dei sogni. Sogni italiani, sogni casalinghi, sogni isolani. Da Villa Certosa, circondato da figli e nipotini, si mostra in una serie di foto ritoccate che gli tolgono dieci anni, e rilascia agli italiani la sua versione.

C’è una strategia ben precisa: ribattere il chiodo con sicurezza, in modo che l’Italia berlusconiana, e anche l’opinione pubblica più o meno neutrale, si rafforzi nell’idea che il premier è puro come un giglio. Naturalmente ciò che ha detto nell’intervista rilasciata a Chi, settimanale di proprietà, è stato studiato e calcolato con attenzione certosina. Il premier sostiene di non avere mai intrecciato «”relazioni” con minorenni» e di non avere mai «organizzato “festini”». Le sue cene, «simpatiche» erano «ineccepibili sul piano della moralità e dell’eleganza». Infine, spiega Berlusconi, «non ho mai invitato consapevolmente a casa mia persone poco serie».

Si tratterebbe innanzitutto di capire che cosa significa quell’avverbio «consapevolmente». Vuol dire che «inconsapevolmente» persone poco serie sono state ospiti di Palazzo Grazioli e di Villa Certosa? È un’ammissione involontaria? In ogni caso va messo agli atti che il premier insiste con la strategia delle verità distorte.

Indifferente a tutto, alle registrazioni con le escort e alle conversazioni telefoniche con il procacciatore Giampaolo Tarantini, Berlusconi modella il proprio racconto accusando i suoi nemici di avere montato un castello di «calunnie». Questa sottrazione di realtà gli viene facile perché, da quando è emerso lo scandalo della prostituzione di regime, i media televisivi controllati politicamente hanno fatto il possibile per imboscarlo. Il Cavaliere può raccontare a cuor leggero che anche la Cei e il suo organo di stampa, Avvenire, sono caduti nella trappola allestita dai suoi avversari, e che l’intero mondo cattolico è stato ingannato da un cumulo di bugie e di notizie false ai suoi danni.

Fin qui non c’è da stupirsi. Sono settimane che il premier si aggrappa ostinatamente alla sua versione, sicuro che la gente si convincerà che tutte le chiacchiere su di lui sono semplicemente gossip, pettegolezzo, calunnia, un caso di malevolenza politica organizzata. Ma forse per capire meglio la tattica berlusconiana è opportuno mettere a fuoco anche gli strumenti mediatici a cui è ricorso.

Le foto famigliari pubblicate da Chi sono di impressionante chiarezza nelle intenzioni: si rilascia un’intervista a un settimanale popolare, per comunicare all’Italia del popolo e al Popolo della libertà che Berlusconi è un’immagine sacrale, un politico senza macchia. Le immagini con il nipotino di 22 mesi, o quella pensosa nello studio privato di Villa Certosa, intendono rappresentare il profilo di una figura esemplare e incorrotta, legatissimo alla famiglia nonostante le pratiche del divorzio da Veronica Lario, dopo «una vera storia d’amore» durata trent’anni.

Il «Nonno Superman», come lo chiamano in modo impegnativo i nipoti, non esita a proporsi come una figura insieme ricchissima e popolare, una guest star del suo giornale, del suo impero economico, di un’estate da favola. Non ci sono tabù estetici nello stile di un protagonista che impone la sua presenza dichiarandola insostituibile. Lo si riscontra osservandolo accanto a una fontana dal curioso stile assiro-nuragico, ma ciò che colpisce è il contesto di contenuto e di immagini del giornale domestico.

Basta girare qualche pagina, infatti, e la figura del premier cede il passo alle specialità di un settimanale di pettegolezzi: gli spettacolari tatuaggi del macho Fabrizio Corona, le confessioni dell’ex tronista Costantino Vitagliano, le carezze hot tra Federica Pellegrini e il suo fidanzato Luca Marin.

Tutto questo potrebbe apparire una caduta nel trash, ma il giudizio sarebbe impreciso. Come sempre quando si trova in difficoltà, Berlusconi inventa la sua realtà virtuale, e cerca di uscire dalla trappola con un volteggio da acrobata. Inventa un mondo a colori che sorprende il pubblico, genera ammirazione, suscita solidarietà nei fan.

Il berlusconismo non è semplicemente una patina di glamour su una modalità di vita. È una filosofia: una visione che mescola bugie, propaganda politica, interessi privati, fascino della ricchezza, costruzione dell’immagine, manipolazione delle opinioni. Con l’idea che in fondo, e in genere, Berlusconi siamo noi. O che dovremmo essere con lui. Che la società italiana deve accettare la mitologia creata da un capo benevolo e ferito dalla perfidia dei nemici.

Di nuovo è «una storia italiana», come si intitolava l’epopea illustrata del berlusconismo. E anche questa volta smontare l’inganno non è facile, in un paese dominato dal conformismo e dalla sicurezza tracotante con cui i media padronali e di Stato si sono impegnati a occultare la realtà.

3 risposte a “La falsa verità del nonno superman, di Edmondo Berselli

  1. Giò, di’ la verità, quando in edicola hai chiesto “Chi”, te lo sei fatta inserire in mezzo all’ultima copia del New Yorker 😉

  2. Eh già… è dura. Fra l’altro, non è la prima volta che lo compro: ho un intero dossier sul presidente formato “Chi”… 😮

  3. Chi?

    Io al massimo ascolto gli “Who”.
    Il resto e’ fuffa.
    Perche’ quando qua nella perfida Albione mi chiedono come mai….io dico che e’ colpa del conflitto di interessi e del potere dei media.

    Ma in realta’, so per certo che in Italia c’e’ tanta gente che lo ammira, lo stima, lo invidia e comunque lo vota.
    Allora penso anche, che un po’ se lo meritano, il bellimbusto e la sua cricca.

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