28 risposte a “Quando il logo non c’entra. E soprattutto non basta

  1. Quello di Marino sembra anche uno spermatozoo. “Ecco, vedi, che palle ‘ste fecondazioni assistite!”

  2. aiuto giovanna!!

    ma davvero non si poteva fare meglio di così?
    😦

  3. Tre cose tre:
    1) per quanto riguarda la citazione musicale di Bersani, sul blog Paul the wine guy ha ispirato un generatore delizioso.
    2) sarà voluto che, nell’italietta di Franceschini, il nord è tutto verde?
    3) colori e grafica di Marino mi sembrano ripresi paro paro dal blog di Nichi Vendola.

  4. Verooooooo Anghelos!

    I colori sono quelli di Vendola, non mi ricordavo…

    Integro il post. Grazie!

  5. Mi vien da ridere. Quella di Bersani è davvero ridicola, “anche se questa storia un senso non ce l’ha! Ahahaha”.

    E’ vero che il logo non basta, ma a volte o spesso un buon logo è la sintesi di un’idea o un’insieme di idee che esso simbolicamente rappresenta. Ma se le idee non ci sono e la sintesi manca completamente, mi metto nei panni del grafico, che cavolo di logo può tirarne fuori? La solita bandiera tricolore in tutte le salse. Nel caso di Franceschini ci mettiamo anche lo stivale tripartito (come il Pd…) in tre colori che inevitabilmente, pur essendo i tre colori della bandiera, veicolano anche altri sensi simbolici, come osserva Anghelos, un po’ federalisti, ma in modo del tutto involontario. Così come nota Anghelos il verde nord, ma anche il rosso sud, un rosso da allarme rosso più che da comunismo… E il centro, sta al centro, fa da fulcro, in tutta la sua bianchezza che si confonde con il bianco dello sfondo dividendo così in due la povera italietta. Se queste sono le premesse andiam bene!

  6. che dire se non: grazie per la lezione, prendo appunti!? 😛

    Avevo già visto solo il logo di Bersani (gli altri due me li ero persa ma sono meno divertenti).
    Mi ero anche chiesta se il punto finale fosse un modo per evitare che la gente prolungasse la strofa arrivando all'”anche se questa storia un senso non ce l’ha”; ad ogni modo, se proprio Vasco dev’essere, suggerisco l’intramontabile “ognuno a rincorrere i suoi guai”. 😀

  7. @Donatella P

    Ripensandoci secondo me il messaggio è ben più profondo di quel che appare a prima vista ;): siamo passati dalla filosofia della storia hegelo-marxista dei vecchi comunisti, alla scoperta dura e sofferta di tipo nicciano-nichilista-popperiano-vattimiano che questa storia un senso non ce l’ha. Ma noi abbiamo deciso di darle comunque un senso perchè è inevitabile dare un senso alle cose, ma nella profonda consapevolezza che in fondo ogni storia è un’interpretazione di fatti insensati. Ma se era questa la consapevolezza bersaniana forse sarebbe stato molto meglio citare il magnifico e wittgensteiniano finale del nome della rosa…Se no si pensa davvero che a mancare di senso sia proprio la storia del Pd…

  8. gentile giovanna,
    sul merito del “senso” del logo e della coerenza logo-profilo di candidatura avremo modo di discutere, anche a bologna al seminario aiss.

    volevo però corregere un’inesattezza: i colori non sono copiati da vendola, ma ripresi da una campagna sul testamento biologico lanciata a fine gennaio, ideata da alcuni di noi e che abbiamo deciso di riprendere quando è partita la collaborazione con marino.
    qua il link: http://www.fammiscegliere.it

    semmai è vendola ad aver copiato 😉

    pg

  9. Che peccato per questi sfilacciamenti anche iconografici.
    Faccio fatica a capire perché non ci sia un’immagine coordinata del Partito Democratico. Si sa che aiuta, molto, a creare identità e appartenenza.
    Anche per le feste del PD è la stessa storia. A Milano si chiama “Festa democratica” e il manifesto che ho visto recentemente in metropolitana ricorda quello dei Verdi di anni fa oppure quello per una grande festa di ragazzi allegri e per bene. A Roma si chiama “Festa dell’Unità” e l’immagine sarà di sicuro diversa.
    Sono stata recentemente alla “Festa dell’Unità” del comune dove abito, Castelletto Ticino, dove c’era una grande immagine di Che Guevara e si ascoltavano le canzoni di lotta di un tempo. Mi sentivo in un altro mondo, ma conosciuto, pieno di gente semplice e simpatica. C’era identità, si
    stava bene.

  10. Il logo di Marino non assomiglia pure a una M? Volevi alludere anche a questo, Giovanna, menzionando i cognomi dei due professionisti della pubblicità? Perché io a primo impatto non ce l’avrei vista, ma poi ripensandoci…

  11. Preciso che i colori non sono quelli di Vendola; casomai il contrario. La campagna di Marino è infatti ideata graficamente da un’agenzia che aveva già usato l’accoppiata viola e verde per la campagna ‘Fammi Scegliere’, realizzata nel febbraio 2009 a favore del testamento biologico, mentre il nuovo sito di Vendola è di maggio.

  12. @replicant24

    Bersani ha spiegato in un’intervista (leggevo stamattina) che le parole “senso” e “storia” sono riferite all’Italia. Il PD, guidato da lui, aiuterà l’Italia bella a ritrovare il suo senso.

    L’intervista la trovi qui:
    http://www.partitodemocratico.it/gw/producer/dettaglio.aspx?id_doc=84856

    I motivi della scelta possono anche essere sensati, ma perché scegliere proprio una frase così equivoca, discutibile, facilmente ridicolizzabile? 😦

  13. Donatella e replicant, un buon payoff non deve aver bisogno di viaggiare impacchettato con spiegazione annessa per non essere equivocato… Purtroppo, poi, il candidato Bersani si distingue dagli altri per l’ancoraggio al passato, alla storia del suo partito. 😮

    Roberta: certo che il logo nasce dalla M… per me è chiaro, ho visto diversi professionisti della comunicazione usare questo giochetto.
    Un esempio on line da anni?
    http://www.francescomuzzarelli.it/
    🙂

    Mariella: la visione unitaria di oggi (scusa il bisticcio con “unità”…) non può più essere quella di una volta, però.

  14. Grazie a androkos e Paolo Guarino: svelata la genesi dei colori di Ignazio Marino.

    Elimino subito l’aggiornamento che avevo fatto dopo l’osservazione di Anghelos.

  15. È vero, Giò, il logo non basta. Il logo di Bersani utilizza un carattere “antico” graziato che, insieme al payoff dovrebbe rendere l’idea della storia del partito. Che però, come partito, di storia ne ha pochina. La lettura dello svolazzo tricolore è un po’ più “discrezionale”: può ricordare (un gabbiano?) che vola alto, ma la disposizione delle ali lo fa sembrare più in virata per successiva picchiata. Scherzi a parte, a me ricorda invece le due “gobbe” della B maiuscola, il che sarebbe ridondante ma efficace nel caso di un utilizzo “simbolico” di questo segno, per esempio svolazzo+09 senza Bersani e senza payoff.
    Il logo di Franceschini mi sembra molto povero e piuttosto banale. Inoltre l’italietta tricolore sembra volare nello spazio per i fatti suoi.
    Per entrambi non si capisce a cosa serva il tricolore: forse Bersani potrebbe correre per la segreteria dei democratici americani?
    Marino tenta l’operazione “trasgressiva”. Verde acido e prugna. Sicuramente più originale nei colori rispstto agli altri due. Peccato per il simbolo (forse un grafico dell’Italia in crescita, o una strada difficile e tortuosa che improvvisamente, grazie a lui diventa una retta e virtuosa via?) che non ha nulla a che vedere con nulla.
    Ma chi glieli ha studiati questi marchi? Dei professionisti o il “cugino col computer” sempre presente?

  16. Chiarita la questione della genesi cromatica.

    Per tutto il resto anche io invito tutti al congresso dell’Aiss a Bologna dove si parlerà della campagna Marino da un punto di vista semiotico. Speriamo di riuscire a fare un bella discussione su questi temi. 🙂

  17. L’effetto scarabocchio della M non rende subito l’idea. Il fondo viola poi ne restituisce il profilo, però prevale l’effetto grafico su quello calligrafico. Come per la B di Bersani, anche le gobbe le ho riconosciute dopo. Non dico che sia un male, però ciò rende i logo generici, toglie identità a simboli già ambigui e (troppo) comuni (che Marino non sia anche dello Scorpione 😀 ).

  18. Chiedo scusa ai responsabili dei siti di Marino e della campagna Fammiscegliere per l’illazione sulla copiatura e a Giovanna per averla indotta in errore.
    Il restyling del blog di Nichi Vendola è avvenuto prima della candidatura di Marino alle primarie, che è stato poi il momento in cui sono andato a visitare il suo sito, per questo ho pensato fosse stato lui ad usare i colori di Vendola, visto che non avevo visitato il sito di Fammiscegliere. My bad.

  19. Pingback: Quando il logo non c’entra. E soprattutto non basta

  20. Peccato che quando i nostri politicanti entrino nei loghifici ne escano con le ossa rotte. Il caso di Italia.it è emblematico della dabbenaggine che veleggia sul Transatlantico (che nessuno azzardi associazioni con il Titanic, per cortesia, il mandato è l’ottimismo a tutti i costi).

    Peccato che non ci sia quella cultura visiva capace di sintetizzare dentro un logo i valori di cui si dicono portatori. E se il problema fosse nel brief? Cioé, se fossero proprio i valori ad essere posticci, esattamente come i marchi che li rappresentano?

  21. Il logo di Marino mi ricorda molto un simbolo visto molte volte sui muri di Bologna, non saprei nominarlo, forse il simbolo dell'”autogestione”? Sono fuori dal tunnel gggiovane. In effetti c’è davvero l’imbarazzo della scelta (negativa) in quanto a candidati. C’è carenza di idee e di presenza sui media. Io purtroppo guardo la tv e vedo veramente poco PD e molte altre cose invece!!! Se ci si aggiunge il logaggio insipido e i contenuti dei manifesti… Il pay off di Marino non mi dispiace. C’è bisogno di partecipazione.
    Saluti a tutti.

  22. il discorso su Bersani e Franceschini mi convince.
    Quello su Marino assolutamente no! Paolo Guarino ha spiegato perfettamente che i colori insistevano su un senso già portato dentro alla Marinosfera con la campagna http://www.fammiscegliere.it. e, dunque perfettamente legittimo, nell’attivare una interpretazione competente.
    Aggiungo che si fa torto alla sapienza grafica del simbolo, se non si include nel discorso anche la scelta del font utilizzato per la campagna. Un font “posato”, calibrato proprio per bilanciare l’irrequietezza della freccia in fuga. Un perfetto mix tra la stabilità del candidato e la novità di contenuti.
    Inoltre, vale la pena di notare come, fra i 3 simboli, quello di Marino sia il solo a puntare a una dimensione di semiosi multimediale. Un simbolo pronto a divenire avatar, gravatar e profilo di FB. A infilarsi in testi più complessi, rivendicando il suo spazio, la sua porzione di significato.

    Insomma, per me, chi ha progettato il layout mariniano è stato molto bravo (visti anche i tempi ridotti dell’operazione). Il problema purtroppo è che per quanto sia efficace, rimane marginale ai grande circuiti tutti tradizionali di questa campagna… I giornali, le feste democratiche… Altro che FB e gravatar.
    Marco

  23. A Marco, a tutti coloro che hanno lavorato alla comunicazione di Ignazio Marino, ai suoi simpatizzanti: capisco la vostra posizione.

    In effetti Marino è l’unico condidato dietro al quale si intravede un lavoro di progettazione comunicativa. Credo si potesse capire, pur dalla brevità del mio post, che ho trovato più “sugo”, chiamiamolo così, nel caso Marino che negli altri due. Parlo dal punto di vista della comunicazione, beninteso.

    Capisco le ragioni contestuali (tempi stretti ecc.) di chi ha lavorato per Marino. Inoltre, so bene che il risultato di un lavoro di comunicazione non va mai attribuito in toto ai professionisti coinvolti: né come merito, quando va bene, ma neppure come “colpa”, quando c’è qualcosa che non va.

    La comunicazione è sempre il frutto di una combinazione di fattori e di una negoziazione fra i diversi attori coinvolti. Lavoro da troppo tempo in questo campo, con diversi ruoli, per non comprendere fino in fondo tutti questi aspetti. Incluse le frustrazioni, le amarezze.

    Lungi da me, dunque, prendermela con “chi ha progettato il layout mariniano”, come dice Marco. Probabilmente i progettisti non sono stati messi in condizione di lavorare all’immagine complessiva del candidato, ma solo a porzioni, magari solo al web (errore ricorrente!). Inoltre, si tratta di una candidatura nuova, dunque più difficile di altre.

    Non stiamo facendo il processo a nessuno, ma credo siano evidenti a tutti – ohinoi – i problemi comunicativi, e non solo, che affliggono i vari leader del Pd, e il Pd stesso da quando è nato. Spesso indipendentemente da – e malgrado – le qualità delle singole persone.

    Sono problemi sistematici, culturali, che riguardano l’intero centrosinistra italiano, incapace da anni di entrare davvero in contatto con le persone. O meglio, troppo spesso capace di entrare in contatto solo con chi è già preventivamente d’accordo. Col che, non si raggiunge la maggioranza.

    Ma per risolvere questo problema – ne converrete – un logo e due colori non bastano.

  24. L’avevo detto che era un problema di brief… 😉

  25. Giovanna

    grazie per la risposta. Ma la mia non era una difesa di parte, o almeno non voleva esserlo. Anche se è vero che sono un sostenitore di Ignazio Marino, non ho partecipato in alcun modo alla campagna di comunicazione. Non sono l’avvocato di nessuno e non credo che il tuo post fosse “un processo”.
    Volevo solo esprimere il mio apprezzamento per il logo.
    Comunque sottoscrivo quello che dici. A tale proposito invito a dar un’occhiata alla campagna per le Primarie del PD, che trovo francamente… Beh lascio giudicare a te.
    http://www.partitodemocratico.it/dettaglio/85170/fai_vedere_che_ci_tieni

  26. Ringrazio Marco per la segnalazione. Ci tengo figurativizzato da una molletta per stendino, che arguzia! Un Congresso che sarà un Successo…

  27. Nel sondaggio aperto ai lettori di Termometro politico per ora è davanti il logo di Marino (46,5%), poi Bersani (33,5%), chiude quello di Franceschini (20%).

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