Archivi del giorno: lunedì, 7 settembre 2009

Nostalgia della piazza? Non basta

Reduce da Frattocchie 2.0, ho molte cose di cui chiacchierare. Comincio da questa.

Qua e là negli interventi ho notato una certa nostalgia per le manifestazioni di piazza. Normale, data la sede.

Ma era sempre riferita alle donne, guarda caso. Perché, date le escort in prima pagina, le donne comuni dovrebbero «farsi sentire di più», si dice. «Farsi vedere». «Portare i corpi in piazza». Un po’ quello che lamentava Nadia Urbinati in un articolo su Repubblica del 30 giugno, che concludeva dicendo: «è urgente che si levino voci di critica, di sconcerto, di denuncia; voci di donne. Questo silenzio ammorba l’aria». L’articolo è già stato commentato da Loredana Lipperini QUI e rimesso in discussione da Repubblica TV QUI.

In realtà le donne denunciano da tempo. A casa, al lavoro, a scuola, in università. Ma soprattutto in rete: nella blogosfera, su facebook, in tutti i social network pullulano proteste, lamentele, voci indignate.

Purtroppo la cosa non si nota. Per svariati motivi. Innanzi tutto il digital divide: gli italiani che accedono alla rete sono solo – pare – 25 milioni; quelli che la usano abitualmente per informarsi e socializzare molto meno.

In secondo luogo, l’assoluto predominio della tv (ancora!) come mezzo di comunicazione di massa: circa l’80% di italiani dicono di informarsi sull’attualità dalla televisione.

Perciò a sinistra si è tentati di credere (ancora!) che la piazza sia la soluzione: andate in piazza e la vostra voce si sentirà. Sui limiti della piazza come mezzo di comunicazione di massa ho scritto un capitolo di Semiotica della comunicazione politica.

In breve e per punti:

(1) La piazza oggi è inflazionata: a destra come a sinistra, da gruppi e gruppuscoli, tutti. Al punto che la direi usurata. Se ti limiti a scendere in piazza, ti guadagni al massimo un frammento di telegiornale.

(2) La piazza non esiste se non è mediatizzata: senza opportune riprese televisive e copertura di stampa, senza opportuna insistenza mediatica sull’evento, la piazza nasce e muore in poche ore.

(3) Per guadagnarti l’attenzione dei media, devi come minimo fare grandi, grandissimi numeri. O devi scendere in piazza a ripetizione, senza mollare dopo qualche mese. O devi farlo in molti luoghi in parallelo. Ma per fare tutto ciò, ci vuole il sostegno organizzativo ed economico di qualcuno (partiti, sindacati), e soprattutto ci vuole tempo, pianificazione, strategia.

(4) In alternativa, devi fare cose strane: salire sui tetti o metterti in mutande davanti a qualche sede importante, come fanno i precari della scuola in questi giorni. Ma anche così non basta, perché di cose strane in piazza, dal ’68 a oggi, ne abbiamo viste tante (dal nudo ai carri variopinti) e giocare al rialzo comporta rischi di illegalità, violenza, idiozia di massa. Le cose strane in piazza riescono bene solo se gestite da professionisti della comunicazione, come nel caso di Grillo e Greenpeace, per fare due esempi molto diversi.

Detto questo, le piazze femminili hanno ulteriori problemi:

(1) Il movimento femminista non è abbastanza forte per dare il sostegno economico e organizzativo che sarebbe necessario per mediatizzare la piazza. Sulle questioni femminili finiscono per andare in piazza quelle che ci andavano negli anni ’60-’70, con l’aggiunta di qualche figlia e nipote.

(2) Le donne hanno poco tempo libero, meno degli uomini: come si fa, nel casino delle vite quotidiane, a scendere in piazza in massa o a ripetizione?

(3) Non c’è nulla che possa importare meno ai media main stream di una piazza tutta femminile. La disattenzione è garantita. E d’altra parte, che stranezza si può inventare? Non certo il nudo femminile, che di nudi non se ne può più. E poi basta col corpo!

Soluzioni? Mai una sola, sempre molte.

Multi-medialità in senso pieno, continuo, reiterato: parlare, discutere, farsi vedere su tutti i mezzi di comunicazione, dalla stampa alla tv, da internet alla piazza. Ognuno dove può. E mai sottovalutare la rete come modo per conoscersi, creare affinità, mantenere contatti. Per fare cose fuori dalla rete. Anche su questo, Grillo e Greenpeace insegnano. Ma anche Obama. Mutatis mutandis, naturalmente.

Quanto alle stranezze di piazza, ho già detto altre volte (ad esempio QUI e QUI) che oggi la migliore stranezza possibile sarebbe questa: che a rivendicare i diritti femminili scendessero in piazza – una buona volta – non solo le donne (a volte accompagnate dal mondo LGBT), ma soprattutto gli uomini.

Una piazza per le donne fatta tutta di uomini. Pensa che notizia! 🙂