La piazza contro Obama

Sulla riforma sanitaria Obama sta rischiando grosso.

Secondo i dati ufficiali dell’US Census Bureau relativi al 2008, l’attuale sistema sanitario americano, per due terzi privato e tra i più cari al mondo, non copre 46,3 milioni di americani (erano 45,7 milioni nel 2007). La riforma è perciò necessaria, e su questo concordano persino alcuni repubblicani, ma Obama stenta a farla passare perché l’attuale sistema coinvolge troppi interessi corporativi, assicurativi, finanziari.

Contro il cosiddetto Obamacare, sabato scorso «la gente» – dicono gli oppositori di Obama – è scesa in piazza a Washington.

La gente?

A proposito di quanto dicevamo la settimana scorsa sulla piazza mediatizzata, vale la pena ricordare che, secondo l’osservatorio Campaign Media Analysis Group, gruppi di pressione e lobby ostili alla riforma hanno speso, in soli 6 mesi, oltre 57 milioni di dollari in spot televisivi, la maggior parte dei quali fra luglio e agosto.

C’è da stupirsi se la gente è scesa in piazza?

Si tratta di verificare quanti erano: il New York Times parla di qualche decina di migliaia, i media conservatori dicono un milione o due. La polizia non ha fornito dati ufficiali. Solito balletto di cifre. Solite angolature tendenziose, per cui in una foto vedi la folla, in un’altra sembrano pochi.

Si tratta di capire, ora, se le organizzazioni che sostengono Obama agiranno con altrettanta virulenza finanziaria e mediatica. Ma perché non lo hanno già fatto? Dov’è finita la loro capacità di mobilitarsi? I loro soldi?

Il problema – di questa come altre piazze – più che i numeri (manipolabili) sono i simboli.

Mi ha colpita, in questo caso, la loro aggressività: Obama come Hitler (nazista) e come Joker (malvagio e pazzo). Obama Parasite-in-Chief (comandante dei parassiti). Il tutto urlato da persone che, rifacendosi ai padri fondatori, vestivano abiti coloniali.

Mi hanno colpita le contraddizioni: Obama come Hitler, ma anche Che Guevara. A pochi metri di distanza (clic per ingrandire).

Obama Hitler

Obama Joker

Obama Parasite-in-Chief

Obama Che Guevara

Manifestanti in abiti coloniali

16 risposte a “La piazza contro Obama

  1. La cosa è interessante davvero, se non altro perché segna in maniera visibilissima la vera differenza tra Europa e USA: da noi quale partito di destra, pur disapprovandolo, interpreterebbe un aumento della copertura sanitaria pubblica come un passo verso il socialismo o addirittura il totalitarismo? Nemmeno la guerra contro l’Iraq aveva evidenziato una divergenza così profonda.
    Probabilmente il punto è che i movimenti socialisti negli USA non sono mai riusciti ad avere un ruolo significativo nelle lotte per i diritti civili, politici, sociali ed economici, cosa che, unita al lascito della guerra fredda, permette agli statunitensi di accettare senza problemi l’equazione socialismo=comunismo=nazifascismo=totalitarismo (il sogno di certe destre europee), per cui in fondo la contraddizione tra i manifesti non è poi davvero tale, se non ai nostri occhi di europei.
    Detto questo, sarà interessante vedere se nei prossimi anni l’auimento percentuale di immigrati latinoamericani (che, al contrario, di socialismo sono ben consci) potrà portare ad un cambiamento di questa percezione.

  2. Ho avuto un sussulto quando ho visto Obama col baffo hitleriano. Questa cosa mi stupisce di come certi simboli rivelino efficacia anche con un loro uso piuttosto forzato, catalizzano stati emotivi ecco. Hitler in questo è un grande classico. Comincia una discussione su qualsivoglia questione etica, e tempo dieci minuti, di solito però la persona più umorale e meno riflessiva tira fuori la “reductio ad hitlerum” (per citare la felice formula dell’ex blogger offender).

  3. A me pare una cosa preoccupante, mi sembra appunto una reazione di pancia, come nota zauberei, non so di che proporpozioni quantitive (i numeri sono manipolabili, nota Giovanna) ma certo simbolicamente molto forti. Mi auguro che sia corretta l’osservazione di anghelos circa le differenze di percezione di due culture simili ma anche a volte molto distanti come l’americana e l’europea, ma certi simboli hanno valore quasi universale e non so quanto possano dipendere dal contesto (anche perchè queste immagini staranno facendo il giro del mondo…) A volte mi vien da pensare che questi ampi passi di gambero siano derivati dall’abolizione dei confini propria della globalizzazione (in america invero già attiva da tempo, e da noi sta per ricorrere il ventennale della caduta del muro di Berlino…) e mi chiedo sempre se una vera integrazione sarà mai possibile o se ci troviamo di fronte a una babele antropologica, problema questo che è anche di natura semiotica

  4. Bello Bello, a me piace proprio vedere Obama nei panni di personaggi così doversi.
    Secondo me è il segno che Obama è veramente qualcosa di nuovo. Si distacca dal passato perchè non è identificabile con nessuno di essi, ma allo stesso tempo c’è qualcuno che ritrova in lui i tratti distintivi dei grandi leader che hanno segnato la storia.
    Un re-make, un taglia e incolla di quelli che sono stati i caratteri di quei personaggi in un acezzione negativa, che però in Obama hanno un altra valorizzazione 😀 !

    Mi limito ad osservare solo questo aspetto della faccenda perchè è qualcosa di nuovo da quello che siamo abituati a vedere… viva la diversità dell’immaginario culturale (nel bene e nel male..) !!

  5. Propendo per l’equazione proposta da Anghelos (bravo!). Tonnellate di films in cui il russo medio è sempre triste, ingrigito in una città ancor più plumbea di lui, un accento inglese da macchietta, gusti provinciali, vite che si immaginano aride, comunque sempre inscritte nella dicotomia uomo-di-governo-spia-KGB Vs martire-fuggitivo-esule-filoamericano, se donna bella, algida e sicofante, se brutta, la strega dei fratelli Grimm, a che sconsolante reazione intestinale potevano condurre?
    Il ‘900 ha assistito a vergognosi stupri pratici del termine “socialismo” e della teoria che ne stava alla base: nazionalsocialismo, socialismo reale, internazionale socialista, Craxi, per restare nel nostro insignificante ma significativo orticello…
    Lo statunitense medio è come il cane di Pavlov, suoni l’Internazionale e lui sbava, idrofobo. Appena più evoluto di un toro cui basta sventolare un drappo rosso con l’aggiunta di un paio di strumenti agricoli serigrafati per mandarlo in bestia e chiudergli la vena.
    Attenzione però. il nostro addestrato animale a stelle e strisce ha avuto un educatore attento alla comprensione delle gerarchie, ha ricevuto una cura Ludwig senza speranza di guarigione. Comunista è per lui categoria meno grave di socialista, perché la prima gli è stata insegnata come occorrenza materiale e storica di una geografia precisa e deceduta per suicidio assistito, l’URSS, mentre la seconda è intesa come modus pensandi, filosofia sociale riproponibile e quindi più subdola e pericolosa. “The price of freedom is eternal vigilance” recita fiero anche l’ultimo dei telefilm dello zio Sam. Lo zio Tom forse non sarebbe così convinto di questa definizione maccartista di libertà ma lui è morto per fuoco amico quindi non fa testo.
    Rielaboriamo il sistema gerarchico dell’americano medio(cre), dall’euforia alla disforia:
    Dio>Patria>Famiglia>Individuocapitalistaconsumatore<Stato<Comunismo<Nazismo<Socialismo
    Socialismo che equivale a Totalitarismo e basta lanciare lo sguardo alla prima cosa che viene in mente anche alla casalinga di Springfield, digitare sul suo palmare il termine "totalitarianism" su wiki eng, per trovarvi a bella posta in alto a sinistra il profilo del baffuto seminarista di Tbilisi che eclissa l'imbianchino austriaco, messo in ombra e secondario anche iconicamente.
    Il Che Guevara non è che la costola appena appena avventurosa di questa anatomia del peccato marxista. Non importa se il conio filosofico del termine "totalitarismo" fu partorito dal comunista Amendola nei confronti del fascismo.Tout se tient.
    Piuttosto, Giovanna, è casomai emblematico che ancora una volta l'americano non illustri la semiotica della sua invettiva cercando in casa propria. I nemici sono sempre fuori, non è vero? Almeno a questo giro non gli hanno dato del Lincoln H. sporco e negro, visto che anche l'afroeconomista flirtava con la dottrina dell'ebreo Karletto.
    Ma occorre essere colti anche per offendere meglio e ho la sensazione che i più associno Obama al Lincoln presidente, certamente più famoso, di cui si augurano la medesima e poco metaforica fine.
    Passerà una riforma sanitaria svilita e mutilata di gran parte del suo significato. Obama salverà la faccia e la rielezione, il sistema America salverà la propria natura e un giro d'affari da svariati trilioni di dollari l'anno.
    In fondo non è un caso se la più grande democrazia del pianeta che non ha mai conosciuto la provvidenziale falce di una guerra intestina non si è mai data un sistema sanitario meno vergognoso: urge il ricambio consumistico, altrimenti di cosa morirebbero tutte queste persone?

  6. Certo, le immagini e i simboli della protesta “antitotalitarismo” fanno riflettere e la forza da essi espressa può dare ragione degli interessi economici che vi sono coinvolti… e delle pressioni cui Obama è sottoposto su questa ( e altre) questioni.
    Otttima, acuta e pungente l’analisi di Ugo ( straordinaria la conclusione sul “ricambio consumistico”) : resta l’amerezza per lo sfrontato cinismo dell’americano medio(cre), che sembra fregarsene allegramente del fatto che un cittadino su sei sia privo di un’adeguata assistenza sanitaria….

  7. 57 milioni di dollari per organizzare questo dissenso. Sono numeri che fanno pensare.

    Qui in Italia, con mezzi ben superiori, il Silvio nostrano non riesce a superare il 30% degli aventi diritto (europee 09) e le piazze che organizza sono spesso deserte.

    Si parla della pancia della ggente, invece a me, questi numeri, suggeriscono che non c’è nessuna pancia. Senza questo sforzo titanico dei media non ci sarebbe nessuna guerra, nessuna “sanità privata” e nessun’altra delle molte porcherie che sorbiamo ogni giorno.

  8. La gente è scesa in piazza? A novembre quasi 60 milioni di persone hanno votato per McCain: nulla di strano se una parte di essi scende in piazza, no?

  9. Se fossi un americano scenderei in piazza anch’io. I media ci presentano Obama come il nuovo messia, ma la sua politica e’ l’esatto contrario di quanto va predicando.

    Secondo quanto detto da Obama, l’ottanta per cento della spesa sanitaria e’ imputabile agli anziani e ai malati terminali. Per questo intende ridurre alcune cure essenziali di queste categorie, per esempio il pace maker. Non solo, ma nasceranno consultori per convincere i malati terminali e cronici a rinunciare alle cure di cui avrebbero ancora diritto.

    E’ per questo motivo che Obama e’ stato associato ad Hitler, la sua riforma sanitaria assomiglia in alcuni punti alle leggi sanitarie del regime nazista che notoriamente si sbarazzava degli ammalati.

    La riforma sanitaria avverra’ a costo a zero, anzi col tempo ci guadagneranno
    parecchio: il trucco consiste nell’estendere la copertura sanitaria alla parte di popolazione che ne e’ sprovvista, ma ancora relativamente sana in quanto giovane (specchietto per le allodole) e nel togliere alcune cure agli anziani e agli ammalati, nonche’ nel convincerli a rinunciarvi.

    Ma la riforma sanitaria e’ solo un tassello nell’ambito di un disegno piu’ ampio.

    E’ incredibile che un democratico innovatore e libertario come Barack Obama voglia militarizzare la societa’ civile, eppure e’ cosi’… In un intervista che ho trovato su internet Obama in pesona dice che i militari dovrebbero avere una controparte civile. Egli precisa che e’ sua intenzione creare una struttura militare composta dai civili per la sicurezza ed il controllo del territorio.

    Sicuramente Obama e’ una persona che sa comunicare, infatti mentre lui e sua moglie si fanno l’orto biologico, per quanto la sicurezza alimentare ha nominato un avvocato della Monsanto -Michael Taylor- a capo di un neonato organismo che si occupa della sicurezza degli alimenti.

    Per non parlare del bombardamenti reiterati sul Pakistan che uccidono civili innocenti, ad oggi abbiamo superato quota trenta ma i nostri media non ci dicono nulla.

    Infine la sua promozione entusiastica del vaccino contro l’influenza suina, addirittura ha prospettato la possibilita’ di effettuare tre iniezioni ad ogni americano, ma a questo punto perche’ non farne dieci? Secondo i dati l’influenza suina e’ meno dannosa di un influenza stagionale, si tratta solo di un affare per le case farmaceutiche. E Barack Obama, che non e’ stupido, lo sa bene! E non parliamo della pericolosita’ del vaccino, gran parte dei medici australiani e francesi si rifiutano di farlo…

    I suoi ministri, poi, sono espressione delle stesse lobby di potere che sostenevano George W. Bush. La sua agenda e’ la stessa di queste lobby, ma Obama e’ molto piu’ pericoloso del texano per via della sua immagine di uomo della provvidenza.

    Proprio per questo, essendo legato a tali gruppi di potere, Obama sta facendo finta di sgridare le elite finanziarie, ma in realta’ non ha nessuna intenzione di riformare il settore. E dire che siamo nella merda piu’ totale, la tanto declamata fine della crisi e la lenta ripresa sono solo un bluff. Secondo i dati il 40 per cento degli scambi della borsa americana avvengono tra le cinque societa’ prinicipali, che non fanno altro che passarsi la palla. L’indice finanziario e’ sostenuto in modo artificiale e fittizio e non corrisponde alla realta’ economica.

    Se volete la controprova di quanto dico, cercate in rete e troverete tutte quelle informazioni che i media occultano dolosamente. C’e’ anche molta spazzatura, ma cercando bene si trovano interviste e video inequivocabili.

    Insomma, ce ne abbastanza per pensare che, se Adolf Hitler fosse vivo oggi ed incrociasse Obama per strada, non sarebbe maleducato come ai tempi dell’Olimpiade di Berlino, quando si rifiuto’ di stringere la mano al velocista di colore Jessy Owens.

    Rosen

  10. “Se volete la controprova di quanto dico, cercate in rete e troverete tutte quelle informazioni che i media occultano dolosamente.”

    Ma ovviamente tu non hai riportato nessuna fonte per tutte le tue forti affermazioni (no, “una intervista che ho trovato su internet” non è una fonte se manca un link, un titolo, un nome), eppure l’onere della prova, ovvero citare le fonti, ma anche verificare la loro attendibilità, dovrebbe essere di chi parla, non di chi legge.

  11. G.le Rosen mi scusi l’inopportuna richiesta ma lei non è mica per caso un lontano parente di Christian Rosenkreutz? Sono uno grande ammiratore della sua opera e se per caso lei fosse non dico l’adepto che sicuramente è ma addirittura un consanguineo, non il solito millantatore, la prego di avere la bontà di contattarmi per la mia iniziazione a Iside Svelata. Sono già massone di 10° livello e ho subito indovinato in lei l’iniziato che da sempre cerchiamo noi Rosacrociani.
    Il mio numero è 3333811722. Lei sa cosa significa. Mi raccomando, non lo dica a nessuno altrimenti i pauliciani potrebbero capire e agire contro di noi.

  12. ma Rosen, come è possibile fare tutte quelle osservazioni e poi dire “cercate in rete”; ma si sa benissimo che su internet c’è tutto e il contrario di tutto. Ma che razza di modus operandi è????

  13. Un altro simbolo si aggiunge alla lista… grazie Guido!

  14. Aggiornamento a riforma (quasi) passata
    A proposito di contraddizioni, Giovanna: cos’è mai questo gran concionare sui media italiani cantando la vittoria di una riforma storica che non lo è per niente?
    Mi sono sciroppato il testo di legge (!) e da quel che ho capito, ma posso sbagliarmi:
    1) Non vi è cambiamento nel ruolo che lo Stato svolge nella Sanità
    2)Medicare e Medicais non vengono toccati, né integrati in un piano di servizio sanitario totalmente pubblico.
    3) Lo Stato non entra nemmeno in competizione con il privato, e non è prevista alcuna possibilità di stipula di contratto assicurativo pubblico. Questo se non erro era il punto su cui Obama in campagna elettorale batteva di più, perché avrebbe razionalizzato nel tempo il costo polizza, riequilibrando nel lungo periodo i costi esosi del sistema sanitario odierno.
    4) La “rivoluzionaria” riforma sembra limitarsi quindi a fornire un contributo, non l’acquisto completo si badi, per una polizza privata che diventa obbligatoria per quegli statunitensi che oggi ne sono privi per motivi di reddito.
    5) Siccome a pensar male si fa peccato, come si sa, ma ci si azzecca quasi sempre, direi che questa riforma non solo non è rivoluzionaria ma è un affare per le compagnie di assicurazione. Eliminato dalla negoziazione il punto 3, Giovanna, c’è di che stappare uno Chateau – alla faccia della sanità francese 🙂
    Certo, dal testo di legge pare che le compagnie non potranno più stracciare una polizza con indennizzo rilevante o sottoscrittori con malattie pregresse.
    Ma le stesse compagnie guadagneranno decine di milioni di nuovi sottoscrittori, inizialmente sovvenzionati in parte con soldi pubblici, ma che tra 5 (?) anni pagheranno di tasca propria.
    Rivoluzione, sì, ma conservativa.

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