Franceschini, Ceausescu e Madonna

Neanche a farlo apposta, dopo il post di ieri vengo a sapere di Dario Franceschini che, per commentare lo slittamento di Ballarò a favore della puntata di Porta a Porta sulla consegna delle prime case ai terremotati abruzzesi, paragona Berlusconi a Nicolae Ceausescu.

Così La Stampa riportava ieri la notizia:

Franceschini è durissimo: «Anche Ceausescu avrebbe avuto un po’ di orgoglio nel dire no a una rappresentazione» come quella annunciata per domani [stasera, n.d.r.] a Porta a Porta». Il segretario del Pd parla di «reality in cui i terremotati sono trasformati in comparse» e il presidente del Consiglio «andrà dentro le case, aprirà il frigorifero e dirà “che meraviglia!”». «Non si capisce – continua Franceschini – perchè utilizzare così il dramma delle persone». Per il segretario del Pd la consegna delle case ai terremotati «andava fatta» ma «non c’era bisogno di trasformarlo in uno show mediatico».

Come diceva Ugo in uno splendido commento che ti invito a rileggere, «occorre essere colti anche per offendere bene». Infatti. E occorre anche sapere, aggiungo, che se sbagli l’insulto o lo esageri, chi ti ascolta simpatizza subito con l’insultato.

Ho sentito perfino un paio di immigrati romeni, ieri, indignarsi per l’infelice uscita di Franceschini, prendendo le difese di Berlusconi al grido di: «Questa gente non ha idea di cosa sia una  dittatura!».

Hai notato, inoltre, che dopo la battuta su Ceausescu nessuno fa più caso al resto del commento di Franceschini, peraltro condivisibile?

Mi viene in mente quando, un anno fa, nel Get Stupid Interlude dello Sticky and Sweet Tour Madonna paragonava John McCain a Adolf Hitler e altri dittatori, per sostenere la candidatura di Obama. Una stupidaggine pianificata che scatenò subito un bel po’ di polemiche, come da sempre accade per le uscite di Madonna (puoi leggere QUI cosa dicevamo in proposito).

Ma nel caso di Madonna le polemiche sono programmate per attirare l’attenzione sul brand. E pazienza se non servono alla causa.

Nel caso di Franceschini?

4 risposte a “Franceschini, Ceausescu e Madonna

  1. Discorso in teoria del tutto condivisibile. Una mia collega rumena (che, però, simpatizza per il centrodestra) è rimasta altrettanto scandalizzata dal paragone davvero a capocchia del segretario.
    Ma, allora, se quanto dici sull’effetto-sanzione provocato da affermazioni infelici o stupide, perché i politici del centrodestra hanno (e, soprattutto, hanno avuto) ottimo gioco nel paragonare l’innocuo e inerme centrosinistra italiano alle un tempo possenti dittature socialiste europee?
    Delle tre una:
    – Esiste una “antropologia dell’insulto” di destra diversa da quella del centrosinistra, in cui l’esagerazione retorica viene sanzionata di meno; oppure, meglio, l’elettorato di centrodestra è, ormai, molto più “ideologico” di quello di centrosinistra: molto più incline a accogliere affermazioni discutibili solo perché vengono dai leader.
    – L’allarme comunista utilizzato, anche recentemente, da Berlusconi provoca, in effetti, un effetto-sanzione in alcuni (molti) elettori di centrodestra, i cui effetti però — nelle elezioni o nel dibattito pubblico — non sono tanto avvertibili.
    – Sei tu a esagerare l’effetto-sanzione provocato in chi — anche, magari, ideologicamente vicino al segretario del Pd — ascolta un paragone così assurdo: in realtà, l’effetto combinato tra abitudine all’iperbole nel dibattito politico e sempre più frequente accostamento tra berlusconismo e “nuovo fascismo” ha reso gran parte dell’elettorato di centrosinistra insensibile a questo tipo di raffronti (e piccola parte addirittura consenziente).

  2. Un aneddoto “locale” simile all’uscita di Franceschini. Qualche tempo fa, la nuova amministrazione (di destra) del Comune di Bellaria (RN) ha modificato le regole sulla viabilità di una certa zona, scatenando le ire degli elettori di sinistra che lamentavano, fra le altre cose, come i loro volantini di contestazione, appesi qua e là per la città, fossero stati strappati via dalle forze dell’ordine (erano volantini abusivi e appiccicati alla meglio, ma pare che le amministrazioni precedenti, di sinistra, non avessero mai fatto la stessa cosa con i volantini abusivi altrui).
    Si trattava degli gli stessi giorni nei quali, in Iran, avvenivano le contestazioni al risultato elettorale, con la ben nota e sanguinosa repressione… morale della favola, i contestatori dell’iniziativa comunale di Bellaria reclamano la loro libertà di espressione e se ne escono con questo titolo: “A Bellaria come in Iran?”. Bum!!! Temo che l’enfasi sposti fin troppo spesso l’attenzione dalle faccende pratiche, a volte a vantaggio degli uni, a volte degli altri.

  3. Corsi e ricorsi della storia politica italiana.
    Ricordo ancora quando nel 1994/ 1995 Berlusconi paragonò uno dei blandi tentativi di affrontare la questione dei media a una legge liberticida degna di Ceaucescu, prontamente rintuzzato da D’Alema (“in romania il partito controllava tutte le telecomunicazioni… è in america che è proibito!”). Oggi il leader dell’opposizione parla come il berlusconi di quindici anni fa.
    Segno che questo linguaggio politico, nella sua grossolanità da soap-opera, nella continua necessità di suscitare emozioni forti e di alzare il tiro (facendo passare in secondo piano i contenuti), è totalmente condiviso, e potenzialmente privo di opposizione.

  4. Io nel frattempo ho la sensazione che Berlusconi, ora, sembri voler fare della buona creanza un suo punto di forza, un segno distintivo. “Farabutto” è un appellativo fin troppo educato, in un contesto che spesso va ben oltre. Mi sbaglio?

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