Berlusconi e la credibilità della stampa

Dal blog di Luca De Biase, un post di ieri (i grassetti sono miei):

«Pew registra in un’interessantissima ricerca un calo significativo nella credibilità dei giornali americani. Il pubblico, insomma, crede meno a quello che legge sui giornali.

Solo il 29% degli americani pensa che i giornali raccontino in fatti come sono, il 60% pensa che siano molto imprecisi. Inoltre, la maggioranza pensa che i giornali siano troppo schierati politicamente e non siano indipendenti dalle pressioni dei poteri economici. Alla luce di questi dati, stupisce meno il calo delle vendite.

Gli americani per lo meno cercano numeri per comprendere meglio le loro impressioni. A noi restano solo le impressioni.»

Ecco, appunto.

Credo sia proprio questa la direzione in cui sta andando la stampa italiana, dopo i colpi e contraccolpi sulla vita pubblica/privata del cavaliere e dei suoi avversari politico-mediatici: perdita di credibilità.

E credo sia questa la strategia comunicativa di fondo della cosiddetta «campagna d’autunno» berlusconiana: più che «imbavagliare» la stampa, «censurarla», «toglierle la libertà di espressione» – come spesso si dice a sinistra – Berlusconi la sta avvolgendo in una cortina fumogena. Tutta: da Repubblica all’Unità (querelate), dal Giornale (più volte smentito) alla stampa internazionale.

Nessuno deve più credere a niente: questo è l’obiettivo.

Sul fatto che ci stia riuscendo non abbiamo dati, come dice Luca De Biase, ma ho l’impressione di sì.

PS1: Ringrazio mio fratello per l’illuminante conversazione in proposito.

PS2: Aggiungo che ho firmato anch’io l’appello di Franco Cordero, Stefano Rodotà e Gustavo Zagrebelsky in difesa di Repubblica, pur percependo l’ambivalenza del gesto conosci-il-gioco-ma-ti-presti-al-gioco.

Poiché in questo momento in Italia nessun gioco alternativo e nessun meta-gioco è possibile, sostenere simbolicamente una parte in gioco – specie se si è in molti a farlo – è comunque rilevante.

9 risposte a “Berlusconi e la credibilità della stampa

  1. I giornali ci mettono del loro per non essere credibili. Errori, anche piccoli, a cominciare da quelli ortografici, imprecisioni, plateali appoggi a X o siluramenti a Y, cambi di opinione a seconda del vento che tira, copia/incolla dal web, e tanto altro, tutto senza mai una scusa, una smentita, una rettifica. E poi è possibile leggere le impressioni e i commenti e non leggere più i fatti? Mi è capitato più volte di leggere degli articoli e non capire di cosa si stesse parlando.

    Un blogger che si documenta qualche minuto su google, corregge il suo post o lascia i commenti liberi, al limite del penale, sembra una star di fronte a tanto sbandamento. (Ma non lo è, ovviamente.)

    Non è vero che non abbiamo dati: basta guardare le vendite e gli investimenti pubblicitari nella carta stampata: tutti col segno meno.

  2. Lo so, caro comizietto, avevo pubblicato io stessa i dati sugli investimenti pubblicitari a cui ti riferisci:

    https://giovannacosenza.wordpress.com/2009/08/27/la-crisi-della-pubblicita-e-linvertising/

    Ma il calo di vendita dei quotidiani (e il relativo calo degli investimenti pubblicitari) è connesso anche ad altri fattori: diffusione di Internet come mezzo di informazione (calo di vendite) e crisi economica (calo di investimenti pubblicitari). Mancano dati diretti (e relativa analisi) sulle opinioni degli italiani e delle italiane.

  3. A proposito di stampa italiana e straniera, di credibilità e di numeri (che gli americani cercherebbero per farsi un’idea), ti giro un buffo confronto che mi è capitato di fare tempo fa, e che avevo già in mente di mandarti come spunto per una tesi sulla comunicazione scientifica (!).

    All’inizio di agosto, navigo un po’ per giornali italiani ed esteri e trovo sul NY times questo titolo: “Hadron Collider struggles”. Non resisto, e leggo l’articolo. Lo trovi ancora qui:
    http://www.nytimes.com/2009/08/04/science/space/04collide.html?_r=1&ref=science

    Non è che abbia inciso sulla mia personale comprensione della natura
    del bosone di Higgs, ma l’articolo mi pare ben fatto e abbastanza
    interessante. Di sfuggita mi chiedo cosa ne penserebbe il cugino
    che lavora al CERN, ma la cosa finisce li…

    Poi qualche giorno dopo vedo su la Repubblica lo stesso articolo:

    http://www.repubblica.it/2009/08/sezioni/scienze/acceleratore-ritardi/acceleratore-ritardi/acceleratore-ritardi.html

    Cioè, non è proprio lo stesso
    (e li mi interesserebbe un’analisi fatta dalle vostre parti).
    L’autore è diverso e il giornale americano non è citato da nessuna parte, quindi forse è una coincidenza che i tue articoli trattino dello stesso argomento.

    Quello italiano è un po’ più corto (si sa, lo spazio…)
    Quindi mancano un po’ di dettagli, quelli un po’ più complicati, che ti permettono di capire di che problemi soffra l’acceleratore (tanto non si capisce uguale, no? perché tirarla tanto per le lunghe).

    Ci sono meno numeri, che sono noiosi ed evidentemente non servono per farsi un’idea. A meno che non si tratti di soldi, perché allora le cifre ci sono…

    E poi nella versione italiana spariscono tutte le donne, autorevoli ricercatrici la cui opinione viene riportata dal NY Times (…si vede che da noi “astrofisico donna” rimanda subito a Margherita Hack e il lettore si disamora, immagino… ah, no, era il solito problema di spazio…)

    Insomma, alla fine la natura del bosone continua a sfuggirmi, ma mi pare che l’immagine dell’informazione italiana emerga nitidamente, anche riguardo ad un argomento che non tocca in modo diretto la politica italiana.

  4. Si, la campagna berlusconiana c’entra ok. Ma non è tutto qui. Che la qualità di stampa scarseggi è un dato di fatto, a prescindere da quello che fa il premier. Berlusconi ha semplicemente colto la palla al balzo ed ora la usa a suo piacimento.

    Vogliamo parlare della condizione dei giornalisti od aspiranti tali oggi? Chi ti assume? Per quante testate un giornalista sottopagato è costretto a lavorare per campare? Come fa ad avere il tempo di scrivere i pezzi rispettando completamente decalogo e codice deontologico??

    Non ha il tempo di compiere le verifiche e spesso fa copia ed incolla di frasi e nel peggiore dei casi di paragrafi interi. Ma nessuno controlla ne prende provvedimenti -gli organi ufficiali preposti- e l’ordine dei giornalisti se ne occupano?? ch’io sappia no.

    Anzi, in tutta risposta incentiva la scolarizzazione del praticantato e quindi alla professione (che teoricamente dovrebbe garantire uno stipendio dignitoso): master esosi dopo i quali ti aspettano se ti va bene contratti co.co.co. al massimo semestrali.

    Questa è una cosa gravissima! Alla faccia della libertà di stampa e di manifestazione del pensiero.

  5. Alessandro Domenico Anaxagoras Gaboriau de La Palme

    Che dire del “suggerimento” del Berluska a non dare pubblicità a certi giornali? forse lo scopo (altre a fare pressione) è quello di far passare la pubblicità come un VALORE!
    Perché in fondo se viene tolta la pubblicità ad un giornale, va comunque avanti grazie hai finanziamenti pubblici! che hanno reso inutile la concorrenza, il valere di un giornale, il cosa si scrive, conta solo una cosa ormai STAMPARE più possibile! più carta stampi e più hai finanziamenti, alla faccia della ecologia e dello spreco della carta.

    Ormai siamo nel paese del “tutto è inutile”… solo vuote parole.

    Ale.

  6. Il mio pensiero è che la questione grave stia proprio nel fatto che ci sia voluto Berlusconi (che più che credibilità ispira incredulità) per far emergere con maggior forza la diffusa scarsa qualità della stampa nel nostro paese. D’altra parte ritengo che il valore della nostra classe politica sia proporzionale al valore dell’informazione (mentre per il cavaliere la funzione credo sia inversamente proporzionale….).
    Confrontando stampa estera ed interna la prima cosa di cui mi sono accorto col tempo è il metodo “scientifico” con cui i giornalisti d’oltr’alpe (?) propongono temi e notizie: dati, contestualizzazioni, citazioni, confronti e somme finali con spunti per il futuro. Non credo purtroppo di poter dire la stessa cosa della maggior parte di articoli presi dai giornali nazionali che mi faccio passare sotto mano, in cui l’approssimazione è all’ordine del giorno.
    La disaffezione generale del pubblico italiano per i numeri e i dati credo sia generalmente palese (a men che non siano i soliti amati sondaggi), ma la funzione pedagogica dove la mettiamo?!
    Credo che nella nebbia i nostri giornali ci si siano infilati da soli, ma dato che sono ottimista e penso che non tutto il male venga per nuocere, spero che ogni foglio di carta straccia in meno venduto venga sostituito da qualche paginetta html scritta con i crismi del caso (e speriamo non dal tg4…)

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  8. Nessuno deve più credere a niente: questo è l’obiettivo, Tu scrivi.
    No, solo a carta stampata e “pessimisti” non bisogna credere.
    Se qualcuno sorride sempre, dimostra che a 70 anni puoi farti una diciottenne perché sei affascinante, ha successo in ogni campo, no, a lui devi credere perché in un “paese di vecchi” e di economia vecchia è giusto dare speranza, illusione o quel che sia perché lo status quo del potere non cambi (giuro: non sono comunista).
    Mai andata dall’altra parte del Mediterraneo? Vedono Canale 5 e, quasi sempre, Rai1 (no, i giornali lì non arrivano …) e sai i commenti: che bel paese l’Italia, avete tutto, “luccica” tutto …
    Io di querele per i politici e di azioni civili risarcitorie ne ho fatte: persino alle vignette.
    Non mi scandalizzo per un’azione di per sè. Mi sembra che il punto sia però che – al di là del principio base per cui se sei un uomo pubblico devi accettare di essere messo sotto una lente di ingrandimento un po’ di più di un “privato cittadino” – davvero ci sia la malizia di chi ha un impero della comunicazione e può dettare le regole a molta parte del network informativo ed ha la forza (anche economica) per imporsi alla rimanente parte.
    Che accade, del resto, quando c’è un’azione contro una testata o un programma televisivo e, poi, un’altra e una terza?
    Semplice: verrà tolta la “copertura legale”, ossia quella sorta di assicurazione per cui parli, ma non paghi perché compi un’azione informativa che il tuo editore condivide. Questa è la differenza tra la querela e le numerose e sistematiche azioni risarcitorie intentate ora dal Super Presidente: se si trova un Giudice che effettivamente dà un risarcimento “milionario” qualcuno deve pagare… ma i soldi o, più facilmente la volontà, di esporsi quando nulla tanto cambia è difficile che durino.

    PS: vorrei sapere che ne pensi dell’influenza suina o meglio della campagna vaccinale – informativo – demenzial-mediatica

  9. Chicca: sull’influenza suina si è ampiamente discusso (e tuttora si discute) in questo blog qui:

    https://giovannacosenza.wordpress.com/2009/07/22/a-chi-giova-linfluenza-a-o-suina-o-h1n1/

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