L’ossessione per la faccia

L’azienda californiana Particle scommette che i cosiddetti «status» di Twitter e Facebook funzionino meglio se accompagnati da un’immagine.

Dunque ha creato Robo.to, un sito che permette di pubblicare video di quattro secondi come «status». I microvideo possono essere caricati da una webcam o dal cellulare, e completati con un breve testo. In aggiunta, il sito permette di associare dati personali ai video, per costruire una sorta di biglietto da visita on line. Con i soliti problemi di privacy a cui un servizio del genere va incontro. (Ne abbiamo più volte parlato nella serie «Vita da Facebook». Ad esempio QUI.)

Ma cosa metti in quattro secondi? La tua faccia, naturalmente. Per mostrare al mondo cosa provi in quel momento: allegria, perplessità, noia… Smorfie varie.

Una faccina in carne e ossa, insomma.

Col che, si conferma l’ossessione del «metterci la faccia» che affligge la comunicazione odierna: dalla pubblicità alla politica, dai movimenti di protesta ai social network. Ne avevo già parlato QUI e QUI, in cerca di tesi sull’argomento (sono arrivate solo in parte, forza!).

Sembra che pure Justin Timberlake «metta la faccia» tutti i giorni in Robo.to, per aggiornare i fan sul suo stato emotivo minuto per minuto. Ciò nonostante il servizio, lanciato in agosto, è fermo a 100.000 iscritti, cioè non decolla (leggi cosa ne dice il New York Times).

Scommettiamo che non funzionerà? Guarda che roba: sembrano le foto animate dei film di Harry Potter… Che le persone si stiano finalmente stufando di metterci la faccia?
🙂

5 risposte a “L’ossessione per la faccia

  1. per farla breve, no comment. fra un pò cosa faranno, ci chiederanno il dna????

  2. Be se ciò che dici è vero, se è giusta la considerazione che le persone si stiano stufando di metterci la faccia, allora potrebbero, per la proprietà transitiva, stufarsi anche di chi della faccia ha fatto un nome e un logo, ossia appunto facebook.
    Tuttavia la tendenza a mettere la propria faccia è stata ed è secondo me anche la tendenza ad evitare avatar “virtuali” propria della prima fase del web (1.0 se vuoi) la fase delle chat per intendersi. C’è stata una sorta di ritorno al realismo e all’identità personale (una sorta di cata d’identità) dettata soprattutto dal bisogno un po’ narcisistico di visibilità (e il discorso che hai già fatto sui regimi di visibilità si attaglia bene a questa fase di reality). Ora il doppio sé, il proprio alter ego ha proprio la tua faccia. Non so quanto le considerazioni di privacy possano e potranno disincentivare l’uso della propria faccia, è evidente che il web e la tv e tutti i media in generale stanno ridisegnando completamente il confine tra pubblico e privato. L’epoca del web 2.0, dei contenuti prodotti e condivisi dall’utente è anche l’epoca della visibilità pretesa (fenomeno anche televisivo) che se ne frega un po’ stupidamente dei problermi di privacy, perchè l’esigenza è la visibilità, è essere personaggi pubblici, è godere almeno in parte di una fama almeno momentanea, come voleva Andy Warhol: tutti un giorno, profetizzava, avranno il proprio quarto d’ora di celebrità. E chi invece la celebrità o il ruolo pubblico se lo merita davvero, per studio e per gavetta (ne parla Eco nella sua ultima bustina anche a proposito di Noemi Letizia) viene a confondersi in questra massa di persone pseudofamose solo per il carattere pervasivo dell’immagine, ma che dello stato e dello statuto dell’imagine ignorano in fondo la vera essenza. Anche l’immagine ha come presupposto un’immagine distorta e superficiale delllo statuto dell’immagine. Come si dice, l’immagine è tutto…

  3. ma la commistione fra pubblico e privato è solo del web o trova nel web la sua massima espressione?
    io voterei di più per la seconda.. il web come piattaforma d’elezione, non agente provocatore.

  4. Mah…senza audio i filmatini di 4 secondi sono un po’ brutti, però :/ quasi deprimenti…

  5. L’idea di creare “biglietti da visita” online sembra funzionare, anche quando si tratta di crearne uno univoco da utilizzare quasi in modo automatico come firma …ad esempio Gravatar… ma questi mezzi funzionano bene, credo, ad immagini e molto meno con i video… il voyerismo mediatico forse non è così spiccato (ma forse lo sarà chissà). In percentuale quanti video e quante foto compongono il nostro profilo facebook? Metterei la mano sul fuoco a favore delle foto… Quante telefonate e quante videotelefonate fate al giorno? Anche qui opterei sicuramente per la prima… forse l’utente vede più immediato ed efficace un’immagine di se stesso, un avatar piatto che un teoricamente “più ricco” video. Forse a volte nel gioco dell’inganno mediatico è anche bello non dire o mostrare tutto… Spesso evitiamo telefonate e mandiamo striminziti sms proprio per sottrarci in qualche modo all’altro… o sbaglio?

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