La partenza in salita di Pier Luigi Bersani

Pier Luigi Bersani è il nuovo segretario del Pd. Qualcuno sperava in un risultato diverso? Io no. Qualcuno si sentiva confortato dal tam tam mediatico degli ultimi giorni, che parlava di un possibile «ribaltone»? Io no.

Il risultato era chiaro dall’inizio, come sempre nelle cosiddette primarie del Pd. E le chiacchiere mediatiche dell’ultim’ora servono solo ad aumentare il numero dei votanti, per dare più forza alla nomina del predestinato.

Anche questo, tipico del Pd.

Il problema fondamentale di Bersani è la comunicazione. (Qualcuno pensava un’altra cosa? 😀 ) Anche gli altri due candidati, Dario Franceschini e Ignazio Marino, erano (sono) messi male, con una differenza: non sono capaci, ma ci provano (o hanno l’aria di provarci), mentre Bersani non ci prova nemmeno. È rimasto fermo all’era preberlusconiana. Il che può fare simpatia ai nostalgici pre-Pd, ma non lo aiuterà a costruire un’alternativa all’attuale centro-destra.

Fra l’altro, giusto una settimana fa il centro-destra ha mostrato di essere ben preparato all’avvento di Bersani, scippando al suo linguaggio – e, più in generale, a tutta la sinistra – uno degli ultimi temi di sua proprietà: il posto fisso.

È in quest’ottica che va letta l’unanimità con cui Berlusconi e Tremonti si sono all’improvviso profusi in dichiarazioni sull’importanza del posto fisso, blandamente corretti solo da Emma Marcegaglia. Un titolo a caso, dal Corriere del 20 ottobre: «Berlusconi: Io sto con Tremonti. Posto fisso e partite IVA sono un valore».

Come dire: verrà Bersani? e noi gli freghiamo i temi in anticipo.

Naturalmente il segretario neoeletto fa come se nulla fosse.

Da Repubblica di oggi:

«Pier Luigi Bersani è già attivo di buon’ora nonostante la lunga notte spesa ad attendere i risultati delle primarie. E in un’intervista radiofonica ai microfoni di Cnr, spiega che “il primo gesto da segretario sarà quello di occuparmi del lavoro e della precarietà, poiché credo che abbiamo bisogno di riportare la politica ai fondamentali”» (La Repubblica, 26 ottobre 2009).

Dal punto di vista comunicativo, cominciare sul terreno predisposto dall’avversario è una partenza in salita.

Spero che Bersani abbia fiato.

15 risposte a “La partenza in salita di Pier Luigi Bersani

  1. Accidenti Giovanna quello che dici è vero, non avevo fatto caso al fatto che a destra stessero “scippando” i temi a Bersani. Però mi interesserebbe capire di più cosa intendi quando dici che Bersani ha dei problemi di comunicazione.

    Non mi intendo per niente di comunicazione politica e mi scuso in anticipo. L’ultima volta che ho studiato l’argomento ero al ginnasio. Però mi pare che anche oggi nella comunicazione generale di un partito politico ci siano vari, diciamo così, livelli di discorso, che possono mostrare qualche analogia con la retorica classica.
    Un macrolivello strategico in cui si scelgono i temi e l’ordine del giorno (inventio, dispositio) , un livello estetico intermedio in cui si cura l’immagine, lo stile (elocutio), e un microlivello, il livello del corpo-a-corpo dei leader, dove è la capacità di parola in senso stretto a fare la differenza (actum).

    Ecco secondo me Bersani nell’actum è forte. Nei salotti della televisione l’ho sempre visto uscire benissimo. Si sfrega le mani ogni volta che parla l’avversario, si vede che gli piace…
    Ha dello “sprint”!

    Probabilmente è un vecchio modo di fare politica che oggi soccombe davanti alla manipolazione delle notizie e al dispiegamento degli eserciti di spin-doctors, però una qualche importanza l’avrà ancora nell’italia dei talent show??

  2. Era actio, non actum…Anche al ginnasio non stavo molto attenta

  3. A caldo e senza pretesa di completezza:
    parole chiave del video: piattaforme, collettivo, concetto, partito, partito popolare, alternativa, artigiani, segretario.
    Mancano: futuro, rete, ambiente, giustizia, energia, società, povertà, multietnico.

    Il lavoro è citato non come tema chiave, ma come prima azione da segretario. Fra l’altro il tema dell’artigianato in crisi era un tema già in voga nella seconda metà degli anni 70 nel pci. Ho una cassetta di propaganda per le elezioni dell’epoca, e ascoltare Bersani sembra di tornare indietro di 30 anni.

    E poi Bersani fa dormire: al terzo minuto viene già voglia di addormentarsi. Era meno soporifero Prodi, tanto per dire.

    Buona fortuna al nuovo segretario.

  4. Bersani come pesce preistorico nell’acquitrino post-atomico del Berlusconismo(!):evidentemente questo è il poco o nulla che riesce ad esprimere il Piddì. Ieri, guardando con disattenzione e distacco facce sudate di giornalisti canuti in collegamento e i servizi panino con la triade dei candidati…non so, in un momento ho realizzato quanto la compagine politica che dovrebbe costrutire l’alternativa a Berlusconi sia inadeguata, autoreferenziale, impantanata in quella nobile ed eterna diatriba politica che fino ai primi anni ’90 coinvolgeva DC, pentapartito e PCI ed è ormai tutta interna al PD… alla fine ho preferito non votare…..

  5. Mi vien da dire che Bersani sarà “vecchio” ma nelle risse mediatiche se la cava benino: ci entra e ci esce senza graffi. E la cosa in tempi di berlusconismo non mi sembra poi così male. Mi sbaglio?
    Per cui è il meno peggio che si possa avere in questo momento dal PD..con la speranza che prima o poi (dimmi quando tu verrai, dimmi quando, quando quando..) ci sarà un CAMBIO GENERAZIONALE con gente GIOVANE E PREPARATA.

  6. In più c’è da aggiungere che non sarà lui il candidato premier e questo complica ancor più le cose (a livello comunicativo e non solo)

  7. che bello sarebbe sentire che è la politica quello che fa di un uomo un politico. i contenuti che contiene, le proposte che propone, le idee che idealizza. la sua sostanza, non la sua forma. ed invece si richiede comunicazione, finto-berlusconismo, l’inseguimento su un terreno perdente, dove il campione è uno e lì non lo batti di certo.
    come chiedere a lorenzo di vincere facendo pubblicità. tanto, poi, valentino rossi va più veloce.

  8. Come giovane credo sia un passo indietro per la Sinistra Italiana. Non discuto la preparazione e le conoscenze di Bersani, quanto più l’ennesimo autogol nel non approcciare un rinnovamento che faccia appassionare ed interessare i giovani alla vita politica, alle problematiche sociali. Ancora una volta si sono serviti dei giovani per la loro pubblicità, per avere consenso, mettendo il bavaglio al nuovo che avanza. Ci sono troppi interessi nella politica italiana, che ancora prima di parlare di parlamento e governo dovremmo pensare alle realtà locali e alla tristezza con cui le persone mirano ad avere un posto nella “casta” solo per denari e popolarità. Io ne resto schifato. Non so voi…

  9. @RV
    “Il nuovo che avanza”: che espressione sciagurata. Se solo tu sapessi chi l’ha coniata!
    Berlusconi ha vinto proprio sul linguaggio, se vuoi vincere devi parlare come lui, perché devi convincere il suo elettorato, mica il tuo! Ma poiché il suo elettorato vota Berlusconi per distinguersi dall’elettorato altrui, dove l’essere tutto tranne sinistra è la imperitura trebisonda di orientamento decisionale, ecco che tutto questo ambaradan con cui i giornalisti giustificano le loro dubbie paghe evapora perché, lo sanno anche gli imbecilli, in Italia si fanno le campagne di comunicazione elettorale basate sugli indecisi e sul rinforzo della propria base. Per questo motivo la comunicazione politica è sempre di infimo livello, perché si vince solo con quella parte della popolazione dell’ultimo minuto più svogliata, culturalmente mercenaria, opportunistica e umorale. Prego, controllare come le somme dei due schieramenti varino di pochissimo e quando variano è solo per via di quel bacino di assenteisti che di volta in volta si decide a votare ingannando i pessimi compilatori di statistiche che poi non sanno leggere la realtà dei dati storici, che è realtà di immobilismo e fede calcistica.
    Uno che ha scelto per nome del suo partito l’urlo di un coro da stadio la sa lunga. Era sempre quello che ricordava pubblicamente ai suoi ascari che l’italiano medio ha fatto la terza media e non era neppure nei primi banchi.
    Un genio di una comunicazione che vince sempre non quando si astrae nei laboratori radical chic degli accademici che vorrebbero indossare l’abito da vendere agli altri, ma quando si fa vernacolo che liscia la pancia e riempie la tasca.
    Giovanna, la sinistra per vincere deve comunicare meglio?
    Se comunichi male non vinci ma per comunicare bene devi dire cazzate, seducendo e ricadendo nel peronismo spettacolo.
    Se non vinci i comunicatori ti criticano perché non sai comunicare. Se vinci, e quindi hai comunicato bene, i comunicatori ti svelano gli artifizi della tua impostura elettorale. Prima inducono al peccato e poi disvelano il vangelo. Il mite Prodi almeno era un omino che comunicava benissimo ciò che doveva: che non era un vagheggino né un lenone, che magari non era il massimo per una cena a lume di candela ma che era serio. Se sei serio sei serioso, se sei anziano sei vecchio. Non c’è uscita.
    Ma poi le primarie, con 3 milioni di votanti e quindi un Bersani che ottiene poco più di un milione e mezzo, che legittimazione sarebbero? Ma scherziamo? Ma li vediamo i miserrimi numeri in gioco? Continuiamo pure a masturbarci con queste finzioni democratiche a candidati blindati, e si veda come hanno gestito l’iscrizione Grillo che avrebbero potuto silurare in mille modi dall’interno. Veri peracottari, ficai da quattro soldi. Brindiamo all’investitura del figlio del re D’Alema, Non sei contento? Dall’altra parte sono peggio, dicono.
    Lo sbandamento è comuqnue generale, hanno dato il Nobel a Obama che non ha ancora fatto niente di niente, a parte i discorsi più belli degli ultimi 30 anni, quindi comunicare paga.
    Primarie o non primarie, Bersani, Franceschini o Marino, non cambierà di una virgola il contenuto politico del centrosinistra italiano. Perché le leve del potere passano solo marginalmente dall’arena politica, buttate lo sguardo ad una qualsiasi delle capitalizzazioni di una multinazionale per rendervi conto di quale teatrino dei pupi a uso e consumo delle frustrazioni dei cittadini illusi siano diventati i parlamenti contemporanei.
    Quindi brava Giovanna, è bene che Bersani comunichi meglio, così almeno ci racconterà una barzelletta migliore di quelle di dubbio gusto Berlusconiano.

  10. Non credo che la preoccupazione di Tremonti fosse fregare i temi all’avversario. Temo che i rovesci della crisi economica faranno molte vittime e che gli ammortizzatori sociali sono finiti. Nei panni di Tremonti tenterei di sfilarmi dal collo il bersaglio e direi: sono con voi! Sono con voi!

  11. Meglio bere il rosso sincero di un ruvido emiliano che il bianco fermo di un prevosto ferrarese. Marino? Nessuno spazio a questa tavola per un rosato del Tigullio.

  12. Non è certo Bersani che puo’ spaventare Berlusca… L’errore è alla base. Le stesse primarie sono un errore (se ci fosse un leader uscirebbe fuori da solo) e fare pagare persone scaglionate e “scoglionate” pure… non ci sarei andato neanche se mi avessero pagato loro, figuriamoci. Quando uno è tutto d’un pezzo… 🙂

  13. PS: Detesto il vino rosso. Il rosato del Tigullio invece non è male 🙂

  14. Pingback: Pd: ha vinto Bersani, come volevasi dimostrare « The Lary’s Weblog

  15. Cara Giovanna, mi trovo perfettamente d’accordo con te.

    Cerco di fare il punto del mio pensiero in questo articolo.

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