Archivi del mese: ottobre 2009

«It wasn’t rape rape»

Ho ascoltato con grandissima perplessità le numerose difese d’ufficio che intellettuali, attori, gente di «cultura e spettacolo», come si dice, hanno fatto di Roman Polanski dopo il suo arresto in Svizzera.

Il regista scappò dagli Stati Uniti in Europa nel 1978, quando fu accusato di aver violentato una ragazzina di 13 anni dopo averla indotta a bere e assumere droghe.

È un’accusa pesantissima. Come fa, per esempio, Whoopi Goldberg a difenderlo con tale sicurezza? Era presente durante i fatti? Conosce la ex ragazzina oggi donna? Ha studiato le carte processuali?

«It wasn’t rape rape», dice per cominciare.

Mi pare il solito processo in tv, invece che in tribunale. Come tanti ne vediamo in Italia.

Il tricolore è di destra o sinistra? Ancora l’elefante

Nei giorni di lutto nazionale per i paracadutisti italiani caduti a Kabul, ho ricevuto da Michele un spunto che mi è parso interessante da condividere. Lo pubblico solo ora perché una certa distanza dalle emozioni di quei giorni aiuta a mantenere lucida la riflessione.

«Volevo sottoporre alla tua attenzione, e al tuo parere, un manifesto del Pd Lazio che in questi giorni circola nel Lazio, e che mi ha lasciato basito.

PD Lazio

Repubblica si limita a notare il problema del tricolore sbagliato in alto a sinistra: rosso, bianco e verde, invece che verde, bianco e rosso. Quello che io invece vedo è una comunicazione che, se non leggessi quel simbolo, attribuirei a tutt’altra area politica. E soprattutto su un tema di stampo nazionalista quale il “culto” dei morti sul campo, tema su cui non mi addentro perché lascio a ognuno il proprio pensiero, e non è quello che mi preme sottolineare in questo momento.

Però vado al succo della faccenda.

Siamo davvero arrivati al punto in cui le prese di posizione/esternazioni della cosiddetta “opposizione” sono dettate dai temi dominanti promossi dalla destra e da questo governo. Un mio amico ha parlato, a proposito, di egemonia culturale.

Siamo al punto che la comunicazione e i contenuti si piegano e sviliscono una storia e una tradizione (a partire da questioncine come la non belligeranza) che faceva parte dei temi fondamentali di quel preciso schieramento – la sinistra.

I temi della sinistra, primi fra tutti l’uguaglianza sociale, sono fuori dall’ordine del giorno da anni ormai (dall’89?). E quando provano timidamente a venire fuori, finiscono ostaggio delle correnti e dei ricatti di questo o quell’altro.

Ma, in compenso, è su temi come l’immigrazione e l’ormai odioso problema sicurezza, che ci si sfida. E quindi c’è l’anomalia: un pensiero dominante, quello del governo e della maggioranza. Un’opposizione da parte della controparte presunta, inefficace, inesistente e che tenta, annaspando, di rincorrere i temi della maggioranza.

E addirittura un’opposizione interna alla maggioranza, quella di Fini scopertosi progressista e “europeo”. Forse mi faccio troppi viaggi a partire da un manifesto, però tra me e i miei amici è nato un ampio dibattito su questa faccenda.

Se c’erano dubbi che il Pd rappresentasse l’epitaffio della sinistra, ne abbiamo avuto, a mio avviso, un nuovo e colossale esempio.»

È il vecchio problema dell’elefante di Lakoff, caro Michele, chiaro e purtroppo ricorrente nel Pd fin dalla nascita. Finché continui a strillare «Non pensare all’elefante!», la gente pensa all’elefante e tu perdi terreno. E credibilità. E voti.

Ne abbiamo già parlato qui:

Lakoff applicato a Veltroni

I miei dubbi su Debora Serracchiani

I miei dubbi su Debora Serracchiani 2

Sull’uso del tricolore da parte del Pd, vedi anche:

Quando il logo non c’entra. E soprattutto non basta

Attenzione, fotoritocco

Sappiamo tutti – si dice – che i corpi fotografati in pubblicità e sui rotocalchi ci appaiono belli, smaglianti, perfetti, grazie a Photoshop. Sarà, ma ogni volta che ne parlo in pubblico, trovo sempre alcuni – troppi! – che fanno la faccia stupita. E in parte hanno ragione, perché la forza dell’immagine fotografica è tale che t’illudi sia realistica anche se ti spiegano che è fittizia.

Il 15 settembre scorso la deputata conservatrice Valérie Boyer ha presentato all’Assemblea Nazionale francese una proposta di legge sulle fotografie di corpi umani ritoccate con strumenti digitali.

La legge, se sarà approvata, imporrà di accompagnare tutte le immagini in questione con questa dicitura: «Fotografia ritoccata per modificare l’apparenza corporea di una persona». Il non rispetto dell’obbligo sarà punito con una multa che va da un minimo di 37.500 euro alla metà del costo dell’intera campagna pubblicitaria.

La proposta di Valérie Boyer si inserisce in un lavoro complessivo di lotta contro la «rappresentazione erronea dell’immagine del corpo nella nostra societa» e di prevenzione dei disturbi alimentari (anoressia e bulimia, ma non solo) che in Francia affliggono fra 30.000 e 40.000 persone, soprattutto ragazze giovani.

Infatti – si legge nella motivazione della proposta (QUI il testo originale) – le immagini di corpi umani ritoccati in modo che appaiano innaturalmente perfetti «possono indurre alcune persone a credere a realtà che, spesso, non esistono». E queste credenze – spiegano da anni gli psicologi – unite a un complesso di fattori personali e familiari, concorrono a determinare molti disturbi alimentari, i più gravi dei quali possono portare a svariati problemi fisici e alla morte (per approfondire, scarica queste dispense).

Ovviamente, non basta inserire un avviso sotto le fotografie ritoccate con Photoshop per risolvere tutto. Ma è un primo passo concreto, e soprattutto, il segnale di un’attenzione più ampia al problema, perché la proposta vuole inserire la legge nel codice di salute pubblica, e in particolare nel capitolo «Alimentazione, pubblicità e promozione», da rinominare come «Alimentazione, rappresentazione del corpo, pubblicità e promozione».

Non credi al lavoro più ampio? Allora studiati il «Rapporto n. 791 della Commissione di affari culturali, familiari e sociali per combattere l’incitazione all’anoressia».

Non credi che con Photoshop si possa modificare un’immagine fino a farle contraddire la realtà? Allora guarda il video qua sotto, che mostra come si passa da Angela Merkel a Paris Hilton.

Abbiamo già parlato di questo argomento:

Bellezze photoshoppate

Nessuno vuol guardare la gente brutta

Identikit degli stagisti italiani

La Repubblica degli stagisti sta organizzando un sondaggio sugli stage in Italia, per rispondere a queste domande:

  1. Lo stage riesce davvero ad aprire le porte del mercato del lavoro, serve per completare la formazione?
  2. Chi sono gli stagisti italiani?
  3. Quanti anni hanno, che studi hanno fatto?
  4. Cosa si aspettano – e cosa ottengono – dallo stage?

Se nella tua vita hai fatto almeno uno stage, puoi partecipare al sondaggio, completamente anonimo, per aiutare la Repubblica degli stagisti a tracciare, come dicono loro, un identikit degli stagisti italiani.

Ci vogliono solo 5 minuti e puoi farlo entro martedì 6 ottobre.

QUESTO È IL LINK.