La comunicazione sull’influenza H1N1

Fra i peggiori esempi di comunicazione pubblica istituzionale degli ultimi anni, c’è quella sull’influenza H1N1 gestita dal Ministero della Salute.

Confusione e continue contraddizioni hanno caratterizzato le dichiarazioni del viceministro Ferruccio Fazio fin da quando, a fine aprile, si è cominciato a parlare della pandemia (ne abbiamo discusso QUI).

Per ricordare solo le ultime: il 29 ottobre Fazio ha annunciato che «L’Italia con la Spagna è il Paese col maggior numero di casi di influenza A: 380 ogni 100mila abitanti», ma solo il giorno dopo ha ricordato «il carattere leggero di questa influenza, dieci volte meno aggressiva di quella stagionale» (QUI i comunicati stampa del ministero).

È chiaro che, sulla base dei numeri, puoi dire tutto (o quasi) e il contrario di tutto. Ma se lo fai, ottieni due risultati, in alternanza o combinazione: allarmismo (proprio quello che si vorrebbe evitare) e/o sfiducia nelle istituzioni sanitarie (dal viceministro ai medici di base). Non a caso, ora l’Italia oscilla fra il panico ingiustificato (pronto soccorso intasato, telefonate al medico per un nonnulla), e lo scetticismo («io non mi vaccino», «è la solita bufala mediatica» e così via).

Sull’inattendibilità delle dichiarazioni di Fazio ormai proliferano le battute, come testimonia la vignetta di Vauro (clic per ingrandire):

vauro influenza A

A peggiorare la situazione, il ministero ha messo il camice bianco a Topo Gigio e gli ha affidato l’incarico di dare agli italiani le istruzioni su come prevenire il contagio: lavarsi spesso le mani, starnutire in un fazzoletto di carta da gettare subito via, eccetera.

Come dire: il vostro medico è un pupazzo animato. Oppure: il ministero vi tratta, grandi e piccini, come foste bimbi piccoli. O ancora: vi ricordate quant’era bello lo Zecchino d’oro? Pensate a quello e scordate la pandemia.

Ho confrontato lo spot italiano con quello di altri paesi (europei e non): siamo gli unici ad aver fatto una sciocchezza del genere, per giunta sommata alla confusione di Fazio.

Ma prima di mostrare l’esito dell’impietoso confronto, annuncio che cerco tesi di laurea (triennale e/o magistrale) su tre possibili filoni: (1) un’analisi linguistico-semiotica delle dichiarazioni di Ferruccio Fazio; (2) un’analisi comparata di alcuni spot, europei e non; (3) un’analisi comparata di diverse campagne governative per la prevenzione dell’influenza H1N1. Corpus e metodologia saranno definiti a ricevimento.

Lo spot italiano (questo il sito www.fermailvirus.it):

Lo spot francese (dal sito: www.pandemie-grippale.gouv.fr):

Lo spot irlandese (dal sito: www.swineflu.ie):

Infine, per uscire dall’Europa, lo spot canadese (dal sito www.fightflu.ca):


15 risposte a “La comunicazione sull’influenza H1N1

  1. Il sito del sistema sanitario nazionale in UK mostra anche un “atlante del rischio” che in maniera visuale e secondo me molto efficace aiuta a mettere in prospettiva tutti questi numeri, mostrando quanto altre cause (incidenti stradali, cancro e cosi’ via) incidano sulla mortalita’. Lo trovi qui:
    http://www.nhs.uk//Tools/Pages/NHSAtlasofrisk.aspx

  2. Non so se sia pertinente al discorso ma volevo far presente il criterio “un tanto al chilo” con cui gli organi preposti a fare informazione “seria” eleborano le proprie statistiche da dare in pasto a ministri e media. Si legga il seguente assurdo metodologico tratto dall’Istituo superiore della sanità e si tremi.

    I risultati settimanali della sorveglianza epidemiologica dell’influenza sono espressi come incidenze, cioè numero di casi osservati ogni 1000 assistiti per settimana e si riferiscono sempre ai nuovi casi insorti durante la settimana di riferimento.
    Per sapere quanti casi di sindrome influenzale si sono verificati in Italia in una determinata settimana è necessario moltiplicare il numero di casi osservati in quella settimana (rilevabile dalla tabella nella colonna incidenza totale) per 60.000. Il calcolo è una semplice proporzione in cui la popolazione italiana è stimata attorno ai 60.000.000 di individui. Ad esempio se l’incidenza totale fosse di 7 per 1.000, in Italia ci sarebbero circa 420.000 sindromi influenzali (cioè 7 x 60.000).
    (http://www.iss.it/iflu/risu/cont.php?id=141&lang=1&tipo=5)

    Quindi si arriva al quadro specifico per H1N1:

    – Incidenza settimanale dell’influenza nella popolazione: 0,9 %
    – Numero dei casi settimanali stimati in base all’incidenza: 540 mila
    – Percentuale di decessi in rapporto ai malati dall’inizio della pandemia : 0,0032 %
    – Decessi dall’inizio della pandemia: 29
    – Vaccinati al 1 novembre: 41 mila
    (http://www.ministerosalute.it/dettaglio/principaleFocusNuovo.jsp?id=13&area=influenzaA)

    Tutti questi dati non sono nemmeno aggregati, suscettibili di tolleranza d’errore. Sono deduzioni inferite dal parametro dell’incidenza. Come si fa a partire dall’incidenza come premessa quando l’incidenza è appunto il valore ultimo da trovare? Ma che Paese farsa siamo? Gian Burrasca avrebbe fatto meglio, ci credete?

  3. Una tra le tante cazzate di Fazio:
    “I dati recenti sull’incidenza dei casi di influenza A in Italia sono saliti moltissimo e ci dicono che l’Italia è il paese in percentuale con il maggior numero di casi insieme alla Spagna, circa 380 per 100 mila abitanti. A proposito dell’incidenza del numero dei casi di influenza A sono state attivate le reti dei medici sentinella, che ci consentono di fare un paragone tra il nostro e gli altri paesi europei che prima non era facile realizzare. I dati ci dicono che la Spagna ha un numero di casi simile al nostro, che la Francia si attesta un pò più in basso, 216 casi per 100 mila abitanti mentre l’Inghilterra risulterebbe avere un dato 10 volte inferiore anche se – precisa il vice ministro – questo dato (39 casi per 100 mila abitanti) probabilmente è sottostimato.”

    Che risate a crepapelle. Ma come, non era il Regno Unito questa estate ad avere il record di contagi? (https://giovannacosenza.wordpress.com/2009/07/22/a-chi-giova-linfluenza-a-o-suina-o-h1n1/)
    Strana legge del contagio che chi parte in testa poi si faccia superare da chi fino a qualche settimana fa mostrava il più basso numero di casi per abitante del pianeta terra. Sono d’accordo con Bourbaki che il metodo dei medici sentinella è davvero ridicolo. Però non c’è nessun giornalista, cribbio, che abbia la forza di fare queste obiezioni? Il ministero ha seguito la via dell’imbecillità: siccome avrebbe dovuto creare una task force che effettuasse tempestivamente i tamponi per l’h1n1, che tra le altre cose hanno un ritorno di falsi negativi e positivo alto, ha optato per la delega ai medici di base che in media gestiscono mille mutuati ciascuno. Ve l’immaginate i medici generici che redigono i numeri dell’h1n1 settimanalmente tra influenzati di ogni tipo. Poi te credo che gli sprovveduti dell’ultima ora se ne vengono fuori con sorprese tipo record di contagi in Europa. Io so solo che l’OMS stima prudenzialmente in nemmeno centomila casi i contagi accertati in Europa e che i dati più disinibiti di altri Istituti di ricerca non arrivano a cinquecentomila. Come farebbe la sola ritardataria Italia ad averne cinquecentoquarantamila non lo capisco. La psicosi si genera da queste contraddizioni comunicative a mio avviso.

  4. Qualche difetto nella comunicazione indubbiamente c’è. Ma vanno considerati almeno du aspetti: non è semplice né scontato fare comunicazione in caso di pandemia; non c’è un unico modo per fare comunicazione – salvo attenersi alla regola “non diffondiamo il panico”.
    Chi lavora all’interno di una struttura ospedaliera come il sottoscritto, sa che, purtroppo, non esiste solo la pandemia influenzale, ma tutte le altre patologie richiedenti urgenze, e non possono passare in second’ordine perché è sopraggiunto pure il virus H1N1 a complicarci ulteriormente la vita.
    So che è retorico, ma in caso di pandemia occorre una collaborazione più allargata, collettiva quanto e più del virus, come sostengo in “Panico da pandemia” (http://bioneuroblog.wordpress.com/). Anche da parte di chi fa professionalmente comunicazione, in particolare in campo sanitario.

  5. Ne ha parlato anche la Littizzetto ieri sera, a modo suo… 🙂

  6. I “come dire” relativi a Topo Gigio mi sembrano un po’ eccessivi… gradire il pupazzo animato oppure no è un conto (peraltro gli altri spot dal punto di vista di un bimbo credo siano mortalmente noiosi, anche se hanno il pregio della brevità), pensare che Topo Gigio sia messo lì con il diabolico scopo di far pensare ad altro e trascurare l’influenza mi pare davvero esagerato, via.
    Sempre dal punto di vista di una non-professionista della comunicazione, che se vede lo spot Muller sullo yogurt alla ciliegia come prima cosa pensa “non c’è verso, a me lo yogurt alla ciliegia fa schifo”. 😉

  7. Grazie a tutti/e per i contributi… una sola osservazione – pur breve – per Valentina: lo spot non è destinato ai bambini ma a tutti (se fosse destinato ai bambini, ce ne sarebbero almeno due: uno per i bimbi e uno per gli adulti, visto che l’influenza colpisce tutti).

    Inoltre, pensaci: come si fanno a prendere sul serio indicazioni date in un contesto costitutivamente giocoso e finzionale come quello di Topo Gigio?

    Anche un bimbo distingue il gioco dalla realtà e, se vuoi fargli davvero lavare le mani, devi dargli una rappresentazione realistica (senza mettergli l’angoscia, ovviamente) in cui ciò accade: meglio le scene dei bambini che si lavano le mani con la mamma dello spot canadese, allora.

    Più in generale: con le informazioni sanitarie non si bamboleggia, pena non essere creduti.

  8. Quello Irlandese mi ricorda la pubblicità progresso degli anni ’80 sull’AIDS:

  9. Concordo ma e’ un problema di comunicazione in generale, e non solo istituzionale.
    Per esempio, i giornali.
    Alla ricerca di sensazionalismo (che traina le vendite) molti quotidiani sbattono in prima pagina titoli sui morti del virus ma relegano alle righe finali di qualche pagina interna la spiegazione delle condizioni cliniche dei deceduti, sempre affetti da patologie gravi quali cardiopatie, diabete, obesita’.
    E’ una comunicazione del tutto irresponsabile.
    Non so voi, ma io trovo le informazioni piu’ equilibrate proprio nei blog.

  10. Claudio, assolutamente no.

    Il paragone con il famigerato spot degli anni ’80 sulla diffusione dell’Aids proprio non tiene: quello spot – peraltro molto efficace, quanto ad atmosfera angosciante e capacità di rimanere in testa – inoculava l’informazione errata e ideologicamente aberrante che il virus HIV potesse passare da una persona all’altra semplicemente abbracciandosi e toccandosi, o addirittura respirando la stessa aria. Chiaro che non lo dice, ma il senso di quel bordo viola, che man mano si estende attorno alle persone che si toccano e si abbracciano, alimenta questa falsa credenza. Fu un atto di disinformazione, insomma, che peraltro marchiava i malati di un sinistro alone viola.

    Al contrario, il virus H1N1 – certamente NON comparabile con quello HIV – si propaga esattamente come lo spot illustra: con le goccioline di saliva e muco che si spargono nell’aria e si depositano sugli oggetti che tocchiamo.

  11. Giovanna, disinformazione pure da parte mia: non intendevo certo dire che i due video sono uguali.
    Concordo: il video degli anni ’80 resta un caso di disinformazione e criminalizzazione esemplare, per questo del resto lo si trova ancora facilmente su youtube.
    Il video irlandese illustra l’effettiva diffusione del virus, ma mi sembra usare la stessa atmosfera angosciante, rappresentando il malato come un untore potenziale, alimentando la psicosi. Anche se il finale “Catch it / Bin it / Kill it” mi sembra molto efficace.
    Un po’ l’opposto del nostro Topo Gigio.

  12. Claudio, ti faccio un esempio concreto: in questi giorni ho un’aula piena di studenti che starnutiscono e tossiscono e sputacchiano in giro di tutto.

    Gli ho mostrato il video con Topo Gigio: alcuni hanno ridacchiato senza capire, altri si sono offesi, altri boh chissenefrega.

    Gli ho mostrato il video irlandese: silenzio attonito. Da quel momento, hanno cominciato a usare i fazzoletti di carta e ci tossiscono dentro.

    Chiaro che uno spot non basta: io stessa ho contestualizzato il tutto con spiegazioni rassicuranti. Occorre vedere il resto della campagna irlandese e francese ecc. Io l’ho visto, e sono campagne ben fatte, tutt’altro che allarmistiche, ma tese a contenere la diffusione della pandemia. Nei limiti di ciò che una campagna governativa può fare.

    In Italia, da un lato c’è Topo Gigio, dall’altro un viceministro che si contraddice ogni due minuti. Mentre la stampa a le tv mandano notizie su un morto al giorno, con scene da film fantascientifico sul genere di Ebola. Ti pare?

  13. Giovanna, hai ragione.
    Anche il mio riferimento all’untore era basato su un esempio concreto: ogni volta che in un metró affollato qualcuno starnutisce attira sguardi terrorizzati e accusatori. Di certo non perché i passeggeri hanno visto Topo Gigio (che io mi ero perso, l’ho scoperto grazie al tuo post).

    Altro contributo per chi volesse intraprendere la -interessantissima- tesi. Virus, starnuti e contagio nella pubblicità: Campagna per il vaccino in South Australia Un antecedente sicuramente diretto del video anni ’80 🙂

    Disclaimer: un po’ disgustoso.

  14. Come mai gli Italiani che notoriamente gesticolano e comunicano in maniera pressoché continua in ogni situazione di interazione, non riescono a comunicare efficacemente un concetto in una pubblicità, mentre lo spot di una popolazione considerata poco comunicativa come quella irlandese, riesce ad essere così efficace nella sua semplicità?

    Mi è venuta in mente questa considerazione, probabilmente influenzata da un grande luogo comune: la scarsa comunicatività degli anglosassoni.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.