Lo spot contro l’omofobia della Presidenza del consiglio

Il 9 novembre è stata presentata a Roma la campagna contro l’omofobia promossa dal Dipartimento per le pari opportunità della Presidenza del consiglio, e curata dall’agenzia Young & Rubicam Italia.

L’iniziativa – sulla quale sono stati investiti 2 milioni di euro – comprende per ora uno spot (che ho visto) e migliaia di opuscoli informativi (che non ho visto) da inviare alle scuole, ed è stata condivisa anche dalla deputata del Pd Paola Concia e da diverse associazioni LGBT (fra cui Arcigay, Agedo e altre).

In rete però infuria la polemica.

Fra le tante cose che ho letto, condivido buona parte dell’analisi dello spot che Gatto Nero ha fatto su www.gaycampitalia.org (segnalatami da Andrea). La riporto quasi per intero, salvo piccolissimi interventi di editing (i grassetti sono miei):

«Questo spot è mal concepito. Per molte ragioni, che si intrecciano fra loro in un pericoloso effetto domino:

  1. L’ambientazione – La prima cosa che viene da pensare, guardando il video, è: “Che lugubre!”. L’ambulanza, la notte, il suono della sirena all’inizio dello spot; i corridoi (vuoti) dell’ospedale e il rumore della barella, poi; e, per finire, la sala operatoria: buia, buissima. Tutto dà una sensazione di urgenza, claustrofobia, mancanza di alternative.
  2. Gli attori – Ci sono due gruppi distinti di personaggi: i potenziali omofobi (la ragazza malata e il suo partner, a cui potrebbe o non potrebbe “importare” la sessualità di chi la cura) e i potenziali omosessuali. Il casting, in questo caso, mi pare quanto meno bizzarro: i primi sono di bell’aspetto, sia il ragazzo (di cui si coglie solo il profilo) che – soprattutto – la ragazza che ha un bel viso sereno, luminoso; i secondi, invece, sono cupi, nervosi, tesi. In un’escalation: se l’autista ha ancora bei lineamenti, pur nella tensione del ruolo, i personaggi successivi diventano più maturi d’età e dai lineamenti più duri. A questo aspetto si unisce la prossemica: l’infermiera si gira e indossa i guanti; il dottore si gira e fa altrettanto. L’impressione generale, anziché di fiducia, è paradossale: sembrano minacciosi.
  3. Le immagini – Una cosa balza all’occhio: l’omosessualità non viene mai mostrata. È una scelta coerente col messaggio complessivo dello spot, ovvio, che ruota attorno al concetto di “dubbio”. Ma in uno spot che vuole lottare contro l’omofobia si rischia l’incoerenza, trasmettendo indirettamente un messaggio pericoloso: l’omosessualità è qualcosa da nascondere.
  4. Il messaggio che si vuole trasmettere – Che, per inciso, è diverso dal messaggio che lo spettatore percepisce: “Non importa che una persona sia omosessuale o eterosessuale”. Che è diverso dal dire “È sbagliato discriminare gli omosessuali”. Non c’è un giudizio etico che condanni l’omofobia: viene detto, semplicemente, che non importa/è superfluo conoscere la sessualità di una persona quando usufruisci delle sue capacità o funzioni. È un messaggio che si ricollega all’ambientazione ospedaliera, all’urgenza.
  5. Le parole usate per trasmettere il messaggio – La scelta delle parole pronunciate nello spot è  quanto meno superficiale. Del “Non importa”, e della sua mancanza di valutazioni etiche positive/negative, abbiamo già detto. Lo stesso slogan, “Nella vita certe differenze non possono contare”, soffre dello stesso bias. Aggiungendo un altro aspetto, quello del buon viso a cattivo gioco: “nella vita” certe differenze non contano: “puoi anche non pensarla così ma non ti conviene” ricorda, come frase, certe massime disincantate dei vecchi del paese, che consigliano di abbandonare i bei sogni dell’infanzia perché “nella vita non funziona così”. Paradossalmente, di nuovo, sembra che si strizzi l’occhio all’omofobo: hai ragione, per carità, ma nella vita non puoi permetterti di rendere esplicite le tue idee. Un significato rinforzato dalla ripetizione ossessiva della frase “Ti interessa”, durante lo spot.
  6. Il claim – L’errore più grosso, nella scelta delle parole, sta nello slogan “Rifiuta l’omofobia, non essere tu quello diverso”. Il tentativo del pubblicitario è quello di prendere un concetto tipico dell’omofobia (“il diverso”) e rivoltarlo contro l’omofobo. Tentativo non riuscito, perché – e qui si sfiora l’assurdo – usando la frase “non essere tu quello diverso” si conferma la diversità dell’altro. “Non essere TU quello diverso” implica: TU sei quello NORMALE. Anziché neutralizzare il messaggio della diversità, lo si è rafforzato

(«Gli errori comunicativi dello spot governativo contro l’omofobia», di Gatto Nero, 10 novembre 2009)

21 risposte a “Lo spot contro l’omofobia della Presidenza del consiglio

  1. Di tutti i punti sollevati da Gatto Nero sono d’ccordo solo con l’ultimo, il claim porge il fianco a interpretazioni ambigue.

    Per il resto però lo spot non mi sembra così male. Gioca tutto su una dicotomia – cose che contano nella vita/ cose che non contano – e usa un contesto di urgenza/pericolo per esasperare questa opposizione.

    Le critiche ai punti 1-2-3 sono tutte critiche che si rivolgono alla scelta dell’ambientazione: l’ambulanziere, l’infermieri e i dottori sono tesi perchè c’è urgenza. Non sono minacciosi, sono seri. L’ambientazione non è lugubre, è drammatica.

    Le critiche 4-5 sono più importanti e riguardano il lato concettuale dello spot. Su questo si potrebbe discutere. Gattonero ha le idee chiare e dice che lo spot dovrebbe condannare apertamente l’omofobia attraverso un giudizio etico. Chi ha creato lo spot ha preferito invece parlare da una posizione neutrale promuovendo un atteggiamento di indifferenza verso gli orientamenti sessuali altrui.

    Ma il problema è questo: se tutti fossimo indifferenti agli orientamenti sessuali degli altri, l’omofobia non esisterebbe. Quindi perchè non usare questa strada comunicativa invece di quella della condanna all’omofobo?

    Ora, qui ci vorrebbe uno psicologo che ci spieghi quale strategia può essere più efficace per parlare a coloro che discriminano, perchè è evidente dal claim finale che lo spot parla proprio alla categoria degli omofobi. In quest’ottica io non credo che uno spot allegro che mostri affascinanti coppie gay in un contesto bucolico avrebbe sortito un effetto migliore.

  2. La domanda è: non si potrebbe prendere una qualche bella campagna estera, tradurla, pagare i diritti, se ci sono, e trasmetterla in Italia? Perché rifare tutto male?

  3. Almeno gli omosessuali potenzialmente possono salvarti la vita, quindi, potrebbero avere una necessità di esistenza – almeno infermieri e medici. Se aggiungiamo i parrucchieri, gli stilisti, i truccatori e i concorrenti del GF, gli altri che fanno?
    Non mi aspettavo molto, ma che delusione.

  4. Questo spot mi ha colto un po’ alla sprovvista, quando l’altroieri l’ho più sentito che visto in tv….in uno dei soliti momenti in cui la tv funge da “substrato” mentre apparecchio e finisco di cucinare…. o forse mentre sparecchiavo….ma nonostante la fatica della giornata e la disattenzione, il claim è arrivato alle mie orecchie, con tutta la carica di pregiudizio che esso contiene: sentire quel “diverso” mi è sembrata una beffa ( come lo è stata la pantomima parlamentare della legge antiomofobia), una cinica beffa, la giusta conclusione per uno spot il cui messaggio di fondo è ” che ti frega che lui/lei siano gay, basta restare indifferente, potrebbero essere i tuoi medici”. Penoso.
    Che quadro desolante della comunicazione sociale ci offre il Dipartimento per le pari Opportunità… ( dopo la rosa bianca che si sporca che man mano di “violenza”, ora questo).
    Lo so che “a pensare male si fa peccato”, ma credo che la Ministra Carfagna, condivida molti dei pregiudizi sottili e l’indifferenza emotiva che affollano i trenta secondi dello spot….
    Come abbiano potuto spedere 2 milioni di € per una campagna pubblicitaria cupa, priva di riflessione sul’aspetto emotivo, resta un mi(ni)stero….

  5. strano perche’ io l’ho visto di passaggio una volta sola, e la mia interpretazione sui personaggi era che era la ragazza da salvare la potenziale omosessuale, di cui era importante sapere caratteristiche per le eventuali cure, ma di certo non altro… cosa che darebbe adito a tutta un’altra serie di considerazioni ovviamente, ma vedi come la ricezione del messaggio non e’ mai univoca?

  6. ok, ho capito che non mi caga nessuno nella smania di tirare addosso al ministero (capisco la tentazione) ma aggiungo lo stesso una cosa:

    Gatto Nero parla di un’infermiera che si mette i guanti…

    Strano, io l’avevo scambiata per un chirurgo.

  7. Non saprei, vi sono sincero, l’ho appena visto in tv, non qui sul post. E il messaggio mi è arrivato. Cioè che non importa se uno è omosessuale o no.. che l’omofobia è soltanto un pregiudizio che andrebbe eradicato.
    Ovviamente l’ho visto sovrappensiero perché ero al computer a fare altro e mi ha attirato l’attenzione la pubblicità.
    Se dovessi guardarlo con un occhio critico su alcune cose darei ragione a Gatto Nero. Però forse sono errori non con cattiva intenzione. Anche se so come funziona la pubblicità, sarebbe una cosa improbabile.

  8. guarda ho avuto giusto qualche giorno fa un’accesa discussione a proposito di questo spot su questo blog:
    http://www.facebook.com/note_redirect.php?note_id=310924420260&h=e29f284748b95999ea9909ab49f810b3&url=http%3A%2F%2Fnoirpink.blogspot.com%2F2009%2F11%2Felogio-del-mio-culo-lo-spot-contro.html.
    A parte le interpretazioni sullo spot, che sarebbe interessante analizzare approfonditamente, quello che mi fa profondamente incazzare (e che ho ribadito anche a NoirPink nei commenti che ho fatto al suo volgarissimo post) è che certe volte siano proprio le persone gay ad auto-cucirsi addosso lo stereotipo che poi pretendono di combattere. E lo dico da membro direttamente coinvolto nella questione. Svegliamoci, andiamo oltre, che è ora.

  9. Io sono d’accordo con Giulia soprattutto per quanto riguarda la questione del target. Credo che per rivolgersi ad un omofobo, a qualcuno che discrimina (o addirittura odia o picchia) qualcuno per i suoi gusti sessuali sia importante dire: “cosa ti interessa quello che fa questa persona? è una persona come te, che fa un lavoro come un altro, nel quale ti potresti imbattere in un momento di difficoltà”. Tutti sappiamo che è sbagliato discriminare ma trasmettere il messaggio “è sbagliato discriminare” lo trovo pedante, ridondante e soprattutto inutile.

    Per quanto riguarda la scelta della parola “diverso”, non la trovo molto azzeccata ma non l’ho interpretata come gattonero. La vedo + come “non essere TU quello diverso, andiamo, siamo nel XXI secolo e tu ancora stai a guardare i gusti sessuali di una persona?”. Interpretazione molto libera 🙂

  10. OK, chiarito il mistero, prima che mi prendiate per ‘distratta’ diciamo cosi’, lo spot lo avevo visto dal web e in muto, non avevo messo sul il volume perche’ pensavo non ci fossero le parole sotto ma solo rumori, me lo pensavo troppo anglosassonizzato evidentemente. Ora che ho visto e sentito, ritiro il commento di sopra!

  11. A integrazione della discussione segnalo anche il post di Elena Tebano sul sito iMille.

    http://www.imille.org/2009/11/contro-lomofobia-certo-non-per-i-gay/#more-3417

    Marco

  12. Prima di fare uno spot contro l’omofobia e di diffonderlo, bisognerebbe sentire che ne pensa la parte interessata, ilmosno omossessuale…sicuramente ne verrebbe qualcosa di più reale!

  13. Mi scuso per il link non funzionante nel mio commento, la discussione sul blog di NoirPink è qui: http://noirpink.blogspot.com/2009/11/elogio-del-mio-culo-lo-spot-contro.html

  14. Allora all’inizio ero li che dicevo. Eccheppalle Giovanna un’è mai contenta!
    Poi ho visto due volte lo spot e dico: questo spot è più che inutile è deleterio. Allora vedo se riesco a fare un commento psicologico competente.
    1. Uno spot così deve tenere conto del mondo omosessuale semplicemente per essere attento a non cadere in stigmatizzazioni, dopo di che il suo referente è la personalità omofobica. Quindi va fatto tenendo conto di quali sono le connotazioni dell’omofobia.
    2. Ora è vero che in questo paese l’omofobia è una dominante culturale, il che vuol dire che è distribuita in vari gradi in personalità diverse. Ma i soggetti in cui attecchisce in una maniera più forte – cioè che li fa agire comportamenti discriminatori hanno dei fattori simili. Usano meccanismi di difesa piuttosto rigidi come la scissione (io sono tutte cose belle l’altro è tutte cose brutte) la proiezione (l’altro è tutta una serie di cose brutte mie che non voglio vedere addosso a me) l’identificazione proiettiva – il più pericoloso (io ho una rabbia che non riesco a tollerare, un angoscia che non sopporto, io devo metterla addosso all’altro in modo che così la gestisco. Lo faccio arrabbiare, così vedo addosso a lui questa roba mia e la scarico.)
    4 Questo spot può fare solo due cose: o stante il lessico che pare mia nonna, per i toni, per le parole, per la puzza di predicozzo, passa sopra come l’acqua e la reazione è un corposo ma vaffanculo, oppure con la storia diverso te diverso io, rafforza la scissione. Una cosa è certa non aggancia niente.
    5. Io non sono una tecnica della comunicazione non ne so niente. Credo che bisognerebbe inventare uno spot che si rivolga all’identificazione proiettiva. Che riveli il gioco, qualcosa che dica – guarda, non ti serve a niente – stai da capo a dodici.
    (Non so eh – sul punto cinque ho dei dubbi, era un tentativo)

  15. “Non essere TU quello diverso”. Sarà, ma far leva sul sentimento di accettazione, sull’omologazione per combattere il pregiudizio, che è esso stesso prodotto dall’omologazione e dalla difesa di un modello non è un controsenso? Può essere retorica appigliarsi all’idea di convenienza che ci sta dietro, molto più popolare e crudamente misurabile di quella di giustizia. Ma una persona che abbandoni il suo atteggiamento per convenienza o per paura di venire isolata non fa che applicare il proprio conformismo acritico alla nuova linea guida. In una parola non si comporta così perchè ci crede, perchè pensa sia migliore ma per ricavarne un vantaggio immediato di qualche tipo, anche relazionale, mettendo tra parentesi le sue vere convinzioni (se ne ha, poi). Questo convertito superficiale è potenzialmente un tipo abbastanza malleabile, che
    a) constatato che nel suo ambiente le cose non stanno così e che, essendo omofobo, avrà una più forte approvazione e più vantaggi, lo rimarrà
    b) si convincerà della tesi per calcolo e appena l’omofobia tornerà ad essere un vantaggio o un valore nel suo ambiente di riferimento, tornerà omofobo
    c) comprenderà che, nei casi in cui mostrarsi intollerante verso i gay possa precludergli ciò che gli interessa, non deve esserlo. In tutti gli altri, specie se ciò comporta un vantaggio, lo sarà.

  16. Se la normalità prima era l’essere eterosessuali ora è l’essere totalmente indifferenti.
    Non ti importa, non ti deve importare, impara e a non occuparti dei fatti e dei comportamenti degli altri….. (attento: possono salvarti la vita!): ecco il messaggio. Leviamoci il cappello di fronte all’idea dello spot, ma anche di fronte a chi se lo è comprato.
    Cosa si vorrebbe insegnare con simile concetto? Messaggi che incoraggiano l’INDIFFERENZA e l’isolamento dal mondo degli altri (omo, etero, alti, bassi, vecchi o bambini, biondi o mori, nordici o sudici, belli o brutti) nel nostro mondo ormai ne abbiamo a 360°.

  17. Non sono un’esperta di comunicazione, ma mi sembra che lo spot sia troppo “difficile” e veloce per il livello del telespettatore (e omofobico) medio ( a partire dallo stesso termine OMOFOBIA, visto che l’omosessualità nello spot non si vede!)
    Inoltre l’ambientazione ospedaliera fa pensare a sangue/ aids…fOrse sarebbe stato meglio seguire una linea un po’ più leggera

  18. la ragazza sull’ambulanza non è malata…è incinta e sta per partorire. Almeno io la vedo così.
    il succo del discorso è un altro: quando c’è qualcosa d’altro nella vita che ti sta a cuore il resto non può fare la differenza.
    Quando invece non hai niente a cui pensare e pensi ad essere solo un Dio allora si diventa razzisti verso gli altri.
    Oppure vista da un altro angolo…andate a lavorare e pensate alla vostra vita non alle differenze con le altre persone.

  19. certo avrebbero potuto mettere l’immagine di una discoteca e chiedere se del DJ ti interessa se è etero se è omo o se non ti importa.
    Ma paragonare un DJ ad una moglie incinta direi che sono due persone che hanno un peso diverso nella vita di ciascuno di noi.

  20. @zauberei Senza pretendere una lezione universitaria, spiegaci qualcosa di più su questa “identificazione proiettiva” e su dove nello spot o nelle dinamiche omofobiche si manifesterebbe. Thanks

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