La forza di una grande storia

Ebbene sì, lo spot francese di Canal + (che gira da un po’ nei social network e piace, piace…) alla fine ha vinto il primo premio all’Eurobest 2009, il festival europeo dell’advertising.

Nella mia ricerca spasmodica di campagne che siano (una buona volta) belle e originali, non poteva mancare.

E tornando al post di ieri: qui gli stereotipi ci sono (la comunicazione di massa non ne può fare a meno), ma l’agenzia è riuscita a giocarli con una freschezza e un’ironia che fanno la differenza.

Se non l’hai ancora visto, goditelo ora.

Closet

Client: Canal +

Agency: BETC EURO RSCG, Paris

5 risposte a “La forza di una grande storia

  1. Pingback: Mai sottovalutare la forza di una grande storia! | Try it again, Mike!

  2. Non credo che lo stereotipo dell”amante nell’armadio” abbia mai ricevuto una rappresentazione più briosa e acuta….
    Bellissimo spot, ottima capacità nel “raccontar storie”.
    Che dire, complimenti!

  3. La trovata funziona perché mette in moto la triangolazione ironica. Il tipo si fa beffe del marito ammiccando a noi che siamo i veri destinatari della sua storia. Funziona perché siamo persuasi di non essere noi la vittima. Noi non crederemmo mai a una spiegazione simile, sbaglio? Non ci faremmo mai fregare così da un caleidoscopio di cliché, giusto? Strano meccanismo lo stereotipo, ricorda il Wilde che sa resistere a tutto tranne che alle tentazioni. Concordi, tutti lo dileggiamo ma ne sentiamo il bisogno e ne ridiamo pure. E’ occasione di commento. Se non ci fosse bisognerebbe inventarlo, e non si sa questa frase sia uno sterotipo o se lo sterotipo abbia originato la frase – ma di certo tutti vi partecipiamo e appicciamo e rinfocoliamo.
    Stereotipico è combattere gli sterotipi morti celebrando la nostra immunità conquistata. Stereotipico è difenderli. Io sono l’inconsapevole stereotipo di qualcun altro ma l’altro può essere il mio. Gioco a somma zero in cui tutti credono di vincere. Si potrebbe proporre il teorema universale dell’attrazione stereotipica, cara la mia coraggiosa speaker di RadioCosenza: dato un Tizio la cui qualità o comportamento differisce dal resto del mondo in T0, trovato un Caio a lui simile in T1, è sempre possibile trovare in T3 un Sempronio che ne ricava una parentela (Mannaggia: Tizio, Caio e Sempronio, un altro cliché).
    Dimostrazione: Se la madre degli ignoranti è sempre incinta, il padre è dubbio. Lo stereotipo è figlio dell’ignoranza ma ha tanti padri. Per questo si van cercando legami e comunanze e se ne fan comune casata; si intravede una coincidenza (naturale, è stereotipico farlo). Una coincidenza è un caso ma due son già stereotipo. Tre sono razzismo ma non lo andate a dire in giro altrimenti son già quattro e non vi dico a che punto siamo arrivati.
    Nel caso della gag dell’uomo nell’armadio ho sempre preferito la reticenza alleniana (già stereotipo) del “Guardi, non è come crede, posso spiegarle tutto”. Canal plus ci mostra quel tutto e ci induce a credervi sempre, proponendoci come antiproiezione il capro espiatorio di un babbeo da cui dissociarsi. Vero e verosimile sono d’altronde divisi solo da gradi di somiglianza, cambia il suffisso, poc’altro. E’ che lo stereotipo di uno sterotipo è un altro stereotipo e non puoi acchiapparlo perché solida è la credenza a credervi ma vuota è la sostanza che trovi. Come bolle di sapone riflettono un mondo a loro contiguo, rimpicciolito o magnificato nelle proporzioni a seconda della loro grandezza e di come la luce colpisce la porzione delle loro sfere in funzione della prospettiva di chi le guarda trasognato. Per questo i bambini (e non solo loro) ne sono attratti. Le vogliono toccare per vedere se è reale ciò che vi intravedono, ne desiderano il possesso e avutolo, il possesso ne decreta la fatuità. Ma guai a credere alla fine delle bolle di sapone, è così facile farne di nuove, no?

    Nondimeno, l’unico (vero) elemento non stereotipico di questa storia è che il marito se la beva.

  4. Io le pubblicità, delle volte non le capisco. Voglio dire che non colgo al volo la sottile ironia e mi perdo il gusto ‘a la volee’. Anche le mie capacità di analisi sono quello che sono, quindi alla fine .. lo spot che segnali Giovanna è molto autoreferenziato mi pare. Pure troppo. Non so se io avrei premiato così a fondo. Secondo me non coglie nel segno. La storia trasporta emozioni e anche contenuti, etica e poesia, insomma tutto. Quella storia lì non funziona. Il marito, dopo, gli dà un pugno sul naso. Ha dei salti logici che non si sostengono. Posso credere anche ai viaggi nel tempo se li racconti bene .. quindi canal + che ffa? Racconta storie che non funzionano? Si fa un po’ ridere. è leggero ma alla fine non funziona. Allora meglio i documentari?
    🙂

  5. hahahahahhaha è la prima volta che lo vedo.. è bellissimo!

    Sto leggendo i commenti. Sinceramente le pubblicità mi piacciono a sé stanti. Nel senso che se è bella uno poi non ricorda neanche (per lo meno a livello conscio) quel che viene promozionato, in questo caso canal+. Forse perché se sono belle, come questa, le considero soltanto come un corto.

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