Non ti fidare se dicono «largo ai giovani»

Uno degli slogan che meno sopporto è «largo ai giovani», oggi di gran moda in politica, sia a destra che a sinistra. Per marcare il mio fastidio e distinguerli dai giovani in carne e ossa, li chiamo «gggiovani» con tre g.

Di «gggiovani» ama da sempre circondarsi Berlusconi, che li sceglie carini e telegenici e li mette in prima fila nei congressi.

Ma «largo ai gggiovani» l’hanno detto anche Dario Franceschini e Ignazio Marino quando erano candidati alle primarie, per contrapporsi a Bersani che su questo era più sobrio.

Però anche Bersani, una volta fatta la segreteria di partito, ci ha tenuto a sottolineare che è composta da gggiovani «sperimentati», precisando che hanno una età media di 41 anni, ma non aggiungendo quasi nulla sulle loro reali competenze e professionalità (leggi come ne ha dato notizia Repubblica, e per contrasto il commento di Mario Adinolfi).

Perché ce l’ho con questo slogan? Perché in Italia, quando va bene, è vuota demagogia (lo dicono e non lo fanno), quando va male equivale a inserire nei partiti e nelle organizzazioni persone poco competenti e preparate, ma in compenso molto inquadrate, deboli e manipolabili dai dirigenti.

Una persona va scelta per un certo ruolo (lavoro, carica, funzione) perché ha studiato per quel ruolo, perché è intelligente, creativa, concreta, perché in quel ruolo saprebbe fare questo e quello e lo farebbe con passione e onestà. Non perché ha 20, 30 o 40 anni. E nemmeno perché ne ha 70 o 80, naturalmente.

Per una breve riflessione sull’abuso della parola «giovane», in politica e non, ascolta la  «parola del giorno» (dura 4’30”) che ho curato venerdì 4 dicembre su Fahrenheit, Radio 3.

8 risposte a “Non ti fidare se dicono «largo ai giovani»

  1. Aspetto con trepidazione un post su “cerchiamo persone dinamiche” e la locuzione “a 360 gradi” da me ribattezzata “a 365 gradi”.

  2. a me quello che fa ridere e’ che i ggggiovani sono quelli con eta’ media 41!!!!

  3. Certi giovani sono più vecchi dei loro padri.
    Saluti.

  4. io ci ho fatto un post nel blog 😀

  5. Largo ai giovani

    “O Gorgia! Vani Lai!
    Giova a giorni la
    anagogia. Livori
    ingoia” – Ragliavo.

    Largo ai giovani:
    A! giovani. L’orgia…

    Oggi lavori, ia? Na!
    Lavaggio aironi?
    [ai lavaggi onori]
    Vaglio argani? Io?
    [Ai! Vaglio organi]
    Nolo viaggi? [aria!]
    Agrologia? [Vinai,
    orgia vignaiola]
    Valigiaio? [grano?]
    Giornalaio a IGV?
    [giova: a giornali]
    Già! Gara violino?
    Lavaggio nari? Io…
    [Agiologi varani]

    A! Vago a giorni, lì.
    A! Origino vaglia,
    vaglia girano, io
    giro vaglia…Noia.
    Inviarli a go-go a
    loggioni…[avaria!]
    Ogni ora, valigia
    ingoiava gloria.
    Gioì? Vanagloria,
    ignoravo agi. Ali?
    Aggiorna voli [ai!]
    Inorgoglivi? A! A! A!

    Avi, ragiono agli
    argini: [Voli a Goa?]
    avariano giglio;
    avariano oggi il
    lavaggio. Ironia?
    Voi, [ira] gonalgia!

    Viaggiano orali:
    “Largo ai giovani”
    ragliavan, Giò. Oi!
    Ivi la aggiorno a :
    “Ai giovani: largo!!!”

  6. Più che “largo ai giovani” a me la frase viene da interpretarla come “Al largo il giovani” “Giovani al largo”. Poi, concordo su tutto ciò che dici, Giovanna, sulla manipolabilità dei giovani (quasi sempre precari) soprattutto all’interno dei partiti e nel mondo del lavoro. Concordo con te sulla critica a tutti gli insopportabili stereotipi sulla gioventù anagrafica che nasconde uno dei veri problemi, quello anagrafico appunto. Troppo giovane per avere un lavoro vero, troppo vecchio per lavorare in posti di responsabilità. Perchè poi ci sono anche i giovani ormai adulti (i giovani ormai “vecchi”) che quand’erano giovani sono stati bellamente sfruttati con lavori precari, false promesse, manipolazioni politiche di ogni sorta, e ora non più giovani magari sono diventati precari cronici.
    E le competenze che può avere un giovane come un non più giovane, le cose che ha imparato all’università e nel lavoro? Delle competenze non frega a nessuno in primis ai politici, poi, ai datori di lavoro, anzi possono talvolta tramutarsi in un ostacolo (è troppo bravo, è troppo intelligente..). Le logiche che guidano il mercato della politica e del lavoro sono ben altre, e i giovani sono strumenti di una strumentalizzione di stampo gerontocratico, che in Italia, ormai paese per vecchi per definizione, la fa davvero da padrone. Chi è oggi l’italiano più giovane? Non ho alcun dubbio: ha settantatre anni e si chiama Silvio, il puer eternus, l’eterno giovane, che ha miracolosamente bevuto alla fontana dell’eterna giovinezza, o così piuttosto ci vuole far credere. La gioventù in Italia è diventata come mai prima, una condizione socioeconomica. Per essere giovane devi potertelo permettere, in questo senso il signor B. è ben più giovane di un giovane precario qualsiasi.

  7. salve,

    vorrei segnalare un post di qualche mese fa
    almeno nel titolo sembra pertinente alla questione qui sollevata
    mentre nei contenuti si rifà a esperienze più specifiche

    http://brunopompa.wordpress.com/2009/05/22/giovani-alla-larga-ovvero-spazio-ai-giovani/

    a presto

    Bruno

  8. Macchè giovani! Macchè innovazione! Il giovanilismo,in quanto espressione del precariato, del consumismo, della moda effimera, del nuovo a tutti i costi purchè costringa a buttare tutto il resto nel cesso, è la dottrina meno idealistica e meno innovativa mai concepita: serve a far cambiare (spendendo e faticando) chi stava benissimo come stava e magari ne era anche moderatamente orgoglioso. Correre, correre, cambiare, cambiare, adeguarsi, aggiornarsi. E la felicità? E’ sempre alla prossima curva, sempre un metro più in la’ come la carota sul bastone per far correre il musso. In questo concordo con Replicant24 e Valentina Fulginiti. I giovani per essere giovani devono portare qualcosa di nuovo, cambiare qualcosa, non seguire dei vecchi che gli spieghino ad essere giovani come solo un vecchio pieno di rimpianti può essere.

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