Le aziende e i social network: (1) Ikea su Facebook

Sto facendo una ricognizione su come le aziende usano i social network nel mondo.

Il primo caso che ti propongo è Ikea.

L’agenzia Forsman & Bodenfors di Gothenburg ha trasformato Facebook in uno strumento per promuovere l’apertura del punto vendita Ikea di Malmö.

L’idea è semplice, ed è costata pochissimo: il manager del punto vendita Gordon Gustavsson ha aperto un profilo Facebook, si è fatto un po’ di «amici» e ha cominciato a caricare foto dei suoi showroom, invitando gli «amici» a taggare gli oggetti fotografati col proprio nome: il primo che taggava un oggetto lo aveva vinto, cioè poteva passare da Ikea e portarselo a casa.

Ben presto gli amici si sono moltiplicati, come le richieste di altri oggetti da taggare…

Te lo racconta questo video.

3 risposte a “Le aziende e i social network: (1) Ikea su Facebook

  1. Ciao!
    Una volta avevo letto che delle aziende usano facebook anche come strumento di controllo sui dipendenti o comunque sui possibili dipendenti futuri. Il primo caso è comprensibile: se usi FB al lavoro e poi aggiungi il tuo capo come amico potresti fregarti da solo, nel secondo caso avevo letto di aziende che, fingendosi “Mario Rossi” aggiungevano i giovani ai quali avevano fatto colloqui di lavoro per monitorarli.
    A parte che personalmente non accetto chi non conosco, mi sembra una cosa senza senso.
    Avevo letto quindi che era meglio non indicare la confessione religiosa, l’orientamento politico o aderire a gruppi come “fan del fancazzismo” o cose del genere..ma possibile che ancora oggi discriminino su ste cose?!
    Io spero di no e poi voglio dire, le aziende fanno un profilo falso per monitorare i giovani ai quali fanno colloqui?!
    Io non ho avuto modo di verificare quanto letto e non trovo più il link..ma a te risulta? E se sì cosa ne pensi? Io credo che le aziende potrebbero aver di meglio da fare, credo che se sei cattolico o protestante non implica che tu non possa essere bravo nel tuo lavoro ma contemporaneamente credo anche che si debba usare Fb con la testa evitando di diventare fan del cazzeggio, del fancazzismo e quant’altro.
    Giulia!

  2. Giulia, sì confermo: le aziende prima di prendere in seria considerazione un/a candidato/a, oltre al cv e al colloquio, cercano informazioni sul web e, non ultimo, cercano di capire cosa fa su facebook.

    Mi stupisco che tu ti stupisca: puoi metterla in termini discriminatori, se vuoi (se chi seleziona il personale è incline alle discriminazioni, lo farà anche cercando info su facebook), ma puoi semplicemente considerare il fatto che su facebook si capiscono molte cose della persona che tiene il profilo.

    Quanto e come usa i social network, come minimo, e poi, a seconda della sensibilità e finezza psicologica di chi studia un profilo, quanto la persona che sta su facebook è ingenua nell’accettare amicizie nuove, quanto incline al narcisisimo, come si autorappresenta e un sacco di altre informazioni utilissime per sapere che tipo di persona ti metti in azienda.

    Anche con le migliori intenzioni, una persona che deve selezionare qualcuno da mettersi in casa («con le migliori intenzioni» vuol dire, fra l’altro, prendere in seria considerazione un’assunzione a tempo indeterminato), ha bisogno di sapere CHI davvero si mette in casa. Le fregature le prendono pure le aziende, mica soltanto gli/le aspiranti lavoratori e lavoratrici.

    Ho selezionato personale per molti anni, nell’azienda che avevo prima di entrare in università: allora non c’era fb, ma è chiaro che, se dovessi selezionare oggi, cercherei informazioni su chi mettermi in casa ANCHE (non solo) su facebook. I criteri della mia selezione dipenderanno, in ogni caso, da come sono fatta io, oltre che dalle esigenze della mia azienda. Il che vale sempre, che si usi fb o no.

  3. L’iniziativa Ikea mi è piaciuta molto perché ha utilizzato una delle funzioni più conosciute di Facebook, il tag, per trasformare gli utenti in ambasciatori del brand e dell’iniziativa.
    Un modo originale per stimolare il passaparola, utilizzando proprio le caratteristiche peculiari del Social Network.

    Giulia, confermo che in alcune aziende non è raro usare FB per monitorare i propri dipendenti o per valutarli in fase di colloquio (non ho un link da darti, ma l’ho visto fare). Secondo me non è così sbagliato.
    Certo, se fai il magazziniere e nell’azienda dove lavori non hai contatti con il pubblico e non sei una “faccia”, quello che fai su FB può non avere nessuna importanza per la tua azienda e ritengo sbagliato riprendere il dipendente per aver caricato (in orario extralavoro) le sue foto goliardiche in compagnia di amici.
    Ma se nella tua azienda sei un “nome+cognome”, ad esempio sei un venditore, scrivi dei testi firmati con il tuo nome, lavori a contatto con il pubblico, il controllo su FB ci sta.
    Non tanto per la fede politica e religiosa, ma per il come scrivi, per il cosa pubblichi, per gli atteggiamenti che inciti.
    Il che può valere anche per il magazziniere se nel suo profilo FB (ma potremmo parlare anche di altri social) scrive a grandi lettere il nome dell’azienda in cui lavora e poi si iscrive ad un gruppo dal nome “quelli che amano fare i dispetti ai clienti rompicoglioni”.
    O si è proprio bravi da tenere separati i due ambiti, o mi sembra legittimo che l’azienda controlli l’immagine che i dipendenti danno di loro stessi.
    Controllo che può esserci fin dalla fase di colloquio.
    Non penso ci si debba scandalizzare per una foto allegrotta, ma valutare come uno vende se stesso, come si presenta, come e cosa comunica.
    C’è anche la possibilità di dividere i contatti in gruppi e abilitare ogni contenuto pubblicato al gruppo giusto, e così via.
    Ah, più che evitare di comunicare la propria fede politica, penso sia buona norma modificare le impostazioni privacy di “Foto e video in cui si viene taggati” (perché noi possiamo controllare maniacalmente ogni contenuto inserito, poi arriva l’amico che mi tagga in una foto scomoda e manda tutto all’aria). Ecco, queste foto-video, secondo me, devono essere visibili sono agli amici fidati.

    Io penso che si debba badare alla propria reputazione online e pesare bene ciò che si vuol mettere in mostra; basta un po’ di attenzione e un po’ di coerenza tra ciò che si scrive in giro per il web e l’immagine che poi si vuole dare di se nei colloqui, con le aziende, con i clienti e così via.
    E poi, secondo me, tutti dovrebbero prendersi quell’ora di tempo per capire come funzionano le impostazioni privacy di FB e ragionare un po’ sulla natura dei contatti aggiunti.

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