Drive the Change

Fra gli spot più interessanti di quest’anno, c’è senz’altro l’ultimo corto istituzionale di Renault, che persino noi italiani (di solito depressi da pubblicità più scadenti) possiamo ora vedere sui canali televisivi nazionali (dal 26 dicembre al 4 gennaio).

In novembre lo spot ha vinto il Premio Aretê per la Comunicazione Responsabile e, oltre a promuovere l’immagine di una Renault più attenta a valori ambientali, umanitari e sociali, ne anticipa alcune strategie di produzione: dal 2011, infatti, la casa francese introdurrà sul mercato una gamma di auto elettriche Z.E. (cioè a zero emissioni) destinate – ci promettono – alla diffusione di massa.

Perché mi piace?

Non perché presenta le atmosfere nostalgiche e rassicuranti che tipicamente funzionano in periodi di crisi: bambini, bellezze maschili e femminili, ambienti agiati, alternati a squarci sul passato. In questo, non c’è niente di nuovo.

Ma perché usa questi ingredienti per suggerire agli automobilisti occidentali un modo diretto e concreto per liberarsi dal senso di colpa che da anni li affligge: sappiamo che l’auto inquina, ingombra, uccide, ma non riusciamo a smettere di desiderarla e usarla. Non solo perché è utile e comoda, ma perché troppi interessi economici mondiali ci inducono a fare così.

Come liberarci dal senso di colpa? Cominciando già oggi a desiderare le macchine a zero emissioni su cui Renault sta investendo. E nell’attesa, orientandoci su altre auto dello stesso marchio. In questo senso l’operazione è intelligente.

Vale la pena aggiungere, però, che così facendo Renault si prende pure un bell’impegno, perché la critica al vecchio modo di pensare e produrre auto non riguarda solo le aziende concorrenti, ma le sue stesse strategie passate. Ogni sua mossa, da questo momento in poi, sarà bersaglio facile per associazioni di consumatori, ambientalisti, movimenti contropubblicitari e affini.

In questo senso l’operazione è rischiosa.

Drive the Change

Agenzia: Publicis Groupe

Regia: Michel Acerbo (con l’aggiunta di immagini di film-prodotto e spot Renault)

Musica: «Somewhere Only We know», Keane, Universal

9 risposte a “Drive the Change

  1. leggermente off topic e polemizzante

    ci sarebbe anche da discutere il fatto se l’auto elettrica può essere una soluzione ecologica decente
    -il rame per i motori elettrici è sempre più raro (in Italia lo rubano dai cavi della ferrovia), come lo usi massivamente?
    -l’elettricità da dove la pigli? dalla centrale a carbone di Brindisi o dalle centrali nucleari francesi?
    -le batterie come le produci? crei una nuova death valley come quella provocata dalla pioggia acida nelle cave canadesi di nickel?
    -l’auto la produci in un posto solo o per costruirla devi spedirla per migliaia di km avanti e indietro come con le attuali auto elettriche?

    l’auto elettrica in sè non inquina, attualmente è tutto quello che le sta dietro a farlo, di fatto è uno spostare il problema in una sede più nascosta, non risolverlo

    mi rendo conto che è un altro discorso, però ogni volta che leggo “zero emissioni” mi altero

  2. Manuel, non sei per nulla off topic, anzi ti ringrazio per aver scritto queste cose.

    È esattamente questo il tipo di commenti e critiche che lo spot stimola. È esattamente questo il rischio che la campagna corre: consumatori che mostrino l’inganno, il limite, l’ipocrisia nascosta in una catena produttiva che sposta la spazzatura sotto il tappeto di un altro. Perché da solo, certamente, un marchio automobilistico non può mica ripulire il pianeta, no?

    Già immagino spoof su Youtube, tipo quelli che furono realizzati per attaccare Dove e la bellezza autentica, ricordi?

    In questo senso, dicevo, Renault si è presa un bell’impegno. Chissà se ne sono del tutto consapevoli… 🙂

  3. Grazie Gio,

    questo spot corporate mi piace molto (anche se dice cose già sentite che per parole e tono mi ricordano un po’ Obama 😉

    Aggiungo a ciò che ha detto Manuel:

    – il fattore costi (altissimi!!) non offre in tempi brevi la realizzazione su larga scala di auto elettriche o a 0 emissioni come quelle a idrogeno. Questo tipo di veicoli saranno ancora per molti anni un privilegio di pochi ricchi e illuminati. Da questo punto di vista, senza le sovvenzioni statali, non si riesce a fare nulla. E non credo che Renault si sia messa su questa strada senza un accordo con il governo francese, che non so in che misura ne possiede le quote.

    Mi soffermo sullo spot premiato. Renault a mio parere ci ha pensato per benino e ha messo in atto (o rivisto) una vera propria strategia di CSR “prima, durante e dopo”, come dice nel messaggio. Obiettivo: voleva arrivare per PRIMA, almeno nel suo settore. Le altre case pubblicizzano timidamente auto un filo più verdi, Renault vuole addirittura un mondo diverso, con uno spottone corporate, che impegna tutta l’azienda e tutti gli stakeholders…

    Come ha fatto il Ceo mondiale di IBM, Sam Palmisano, nel suo intervento al Council on Foreign relation nel 2008 sul tema “Costruire il cambiamento in modo più intelligente”. Allora aveva affermato: “I nostri leader politici non sono i soli a cui è stato affidato il compito di gestire il cambiamento. Dovunque, anche chi è a capo di aziende e istituzioni, si trova di fronte a una opportunità veramente unica, che è quella di trasformare il modo in cui il mondo funziona…” Risultato: nel 2009 la classifica dei top brand mondiali colloca Ibm al secondo posto facendo registrare uno storico sorpasso su Microsoft. (Da “Invertising, Paolo Iabichino)

    Tornando a Renault, come dici tu Gio, intanto si posiziona bene nella mente degli user che nel frattempo compreranno le sue altre auto perché sanno di “buono” e di “green”.

    Ora però mi viene voglia di documentarmi meglio sul caso.

    E che il 2010 ci porti tanti di questi impegni di responsabilità d’impresa.

    Un abbraccione a poche ore dal 2010
    Mariella

  4. Retorica travestita da CSR: è questa l’impressione che mi ha lasciato questo spot.
    Non ci sono dati: bisogna crederci sulla parola che R. sa facendo le cose che afferma.
    Mette in relazione (retoricamente) cose che non c’entrano nulla l’una con l’altra: mentre parla (se non ricordo male) della difficoltà e della insicurezsa delle persone a spostarsi, mostrando i torpedoni di un qualche paese sofferente del terzo mondo, e dà la risposta di sicurezza R. mostrando una donna che spinge a piedi una elegante inglesina.
    E altre cose simili.
    Forza, creativi, create meglio: più responsabilmente!!

  5. jac, capisco il tuo punto e d’accordo sulla retorica complessiva, ma… pretenderesti dati in uno spot?

    😮

  6. yes!! se vogliamo cambiare qualcosa sul serio. Naturalmente dati in modo crestivo. E credibile. Altrimenti, continuiamo a raccontarci la solita zuppa: naturalmente in modo spettacolare, perchè se non c’è un po’ di spettacolo, che spot è?

  7. si ma mettiti nei panni di quei poveri pubblicitari: che dati migliori della concorrenza puoi trovare in una renault? asd

    non resisto e metto qualche citazione di Clarkson
    “I think the problem is that it’s French.”
    “This is a Renault Espace, probably the best of the people carriers. Not that that’s much to shout about. That’s like saying ‘Oh good, I’ve got syphilis, the best of the sexually transmitted diseases!’”
    “There are shanty towns in South Africa that are built better than Renaults”

  8. Jac… dati dati… e così qualcuno poi potrà criticare la retorica dei dati, no?
    🙂

    Intendimi bene: non sto difendendo lo spot Renault, ma cercando di mostrarne il senso e le implicazioni.

    Manuel 😀

  9. Buongiorno, gradirei sapere di chi e’ la bellissima voce narrante.
    Grazie.
    Cordialita’…

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