La doppia negazione di Pier Luigi Bersani

Dal 1993 al 1996 – prima di entrare nel governo Prodi come ministro dell’Industria – Pier Luigi Bersani fu presidente della Regione Emilia-Romagna.

Proprio in quegli anni la Regione cominciava – come molti enti pubblici in Italia – il faticoso percorso di semplificazione del linguaggio burocratico cui avevano dato impulso, a fine anni ’80, i lavori di Tullio De Mauro (per approfondimenti cfr. questa sezione del Mestiere di scrivere).

Entro la fine degli anni ’90 l’Emilia-Romagna semplificò radicalmente il suo modo di comunicare con i cittadini (almeno nei documenti scritti). Per esempio il portale Ermes fu interamente riscritto, secondo linee guida pubblicate sullo stesso sito.

Insomma, pur essendoci ancora spazio per migliorare, da allora l’Emilia-Romagna ha fatto molto per liberarsi dal burocratese, e ha cominciato a farlo proprio quando la governava Bersani.

Non altrettanto posso dire di Bersani, purtroppo. Gli esempi sono mille, parto da questo.

Nelle linee guida della Regione si legge:

«La doppia negazione è un modo contorto di affermare qualcosa: in pratica si vuole affermare una cosa attraverso la negazione del contrario. Esempio:

invece di
Non si accettano moduli non compilati in ogni loro parte

è meglio
Si accettano solo moduli compilati in ogni loro parte.»

E Bersani? Intervistato sui fatti di Rosarno, la sua prima reazione è stata:

«Mi spiace molto [= non mi piace] che il ministro degli interni non abbia perso l’occasione anche stavolta di fare lo scaricabarile sulla famosa immigrazione clandestina [e Bersani cosa sta facendo?]. Io vorrei ricordargli che viviamo da anni in vigenza [in vigenza!] di una legge che si chiama Bossi-Fini [sicuro che tutti sappiano cos’è?]».

Mi scuso per la pedanteria dell’analisi ma, data la gravità dei fatti, ho trovato che commentarla con uno scaricabarile impastato di burocratese sia stato particolarmente indecente.

Idea per una tesi di laurea triennale: analizzare il linguaggio di Bersani in base agli studi sulla semplificazione del burocratese. Ulteriori informazioni a ricevimento.

13 risposte a “La doppia negazione di Pier Luigi Bersani

  1. agreed

  2. Condivido in pieno

  3. Concordo sul linguaggio burocratese, ma per quanto riguarda il riferimento alla Bossi-Fini io credo che anche chi non la conosca capisce, visto il contesto del discorso, che Bersani si riferisce alla legge sull’immigrazione, e coglie il riferimento (la tolleranza deprecata da un leghista si basa su una legge scritta da un leghista).
    Poi sarebbe molto meglio se Bersani, o altri del Pd, spiegassero i motivi per cui la legge Bossi-Fini è cattiva sia dal punto di vista dell’accoglienza che della sicurezza, ma questo è un altro discorso…

  4. Volevo approfondire consultando la sezione del Mestiere di scrivere segnalata. Ma il sito Mestiere di Scrivere è temporaneamente irrangiugibile per aggiornamento (vedi http://mestierediscrivere.splinder.com/post/22035400/MdS%3A+comunicazione+di+servizio).

  5. E’ evidente che i meriti di Bersani nell’elaborazione delle linee guida sulla semplificazione del linguaggio burocratico siano risibili. Il Pd è un meraviglioso, scintillante contenitore vuoto: nessuna idea innovativa, solo un pastone indigesto di contraddizioni universali, comunicazione poltica confusa e inefficace. L’elezione di Bersani alla segreteria ha peggiorato il quadro.
    Berlusconi può dormire sonni tranquilli, molto tranquilli….

  6. Anghelos: i commenti brevi e “a caldo” come questo sono sempre delicati e non basta far cogliere un riferimento vago, che – concordo – in effetti si coglie, ma occorre essere semplici e diretti. Altrimenti lo spunto polemico si perde completamente o, peggio, si ritorce contro chi lo fa: “sempre a prendersela con la Bossi-Fini, ma cosa c’entra?” oppure “ma la Bossi-Fini non li respingeva i migranti? I clandestini sono in Italia contro la Bossi-Fini!”. Mi spiego?

    Miriam, sì, il sito di Luisa Carrada e temporaneamente fuori servizio, ma tornerà presto fra noi.

    Ringrazio gli altri per l’accordo, che tuttavia è indice di un quadro desolante…

  7. Cara Giovanna
    credo che la sola comunicazione non equivoca, e quel che più conta la sola risposta all’altezza della gravità della tragedia, che Bersani potesse fare sarebbe stata non verbale (o non solo): andare subito a Rosarno, e cercare di dimostrarsi capace di ascoltare (e di dar voce a) tutti i soggetti coinvolti in quella guerra tra poveri. Invece la questione migratoria vede la sinistra o oscillante o divisa: una parte accodata alla chiesa, che quindi affronta i problemi in termini di compassione, è ovviamente la parte migliore ma la chiesa queste cose le fa meglio e in ogni caso è la chiesa non la sinistra. Un’altra parte accodata a Berlusconi , vedi Cofferati a Bologna, evita temi come questi perché dice che la gente non capisce, che la gente vuole sicurezza e alla fine dà ragione alla lega, che oltre tutto la politica paranoica e razzista la fa ovviamente meglio. Non ottiene consensi ma alimenta il clima che sta affossando la convivenza civile. La reazione di Bersani che tu citi è l’eco imbarazzata di questa oscillazione, divisione e alla fin fine impotenza.

  8. Ecco, cosa mi fa rabbia, da calabrese. L’idea che la convivenza civile sia terreno per chiese e volontari, e non progetto su cui la politica – la cultura politica di sinistra – possa impegnarsi senza balbettii

  9. Eh, caro Peppino in sostanza sono d’accordo, naturalmente.
    Ma temo che la reazione di Bersani non sia solo “l’eco imbarazzata” come dici tu: è lui che è rimasto più indietro del 1993, purtroppo, dal punto di vista della comunicazione e del modo in cui un leader politico dovrebbe cercare di entrare in relazione con i cittadini.

    Con questo, non sto dicendo affatto che i suoi concorrenti alle primarie fossero migliori. Diversi, ma niente affatto più capaci, seppure per ragioni diverse da Bersani.

    Angelo, come ti capisco.

  10. Questa non potrebbe essere la prova del fatto che, nel PD, “ci facciano” e non “ci siano”?

    In altre parole se Bersani sa benissimo cos’è il burocratese e poi lo usa e risulta poco incisivo, non rivela la sua intenzione di *voler* essere poco incisivo?

  11. No, caro comizietto, non è capace e basta. In Italia i corsi di comunicazione nelle istituzioni e nei partiti si fanno, ma i dirigenti non li frequentano. Da sempre.

    Io stessa sono stata coinvolta a un tenere un corso all’interno del Pd: tutti bravi e motivati i presenti, ma NESSUNO delle sfere alte. Neanche per sbaglio.

    E poi, per fare come dici tu, bisognerebbe essere davvero molto molto molto bravi a comunicare. Altra storia, insomma. 🙂

  12. Pensiamo quanta motivazione possano avere i nostri politici a fare politica..i non risultati sono lampanti..e il fatto che escludano a priori possibilità che gli vengono offerte per migliorare la situazione ne sono la conferma.
    Sono sempre più convinta che sia solo un problema di mantenimento di casta ed il PD un grande contenitore vuoto di ideali “volatili”.

  13. Pingback: Un aiuto gratuito per il PD lombardo (e non solo) « Ilcomizietto

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