Studenti&Reporter

Parte oggi la prima puntata di una nuova rubrica (per ora quindicinale, poi vedremo) che sto curando, assieme agli studenti della laurea Magistrale in Semiotica, di cui da qualche mese sono presidente, per l’edizione bolognese di Repubblica: «Studenti&Reporter».

Faremo ricerche e inchieste sul territorio bolognese, nell’ottica di un civic journalism con tre anime: gli studenti, i giornalisti professionisti e il mondo accademico. E la mia mediazione. 🙂

Questo è il primo articolo, di Marco Salimbeni e Valentina Scattolari:

Il preservativo? No grazie. Le mille scuse dei giovani

E questa è la mia introduzione alla rubrica e alla prima inchiesta, che verte sul non uso del preservativo da parte dei ragazzi. Il resto, su carta.

LA RUBRICA

Studenti&Reporter nasce per sperimentare una nuova forma di collaborazione fra il giornalismo professionale e l’università. Abbiamo messo insieme alcuni studenti della laurea magistrale in Semiotica, una loro docente e la redazione di Repubblica Bologna, per fare ricerche e inchieste sul nostro territorio. Si parla sempre più spesso, oggi, di giornalismo partecipativo, che è il modo in cui i cittadini contribuiscono a diffondere notizie e opinioni, usando la rete e affiancando i professionisti. Si discute spesso, da un lato, della credibilità delle fonti non professionali; dall’altro, dell’importanza sempre maggiore che hanno per l’informazione.

Trovare un equilibrio fra giornalismo tradizionale e apertura alle nuove fonti non è facile. Studenti&Reporter ci proverà, combinando l’entusiasmo dei più giovani, l’esperienza dei professionisti e l’approfondimento accademico.

LA PRIMA INCHIESTA

Per cominciare affrontiamo un tema non abbastanza trattato dai media: la prevenzione delle malattie a trasmissione sessuale. Secondo gli ultimi dati dellIstituto Superiore di Sanità, nel 2009 in Italia ci sono stati circa nuovi 4000 casi di sieropositività e 1200 di Aids conclamato. Il 74% dei contagi avviene tramite rapporti sessuali, la maggior parte dei quali eterosessuali.

Nel 2009 l’Emilia-Romagna ha istituito un sistema di sorveglianza regionale sulla sieropositività, che include l’acquisizione dei dati 2007 e 2008 provenienti dall’Osservatorio provinciale di Modena e dall’Ausl di Rimini. Fra le regioni e province in cui è attivo il sistema, abbiamo scoperto che purtroppo nel 2008 l’Emilia-Romagna aveva il maggior numero di contagi, con 9,1 casi su 100.000 residenti.

L’Italia è uno dei pochissimi paesi europei che non fa quasi nulla per sollecitare le persone eterosessuali a usare il preservativo, che resta il metodo in assoluto più efficace per prevenire non solo il contagio di Hiv, ma tutte le malattie a trasmissione sessuale. L’argomento è infatti confinato al mondo LGBT (Lesbiche, Gay, Bisessuali, Transgender), come se solo loro dovessero usarlo. Forse si dà per scontato che questa pratica sia diffusa e normalizzata.

Però ci siamo chiesti: è proprio vero che i bolognesi lo usano? E cosa fanno le istituzioni locali? Per rispondere alla prima domanda siamo partiti dai giovani, intervistando i ragazzi delle scuole secondarie e gli studenti universitari. Per la seconda siamo andati in Regione, in Comune e all’Ausl di Bologna.

11 risposte a “Studenti&Reporter

  1. Ho fatto il test per le malattie sessualmente trasmissibili un anno fa, fortunatamente tutto negativo. Io e la mia ragazza stiamo insieme da otto anni e dopo la fase inziale del nostro rapporto, durante la quale abbiamo usato “a tratti” il preservativo, abbiamo affidato la nostra pratica contraccettiva alla pillola. Ma per tre lunghi anni, sia io che lei, senza parlarne ( o parlandone pochissimo), abbiamo coltivato dubbi e timori sulle nostre precedenti esperienze sessuali. Poi lei, spinta dall’insorgenza da un problema rivelatosi curabile, ha fatto il test, tutto negativo, tranne l’Hpv, il virus del Papilloma, ceppo fortunatamente non preoccupante. Io ho aspettato ancora un po’. Il resoconto della mia esperienza conferma quanta superficialità ci sia sulla questione. Spesso io e la mia ragazza ci siamo detti “ma io sono stato solo con persone d cui mi fidavo!!”.
    Assurdo. Vorrei comunque segnalare che il servizio ambulatoriale MTS dell’ospedale S. Orsola di Bologna è efficace e tempestivo. Per cui basta poco, per fare prevenzione.
    Complimenti Giovanna per il tuo progetto, come al solito!

  2. Bella rubrica intelligente che farà far le ossa agli aspiranti semiologi giornalisti. Dal momento che il preservativo pare essere uno dei temi più sentiti da Giovanna, voglio provare a dare il mio modesto contributo. Sono infatti convinto che siano in fondo solo 4 i punti che spingono le persone a snobbare il preservativo e la sua funzione protettiva. Due hanno una qualche razionalità e due sono figlie di valutazioni erronee. Naturalmente non ha senso fare valutazioni transnazionali, perché se si vuole capire la psicologia dell’italiano che ritiene accessorio l’uso del profilattico, occorrerà emulare la sua quotidianità psicologica.
    1) Può sembrare offensivo dirlo, soprattutto nei confronti di Paesi flagellati dall’Aids, ma i contagi da Hiv sono in Italia statisticamente parlando minuscoli. Solo 5 persone su 100000 contraggono il virus per via sessuale e poco meno di 7 in assoluto. Se inoltre si legge il dato dei casi di Aids conclamato, e li si stratifca con il numero di contagi HIV degli anni precedenti, se ne constata un fatto: non tutti i contagiati evolvono verso lo stadio Aids, per motivi genetici o farmacologici.
    2) Di Aids in Italia, a oggi, difficilmente si muore. Nel 2008 i casi di decesso sono stati poco più di 200. Come si fa a pretendere che la popolazione avverta come minaccia una malattia che uccide nell’ordine di una persona su 300000 (ovvero lo 0,000003%) quando il semplice fumo di sigaretta, stando al Ministero della Sanità, ne uccide tra i 70000 e gli 80000 all’anno? Se aggiugiamo che la totalità della popolazione ha interiorizzato che le terapie dell’ultimo decennio di fatto rimandano la morte a data indefinita e migliorano la qualità di vita del paziente enormemente, è facile capire perché altra sia la classifica nel proprio personale catalogo delle paure.
    3) Sa chi legge rispondere alla semplice domanda tecnica: “come si contrae nel dettaglio di un rapporto sessuale l’HIV?” Si badi, non sto parlando della semplice risposta magica che basta introdurre la codina del lui in una delle cavità anatomicamente compatibili dell’altro/a. La risposta è complessa e personalmente ci ho messo anni a capire ciò che non è del tutto chiaro nemmeno alla classe medica. Un rapporto orale è teoricamente a rischio ma poiché l’Hiv tende a degradarsi in fretta in presenza di ossigeno, ecco che un bacio o pratiche più succose non rappresentano un così probabile rischio. Ma chi legge sa spiegare se occorra un’ulcerazione di un tessuto o basti la promiscuità dei liquidi? E quali liquidi, tutti o alcuni?
    A) Saliva sì, ma la popolazione non va terrorizzata e siccome è improbabile fare un uso in compartimenti stagni della saliva, meglio dire che non c’è contagio. Ma se due bocche volessero serrarsi in un abbraccio da apnea duratura, in significativa assenza di ossigeno per qualche minuto, lo si sappia, c’è rischio di contagio.
    B) Sperma, ovviamente. Ma anche qui la questione è delicata. Cosa porta al contagio, eiaculare in terra fertile o in quella parente di Gomorra? Eiaculare su un tessuto chimicamente compatibile (e quali)? Eiaculare in un tessuto ulcerato o lacerato? Rispondere, prego.
    C) Liquido lubrificante di lui o lei. E su questo punto, sopratutto parlo per i maschietti, l’ignoranza può essere colossale visto che non è un liquido così percepibile e noto quello emesso dalla propria appendice pendula.
    Perciò si veda come l’ignoranza sia giusitficata e abbia un ruolo chiave- e qui davvero gioca anche la classe medica che non dice o non sa o entrambe.
    4) Si arriva perciò all’ultimo punto, al diagramma di flusso della coscienza degli amanti prossimi all’amplesso:
    Lui: è bella, ho studiato greco e credo che kalos kai agathos, perciò non può non essere buona e sana. E poi chi avrà avuto oltre a me se non persone del mio livello, quindi sane e belle? Siccome io scelgo lei, non può certo lei essere di meno a me, perché le mie scelte sono avvedute, quindi la scelta è ancora una volta avveduta [Come ragiono bene nella mia circolarità da petizione di principio]. Ah, c’è la questione della protezione…Io dovrei proteggere lei? Ma da cosa? Sono sano io, ecchecavoli, mica ho i bubboni di quell’attore del film sull’Aids. La sifilide? E chi se la fila, non c’ho manco il numero di telefono. So che c’andava Nietzsche ma poi deve aver rotto. Cosa dice?Lo scolo? Cosa devo scolare, scusi?
    Lei: Glielo chiedo o non glielo chiedo? Faccio più figura se glielo chiedo ma poi ne facciamo a meno o se non glielo chiedo proprio? Se glielo chiedo poi non mi considererà mica di quelle freddine come la Giovanna, che per me è una tutta precisina, tutta perfettina e studia medicina, che ci fa du’ palle con questa protezione… E poi è sano, no? Si vedrebbe se non lo fosse. Ci sono andate a letto anche la Lucia e la Beatrice, quella porca, che lei se ne intende…
    Se non lo propone lui, non glielo chiedo manco morta. O com’era quella faccenda dell’aids? Si contagia con il seme? No dai, non glielo chiedo, eppoi noi siamo tanto alla moda, mica ci scappa l’incidente e resto incinta: o voi che si finisca in vaso debito? Ma no, dai, chissà dove la va a finire la su’ esuberanza del Sertoli…

  3. Errore: mortalità =0,0003%, non 0,000003%.

  4. Giovanni, grazie per la testimonianza, che secondo me rispecchia moltissimi vissuti su questo tema, in Italia. In ogni caso, ricordo che il preservativo serve anche a evitare il contagio di ALTRE malattie, no solo l’HIV.
    E lo stesso papilloma, a cui tu fai riferimento, certo non è grave ma specie per le donne non è esattamente desiderabile, per tanti motivi su cui non mi dilungo qui.

    Ugo, mi dispiace ma non condivido questa tua analisi, non tanto nei dettagli – che come sempre sono documentati e corretti – quanto per le implicazioni, che sembrano suggerire: «La Cosenza esagera, suvvia, il rischio non è così alto».

    Ebbene, le persone NON SONO STATISTICHE. E se si ammala anche una sola persona, sicuramente non entra in nessuna statistica, ma se sei tu o è il tuo migliore amico, vedrai che una differenza c’è.

    E qui rispondo alla domanda che sicuramente molti si sono fatti, in questi giorni: «Ma perché mai la Cosenza ha questo chiodo del preservativo?».

    Fortunatamente di Aids non si muore più come una volta, certo. Ma ancora si muore. E non solo in Africa. Perché ho il chiodo fisso? Perché avevo un’amica, anni fa, e ora non ce l’ho più. Causa marito che aveva relazioni extraconiugali senza preservativo. È più chiaro adesso?

    Inoltre, anche se con la sieropositività si convive, leggetevi questa recente lettera scritta al Corriere di Milano da una giovanissima studentessa della Bocconi:

    http://milano.corriere.it/notizie/cronaca/10_gennaio_5/lettera-studentessa-bocconi-sieropositiva-aids-contagio-1602245805088.shtml

    Prendete precauzioni, ragazzi. Pretendetele, ragazze. E con questo, passo e chiudo.

  5. La penso come Giovanna.
    Ma la mia motivazone principale è questa: anche se statisticamente l’Aids non si avvicina nemmeno ai dati dei decessi causati dal cancro, la grande differenza che c’è tra queste patologie è che il diffondersi della prima si può evitare con un comportamento responsabile.
    Quindi il margine di intervento della sensibilizzazione pubblica allo scopo di arginarne la diffusione è altissimo. Per questo a mio avviso vale sempre la pena di parlarne, negli spazi pubblici, come questo blog.

    Per questo stesso motivo, in riferimento al post precedente, quando si fa una pubblicità del cappuccino conviene aggiungere alla fine che comunque si era portato ANCHE il preservativo…Non costa niente e si guadagna un messaggio positivo. Poi ovviamente non c’era neanche il messaggio contrario, su questo sono d’accordo con GP. Ma perchè lasciare l’ambiguità?

    Comunque non si può criticare Giovanna come se fosse un’amica fissata che quando si esce ti tira sempre fuori l’argomento condom. In questo spazio parla a molti, non a quattro amici già sensibilizzati.
    Quindi fa bene a parlarne.

  6. Sì, lo so che sembra piaggieria. Ma non lo è.
    Mettetevi sto preservativo e state buoni!! 🙂

  7. Quoto Giulia. Segnalo anche il video postato il 19/01 da Bloguerrilla, uno dei blog segnalati da Giovanna. Semplice, diretto, non tratta la sessualità come un tabù. Con quanta semplicità la ragazza traccia uno scudo protettore attorno al povero disperato pene…
    PPS: “Studenti&Reporter”… davvero una bella opportunità per gli studenti. Brava Giovanna : )

  8. So che è un aspetto marginale rispetto al problema della prevenzione di AIDS e altre malattie sessualmente trasmissibili, ma nelle testimonianze raccolte mi ha colpito molto anche la costante equiparazione della gravidanza e della malattia.
    Bravi gli studenti reporter.
    V.

  9. Bravi ed un grande in bocca al lupo!

  10. Cara Giovanna, le tue motivazioni non fanno una grinza. Ho capito.

  11. Approvo senza riserve il suo impegno nel tenere vivo l’interesse su questo tema. Per restare nell’ambito del quale mi occupo – la comunicazione sociale -ho sempre trovato incredibile l’inadeguatezza dell’approccio italiano, sia in termini qualitativi (spesso imbarazzato, pavido, colpevolizzante) che, soprattutto, in termini quantitativi: sembra che l’Aids (e le relative campagne di informazione o prevenzione) sia “roba da anni 80”, come il Commodore o la Disco.

    Un elemento di riflessione al proposito credo possa venire dal nuovo spot di Aides (l’associazione francese per la lotta all’Aids) http://www.aides.org/ .
    A prescindere dalla sua efficacia (se ne può discutere) la domanda è: cosa succederebbe in Italia se qualcuno osasse proporre uno spot così? … o come quelli della belga Allesoverseks (http://www.youtube.com/watch?v=spxrtL_-iPA&feature=player_embedded)… o come qualunque altro (gli esmpi sono infiniti) considerato assolutamente normale nei paesi “avanzati”?

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