Flavio Delbono: l’epilogo

Come tutti sanno, ieri pomeriggio Flavio Delbono ha fatto dietrofront rispetto a quanto dichiarato sabato (vedi il post di ieri) e si è dimesso.

A sinistra la mossa è già stata salutata – inevitabilmente – come un chiaro segno di trasparenza e «differenza» del Pd rispetto al Pdl.

Un esempio per tutti la dichiarazione di Romano Prodi, che aveva appoggiato Delbono durante la campagna elettorale: «Il suo è un gesto di grande sensibilità nei confronti di Bologna. [Le sue dimissioni] dimostrano un senso di responsabilità verso la comunità che va al di là dei propri obblighi e delle proprie convenienze. Delbono ha confermato, a differenza di altri, di saper mettere al primo posto il bene comune e non le sue ragioni personali» (Repubblica, 25 gennaio 2010).

Prevedo che dichiarazioni di questo tipo si moltiplicheranno nei prossimi giorni, per rincarare gli attacchi a Berlusconi: laddove questi non si dimette mai, i leader del Pd (da Del Turco a Marrazzo, fino a Delbono) lo fanno subito. Come per dire: noi guardiamo al bene comune e se sbagliamo paghiamo, Berlusconi no.

Purtroppo però non vedo le dimissioni di Delbono come un indice di maggiore trasparenza, né di maggiore attenzione al bene comune, ma come un segno di debolezza del sistema di alleanze economiche, sociali e politiche che lo ha sorretto.

In altre parole, il Pd e la sua rete economico-sociale non hanno né il potere né la cultura per seguire fino in fondo le strategie di tipo berlusconiano che pure, per qualche giorno, Delbono e i suoi avevano tentato. Neppure in Emilia-Romagna, dove il sistema è dominante da molti anni, con scarse o nulle alternative.

Ieri Gad Lerner ha annunciato che Delbono sarà ospite de «L’infedele» la prossima settimana. Spero che non ci vada.

Se il Pd vuole perdere altri voti, non ha che mandarlo in tv. Ma su questo torneremo.

11 risposte a “Flavio Delbono: l’epilogo

  1. Ciao e’ la prima volta che scrivo, ma seguo sempre questo blog con molto interesse. Sono di Bologna, ma vivo all’estero da un po’ di mesi! Ho una formazione scientifica e quindi i miei interventi probabilmente sono un po’ ingenui ..

    Io quello che non capisco nelle situazioni come questa e’: come mai quando quelli di destra vengono travolti dagli scandali e nessuno si dimette tutti parlano di persecuzioni; e quando invece succede a sinistra passa il messaggio “ecco vedi allora era colpevole”? La spiegazione e’ ancora la solita che Berlusconi possieda tv, stampa, ecc? .. E che possa plasmare l’opinione pubblica come meglio creda?

    Nel tuo articolo parli di “strategie Berlusconiane” come di una possibile soluzione ai problemi, ma davvero ci dobbiamo arrendere a queste strategie? Non si riesce a far passare altri concetti? Diciamo piu’ “di sinistra”?
    Un’ultima domanda che mi sono fatto e che non sempre sono riuscito a rispondermi di no e’: per vincere bisogna inseguire Berlusconi sulla sua stessa strada? A tratti penso di si’ perche’ ha plasmato talmente tanto la societa’ e gli elettori che oramai e’ questo il campo su cui ci si dovrebbe battere, per far passare altri valori bisognerebbe prima fare un bel lavaggio del cervello a meta’ degli italiani!

    Saluti

  2. più che altro mi viene cinicamente da pensare che:

    – se le accuse sono vere evidentemente le persone che dovevano curare la sua immagine durante la candidatura hanno sbagliato lavoro se non avevano già pronte le armi per gestire una cosa che poteva trapelare così facilmente;

    – se le accuse sono false (?), allora Delbono ha fatto bene a dimettersi solo ieri: non ci sono i tempi tecnici per andare alle elezioni prima di un anno, e si spera che il PD nel frattempo possa organizzarsi decentemente

    In ogni caso concordo che andare in tv mi pare molto controproducente per il partito

  3. Mi sembra assolutamente centrale e degno di riflessione quello che ha detto Giovanna, un dato che viene sempre sottaciuto o sottostimato nelle analisi politiche: Berlusconi fa quello che fa perché ha una storia di cui non si vergogna e che piace, e sa di godere di un consenso politico amplissimo (conseguenza, anche, che piaccia o no, di quella storia umana).
    Craxi, invece, fuggì perché aveva una storia, ma non aveva consenso politico. Andreotti si fece processare perché non aveva né storia, né consenso politico. Del Bono si dimette perché è un nulla di bell’aspetto, privo di storia umana e politica minimamente attraente e di rappresentatività.
    Vendola, nonostante i guai giudiziari della sua giunta, i pareri contrastanti sulla bontà del suo governo e la minaccia di una possibile incriminazione personale nelle vicende della sanità pugliese, si ricandida a dispetto dei fanti e dei santi, sfida l’apparatnichki di partito (un altro nulla di bell’aspetto) sul consenso popolare e lo distrugge, perché ha una storia che piace, non se ne vergogna (il mitico orecchino è lì a mostrarla), e ha un grande consenso popolare.

    (È per questo, tra le altre cose, che la campagna dei fogli di destra e chiesastici contro Emma Bonino mi sembra controproducente: non fanno altro che connotare ulteriormente la candidata radicale con la sua storia, anche coraggioisa, di cui Bonino non si è mai vergognata, e che, per lo più, piace).

  4. (Il naturale corollario di ciò è che la fine della parabola di Berlusconi non potrà mai essere giudiziaria, ma solo politica, con tutto quello che questo implica per l’opposizione in costruzione di nuovi frame e di nuove modalità di pensare la politica e di comunicarla. Magari qualcuno lo capirà, prima o poi).

  5. A Bologna maturano cose molto interessanti: il sistema di potere che ruota intorno al Pd si sta indebolendo, come nota giustamente Giovanna; e in tutto il paese, poco alla volta, stanno emergendo personalità politiche che hanno una storia, la cui importanza è sottolineata da Vittorio: Berlusconi ce l’ha già da un pezzo, se vogliamo ce l’ha anche Fini, ma adesso emergono anche a sinistra, con Vendola e la Bonino.
    Tornando a Bologna, penso alla vicenda tra Ignazio Marino e il Sant’Orsola, a prescindere da quanto quegli eventi siano veri e verificati: può essere l’atto fondante di una “narrazione” anche per lo stesso Marino, che da semplice rappresentante di una corrente di partito può diventare lo specialista onesto osteggiato dai poteri forti?
    Se la risposta è sì, e anche dentro il Pd, e nelle sue roccaforti, iniziano a imporsi le nuove modalità di azione politica, allora ci sarà da divertirsi. Se la risposta è no… beh, bisognerà sgomberare le macerie.

  6. Anghelos, ?

    Vittorio, !!!

    Giovanna, sono d’accordo e sottoscrivo in special modo la conclusione.

    Spero di leggerti presto in merito, conforme a tuo proposito.

    Ciao,

    V

  7. Personalmente la strategia di comunicazione berlusconiana non piace, ma è vero che seguirla un po’ sì e un po’ no non è una grande idea. E anche seguirla senza esserne capaci o averne i mezzi non è una grande idea.

    Rimane il problema numero uno: prima di fare qualcosa in politica bisogna avere un’idea chiara. Almeno una. 🙂

  8. Domenica a pranzo, ventiquattro ore prima dell’annuncio delle dimissioni, vado a pranzo dalla famiglia della mia morosa; una classica famiglia bolognese quasi d’altri tempi direi, un mucchio di fratelli e sorelle tutti fra i cinquanta e i sessanta, tutti zoccolo duro che più duro non si può della base del Partito a bologna – tra fede e folklore, santino di Dozza in sala da pranzo incluso. L’aria però non era quella solita del conciliabolo familiare; c’era qualcosa, una pesantezza incredibile di fondo; quello che ho visto nei loro occhi, nelle sfumature dei discorsi aveva un qualcosa di surreale. Ho visto persone dalla fede pressocchè incrollabile (cosa praticamente inconcepibile nella mia generazione tra i venti e i trenta anni) in preda a uno smarrimento: Lo smarrimento di una classe dirigente seria. Queste persone, che sono un campione abbastanza fedele dell’ ancora notevole consenso “storico” del Partito in città, sono già state costrette da tempo a non voler vedere tante cose. Per esempio, se un giovane chiede loro come mai il Partito abbia abdicato all’antica vocazione di difesa dei lavoratori, sono costretti a far finta di niente. In cuor loro sanno benissimo come stanno le cose, ma la fin qui la fede ancora li sorregge. Come pensano ad esempio che Bassolino dovrebbe dimettersi, dopo la marea di casini emersi in campania, ma ancora una volta, la vecchia disciplina e la fiducia verso le decisioni dei vertici riescono a imporsi. Fino a qui tutto bene. Ora apprendono invece che la loro amata città si ritrova a rischio commissariamento per una vicenda dalle sfumature quantomeno grottesche. Si trattasse solo di un politico che va a gnocca, nessun problema, potrebbe anzi essere quasi un titolo di merito. Ma apprendere ancora una volta che qualcuno delle proprie fila si fa beccare con le dita nella marmellata, e non solo per qualche viaggetto di troppo, ma addirittura col sospetto di giri di soldi in nero dall’amico che avuto in appalto il sistema informatico del Cup, comincia a diventare troppo. Perchè significa tirare giù l’ultimo bastione in cui queste persone in totale buona fede hanno sempre creduto: Noi non siamo come Loro. Anche per una vicenda tutto sommato piccola come questa, nei loro cuori viene giù un altro pezzo di quella “superiorità morale” in cui hanno sempre confidato. E quando anche i sessantenni come loro si incazzano per davvero, sono guai.
    Guai seri.

  9. Ad ogni modo, Delbono sarà in diretta stasera a Otto e Mezzo, senza bisogno di aspettare sabato prossimo.

  10. @Comizietto: io non ho parlato di strategia di comunicazione berlusconiana. Ho parlato di storia e di seguito popolare. Imitare Berlusconi senza averne la storia sarebbe peggio che controproducente, sarebbe ridicolo.

    La strategia comunicativa di Berlusconi È la sua storia, costruita in migliaia di meeting aziendali e di riunioni prepartita, così come la strategia di comunicazione di Obama È la sua storia, così come la strategia di comunicazione di Vendola È la sua storia, così come la strategia di comunicazione di Bonino È la sua storia.

    Sperare che dei personaggi del tutto inattraenti come Franceschini o Boccia o Del Bono abbiamo una strategia di comunicazione efficace è del tutto inutile, perché una strategia non si può fondare sul nulla: si deve fondare su cose che le persone cui si rivolge la comunicazione sanno già. Sono personaggi che vanno bene in Emilia o in Toscana, dove il voto ideologico è ancora preponderante.

    Franceschini, quando giurò nelle mani del padre, un po’ l’aveva capito, questo: fu un tentativo, molto maldestro e malriuscito, di creare una piccola mitologia personale e di connotare con quella il suo messaggio politico, tutto di un colpo. Però poi devi essere capace di coltivarla e di rinforzarla, questa mitologia, con una condotta coerente. Berlusconi, ci piaccia o no (e a me non piace assolutamente) ci è sempre riuscito, così come Vendola e Bonino. Per cui, Comizietto, ci vogliono idee ma anche facce e storie per venderle, purtroppo

  11. Chissà se andrà da Lerner, ma stasera era a Otto e mezzo e ha fatto una figura barbina (IMHO, ovviamente)

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