Archivi del giorno: giovedì, 28 gennaio 2010

Delbono in tv 2

A completare il post di ieri, oggi su Repubblica Bologna è uscito un mio editoriale.

(E con questo, per un po’ la smetto su questo tema. Prego chi non vive a Bologna di immaginare quanto sia desolante, qui, la situazione. 😦 )

Andare in tv in quel modo peggiora solo la situazione

Martedì sera Flavio Delbono era a “Otto e mezzo”, nella sua prima apparizione televisiva dopo il cosiddetto Cinzia-gate. La sera prima, Gad Lerner aveva annunciato che lunedì prossimo sarà anche a “L’infedele”. Forse sono previste altre apparizioni che non so.

Dal punto di vista comunicativo non è un’idea felicissima, né per il Pd locale né per quello nazionale, che Delbono entri nei palinsesti nazionali con la strategia comunicativa che ho visto in atto da Lilli Gruber.

Innanzi tutto, ha cominciato e concluso l’intervento lamentando come in Italia sia sempre più diffuso il costume di strumentalizzare a fini politici faccende “personali”, per trasformarle in questioni giudiziarie e impedire ai leader di amministrare la cosa pubblica. Ora, l’uscita non è affatto casuale, perché lunedì pomeriggio Delbono aveva detto cose analoghe anche ai giornalisti locali, subito dopo aver annunciato le dimissioni. È lampante lo stile berlusconiano di queste dichiarazioni. Il che non sarebbe in sé un male, dal punto di vista strettamente comunicativo (Berlusconi è un ottimo comunicatore), se non fosse che in questo  caso produce un triplo risultato negativo per il Pd.

Primo, fa un regalo non richiesto (e sicuramente gradito) al centrodestra, che si vede rinforzata da sinistra la posizione che da sempre il Presidente del consiglio tiene sulle sue vicende giudiziarie e personali.

Secondo, riproduce per l’ennesima volta l’errore comunicativo di base che tutti i leader del Pd fanno sempre: se non parlano di Berlusconi esplicitamente, vi alludono implicitamente, imitando tratti fondamentali della sua comunicazione o addirittura riproducendo alcuni suoi contenuti.

Terzo, uno stile smaccatamente berlusconiano in un leader del Pd disorienta la componente “dura e pura” dell’elettorato del partito, componente ancora forte soprattutto in Emilia-Romagna, dove si digerisce a fatica una separazione così netta delle questioni personali ed etiche dalla politica. Questa cattiva digestione, oltre ad addolorare i militanti della vecchia leva e molti giovani (basta leggere le reazioni in rete), contraddice il significati profondi che erano impliciti nell’atto di dimissioni: Delbono aveva dichiarato di dimettersi per il bene della città, e per potersi difendere con più tranquillità se rinviato a giudizio. Non per riapparire il giorno dopo sotto i riflettori della televisione nazionale, con una strategia comunicativa che per giunta porta acqua al mulino degli avversari.

Lo sconcerto che questo cumulo di contraddizioni produce in molti elettori Pd rischia di portar via voti al partito locale. La ribalta nazionale rischia di amplificare il problema anche fuori dall’Emilia-Romagna.