La tristezza del mondo, vista da una chat

Comincio con una citazione tratta dal bel libro Eretici digitali (devi leggerlo!) di Massimo Russo e Vittorio Zambardino, a proposito di quanti demonizzano la rete e i nuovi media, facendo di tutta l’erba un fascio (da facebook alle chat, da YouTube ai siti porno):

«Il “male esiste”, come si suol dire, ma il racconto del male non è neutro. Il video che un gruppo di adolescenti italiani pubblica on line per compiacersi delle sevizie inflitte a un compagno di scuola disabile è un documento eccezionale, che solo grazie a uno strumento portentoso di verità e conoscenza è potuto arrivare fino a noi. Eccezionale perché ci fa conoscere un lato marcio e oscuro della nostra esistenza che forse esiste da sempre. E invece no, la risposta sta nella demonizzazione del mezzo; si veda la reazione del ministro di allora, che chiese un “filtro” alla cinese.» (M. Russo, V. Zambardino, Eretici digitali, Milano, Apogeo, p. 9).

Mi scrive Manuele, studente di Semiotica che in questi mesi si trova a Parigi per l’Erasmus. Ha appena scoperto quello che chiama l’«ultimo giocattolino di Internet», Chatroulette.com. E non ci è stato bene. Il pezzo di mondo che Manuele ha visto in questa chat è triste e vuoto. Ma il suo racconto non demonizza la rete, non banalizza né generalizza, e la sua malinconica partecipazione induce a riflettere.

Per questo te lo propongo:

«Per tre giorni a settimana faccio il cameriere in un ristorante italiano per guadagnarmi qualcosa. A fine serata ho convinto il mio datore di lavoro a provare insieme questo giocattolino. È una videochat ad accesso anonimo e privo di iscrizione (quindi “immediatezza” e facile “fruibilità”), che ti connette con un altro utente a caso. Si attacca la webcam e si aspetta che appaia in pochi secondi il nostro nuovo amico.

Se non ci piace basta premere F9 e avanti un altro.

Uno zapping di casi umani. Ci si può parlare se entrambi si ha il microfono, o si può scrivere chattando. La maggioranza (circa 9 su 10) sono maschi, e appena capiscono che sono un maschio pure io, cambiano (“ZAP”). Tra questi, una parte tiene inquadrato il pisello durante l’atto di masturbarsi (“ZAP”). Questa categoria è straordinariamente costante.

Io e il mio capo ci siamo poi imbattuti in due ragazze carine con cui abbiamo inziato a chattare. Erano spagnole e ci hanno detto che erano a caccia di pervertiti. “Why?” gli scriviamo. Ci rispondono che per 3-5 euro tramite PayPal.com (servizio che permette transazioni on-line) avrebbero fatto vedere le tette e fatto qualsiasi altra cosa. Il mio capo scherza e fa vedere un biglietto da 100 euro alla webcam, ci ridiamo sopra e cerchiamo di continuare la conversazione.

Non abbiamo il tempo di scrivere che loro si alzano e ci fanno vedere le tette. Occhi e bocca spalancati da parte nostra. Non per le tette (non ci trovo niente di erotico in un atto così), ma per il gesto. Non potevamo crederci. Lo fanno davvero. Insistiamo con il nostro “Why?”. Rispondono che in questa maniera fanno circa 300 euro a settimana e si possono comprare qualche cosa (“some stuff”).

Le salutiamo e andiamo avanti, tra tizi che ci fanno versi, linguacce, gente in maschera, gente che suona la chitarra, una ragazza che fa una fellatio, finte webcam dove invece ti inviano un filmato porno in loop. Tutti contatti di qualche secondo o microsecondo. Insomma, la giungla e i suoi insetti.

Quando torno a casa voglio fare un altro tentativo. Sto per andare a letto ma provo. Stessa storia, ma questa volta incontro anche diversi gruppi di ragazze che ridono e cambiano dopo qualche istante. Finalmente, dopo forse 100 contatti, trovo due giovani, un ragazzo e una ragazza. Iniziamo a chattare. Sono di New York, in uno studio radio. Parliamo di musica e mi faccio dare qualche nome di band che loro ascoltano e che io non conosco.

Dopo qualche minuto ci salutiamo e continuo. Trovo pure un gruppo di ragazzine (16-17 anni) koreane con l’aria divertita, che mi chiedono di dove sono io, e cercano di farmi capire che loro sono di un’isola che si chiama Dokdo, che i giapponesi la rivendicano, che loro sono lì da centinaia di anni e che devo farlo sapere ai miei amici. Saluti e “ZAP”.

All’ennesimo pisello eretto stacco e vado letto. Penso. Rifletto. Meccanismi di significazione, struttura immanente, interpretazione. Vuoto e tristezza. Sesso trasgredire sesso trasgredire sesso trasgredire sesso trasgredire sesso.

Veramente è tutto qua? Cosa ci succede? Un mezzo pericoloso che non serve a niente, ecco tutto. Fatta eccezione per l’isola di Dokdo di cui ora vengo a conoscenza e qualche band metal. Ma ci sono voluti troppi contatti prima di questi.

La brevità della cosa, il richiamo allo zapping televisivo, tutte quelle facce da divano annoiate in cerca di sesso e trasgressione. Ancora un altro mezzo che potrebbe essere usato in tante belle maniere, ma che si riduce a questo. Aumentano i mezzi ma diminuisce la capacità di saperli usare (e non di farsi usare).

Sono confuso e ci sto ancora riflettendo. Penso alla prostituzione di quelle due ragazze. Così semplice e indolore. Così divertente e innocente per loro. Anche se qualche riflessione l’hanno esternata “Maybe we are like whores”. Oh no, non dite così. Togli “maybe”.

Adesso mi scuso con lei. Troppo lungo lo sfogo. Ma le volevo affidare del materiale fresco da prima linea. Devo capire e lei può aiutarmi. Sono in crisi e devo uscirne. Pensi che due settimane fa mi sono pure cancellato da Facebook. La semiotica mi sta dando delle risposte, Marcuse pure. Sento sempre il riverbero di un grido disperato che rimbalza e fa eco tra i corpi della gente.»

Io gli ho già risposto, chiedendogli fra l’altro di pubblicare la sua mail. Tu cosa gli diresti?

17 risposte a “La tristezza del mondo, vista da una chat

  1. è triste vedere le potenzialità infinite del web ridotte a questo (non solo la chat in questione, ma tanti altri luoghi di internet compreso Facebook). E’ il bello e il brutto dell’internet disponibile alle masse. Abbiamo tutti il giocattolino. Lo consideriamo giocattolino. Tanto che male c’è? Siamo sempre dietro uno schermetto.
    Internet è fatto dalle persone, le persone, come nella vita di tutti i giorni, fanno anche questo. Mostrare le tette per 2 soldi…

  2. Giovanna non eri proprio tu ad aver postato uno spot olandese dove due ragazzi si trovano in una video chat anonima e iniziano una gioco erotico per poi scoprire che stanno chattando con il proprio fratello/sorella nella camera accanto? A mio parere chi conta sull’anonimato in rete gioca con il fuoco, resta traccia di tutto…

  3. Posto la mail che ti ho inviato, come mi hai suggerito:

    Ti rispondo per mail all’ultimo post, quello su Chatroulette. Mi ha colpito molto la frase del ragazzo, quella sul grido tra i corpi delle persone, e di sicuro deve avere una certa sensibilità per sentirlo.
    Una volta in chat ci andavo anch’io, pochi anni fa, e il panorama cambiava di poco: in genere gli utenti maschi appena vedono che sei una ragazza ti approcciano subito, ti chiedono di dove sei e poi ovviamente dopo passano ad altre richieste. A volte ti impezzano le coppie, oppure lesbiche che ti chiedono il numero di cellulare per fare sesso telefonico. Di gente che sembra interessata veramente a confrontarsi portando con sé le proprie passioni e i loro sentimenti e modi di sentire e vedere le cose, ce n’è pochissima. Mi sono un po’ rivista nell’esperienza di Manuele, nella frustrazione che ti da cercare un contatto normale, come potrebbe essere quello con una persona che si conosce per la strada, e il trovare invece sempre le solite aridità, la solita pochezza, il vuoto. Secondo me le chat e i mezzi come questo sito semplicemente mostrano com’è la gente, non sono certo la causa del decadimento dei valori e del rispetto di se stessi e degli altri. Al massimo facilitano certe persone a esporsi, sono un mezzo in più. Immagino che le studentesse spagnole non siano molto diverse nella vita quotidiana, non credo abbiano meno facilità a porsi in quel modo nella realtà, e non penso certo che sia “colpa” di Chatroulette. In fondo le studentesse sono arrivate a esprimere una minima riflessione, a pensare che “forse” sono solo delle puttane, e chissà che non smettano di fare quel che fanno tra un po’, che la loro esperienza non le porti a una conclusione più dignitosa? (In realtà mi è venuto spontaneo pensare anche che a Bologna per una singola paghi almeno 300 euro se ti va bene, e ormai tutti sanno che molte ragazze si prostituiscono per avere qualche euro in più e permettersi magari l’alloggio o “some stuff” in più del minimo consentito. Il problema è anche il sistema con cui uno deve fare i conti).
    Quando cerchi qualcuno con cui chattare per esempio di musica è difficilissimo trovare persone veramente interessate a quello, magari ti contattano con quella scusa poi partono le domande tipo “sei fidanzata?” ecc, e credo sia perché fondamentalmente si sentono sole, in tante sensi: da quello affettivo a quello sessuale, alla comprensione e l’ascolto. Io su Facebook non ci sono mai stata, e quando magari con un’amica iscritta diamo un’occhiata, mi sento sempre più intollerante verso la famosa estetica da Mtv, verso gli autoscatti in discoteca con le amiche (e sono foto che in genere riprendono anche la preparazione insieme a casa con trucco e parrucco, una roba che per me è inconcepibile: album con CENTINAIA di foto in cui in realtà non c’è assolutamente NIENTE), e le immagini a finta insaputa, i test idioti e tutti quei giri di contatti e “amicizie” che tutto sono tranne che rapporti basati sulla sincerità e sull’interesse autentico. Tutto questo mi fa vomitare: io adoro organizzarmi per uscire con gli amici al telefono o di persona, adoro ricevere il messaggino con su scritto “Che fai stasera, sei con noi?”, adoro chiamare qualcuno per chiedergli di uscire e poi rimanere al telefono perché si finisce a parlare anche d’altro, senza mettere “annunci in bacheca” e “cambiare lo stato”. Sarà che sono una alla vecchia maniera, però personalmente trovo che il contatto diretto sia il più appagante. Poi non demonizzo certo il mezzo Facebook, ognuno ha le sue ragioni e i suoi modi per usarlo, lo trova utile eccetera. Semplicemente mi fa ingastrire il cumulo di materiale inutile e narcisistico che viene caricato, quello che dice soltanto “guardate come siamo fighi/e e veramente ggiòvani, ammirate la nostra estetica indie che fa tanto Franz ferdinand!”. I contenuti che si trovano nelle chat e nei social network sono più o meno sempre gli stessi, perché la gente è così, punto. ha bisogno di avere spazi in cui può comandare secondo le proprie regole, crearsi un tempio in cui ricevere gli altri e in cui mostrarsi come divinità per essere ammirata e adorata, in cui gli stati d’animo e gli interessi sono incontrastati e mai messi in discussione.
    Credo che la malinconia di Manuele sia dovuta alla speranza delusa di trovare un po’ di umanità, un confronto tra esseri umani che non hanno bisogno di esprimersi solo attraverso il corpo, ma riescono ad avere il coraggio di esporsi in quanto persone.Per come la vedo io, far vedere tette e organi genitali non è un gesto particolarmente trasgressivo ormai: ci vuole molto più coraggio a mettersi in gioco con tutta la persona, e probabilmente usando il corpo in modo esasperato per comunicare segna il ritorno a un primitivismo in cui le sottigliezze di cui è capace l’essere umano nel relazionarsi vengono livellate e cancellate, e lo spazio poi rimane vuoto, riempito solo dal corpo nudo e frenetico che si contorce. Una roba da Neanderthal.
    Se ti va puoi girare la mail a Manuele, il modo in cui ha esposto la sua esperienza mi è piaciuto molto, è una maniera intelligente di leggere le cose.

    un abbraccio e grazie del post.

  4. Hai ragione Manuele, ciò che hai intravisto dall’oblò è avvilente e squallido. Tu sei uno studente di semiotica a Parigi: stasera scegli uno spettacolo a caso, guarda cosa danno All’Olympia o alla Selle Pleyel. Fiondati in qualche cineforum nel Marais, e nel frattempo torna al Museo Picasso o sbircia cosa combinano al Palais de Tokyo. Guarda la gente che vi incontri, studia le loro facce, il motivo per cui sono lì. Quello non è lo specchio del mondo, se vi troverai un uomo a una dimensione sarà comunque infinitamente più gradevole della dimensione che ti ha amareggiato. Poi però vatti a fare un giro in periferia, nella banlieue della tua Parigi. Troverai meno grandeur e comincerai ad avvertire che i colori e le facce sono più simili alla tua chat, al puzzle che vai costruendo con le conclusioni delle tue analisi.
    La prospettiva da cui hai scelto di osservare il mondo, tuttavia, è privilegiata perché ti restituisce una statistica spietata delle relazioni umane, statistica che mette in crisi per la sincerità con cui non filtra la solitudine umana e il fatto che il bello che l’uomo crea lo concentriamo in luoghi acconci, nei musei come nei libri, per poterlo eternizzare nell’illusione che sia l’immagine di noi stessi mentre è solo l’immagine che preferiamo come didascalia. Su mille orrori c’è un capolavoro che resta, su cento morti inutili c’è un medico che fa novantanove, su dieci persone c’è un potenziale schizofrenico.
    Ma la tua crisi non è grave, tutt’altro. E’ solo una sana crisi di crescenza, la condizione di chi scopre i mezzi per dare parola alla propria sensibilità, prima solo in nuce o afona. E’ un privilegio, tienilo a mente. Non è immune da effetti collaterali perché non c’è testa senza croce (non solo metaforicamente).
    Di sicuro non cambierai lo stato delle cose ma potrai contribuire a far conoscere la tua indignazione a qualcun altro che non sia tu, fosse anche solo una persona. Magari, non è detto, cambierà anche idea. Più probabile che la sua partecipazioni duri in proporzione alla sua sensibilità (media umana: 2 minuti, il tempo di produrre e asciugare la lacrima).
    Forse ti chiederai se valga la pena la condizione umana di chi si sente impotente nello scoprire che tecnologie meravigliose che potrebbero rendere la terra un paradiso sono usate per usi gretti, quando non sono criminali. L’antico dilemma se ignorare la realtà sia più salutare per la psiche.
    Ma a te questa scelta non è più accessibile: considerate la Vostra semenza, fatti non foste per vivere come bruti…

  5. Ne “Le particelle elementari” si parla di queste spiagge francesi per esibizionisti dove era possibile fare sesso in pubblico, autoerotismo compreso. Il punto, per i desiderosi di esperienze “trasgressive” era trovare il coraggio di andare in questi luoghi pubblici nudi e trasformare in realtà le fantasie. Tempo, disponibilità di tempo e di soldi per raggiungere questi posti, esibizione pubblica.
    Con internet questi esibizionisti non si spostano da casa e necessitano solo di una connessione decente. Allora forse non emerge soltanto un fenomeno prima meno visibile, come dice Zambardino a proposito del bullismo, ma anche desideri prima inespressi per impossibilità di metterli in pratica.
    Però, se le cose stanno davvero così, internet contribuisce davvero ad un aumento di simili fenomeni, non perché crea maggiore miseria umana ma perché le dà l’opportunità di mettersi in pratica.
    Ok, non saprei che risposta dare a questa mail, adesso ho più dubbi anche io.

  6. non voglio essere cinico ma se ci pensiamo non c’è nulla di cui stupirsi: se è vero che ci sono 1,73 miliardi di persone che usano Internet (sett 2009), se immaginiamo che l’1% sia pornodipendente (o patologie simili) si parla di ben 17 milioni di persone!! Tutte persone che hanno trovato il proprio Eden su Internet, luogo perfetto per sfogare il proprio esibizionismo o cose simili.

  7. Dallo stesso posto stesse sensazioni. Internet è lo schermo dove appare quello che le scatole craniche nascondono. Gli sguardi di sbieco nel métro sono gli stessi che fissano monitor la notte. Penso che ci sia una tensione tiratissima fra paura (rifiuto) e bisogno (di tenerezza?) assoluto dell’altro e lo sbilanciamento a favore dell’una o dell’altro è questione di odori, di abbigliamento o sciocchezze simili. La paura crea bisogno di controllo (tac, ti zappo) e la sete di alterità crea la ricerca di soddisfazione delle pulsioni in maniera facile. Le due ragazze spagnole non sono assolutamente carnefici ma vittime anche loro, anche se loro non ci giurerebbero scommetto. Tutto il vuoto che c’è va riempito. Internet permette di riempire di surrogati certi vuoti e intanto la materia prima invecchia insieme depositi.
    Ho paura che ci si indebolisca tutti in questi modo. I legami sociali ne soffrono.

  8. Importante per me ciò che scrive Manuele.
    In primo luogo perchè il pensiero di un Fratello.
    In secondo luogo perchè sensibilità come la sua, ne sono testimone diretto, sono rare in questo bislacco mondo.

    Naturalmente non mi permetto di opporre né aggiungere parola alla sua sentita lettera perchè, modestamente, Manu ha detto tutto.

    Sono qui solo per spingere Manuele oltre i confini della semiotica.
    O meglio invitarlo ad andare proprio dritto al cuore della semiotica.
    Questa magica disciplina capace di ordinare e dar coerenza ai pensieri. Riesce a strutturarli, conferisce loro pregnanza.
    Ma la pregnanza è tale solo se la si applica nel mondo di fuori, altrimenti è sterile e autoreferenziale. Proseguiamo, alllora.
    Dopo aver analizzato questa situazione, non continuiamo a parlare parole.
    Spostiamo la nostra attenzione su un passaggio fondamentale della riflessione del semiologo in erba:

    “Ancora un altro mezzo che potrebbe essere usato in tante belle maniere…”

    Portiamola avanti, Manu.
    Parlaci e condividi con noi quali potrebbero essere queste belle maniere di usare questo infinito mezzo che sta sempre più diventando messaggio.

    Pendo dalle tue sagge e riflessive labbra 😉

    Giò

  9. forse ci si può concentrare sul significato di esperienza e di reale che appartengono alla dimensione della chat in questo caso e di internet più in generale: quanto è gioco (quindi sospensione nomotetica delle regole, un luogo in cui non valgono più le regole del “fuori” -la società- ma quelle del “dentro” -cioè di uno spazio privato-inventato-), quanto è reale? Non potrebbe essere una specie di ritorno a uno spazio transizionale? Ci stavo pensando anche leggendo questo articolo sui videogiochi emozionali: http://lucatremolada.nova100.ilsole24ore.com/2010/02/videogioco-emozionale-.html
    che ne dite?

  10. Brevemente: ho letto il link di Chiara e francamente non credo che l’esperienza video-ludica, per quanto pompata, realistica, emotivamente coinvolgente, possa sostituire la realtà esperita sulla propria pelle. Per il semplice fatto che una situazione che si sa essere vera e propria, provoca delle reazioni a livello fisico e nervoso, differente rispetto ad un videogioco. Magari il video game e la realtà simulata ci potranno pian piano arrivare ma non così com’è impostato “solo” sulla trama. I’m sorry.

    Per quanto riguarda il pensiero di Manuele, sì, tutto vero, l’analisi, la sensazione, la tristezza…ma applichiamola un po’ st’umanità e costruiamo contatti veri con le persone che ci circondano. Quando entro in dipartimento vedo soltanto “personaggi” costruiti (per la maggior parte), gente che si atteggia vestita, pardon marchiata dalla testa ai piedi (nun se sa ‘ndo li piglino tutti sti soldi per andare da Gucci, D&G, Vuitton e compagnia bella) e non persone. Gli stessi che in fin dei conti si incontrano nelle chat e nei social network con le pose da Franz Ferdinand…chat roulette o facebook che sia. Gli stessi che studiano semiotica :O

    Lo spazio ristretto e veloce di uno schermo e di una tastiera ci fa sentire potenti e liberi di fare quello che vogliamo in quello spazio limitato. Peccato che in quello spazio limitato ci entrino delle persone vere e proprie, con delle emozioni vere. La maggior parte sta al gioco, che prevede nessun impegno ma sensazioni/emozioni take-away. “Oh si ho tanti amici” ..su Facebook…mbah. Altri si affezionano ed applicano modalità di relazioni reali a relazioni virtuali. Spesso con intenzione non corrisposta e quando corrisposta, le opzioni sono: a) trasporla al reale, b) mantenerla virtuale con una sorta di tacito accordo (per far questo bisogna essere abbastanza maturi e consapevoli). Ma anche quì prima o poi il campanello delle realtà suonerà..

    Prima o poi la relazione vera, quella fisica, corporale dove ti guardi negli occhi e ti dici quello che pensi, dove ti tocchi e ti scopri per quello che sei compresi pregi e difetti, dove t’incazzi quando un tuo amico/a si fa del male da solo o perché vorresti salvarlo ma non puoi, o, anzi e, soprattutto quando hai bisogno e l’altro c’è, viene a mancare. E lo si vede da quanta attenzione i ragazzi hanno per particolari superficiali e d’apparenza, di status e di appartenenza ad uno pseudo clan. Quanto sono competitivi e fragili allo stesso tempo. Iper-stimolati e capaci di grandi cose ma anche di cadere alla prima folata di vento di derisione o di inadeguatezza.
    Perciò, per quanto questo iper-controllo derivante dalla “sindrome del desktop” sia imperante, non regge. Arriva il momento -e arriva presto o tardi per tutti- in cui hai bisogno fisiologico di condividere e di relazionarti con persone vere in rapporti veri e non fittizi. Pena la solitudine autoreferenziale e le tendenze alle varie depressione, disturbi comportamentali, manie, abusi.
    Certo cinismo, arrivismo, egoismo ecc possono essere una scelta di vita praticabile e per certi versi sana, e questo lo vedo come un aspetto culturale derivato dall’era di internet tanto quanto dall’era postmoderna e commericiale. Ma questo comporta delle rinunce dolorose. A lungo termine non mi sembra vantaggioso, insomma qualche radice da qualche parte credo sia il caso di metterla.

    Perciò, per quanto sia idiota, preferisco un mob: offre alle persone occasione per “sentirsi” , toccarsi e vedersi per davvero ed instaurare relazioni vere.
    Il che non esclude aprioristicamente l’utilizzo di fb, blog, forum e compagnia ma scegliere di usarla come mezzo e non come messaggio mi fa sentire libera.

  11. Scusami Signora in giallo, ma io non volevo assolutamente dire che un videogioco possa sostituirsi a simili esperienze. La mia riflessione partiva dal concetto di spazio transizionale, come spazio autocostruito, autoreferenziale, in i cui limiti e regole sono decise solo da me e che precede lo spazio relazionale (dove le regole sono costruite insieme). E’ una dimensione tipica del bambino piccolissimo e che piano deve essere superata per lasciare spazio alla dimensione interrelazionale. Allora mi chiedo che senso abbia un ritorno a quella dimensione egotica, applicando ad essa però situazioni ed esperienze dell’essere adulto (quindi in relazione mediata)?

  12. @Chiara, perdonami, credo di avere frainteso, mi dev’essere sfuggito qualcosa.

    Ho riletto il tuo link e mi viene questa riflessione: internet anzi il pc è di per se autoreferenziale. il fatto che compaiano le emozioni “sintetiche” per me è un campanello che ne segnala il bisogno. Quelle presenti nello spazio-desktop non sono sufficienti: sono troppe ma sono finte e soprattutto non gestibili (quelle altrui).
    La questione del ritorno allo spazio autoreferenziale infantile, anche questo, mi sembra espressione di altro bisogno: maggiore controllo di fronte ad una vastità non altrimenti gestibile: internet. e le sue emozioni di facciata.

    Secondo me emozioni e relazioni sono necessità dell’essere umano che vanno soddisfatte. non possono non esserci. Il bambino piccolo a un certo punto quando esce da questa dimensione si crea delle relazioni giusto? Ma sono un numero sempre limitato di relazioni. Perciò questa tendenza mi pare dovuta alla quantità e alla qualità di emozioni, che entrano nel desktop e che abbiamo bisogno di scegliere.

    Sul fatto che possano rappresentare un sostituto alla realtà, beh, mi sono espressa nel post precedente 😛
    Spero stavolta di aver inteso il tuo pensiero, in caso contrario se puoi rispiegarmelo te ne sono grata :))

  13. A volte fantastico la possibilità di andare in giro per le strade o nelle metrò portando in giro curiosità, presenza, sorriso e risate nelle nostre collettive compresse recite di compostezza collettiva.
    OIra posso fantasticare una forma di volontariato alla giocosa presenza attraverso webcam. Forse surreale, anche. Non un telefono azzurro ma una specie di web-cam verde-giallo-arancio.
    Scusate, mi piace (molto) dire sciocchezze

  14. Ho letto quel che avete detto molto attentamente.
    Ma fate finta che questo servizio di chat sia associato alla possibilita’ di selezionare una zona sulla mappa e magari un argomento, si trasformerebbe quasi in una tv collettiva di quartiere in cui avremo la possibilita’ di interagire velocemente e utilmente con chi ci vive intorno.
    E’ quel che sto facendo con il progetto http://www.teyton.com
    Ma fatico a farlo conoscere perche’ un progetto strutturato cosi’ e’ un progetto complesso che la gente deve afferrare in pochi secondi perche’ non vuole sbattersi a capire per piu’ di pochi secondi altrimenti poi se ne va… problemi della comunicazione su Internet… non e’ un po’ anche colpa nostra?

  15. Pingback: ChatRoulette: you are nexted! : Catepol 3.0

  16. Io gli direi di entrare in una chiesa e pregare. Pregare per le due ragazze spagnole e per i tipi con il pisello eretto. Pregare che anche a loro si presenti Dio a dare in significato alla propria vita.

  17. ieri notte ero a casa che mi annoiavo ed avendo sentito parlare di questa roulette ho pensato di fare un giro coai per scambiare pensieri idee con qualcuno. Dopo un minuto ho capito la storia…. gente con piselli in mano per lo più. Ho parlato per un ora con una donna irlandese che mi ha divertito senza mai accennare al sesso poi un ragazzo marocchino con la quale abbiamo scambiato idee politiche e poi un gruppo di trentenni annoiati su un divano che, nonostante cercassi di parlare ridevano e facevano battute tipo “guarda le patatine che domani lo racconti”…. basso livello ancora; poi un gruppetto di sbarbatelli che facevano battutine stupide e disegni ancora più stupidi…. ed infine becco uno con la mia foto nel profilo con una serie di stupidate in proposito. vado a dormire anch’io pensieroso e quando apro gli occhi la mattina penso che il problema non sia il mezzo, che se usato bene potrebbe essere un vero scambio fra individui, ma l’essere umano che in testa non ha altro che solitudine ed in mano…. 😉

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