Be stupid: tutto qui ciò che sai fare?

La logica del «Be stupid» di Diesel è il trito «Parlino bene o male, purché parlino».

Allora perché ne parlo ancora? Non equivale a cadere nella trappola? In parte sì. Ma se evidenziare la banalità del giochetto può aiutare altri a starne fuori, mi sacrifico. 🙂

Pare che Renzo Rosso di Diesel si sia autopromosso fondatore di un movimento:

«Quando dici stupido rischi di essere frainteso: non è una frase elegante, ma la pubblicità è fatta così, deve spiazzare. Posso capire che qualcuno la prenda male, ma a criticarci sono gli over 40, non i ragazzi: loro hanno capito al volo, per loro lo slogan è molto cool. In quel “Be stupid” non c’è l’arroganza di chi ti dice come le cose debbono essere, ma solo un invito a credere alla libertà, alla creatività, e se ci crediamo tutti insieme molte cose potranno cambiare. […]

«Ho sperimentato quello slogan in azienda durante il discorso di Natale. Ho detto a tutti, dalla centralinista ai manager: “Vi hanno sempre spiegato che una cosa va fatta così e così, ma voi non dovete crederci necessariamente, se avete un’altra idea, provateci!” È stata un’ovazione. Mai, in tutta la storia di Diesel avevo visto un’energia simile. È questo a farmi credere che non finisce qui, che “be stupid” è un modo di vivere, un movimento che ha già raggiunto ogni parte del mondo: riceviamo migliaia di mail, il sito di Facebook ha 340 mila fan.» Corriere della Sera, «Gli “stupidi” di Diesel: “Il mio slogan è già un movimento”», 10 febbraio 2010.

Credo sia evidente la tristezza del discorso aziendale con ovazione: sembra l’atmosfera inquietante del call center rappresentato da Paolo Virzì nel film Tutta la vita davanti.

Inoltre, caro/a 20 ventenne, è come se Rosso ti dicesse: «Gli over 40 non la bevono, tu sì». Come si permette?

Infine, credo che la pubblicità «debba spiazzare» con campagne nuove, originali, interessanti, non con un giochetto vecchio come il cucco.

Però non sarei così sicura, fossi in Diesel, che ancora funzioni. Che per essere davvero creativi e liberarsi dagli schemi ci vogliano intelligenza e preparazione lo capiscono in molti. Non a caso le parodie e contropubblicità su Be stupid si stanno moltiplicando su Internet e fuori. E molte sono fatte da ventenni.

Certo, anche le parodie portano attenzione al marchio. Ma siamo sicuri che portino anche affezione, simpatia, desiderio di vestire Diesel? E se fosse la goccia che fa traboccare il vaso? Un contromovimento invece che un movimento?

All’Università Federico II di Napoli c’è stata una protesta studentesca:

«Be stupid a chi? Protesta studentesca. Questa volta contro la pubblicità», Corriere del Mezzogiorno, 5 febbraio 2010.

E guarda queste parodie:

Stupid has the balls, but only for stupid things

Be stupid. Disel

Ne trovi altre qui:

http://www.hokmaph.net/blog/?p=123

http://marvinsdream.blogspot.com/2010/02/la-vita-luniverso-e-tutto-quanto.html

19 risposte a “Be stupid: tutto qui ciò che sai fare?

  1. Questo tuo secondo me è un ottimo post – molto politico giovanna – molto necessario.
    D’altra parte per dirla con quelli li che non sopporto di Palo Alto
    questi sono doppi legami: se taci sei cretino perchè non protesti, se protesti sei cretino perchè non stai al gioco. L’importante però è che sei cretino perchè questo garantisce l’asimmetria del potere – e nel caso specifico del mercato.
    Su FB mi è capitata una cosa analoga.
    Uno scrittore – con 2000 amici e rotti tra cui c’ero pure io, scriveva simpatichello et provocatorio
    “le donne sono quasi tutte deficienti”
    ergo i commenti sotto circa una 50ina di femmine tutte li a dire
    “io so scema io so cretina io sono stupida.”
    Dopo di che una che prima di me la cazziato e se ne è andata ha avuto l’onore di essere stupida ai suoi occhi.
    Spero di non essere andata troppo OT. A me pare che il meccanismo sia lo stesso.

  2. Zauberei: è lo stesso, è lo stesso… non sei off topic, anzi. Grazie!

  3. Cara Giovanna, concordo in pieno con questo post e con il precedente che analizzava perfettamente il significato della campagna.
    Aggiungo, da trentenne – 🙂 – che la cosa davvero preoccupante è il progressivo svuotamento di senso che si applica a termini come libertà, creatività, sessualità, coraggio e più in generale trasgressione. Da una parte si incita alla ribellione, dall’altra si prepara il terreno per il conformismo più bieco.
    Temo che Diesel interpreti purtroppo i tempi che corrono e sono contenta che ci siano movimenti che la mettono in discussione riappropriandosi nella giusta maniera di un linguaggio usurpato ma… Saranno abbastanza forti per tentare una svolta?

  4. fantastico! stupido a chi?! ahahah, era ora.

  5. *O* ma … ma … ma grazzie mille per aver mostrato la vignetta e menzionato il mio blog!! *O*

    riguardo al “movimento filosofico del nuovo millennio”:

    quelli della diesel non hanno fatto niente altro che smontare uno stereotipo

    (intelligente-> bello , stupido -> brutto – di per se gia criticabile in quanto stereotipo)

    e montarne su un’altro, in modo che i giovani fossero attratti dal nuovo modo di pensare marchiato diesel. E’ palese che l’unico scopo che ha lo slogan è quello di attirare acquirenti, che si credano furbi nell’aderire a questa nuova filosofia di vita.
    L’avessero fatto almeno in modo decente, io non avrei avuto niente da ridire, ma fatta cosi sinceramente la pubblicità della diesel mi sembra veramente ridicola.
    il problema , credo , è che difficilmente una persona riesca a classificare se stessa con parola “stupido”, provando allo stesso tempo soddisfazione nell’appartenere a quella categoria.

  6. Il contromovimento è fantastico. Io riproporrei però una terza via. Mi sembra semplicistico stare all’opposizione semplice smart/stupid. Io andrei oltre, perché, alla fine una vita solo smart è riduttiva allo stesso modo. Mi sembra di rivedere il solito giochetto amore/odio della politica. Stupidini quando serve, dà un po’ di sapore. Intelligenti forse vince, frutta di più, ma mica sempre. Una cosa che non avevo afferrato nel primo post sono i risultati politici orribili della filosofia stupid.

  7. “A criticarci sono gli over 40, non i ragazzi”
    Contesto questa affermazione a nome della classe 1985.

  8. Sottoscrivo tutto. Molto calzante il paragone con “Tutta la vita davanti”. Oramai gli ambienti di lavoro stanno diventando così…ti stordiscono con la storia della “motivazione” a mo’ di lavaggio del cervello per disorientarti e distogliere l’attenzione dallo stipendio da fame che ti danno…bah.
    Saludos

  9. anche io ho avuto l’immagine del film di virzì! divertente..

    però, dopo aver letto l’intervista, trovo una coerenza nel pensiero di rosso: la stupidità: “se avete un’altra idea, provateci!” che non c’entra nulla con l’essere stupidi. è una stupidaggine. ma secondo il suo ragionamento in cui gli stupidi hanno le palle, hanno le idee.. se lui fa l’imprenditore e ci è riuscito, porterà avanti la filosofia del suo colpo di culo.

    la questione della stupidità è la motivazione che scusa tutto, che integra il disintegrato che non vuole essere integrato ma non è nemmeno emarginato. si collega direttamente alla risposta più frequente di quel programma che c’era sul all-music (di cui non ricordo il titolo) dove intervistano i ragazzi in discoteca: “sono pazzo”. mi ha sempre fatto impallidire e riflettere questa risposta, che si mescolava a stupido e vari altri sinonimi…
    questa non è pazzia o stupidità, è lucidità nel riconoscere una morsa sociale che permette la fuga solo a pochi emarginati, questa è l’ora d’aria prima di ritornare a soccombere, questo è un obiettivo facile da raggiungere, “mamma dice: stupido è chi stupido fa”, ma bisogna farlo, lo stupido, di corte, non l’impiegato, integrato, altrimenti torniamo al comma 22, allora è solo un paradosso, la filosofia del nulla.
    CB diceva che Nietzsche è impazzito, ma se lo è meritato. qui ce ne sono troppi che non se lo sono guadagnato.

  10. il tuo post è molto acuto come sempre (please, continua a “sacrificarti”).
    Però dissento su diversi punti.
    1) questa non è la classica «Parlino bene o male, purché parlino», per quello basta molto meno: un nudo integrale sul 6×3 all’incrocio con annesso incidente stradale, una famiglia omosessuale sul divano… una Toscanata qualsiasi è sufficiente. invece di diesel si parla perché c’è un pensiero. “Stupido” ma pur sempre un pensiero, c’è una (ho i brividi a scriverlo) filosofia. che tra l’altro si attribuisce tratti che non le appartengono (avere delle storie non è prerogativa degli stupidi! tutt’altro)
    2) “la tristezza del discorso aziendale” vale anche per le 340000 adesioni su facebook? Il dato incontrovertibile è che il “pensiero stupido” conquista. funziona. e non certo perché obbligati fantozzianamente a compiacere al capo. chiediamoci invece perché…
    3) che la pubblicità “debba spiazzare” non lo so. ora si cerca di “relazionare“: persone-oggetti-valori. spiazzare può essere un mezzo, un linguaggio ma la finalità di una azienda è di creare un rapporto, una rete di rapporti credibili e di fiducia con gli “utenti” (no consumatori). la creatività degli anni ’90 era sicuramente più spiazzante era forte l’humor inglese, le gag, i gimmick. oggi la pubblicità vuole essere internettiana, reticolare, relazionale, dialogica e questo , che sia bene o male è nell’evoluzione del capitalismo sofferente e patologico di questi anni. vorrei che a “spiazzarci” fosse la vita, l’amore e la fortuna e che le aziende si raccontassero per quello che sono. nelle case histories aziendali di successo c’è sempre una buona dose di stupidità (Diesel è una di queste)

  11. ops
    nel primo non si vede il video:

  12. Grazie mille per il link Giovanna!

  13. Ma perche’ “sii stupido”? Quello e’: “sii intelligente”, intellettualmente autonomo e via cosi’, con tutto quello che da piu’ di due secoli e’ stranoto essere un valore. Che poi io pensavo che il “sapere aude” ecc. ecc. fosse una cosa piuttosto nota. Non una gran trovata. Ma immagino che a Rosso paia cosi’ poco cool citare qualcosa di duecento e rotti anni fa.

  14. ciao Giovanna (scusa se ti do subito del tu, mi viene naturale perchè seguo il tuo blog da un po’) , ciao a tutti. volevo intervenire per condividere con voi una riflessione. ho letto l’intervista sul Corriere, in cui questo Rossi, dopo una serie di argomentazioni varie, alla fine se ne esce con la cosa più banale del mondo e cioè che per fare qualcosa di importante devi “uscire dalle regole”, “non pensare a chi ti dice come vanno fatte le cose”, “ti diranno che sei pazzo ma tu credici” ecc. Cioè il più grande cumulo di luoghi comuni sulla creatività che circolano da non so quanto. cosa ci sarebbe di originale in questo “movimento”? l’altra cosa è che poi fa degli esempi: Martin Luther King, Obama, che secondo lui hanno sfidato il “sistema” che li considerava “stupidi” … chissà poi perchè non ci ha messo loro nel visual della campagna, ma ragazze che si alzano la maglietta per far vedere le t…e! … forse perchè lui vuole parlare alla massa dei “davvero stupidi”, che si sdraiano sui binari del treno o che vanno contromano in auto per provare un brivido … e tutti quelli che quando leggono ste cose pensano “però … che forti sti tipi!”, e che obama e MLK non saprebbero nemmeno che faccia hanno. come minimo, se quello che ha espresso nell’intervista è sincero, dovrebbe licenziare la sua agenzia perchè gli ha cannato la campagna, o almeno il visual, ma temo che qui di sincerità ce ne sia poca … cioè alla fine quello che penso è che non sarà originale, ma poteva essere interessante ribaltare la comune accezione della parola stupido secondo quanto dice rossi nell’intervista, ma la campagna invece rafforza proprio il senso generale del termine: quando l’ho vista non ho potuto fare a meno di pensare “ma che dementi …”. ciao alla prossima!

  15. Il verbo essere, in inglese to be, non è mai stato così tanto declassato come in questo spot. Dal “to be or not to be” del grande drammaturgo inglese al “let it be” dei beatles, questo “be stupid” è innanzitutto un insulto, anche linguistico, al verbo essere e alla sua tradizione millenaria. Ed è la completa distruzione di questa tradizione. E la cosa ancor più grave è che dietro a questo slogan c’è un pensiero, che ci dice che pensare non serve a nulla, anzi è dannoso, e lo dice soprattutto ai giovani, facendo loro l’occhiolino. Del resto, come sempre, Giovanna la tua analisi basta da sola. Mi auguro che questa campagna, come dici, sia la goccia che fa traboccare il vaso: a nessuno piace essere considerato o sentirsi stupido, e per quanto oggi la stupidità sia come mai prima superdiffusa, forse il dichiararla esplicitamente è un passo falso.

  16. Ecco una risposta interessante.

    http://www.fourdotz.com

    Sono happy few.

    M.

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