Il mio corpo – Body Drama

«Certo pensi che una che vince il titolo di Miss Bikini America si senta perfettamente a suo agio con il proprio corpo, no? Be’, ti sbagli. Come dici? Credi di essere la prima ragazza al mondo a soffrire di acne sulla schiena, seno cadente o alito cattivo? Ma fammi il piacere! Io combatto con drammi del mio corpo praticamente dal giorno in cui sono nata. […]

Noi ragazze siamo sottoposte a una pressione enorme per conformarci a ideali fisici assurdi, ma non abbiamo abbastanza strumenti adeguati che ci aiutino a capire noi stesse e a prenderci cura di tutte le perdite, cavità e grinze che il nostro corpo ha per sua natura.» (Nancy Amanda Redd, Il mio corpo – Body drama, trad. it. Giunti, Firenze, 2010, pp. 17-18)

Così comincia Il mio corpo – Body drama, Ragazze vere, corpi veri, problemi veri, risposte vere, appena tradotto da Giunti, scritto da Nancy Amanda Redd, ex reginetta di bellezza.

Il mio corpo Body Drama

Il libro è un po’ un manuale di medicina, grazie alla consulenza scientifica di Angela Diaz, direttrice del Mount Sinai Adolescent Health Center di New York, un po’ un teen magazine, per la grafica colorata e le numerose foto, ma lo farei leggere a tutte le donne di tutte le età. E ai loro fidanzati, mariti, compagni.

Perché il libro è un vero e proprio elogio della normalità, con fotografie di visi normali, seni, gambe, sederi normali. Tutti diversamente imperfetti ma diversamente e imperfettamente belli. Quelli che non si vedono mai in televisione, al cinema, in pubblicità, come diciamo spesso su questo blog. Come ha denunciato Lorella Zanardo con Il corpo delle donne.

Diviso per drammi – da «Uno dei miei seni è più grande dell’altro» a «Sudo più delle altre ragazze», da «Odio l’aspetto che ho là sotto» a «Non ho nemmeno un po’ di seno» – il libro affronta pagina dopo pagina ogni aspetto della fisicità adolescenziale (e più ampiamente femminile), anche quelli più disgustosi (peli, foruncoli, cattivi odori), arrivando a toccare temi a volte così intimi da essere veri e propri tabù.

Un esempio? A pp. 72-73 sono fotografate 39 vulve diverse e normali, senza fotoritocco. Per questa ragione:

«È difficile giudicare le nostre parti intime, quando non abbiamo a disposizione altre donne sane e normali con cui confrontarci. La maggior parte di noi vede solo la propria vulva, e quando la paragona a quelle ritoccate e a stento visibili che spuntano sugli schermi dei computer, le viene il dubbio di averla piuttosto strana, invece che sana e normale! […]

Considera anche che molte ragazze dicono brutte cose sui corpi della altre perché sono a disagio con il proprio. Se mostri anche a loro questo libro, sicuramente farai loro un grosso favore e probabilmente si sentiranno sollevate» (pp. 68-69).

8 risposte a “Il mio corpo – Body Drama

  1. Molto molto salubre direi! Non so se sono pronta per la comparazione passeristica 🙂 – ma nel complesso mi pare cosa buona e giusta.

  2. Fa un po’ tenerezza e un po’ rabbia vedere questo ritorno al passato ma in chiave diversa.
    Ricordate “Noi e il nostro corpo”, un bel libro collettivo e femminista che insegnava ad avere piena consapevolezza di sé, capacità di capirsi e confrontarsi con le altre donne?
    Oggi invece il problema sembra affrontato solo in chiave estetico-psicopatologica.
    Qui un link alla storia di quel libro e delle sue traduzioni http://www.url.it/donnestoria/testi/calendttaver/dicembre.htm
    Oggi però la

  3. Allora, vediamo un po’…
    Il mondo genera miti da adorare. Mi adeguo o non mi adeguo?
    Mi adeguo, faccio di tutto per assomigliare al mito dominante, più mi avvicino più ottengo vantaggi sociali, economici, relazionali. Vengo accettata, desiderata, invidiata, ricompensata. Mi si presentano più occasioni d’ogni genere e se mantengo un po’ di cervello riesco perfino a esercitare una scelta intelligente.
    Non mi adeguo, vado controcorrente, discuto, non vengo capita, piaccio poco perché pochi sono coloro che non si sono adeguati, lotto sul lavoro, lotto con le amiche, lotto con i partners che si adeguano sempre un pochino (quanto basta a girare la testa verso la bellona). Si presentano minori possibilità e minor scelta tra quelle occasioni.
    La maggior parte di noi donne sa benissimo il perché del parrucchiere, dell’estetista, della chirurgia, della palestra, della taglia 38, dell’epilazione, dello shopping, del trucco…E ne farebbe volentieri a meno. Però così facendo perderebbe l’esercizio del più grande trampolino di mobilità sociale che la Storia abbia mai conosciuto. Naturalmente la scelta più saggia sarebbe non competere, non gareggiare alla ricerca della vagina perfetta. Ma poi chi glielo va a spiegare che l’alternativa al passepartout del corpo perfetto è altrettanto dura è inaccessibile e non garantisce comunque la scalata sociale (ma anche un’amicizia o un amore in più)? Il problema non è la fissa del corpo ma la fissa del fine.

  4. quella della vagina perfetta mi era sfuggita
    caspita, dico
    sono vissuta 48 anni senza guardarmela, e senza fare (ovviamente ) paragoni con quella altrui

    come avrò fatto?
    specchio delle mie brame…:-))

  5. Sará pure pieno di foto di donne/ragazze normali, questo libro, ma non certo in copertina…

  6. Cioè combattere il fuoco con il fuoco? E se come è fatta una vulva non fosse rilevante se non per il fidanzato? Abbiamo bisogno di farci rassicurare che siamo normali nelle nostre forme fisiche? La prossima idea sarebbe fare confronti di pensieri per capire se sono cattivi pensieri o no

  7. morgaine: ritorno al passato? Certo, ma solo perché dagli anni 80 in poi la questione femminile ha fatto passi da gambero…

    Mariagiulia: tutto ciò che dici è vero, se però diamo per scontato che la visione mainstream sulle donne resti quella che è oggi. Se invece le prospettive “normalizzanti” si moltiplicassero e diventassero mainstream…

    lu: la copertina serve a vendere e non può che rispecchiare la tendenza generale, per invogliare ad acquistare il libro. Ma all’interno, ti assicuro, tutto cambia. Insomma, un cavallo di troia.

    Antonio: ti sembra strano? Ti assicuro che la moltiplicazione di immagini pornografiche con vulve ideali sta producendo effetti aberranti. Ad esempio negli USA le richieste e gli interventi chirurgici di cosiddette “labioplastiche” sono sempre di più (lo spiega chiaramente anche il libro). E gli uomini sono i primi a nutrirsi si pornografia e dunque richiedere alle donne reali ciò che vedono in foto ritoccate. Vulve che in natura non esistono, insomma. È tristissimo ma è così. In Italia non ci siamo ancora dentro del tutto, ma…

    Ciao a tutti/e!

  8. Ottima iniziativa, non vedo l’ora di leggere il libro!

    Cmq è vero, i maschi oramai si sono tarati su modelli impensabili di donna. Surreali. E non parlo di particolari macroscopici tipo un seno prosperoso o le gambe che arrivano al collo, parlo anche di cose più semplici meno evidenti ma comunque richieste. E non sempre hanno la stessa immagine di sé, ovvero lo pretendono dalla propria compagna ma non da sé stessi, pur essendo anche loro “amici del ritocco” e dell’estetista…ma quella della vulva trendy davvero non va bene..siamo sempre più plastilina in mano loro..se qualcuno si azzarda a fare un commento di sto genere tra donne tac scatta l’etichetta: “ah ma tu sei femminista”. Ma anche no! Difendo il mio corpo e la mia psiche da mondi surreali. In questo senso la faccenda è pericolosa, è una pena auto-inflitta ragazze, ma manco un masochista arriverebbe a tanto. Dove sta la soddisfazione? Per arrivare a dove? Dove sono i benefici? Non riesco a trovarli.

    I passi da gambero si sono trasformati in una emancipazione distorta.

    Ho da poco letto un bellissimo libro, che parla di tutt’altro. Parla della situazione del pianeta terra e di come possiamo, con le azioni quotidiane, contribuire ad averne cura prima di estinguerci con le nostre mani. Si chiama “Confessioni di un Eco-Peccatore” di Fred Pearce. Nella penultima pagina è spiegato un concetto assai semplice ma assai poco praticato: “abbiamo bisogno di riportare avanti la rinegoziazione dei ruoli e dei generi, in corso nella maggior parte del mondo e più avanzata nei paesi del Nord Europa” e poi prosegue dopo alcune righe “gli uomini devono decidersi a diventare più simili alle donne : partecipare di più e in maniera migliore alla cura della casa e dei figli e, forse, anche a quella del pianeta. Il futuro dell’Homo Sapiens dipenderà da ciò”.

    Ora, quante persone sono disposte a rinegoziare i propri ruoli oltrepassando gli stereotipi su cui si basano? Anche soltanto leggendo queste poche frasi di Pearce che sono tratte da un discorso più ampio sulla crescita demografica, quanti sarebbero disposti a rischiare il proprio genere, la propria identità riconosciuta dalla collettività?

    Ho un pensiero riguardo all’era Photoshop ed è questo: abbiamo perso l’abitudine di guardarci allo specchio. Di guardare noi, di conoscerci, perché no di ammirarci e di volerci bene, ma soprattutto di accettarci così come siamo. Riconoscerci come esseri umani con delle specifiche caratteristiche tra cui il fatto di essere imperfetti e quale emblema dell’imperfezione migliore se non il nostro corpo?

    Dunque più specchi e meno Photoshop!! E una bella lettura come questa 😉

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