La politica del tacco a stiletto

Ormai l’immaginario relativo al mondo delle cosiddette “escort” è entrato a pieno titolo nella pochezza comunicativa della politica italiana. A destra come a sinistra.

A sinistra, la campagna per il tesseramento di Rifondazione Comunista usa la scarpa rossa col tacco a stiletto come simbolo di «donna di classe», giocando sul doppio senso dell’appartenza «di classe». «Ma è ironia», si sono affannati a spiegare dopo le critiche (vedi «Tacchi a spillo e donne di classe» di Imma Barbarossa, contraria, e Linda Santilli, a favore). (Grazie a Monica per la segnalazione.)

Campagna per il tesseramento di Rifondazione Comunista

A destra, Fabrizio D’Addario, candidato alla Regione Puglia per il centrodestra usa la stessa scarpa rossa per alludere all’omonima Patrizia D’Addario, da cui vuole prendere le distanze.

«È una provocazione – spiega D’Addario a Sky.it – Ho deciso di fare una campagna elettorale diversa, di usare quell’ironia che oggi spesso manca. Il messaggio è che siamo stanchi degli scandali: vogliamo una politica fatta col cervello» (Fabrizio D’Addario: «Votatemi, non confondetemi», Sky.it).

Manifesto di Fabrizio D'Addario

In entambi i casi non c’è traccia di ironia, naturalmente. Piuttosto, in mancanza di idee, si usa in modo becero e gratuito uno stereotipo del feticismo sessuale.

33 risposte a “La politica del tacco a stiletto

  1. questa fa il paio con Bersani a Sanremo, a questo punto sarebbe interessante conoscere l’opinione di Gramsci in proposito

  2. …sono sconcertata, vorrei un po’ di serietà in politica!!!!….ma forse la vera tristezza è che gli argomenti della politica ora sono questi, e forse è solo una squallida fotografia della politica oggi…basita da tanto squallore…

  3. E’ vero che i simboli usati sono quelli del feticismo sessuale, è vero che lo squallore di una comunicazione politica ridotta a questo livello è palese, è vero che l’ironia del messaggio non è evidente.
    Ma credo che la responsabilità di provocazioni così immediate sia da cercare nella storia politica recente. Di cosa hanno parlato gli italiani negli ultimi tempi quando hanno parlato di politica?

  4. Beh oh uhm ih
    Lo ammetto…. sarà che sono una feticista del decolltè – certo non con quella punta li mondieu:) che volgavità! ) ma sono poco disturbata. Cioè capisco al livello molto razionale le tue ragioni e certamente penso che siano ben fondate – ci avemo na fantasia ci avemo! Ma mentre il sor D’Addario pone una pubblicità che invita a votarlo usando il corpo come complemento oggetto – come scelta oggettuale ecco – insomma quella li è nuda e gnocca! – rifonda (che devo dire il richiamo alla classe mi ha appisolato subitissimo) propone un discorso di identificaizone votami perche sei donna, quel tacco sei te, ti riconosco come soggetto politico donna.
    Capisco che il feticismo scarpistico mi offusca ecco – ma insomma mi pare meglio.

  5. Davvero, macchè ironia, questa è la pochezza comunicativa a cui la politica ci ha abituato… che tristezza.

  6. io sono anni che lo dico, bisogna istituire il voto CONTRO
    e finalmente riterrò utile andare a votare

    son stufo di votare il male minore

  7. Il manifesto di Rifondazione è triste (ed è un peccato, perché le candidature che portano avanti alle regionali non sono male, andrebbero valorizzate meglio invece di attirare attenzione negativa con questi poster), ma quello di D’Addario è proprio volgare.
    A parte questo, però, ma nel suo manifesto manca il nome del candidato?

  8. @DonMo: Gramsci? Sono sicuro che, nell’eventualità che esista un’aldilà, sarà facilissimo da trovare perché sarà quello soprannominato “la trottola”, da quanto si rivolta nella tomba.

  9. Giovanna,
    dire che per l’imminente tornata elettorale c’era da aspettarsi poco, pochissimo, dalla comunicazione politica è l’ennesima banalità.
    In ogni caso ciò che assolutamente non sopporto, non tollero, è questa rincorsa estenuante e disgustosa sul terreno del feticismo sessista in cui tanto si affannano le cellule impazzite dell’ex “sinistra radicale” .
    Come se non bastasse, tali “cellule” sono impazzite a tal punto da condire l’uso strumentale di inutili stereotipi sessisti ( “frutterà” un ragguardevole 0,005% di consensi? 😛 ) con la solfa trita e ritrita sulle “dinamiche di classe”.
    In questa atmosfera pesante e asfittica avrò serie difficoltà a recarmi ai seggi….
    Una buona serata!

  10. Che scelta calzante che hanno fatto, Giovanna. È un po’ di tempo che la sinistra italiana sottovaluta il potere predittivo delle proprie, numerose, gaffes mediatiche (e in questo manifesto la Destra di D’Addario le va a braccetto).
    Lo scopo di queste trovate non può essere propagandastico. Sbaglia chi vi veda una fallimentare via per catechizzare nuove adepte. Ma come, vi sfugge davvero il senso di quella calzatura rosso confetto, scelta da partiti e candidati, da comunisti e liberisti all’unisono, simbolo malinteso di sessismo il cui tacco è solo una filologica concessione alla contemporaneità?
    Ma quale feticismo, prof, questa è alta citazione, lucida autocritica, mirabile presagio della propria fine. Addirittura è coscienza del valore del suicidio come monito futuro di memoria e rivalutazione post mortem.
    Tutti insieme appassionatamente, e magari senza mettersi d’accordo, ci stanno dicendo di rileggere ancora una volta Anderssen e le sue Scarpette rosse con la disillusa consapevolezza che la serata è al termine e suoneranno l’ultimo ballo (di San Vito?) prima dell’armageddon e del tragico destino di chi perirà condannato a danzare la propria vanità irredenta.
    Unica incognita è scoprire chi impersonerà il boia che con il suo taglio di caviglie ci libererà dalle ballerine con le scarpe rosse e dai nani che comandano i loro fili.
    De te fabula narratur.

  11. Ciao a tutti, siamo tutti basiti, lo so.

    Vero è che tutto ciò rispecchia: (1) lo stato dell’arte della politica italiana, come notava Bruno (“di cosa si parla quando si parla di politica, oggi?”); (2) un pezzo di Italia, non tutta per fortuna.

    Anghelos: il nome del candidato non c’era perché la campagna è stata concertata per costruire un piccolissimo mistero, subito svelato dalla stampa a dalla tv locale.

    Ci auguriamo tutti, con Ugo, che la “scelta calzante” stiletto rosso sia uno dei tanti segnali di saturazione del sistema (politico e comunicativo).

    Ma la domanda fondamentale per me resta: quanto a fondo il sistema deve scendere per toccare davvero il fondo?

    😮

  12. Giovanna, Rifondazione deve essere stata ispirata dal manifesto della cugina, l’Unità by De Gregorio/Toscani: natica da riposo del Politburo, anca sinistra alzata in attesa del cliente di destra, magliettina assist per il pendant cromatico. Lì mancavano il volto e le scarpe, e con un colpo di testa hanno segnato di tacco. Un autogol, senza il colpevole, senza una faccia. E non sono nemmeno diventati rossi.

  13. Mi chiedo quali menti brillanti ci siano dietro a tali pensate! In ogni caso, anche quando si producono queste bestialità, qualcuno ne parla; forse sarebbe meglio ignorarli e basta. Forse.

  14. A Roma è in corso una rassegna di videoarte, SHE DEVIL, dedicata ad artiste donne che offrano sguardi al femminile.
    Il lavoro di Mariuccia Pisani “Follow the Rabbit” mi sembra particolarmente indicato al post: http://www.mariucciapisani.com/videos8.html oppure http://speciali.espresso.repubblica.it/interattivi/shedavil/index.html
    Per un chiarimento ulteriore su Youtube la sentite parlare: http://www.youtube.com/watch?v=eE6clxBFcSM
    Se interessati merita anche il sito personale http://www.mariucciapisani.com

  15. salve Giovanna,

    probabilmente il “fondo” in una campagna di comunicazione lo si tocca anche solo semplicemente facendo una citazione fuori luogo come questa:

    b

  16. Parlo da uomo. E la premessa potrà sembrare inutile o sessista, ma raramente un uomo riuscirebbe ad associare a quel decolleté la sensazione del male ai piedi o del cattivo equilibrio. Sensazioni molto reali e ricorrenti tra le donne, ma totalmente assenti dalla prospettive di queste due campagne. Assolutamente maschili, quindi. L’universo semantico è solo quello della lussuria. Non dell’eleganza, correggetemi se sbaglio (Chi di voi signore andrebbe alla prima del Comunale con quella scarpa?) Quindi se il signor D’Addario confonde una campagna elettorale con l’annuncio dell’Isola dei famosi (nessuna informazione, solo parole chiave e suspence, attenzione), Rifondazione scivola proprio nel cortocircuito, aggrappandosi a un film e dimenticando (?) l’universo semantico delle escort. rispetto al quale la parola “classe” è forse “ironica” (dice una cosa intendendo il contrario) ma soprattutto inopportuna. E di pessimo gusto.

    va mo là

    V

  17. ciao,
    segnalo anche un buon intervento dal sito di MicroMega a proposito del manifesto pubblicitario di Rifondazione

    http://temi.repubblica.it/micromega-online/falce-martello-e-si-sono-bevuti-il-cervello/

  18. @Vincenzo
    Ma l’ironia non consiste nel dire una cosa intendendo il contrario, perché altrimenti siamo nell’antifrasi. E non consiste neanche nel dire il contrario del vero. L’ironia è dire il contrario di ciò che è creduto vero da chi ascolta.
    @Giovanna
    Quante sono le persone e gli interventi davvero ironici? È tutto un confondere l’ironia con l’umorismo, con l’antifona, con l’ammiccamento, con il doppio senso…
    Ci puoi fare un post in futuro sugli usi ironici che preferisci?

  19. Ugo hai ragione, la mia definizione è una sbarellata:-) Adotto la tua, il concetto non cambia: esclamando “Che classe!” davanti a una scarpa a stiletto rosso laccato posso contare sull’understatement di chi ascolta che la riterrà eccessiva, sexy, sicuramente non di classe. Dico il contrario di ciò che chi mi ascolta ritiene vero. Ora: il mio assunto di partenza è che nessuno metterebbe uno stiletto rosso per la prima del comunale. Ma su questo potete smentirmi in ogni momento, allora l’understatement evidentemente crolla.

  20. Ugo, Vincenzo: il post di oggi 24 febbraio, scritto prima dei vostri commenti, riguarda proprio l’ironia… Dunque prendetelo come una risposta. 🙂

  21. Un popolo maschilista ossessionato dal sesso.

  22. per un popolo maschilista ossessionato dal sesso, c’è anche un popolo di donne asservite alla logica obsoleta del maschilismo.
    ne ho appena vista una, là fuori. caracollava pietosamente sui tacchi a stiletto rossi, portati con un tailleur grigio. stava entrando in un tribunale con una cartella sotto il braccio. il sottotesto recitava: ‘certo, sono una professionista, ma non rinuncio alla femminilità, anche a costo di slogarmi la caviglia ogni due per tre’…?
    oppure ‘vi posso sedurre quando voglio, perchè vi frego mentre voi pensate solo ai miei tacchi’…?
    in ogni caso, a me ha fatto solo pena. sarà che io sono devota al tacco basso, possibilmente ortopedico, estate (birkenstock style) o inverno (hogan style), passando per primavera e autunno (geox style)…:-)

  23. Eh no, Laura, ora non cadiamo nella demonizzazione del tacco alto – che è bellissimo. Il punto non è il tacco ma la sua connotazione politica.

  24. è bellissimo per qualcuno. non è bellissimo in assoluto. niente è assoluto. tant’è vero che ho scritto parlando rigorosamente al singolare…credo che il tacco alto sia scomodo. un retaggio del passato, un ultimo omaggio allo stacco di coscia, stereotipo per me ormai vieto. per me…tu sei padrona di metterti tutti i tacchi alti che vuoi…:-)

  25. @Laura: ok è vero ci sono tante donne servilizzate a questa modalità.
    Io non porto i tacchi praticamente mai, nella vita di tutti i giorni preferisco di gran lunga essere in grado di sfrecciare, sono scomodi e non essendo allenata sono pure abbastanza ridicola. Però non mi dispiacciono: sono belli, quantomeno esteticamente esaltano la figura, ti fanno “guappa” 😀 Quando li metto mi sento più femminile.

    Quindi non sono d’accordo sul fatto che il tacco in se vada demonizzato così come un abbigliamento iper-femminile o provocante debba avere un significato univoco di utilizzo “rimbambisci maschio”. E’ come la porti una cosa, che atteggiamento hai verso gli altri, cosa vuoi comunicare. E sennò torniamo alla filosofia del burqa! (per estremo) anche no!
    Voglio essere libera di vestirmi iperprovocante quando cavolo mi pare e piace.
    E a dimostrare che sono capace ci pensano il mio cervello e le mie azioni.

  26. humanamente guapa, mi diceva una cara amica di barcellona. e senza aver bisogno di tacchi, mèches, trucchi e push up. questa, per me, è libertà. le altre la raggiungano come credono…:-)

  27. Brava Laura, viva questo ritorno alla frugalità estetica, come se una bellezza acqua e sapone non fosse già l’esercizio di una fortunata genetica. Altro che libertà, prego. Facile fare l’elogio di una Brigitte Bardot, bella anche senza trucco. Meno facile accorgersi che questo atteggiamento è ancora più sadico di chi usi, magari in modo ridicolo, un tacco alto, perché sposta la questione talmente a monte da risultare castrante già dalla culla.

  28. Secondo a monte c’è anche un altro problema: la comunicazione politica, dai manifesti alla gestualità dei candidati è fatta in agenzia, e un po’ troppo a tavolino, seguendo la logica di qualsiasi altro prodotto commerciale. Una comunicazione politica invece dovrebbe veicolare contenuti (anche attraverso immagini, poster, etc). E questo riguarda anche la comunicazione di certe istituzioni, che si espongono a figure non proprio edificanti veicolando, di fatto, contenuti antitetici alla propria missione (vedi le pubblicità sessiste di Alma Mater qualche mese fa). Questo è solo uno dei tanti segni di una perdita completa di ideali, programmi e contenuti.

  29. ok, ok, mi avete convinta…tolgo dalla cameretta i poster della hack, della montalcini, di nilde iotti e della piaf, note sadiche, per aver proposto un modello di donna troppo brutta per essere ascoltata ed apprezzata (come diceva il berlu sulla bindi?…ah, sì…’più bella che intelligente’, ergo da scartare a priori…). al loro posto, ce ne metto uno qualunque dell’universo estetico berlusconiano. e fisso l’appuntamento dall’estetista, a farmi qualche seduta di liposuzione. poi, giro di shopping fetish. magari mi passa la malinconia per vedere quanto poco contiamo…:-))

    p.s. Giovanna, ricordi il nostro commento alla pubblicità della nuova ‘unità’, con scritta sul sederino della signorina in mini? ritiro tutto…;-)

  30. @Laura: “non è bello ciò che è bello ma è bello ciò che piace”.

    Cosa ti fa pensare che una donna che porta i tacchi non possa stimare Hack, Montalcini, Piaf e compagnia? Loro sono si libere ma perché si piacciono così! Non perché hanno il bisogno di dimostrare di non aderire a qualche stereotipo femminile, scegliendo di non portare i tacchi o non andando dall’estetista. Imitarle è anche questo attenersi ad un modello imposto. Quello della “donna libera”. Un po’ come i punk che hanno tutti i capelli colorati o gli anfibi ecc. E’ molto più punk (e quindi libero) un ragazzo che va ad un concerto di musica punk in giacca e cravatta, perché gli va e basta. E magari lo guardano tutti storto :O è lo stesso che hanno fatto i Sex Pistols all’inizio(ndr).

    Secondo me è proprio questo anzi è anche questo che va smontato come idea: l’associare la donna-con-tacco, donna-curata, donna-gonna ecc. all’idea di donna-oggetto, donna-sottomessa e via discorrendo. Disgiungere forma e sostanza.

    Per quanto riguarda i cartelloni sessisti dell’Alma Mater, il grave è che viene dall’istituzione che dovrebbe essere deputata ad allargare le menti, non a restringerle.

  31. Siete deprimenti snob e settarie/i.
    Voi che difendete il velo islamico e il femminismo islamico e odiate noi donne occidentali emancipate e comuniste che andiamo nei mercati a far volantinaggio, che pratichiamo il mutualismo, che sappiamo ascoltare il disagio dei quartieri popolari e marginali e sappiamo rimboccarci le maniche con un sorriso e senza doverci imporre ed imporre cliché estetiche pauperistici, che non operiamo forzate astrazioni sull’immigrazione perché abbiamo un alto senso della giustizia ci piace l’universalismo e crediamo nell’impegno di tutti, senza sconti, che ci confrontiamo alla pari su programmi, temi in comitati scientifici in cui non avvertiamo assolutamente una minorità nei confronti dei maschietti perché siamo rispettate in quanto non proponiamo menate di genere per avere qualche posto in più.
    Noi vogliamo essere libere di vedere un tacco a spillo su un manifesto che indichi una inversione di tendenza…. Molte di noi non guardano la televisione (io, ad esempio) perché non hanno tempo di farsi i pippotti idioti come voi…
    A noi donne occidentali comuniste ed emancipate non fanno paura i corpi e la seduzione… I corpi i corpi… I corpi si liberano anche attraverso simboli di affrancamento e di libera seduttività non solo esibendo una povera nudità come nel manifesto della Concia (quello sì bruttissimo)

  32. Rosa Lù, temo che il tacco a spillo non indichi proprio nessuna inversione di tendenza, essendo vecchio come il cucco. La prossima volta, se mai ci sarà, ti pregherei di moderare i toni. Si può essere di pareri diversi senza esprimersi a colpi di “pippotti idioti”, intese?

    La discussione su questo blog avviene sempre in modo civile e voglio che continui così, grazie.

  33. sono sconcertata, vorrei un po’ di serietà in politica!!!!….ma forse la vera tristezza è che gli argomenti della politica ora sono questi, e forse è solo una squallida fotografia della politica oggi…basita da tanto squallore…

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