Un Berlusconi d’annata

Ho ritrovato la prima apparizione televisiva di Silvio Berlusconi, un’intervista che gli fece Enzo Biagi e andò in onda il 4 febbraio 1986. Prenditi 15 minuti e guardala attentamente. Ne vale la pena.

In quasi venticinque anni i tratti fondamentali del suo stile comunicativo non sono affatto cambiati. Era già così prima di «scendere in campo»: sul piano espressivo, il sorriso suadente, la gestualità delle braccia, l’abito impeccabile; sul piano dei contenuti, l’amore per il Milan, il superomismo, lo stacanovismo, l’appello alla «gente» e al «buon senso», inclusa una battuta, giusto all’inizio per guadagnarsi subito il consenso, sul fatto che «le belle donne costano molto».

Prima parte

Seconda parte


18 risposte a “Un Berlusconi d’annata

  1. Ciao Giovanna!
    Profonda tristezza: da TROPPI anni questo pazzo ciarlatano, nonché satiro incallito, dice e fa quel che gli pare. E lo ha fatto rafforzando il suo pensiero, divulgandolo come un mantra perfetto. Il suo successo? Semplice: ha portato il “suo” modello volgare e populista, quello dell’uomo medio tutto calcio, donnine e amante dei danè, come si dice a Milano, dove più gli ha fruttato.
    Un vero cliché all’italiana, l’uomo ganzo e furbo che ce la fa in barba a tutto e a tutti.
    Come donna, a me disgusta la sua campagna di reclutamento delle candidate di partito, per ultima l’ennesima bella scimmietta ammaestrata, tale Nicole Minetti.
    A proposito, ti lascio anche un feed interessante, un articolo da Corriere.it:
    http://www.corriere.it/politica/10_febbraio_24/posto-sicuro-alla-minetti-sono-adeguata-al-ruolo-elisabetta-soglio_15ae0826-2111-11df-940a-00144f02aabe.shtml

  2. Berlusconi è sempre uguale a se stesso: ieri come oggi.
    Quello che mi ha colpito è Enzo Biagi. Ormai introvabile nella tv odierna un giornalista che non si comporta come un lacchè. Un giornalista che non compiace l’intervistato ma lo incalza con determinazione e ironia e che soprattutto “osa” insinuare qualche dubbio!

  3. Carla, non è definendolo “pazzo ciarlatano” che lo demolisci, attenzione. Anzi, è proprio definizioni come questa, da parte della sinistra, che contribuiscono ad alimentarne la popolarità.

    Verissimo Claudia! La differenza di Biagi dal giornalismo cui siamo ormai abituati è impressionante. Quasi dolorosa.

  4. e’ davvero interessante vedere come certi temi siano stati presenti fin dall’inizio, a retorica non e’ cambiata affatto eppure uno penserebbe che in un quarto di secolo ci si potrebbe raffinare quantomeno.

  5. Pingback: Sono Storie

  6. Dire che S.B. è uguale a sé stesso, ieri come oggi, non mi sembra molto esatto.
    Certo i tratti “inconfondibili” del suo stile c’erano già, ma guardando questo documento, non è certo facile riconoscere in questo “Silvio d’annata” il politico fazioso, manicheo, inadeguato intrattenitore di capi di Stato e di escort, cui S.B. ci ha fatto abituare dal 1994 in poi.
    All’epoca della sua “discesa in campo” Berlusconi, nella marcescenza della classe dirigente della Prima Repubblica, era sembrato anche a me l’unica alternativa possibile….ma fortunatamente ancora non potevo votare!
    Ciò che più mi ha colpito del doc, è stata la reazione di B. alla domanda di Biagi su quale fosse il “segreto” del suo successo: una pausa, lo sguardo rivolto in basso, un leggero tentennamento prima di formulare una risposta retorica…
    Il pubblico dell’epoca masticava poco di comunicazione non verbale. 😛
    Ciao a tutti e buona serata!

  7. Anche io rimango basito non dall’intervistato, ma dallo stile giornalistico di Biagi ormai perso per sempre.

  8. All’epoca il cavaliere stava perdendo i capelli, poi, per fortuna, sono cresciuti ed è per questo che gli hanno assegnato la parte. Se no, come si spiega?…..

  9. Biagi, il mio mito. La sua classe lascia a metri di distanza il suo intervistato chiunque esso sia. E’ il pubblico che tira le conclusioni non il giornalista che le da.

    Silvio è sempre uguale.

  10. Guarda un po’, qui si rimpiange addirittura Biagi, grande giornalista certo, ma il contrario di un giornalismo incalzante. All’epoca Biagi era l’esempio di cosa fosse un anchor man ingessato, pur mantenendo un suo indubbio gusto per la battuta, sempre low profile. La morte nobilita e il presente deforma.

  11. Lo stile piacione era un po’ più forte. Oggi io lo vedo appannato. Nel filmato era veramente rampante e convincente mentre oggi secondo me la parabola è discendente o leggermente in stallo. La costanza di alcuni elementi a distanza di anni mostra che ci crede davvero, per quello riesce a far credere. Sul giornalismo di Biagi, premesso che non lo conosco particolarmente, non vedo grandi differenze rispetto a oggi. Non mette all’angolo l’intervistato, ma forse non sospettava. La differenza è che oggi i tappetini sono in molti più posti molto più strategici. Fatale già da quei tempi il parallelo Berlusconi-cultura. Passato quello, 24 anni dopo, il televoto premia le creature di quella cultura. E allora bisogna trovare il tasto eject.

  12. Giovanna, non mi ci ritrovo con la sinistra.
    La mia definizione non era politica, ma si limitava a commentare con una certa rabbia ed emotività il modo di comunicare di Silvio B.
    Per me quell’individuo è un pazzo vero, lo dico sul serio.
    A furia di menzogne (da vero mitomane, ergo folle), ha portato quel poco che restava alla totale deriva.
    E sono d’accordo con Zinn su Biagi.
    Mi ha ricordato come, sempre la sinistra, da un pò di tempo ha accolto fra le sue braccia Montanelli, chiamandolo “il grande Indro”.

  13. biagi allora si poteva permettere l’understatement con berlusconi, vincente, sì, ma ancora tutto da dimostrare.
    oggi è tutto diverso. berlusconi ha accentuato l’anestetizzazione del senso critico. e, soprattutto negli ultimi tempi, sta dando l’ultima spallata: chiama ‘ricerca del disordine sociale’ quello che è, e deve restare, vitale dissenso. e i suoi yesmen non fanno altro che amplificare la sua megalomania.
    in ogni caso, la sua strategia sta tutta in quest’intervista: il controllo della televisione. ci è riuscito. ma ora non c’è solo televisione, e altre realtà si stanno facendo strada. per questo teme internet, che ha sottovalutato fin dagli inizi. chissà se l’errore alla distanza gli sarà fatale…per ora pare di no.

  14. Il giornalismo politicamente schierato non mi piace. Montanelli, a prescindere dalle sue idee è stato un grande giornalista, così come Biagi. Forse Biagi non era abbastanza televisivo per arrivare a tutti..un po’ come Prodi, ma il suo compito giornalistico lo svolgeva alla grande.
    Oggi il giornalismo è l’esatto opposto: troppo televisivo. E preferirei un Biagi ancora in vita con il suo pre-serale soporifero che un tg interamente minzoliano.

  15. Montanelli e Biagi, soprattutto quest’ultimo con il famoso “editto bulgaro”, subirono la follia di Silvio B.
    Ecco le loro testimonianze:


    Riguardo al giornalismo ora troppo televisivo e di fazione, concordo.
    Si sa, più il sistema è corrotto maggiore è la capacità di censura e di controllo.
    Credo che si possa trovare un pò di libertà solo nella rete, con articoli e firme interessanti in alcuni siti di controinformazione.

  16. @Signora in giallo
    Biagi era televisivo proprio come lo era Prodi, che non a caso ha vinto due volte su due che si è presentato. Solo che Biagi si presentava come un nonnetto per un pubblico eterogeneo che voleva pochi radicalismi, e da uomo di sinistra qual’era “arrivava a tutti” nell’epoca democristiana. Montanelli era un uomo di cultura profondamente conservatrice, anche se aveva una penna molto avvelenata e incalzante. Prodi era il democristiano di sinistra, però serio.
    Biagi è stato criticato da sinistra perché troppo moderato, Montanelli è oggi amato dalla sinistra perché ci si ricorda l’ultimo periodo antiberlusconiano, Prodi ha vinto sempre e viene visto come un perdente perché era meno telegenico e più soporifero del Berlusconi che andiamo condannando. Ognuno è proprio figlio del suo tempo, talmente desideroso di mettere la firma alla sua epoca da adattare, ribaldandoli, i giudizi dei padri sui Padri.

  17. @Zinn: Prodi parla troppo politichese per i miei gusti. Certamente il suo governo non è caduto per questo, ma non l’ha reso abbastanza forte da reggere il confronto con Berlusconi, paroliere molto più abile e disinibito del non proprio telegenico ma serissimo (in fatto di contenuti) Prodi. E ti assicuro che l’opinione che si è formata sulla sua figura non è supportata dalle sue caratteristiche fisiche, piuttosto dai contenuti, scarsamente condivisi e scarsamente recepiti dall’elettorato più umile.
    Montanelli lo stimo a prescindere dalle associazioni che fa la sinistra con il suo ultimo periodo anti-berlusconiano. Per il suo stile.
    La critica della sinistra a Biagi non la condivido. E’ come se la sinistra ad un certo punto troppo smarrita per poter risultare comunicativamente trainante cercasse l’appoggio nel giornalista. Che mal si abbina all’indole di Biagi ed in ogni modo trovo inadeguata. Il campanello d’allarme della situazione odierna. E in questa situazione sarei curiosa di sapere cosa un Biagi o un Montanelli avrebbero da dire.

  18. per chi dice che l’intervista non era incalzante: ma Berlusconi non era un politico, era solo un imprenditore di 50 anni di successo. Non aveva nessun senso che un giornalista rai chiedesse un’intervista al capo di mediaset e gli facesse un’intervista incalzante (praticamente un’imboscata).

    per chi vuole vedere un’intervista incalzante a Berlusconi, clicchi qui
    http://www.lastoriasiamonoi.rai.it/puntata.aspx?id=156
    mixer MInoli Berlusconi del 21 febbraio 1994

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