Archivi del giorno: giovedì, 4 marzo 2010

Nativi e migranti digitali in università

Ieri su Repubblica Bologna – oltre all’inchiesta – è uscito questo mio pezzo, col titolo «Professori e studenti bocciati in Internet»:

Quando si parla di uso delle reti in ambito educativo e universitario, molti richiamano la distinzione fra nativi e migranti digitali che lo studioso americano Marc Prensky introdusse nel 2001: i nativi sarebbero coloro che, nati dopo la diffusione di massa dell’informatica, cioè dopo la metà degli anni 80, si sono trovati in un mondo già informatizzato; i migranti invece, nati prima, hanno dovuto abituarsi a usare le tecnologie da adulti.

Le polemiche sulla distinzione si sono sprecate. Ma l’implicito è sempre quello: i nativi sarebbero spontaneamente più veloci e bravi col computer, i migranti più imbranati. Di solito infatti anche coloro che si oppongono alla distinzione, finiscono per ammettere che possano esserci differenze cognitive fra chi nasce col mouse in mano e chi no. E attendono dati sperimentali, che però non arrivano.

Il mio punto è un altro: la distinzione non va né confermata né negata, ma abolita, perché rinforza barriere che andrebbero invece abbattute.

Innanzi tutto quella fra studenti e docenti: i primi nativi, i secondi migranti. Che si aggiunge a quella fra studi scientifici e umanistici, tanto vecchia quanto dura a morire.

Ma parliamoci chiaro: in Italia l’opposizione fra nativi e migranti, come fra saperi tecnici e umanistici, è uno specchietto per allodole che distrae dal tema più grave della scarsa diffusione della cultura informatica ovunque, presso giovani e meno giovani, e non solo a scuola e in università, ma sul lavoro e nella vita quotidiana.

Secondo una ricerca Nielsen presentata nel settembre 2009, solo il 55% degli italiani usa internet. E solo il 34% lo usa in modo approfondito, attivo e consapevole, mentre gli altri si limitano a ricerche acritiche, passive. Chicca finale: fra gli utenti superficiali i giovani sono così numerosi, che per alcuni sono la maggioranza. I cosiddetti “nativi” non sono dunque la meraviglia a cui gli stereotipi alludono.

I dati sull’ateneo bolognese mostrano percentuali più incoraggianti, ma siamo in un ambiente elitario. Secondo la Direzione e Sviluppo delle Attività Web, sono poco più della metà del totale i docenti che usano i modo attivo gli strumenti del portale, aggiungendo informazioni, foto e materiali didattici al proprio sito. Di solito chi è attivo sul portale lo è anche su internet, ma il nesso è più complicato e c’è ancora molto da fare.

La cultura di rete degli studenti è più sfuggente, ma la pratica didattica mi restituisce ogni giorno l’impressione che anche per loro non siano rose e fiori. In questo quadro, ragionare per opposizioni stereotipate non ha senso: siamo tutti nella stessa barca, cerchiamo di muoverci assieme.

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Sulla ricerca Nielsen vedi anche:

800 milioni per la banda larga? Magari il problema fosse solo quello

Dei nativi e migranti digitali avevo parlato anche qui:

Nativi o migranti digitali?