Di cosa parliamo quando parliamo di flash mob?

E di marketing virale? E di guerrilla marketing o marketing non convenzionale? Pesco da alcune definizioni di Wikipedia i passaggi che considero più corretti e rilevanti:

Flash mob: «Con il termine flash mob (dall’inglese flash – breve esperienza e mob – moltitudine) si indica un gruppo di persone che si riunisce all’improvviso in uno spazio pubblico, mette in pratica un’azione insolita generalmente per un breve periodo di tempo per poi successivamente disperdersi. Il raduno viene generalmente organizzato attraverso comunicazioni via internet o tramite telefoni cellulari. In molti casi, le regole dell’azione vengono illustrate ai partecipanti pochi minuti prima che l’azione abbia luogo

Marketing virale: «Il principio del viral marketing si basa sull’originalità di un’idea: qualcosa che, a causa della sua natura o del suo contenuto, riesce a espandersi molto velocemente in una data popolazione.»

L’originalità è qualcosa su cui insiste qualunque libro, conferenza o lezione sul guerrilla marketing, che non a caso è detto anche non convenzionale.

Sta di fatto che, dalla T-Mobile Dance del gennaio 2009 a Londra in poi (carina! ma basta una), non facciamo che assistere a balletti degni della peggiore animazione da villaggio turistico (o del saggio di fine anno delle scuole di danza), che puntualmente vengono salutati come l’ultimo flash mob o l’ultima novità di marketing virale.

Ma dove stanno l’organizzazione estemporanea, basata sull’uso di internet?

Dove il coinvolgimento e la sorpresa del pubblico?

Ma soprattutto: dove sono l’originalità e la fantasia? Sarebbero queste le meravigliose frontiere del marketing non convenzionale? Quanto dobbiamo aspettare, ancora, prima che si passi ad altro? Io non ne posso più.

Roma, piazza di Spagna, 3 ottobre 2009

Roma, galleria Alberto Sordi, 21 dicembre 2009

Bologna, via Indipendenza, 29 gennaio 2010

Roma, stazione Termini, 6 febbraio 2010

Milano, piazza Duomo e strade limitrofe, 27 febbraio 2010

Roma, piazza di Spagna, 2 marzo 2010

 

 

 

12 risposte a “Di cosa parliamo quando parliamo di flash mob?

  1. Parole sante. Non se ne puo’ piu’ di sentir dire “non c’e budget, dai facciamo un viral”.

  2. Mi è subito venuta in mente una citazione dal film Il Corvo: “A un uomo viene un’idea. L’idea conquista altri, altri come lui. L’idea si diffonde, l’idea si trasforma in istituzione. Ma quale è l’idea?! È questa la domanda che mi ha tormentato!”.

  3. son giorni che volevo scrivere una mail sul marketing virale EPICO che ha fatto in questi giorni la Valve con Portal, appena ho tempo la mando, perchè ha smosso metà nerd di tutto il mondo

  4. Francesco Porzio

    Brutta gente i pubblicitari 🙂 Saccheggiano ovunque per rimpastare tutto. Nel migliore dei casi ne risulta una torta, più spesso un pasticcio.
    Mi pare chiaro che sei stufa di alcuni flash mob, ne abbiamo già parlato su questo blog: non ho capito però se dei flash mob tout court, in quanto tali, o se solo delle “repliche” danzerecce”.

    Da una parte il termine “flash mob” (come tecnica di marketing virale) è ABUSATISSIMO, e viene utilizzato per indicare una serie di operazioni “pubblicitarie” che non hanno quasi più niente a che vedere con una “mobilitazione spontanea e veloce di un cospicuo numero di persone”, ed il cui “messaggio” spesso non ha neppure una diffusione propriamente virale. Dall’altra continuano ad essere condotti una serie di flash mob che (in base ad indicatori come visualizzazioni del video su YouTube, conversazioni sui social network, uscite sui media etc..) si rivelano essere azzeccatissime operazioni di marketing.

    E soprattutto c’è chi continua a organizzare flash mob per il gusto di socializzare (così non facciamo pubblicità a nessuno ;)):

    http://improveverywhere.com/
    (suggerisco vivamente di scartabellare tra i Mission Highlites)

  5. Sottolineo e riprendo Francesco, e vi consiglio per la seconda volta di dare un’occhiata al gruppo americano Improv Everywhere, che in tempi non sospetti ha “lanciato” i flash mob – intesi più come “creazione di situazioni per testimoni inconsapevoli” che come modo per veicolare (necessariamente) messaggi o contenuti particolari; si va da meccanismi vicini alla candid camera per arrivare al musical.

    E’ quest’ultimo che vi consiglio, e che secondo me contiene un po’ l’essenza dello spirito con cui sono nate queste cose, e che come al solito, sdoganate, perdono qualsiasi senso, e diventano una sorta di corsa a “chi ce l’ha più grosso” (sorry) – perchè a parte i viral, che non considero flash mob in senso stretto, la cosa davvero triste sono le iniziative replicate quasi a dover battere episodi simili già online su Youtube, quasi fosse una gara.

    Siore e siori, the Food Court Musical:

    (magari lo conoscete già…)

  6. Che squallore, sembra il Rocky Horror Picture Show nella triste ripetizione agli Universal Studios. Ti alzi, o ti sposti, e te ne vai.
    Comunque il sound designer, almeno negli States, sa fare il suo mestiere.

  7. Salomanuel, non scorderò mai queste parole: FREEEEMMMMMAAAAAANNNN!!!

    Michele, ottimo contributo, grazie!

    Giovanna, come va? Però scusa, neanche un anno fa tessevi le lodi di questo strumento… ne stai denigrando l’abuso ed il riciclo, spero.

    Saluti a tutti,

    V

  8. Signora in Giallo

    Rivoglio il mitico Carosello 😀

  9. Sono arrivati prima loro!!!

  10. E se invece che di massa l’instant mob marketing diventa quasi “personale”?
    Guardate che cosa hanno fatto a Trieste

  11. Ma sapete che i Flash Mob in Bielorussia vengono utilizzati per manifestare contro il governo. Dato che non hanno la possibilità di manifestare liberamente (vengono arrestati) organizzano i flash mob ed in pochi secondi spariscono…il problema è che spasso viene arrestata gente che non centra niente, il passante, chi aspetta l’autobus. ASSURDO!

  12. Professoressa,
    come sa sto facendo il tirocinio in un’agenzia di comunicazione di Firenze. In occasione del Made Expo 2011 l’agenzia ha organizzato un flash mob in cui un gruppo misto di ballerini e cantanti professionisti si esibivano in sei diverse coreografie, in diverse zone della fiera, mascherati da gatti. L’azienda cliente ha infatti lanciato un prodotto il cui testimonial è un gatto che sale sui tetti delle case.
    E’ stato un evento molto emozionante, culminato con un’esibizione sul palco dell’Alcatraz di Milano durante la serata di premiazione degli Edilportale Awards, in cui la mia agenzia è stata eletta Agenzia Marketing dell’Anno.
    Le coreografie erano preparate, le musiche a volte riprodotte a volte dal vivo, è mancato l’elemento virale sul web. Ma la strategia è stata efficace. E spettacolare!
    (Appena possibile, se l’agenzia me lo permette, le invierò il video)

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