Fumer, c’est être l’esclave du tabac

In febbraio era uscita in Francia una campagna affissioni contro il fumo promossa dalla DNF, l’associazione per i diritti dei non fumatori, e realizzata dall’agenzia BDDP et Fils. La campagna ha scatenato subito molte polemiche e il 23 febbraio la Segretaria di Stato per la Famiglia Nadine Morano ha chiesto che fosse ritirata.

Queste erano le affissioni, che rappresentavano alcuni teenager intenti a fumare una sigaretta, come fossero costretti da un adulto dominante a un atto di fellatio/sottomissione (clic per ingrandire):

Fumer, c'est etre l'esclave du tabac

Curiosamente – e incoerentemente – la stessa campagna ha messo in onda uno spot di tutt’altro tenore e livello, che invece è stato in generale apprezzato.

Ho ricevuto via mail da Claudio – che ha studiato Semiotica a Bologna e ora vive a Parigi – una sintesi delle polemiche francesi e una microanalisi che trovo stringente e condivido appieno:

«Sulla campagna affissioni. Non c’è polemica sul messaggio sessuale in quanto tale, ma sull’inutilità di quest’uso. È stata interpretata al massimo come un insulto poco efficace, soprattutto perché in teoria il target sono i giovani, mentre la pubblicità sembra fatta per scandalizzare gli adulti/anziani o attirare i perversi (allude un po’ all’uomo che non deve chiedere mai). Il gesto mimato sorpassa il messaggio, sembra più una campagna anti-pedofilia (ragazzini in ginocchio davanti a un adulto) che anti-fumo.

Sul video. Lo spot ha ricevuto commenti positivi. E sono abbastanza d’accordo. Il messaggio è: ti fai manipolare, non solo fa male a te, ma servi anche come deposito di rifiuti nocivi. Per la sensibilità green che sta facendo molto presa ora in Francia mi pare  funzionare. In più, sempre per il target giovane, ribaltare il messaggio anticonformista del fumo=ribellione mi sembra funzionare bene.»

7 risposte a “Fumer, c’est être l’esclave du tabac

  1. La fellatio di carta non è diversa da quella acquistabile con i giornaletti pornografici che non perseguono finalità dissuasive-educative che, immagino, fossero obiettivi della Segreteria di Stato.
    Con tre aggravanti: la prima, una pubblicità-progresso ha cachet più elevato dei magazines in questione, la seconda, per la prima volta si associa la scelta di fumare una sigaretta ad un atto sessuale, la terza perdere l’evidente disparità d’età tra i fruitori della fellatio.

    Il video, efficace, corre il rischio di risultare inverosimile.
    Davvero le multinazionali smaltsicono in questo modo i loro rifiuti tossici?
    La risposta sappiamo quale sarebbe giovani fumatore/fumatrici che intendano approfondire ed investigare sull’argomento.
    Un evidente presa in giro.

    Migliori sono gli spot orientati ad analizzare gli effetti derivanti dalla scelta di fumarsi una sigaretta.

  2. Scusate i refusi 🙂

  3. Situazione 1: dentro le sigarette ci sono un sacco di porcherie che fanno male alla salute. Ormai questo è risaputo e accettato da tutti i fumatori.

    Situazione 2: le industrie producono un’enorme quantità di porcherie che a volte coincidono con le stesse cui sopra. Anche questo è risaputo ma non piace a nessuno (nemmeno ai fumatori).

    Rilfessione: e se facessimo capire ai fumatori che costoro inalano le stesse porcherie che si possono trovare nella sapazzatura delle industrie? Forse ne sarebbero più disgustati. Idea verosimile da poter sviluppare in un mondo possibile che la pubblicità può costruire.
    Non è la verità documentaristica dello spot che colpisce ma il paragone azzeccato.

  4. Vediamo cosa c’è negli alimenti allora? Risulta impossibile prescindere dalla “verità documentaristica” negli spot sociali.
    Non hanno pensato in Francia che le multinazionali del tabacco possono reagire ad uno spot del genere?

  5. Esempi o metafore sono spesso utilizzati anche dagli spot sociali. Niente di frastornante. Pare abbastanza chiaro nello spot che non si denunci una truffa da parte delle multinazionali del tabacco ai danni del consumatore. Un fumatore può fare un’indagine e scoprire che i prodotti chimici citati nello spot sono veramente presenti nelle sigarette e pure nelle discariche delle industrie. Mi pare che sia questo l’elemento rilevante.
    Si può prescindere, a mio parere.

    Non capisco però il paragone con gli alimenti. Anche lì ci sono porcherie, giusto. Quindi? Non sono solo le sigarette a provocare il cancro, ma questo non depenalizza una campagna anti-fumo o la nota avvertenza sui pacchetti.

    Le multinazionali come potrebbero ribellarsi? Negando la presenza di quei prodotti? Negando di metterli consapevolemente? E perché metterli quando esistono sigarette “naturali” (rare ma ci sono) che fanno a meno di quei prodotti? Forse la realtà si avvicina al mondo possibile dello spot.

  6. Rifiuti tossici non è metafora di sostanza tossica.
    L’accusa è ben circostanziata se è vero che i termini utilizzati hanno un peso specifico. Lo spot è tutto impostato attorno alla soluzione da trovare per smaltire la “merde” appunto dei rifiuti tossici.
    Condivido che nelle sigarette ci siano sostanze tossiche, ma queste non sono il risultato derivante dal riciclaggio doloso di rifiuti tossici.
    Le sigarette sono nocive, anche un piatto di pasta industriale (ingurgitato con più frequenza e in quantità maggiore rispetto al fumo di una sigaretta) comunque può esserlo, solo che nel secondo caso siamo inconsapevoli. Oppure ritieni di sapere tutto di un prodotto dall’etichetta?
    Ci sono laboratori che hanno rilevato questi dati e è stato impedito loro, in tutti i modi, di proseguire il lavoro dalle grandi multinazionali.
    Vogliamo parlare del latte in polvere dei neonati? Per esempio.
    Probabilmente non essendo fumatore, consigli le “naturali”.
    Non c’è partita, purtroppo.
    Il fumo nuoce gravemente alla salute, il benzene degli scarichi delle automobili nuoce di più.

  7. francamente sono stanca di queste battaglie contro il fumo, dal quale siamo più che tutelati, si punta il dito sul fumo e ci si chiude gli occhi sugli alcolici…non ci sono dati sull’abuso di alcolici iniziato in giovane età, anzi non vengono diffusi, che ricaduta hanno sulla spesa pubblica tutti i danni fisici, perchè nessuno lo dice…invece di puntare il dito è meglio aprire gli occhi, le pubblicità sugli alcolici sono tutte accattivanti, bella gente, bei posti, bei momenti…ecc…poi l’abuso lo subisce anche chi non beve, violenze domestiche, incidenti, ecc….qui però le tutele sono minime o quasi nulle….

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