Abuse in teen relationships

Trovo che questi spot promossi dall’Home Office del governo britannico e diretti dal giovane regista inglese Shane Meadows per sensibilizzare i teenager sulle radici domestiche della violenza contro le ragazze, siano molto ben fatti.

Mettono in scena le dinamiche affettive di una coppia di adolescenti normale, in una situazione e un ambiente normale (la cameretta, i pupazzi), per cui moltissimi ragazzi della middle class possono riconoscersi in ciò che accade. Anche il crescendo emotivo è ben congegnato e invita sia lui che lei (per una volta: entrambi!) a guardarsi – con sgomento – da fuori.

Agenzia: Saint @Rainey Kelly Campbell Roalfe Y&R.

Abuse in teen relationships (boy)

Abuse in teen relationships (girl)


18 risposte a “Abuse in teen relationships

  1. molto belli questi spot, mi hanno colpita davvero.

  2. molti belli soprattutto perchè mettono in mostra il concetto di vivere le situazione dall’esterno. Tante volte non ci rendiamo conto di quello che facciamo veramente (o che subiamo), invece vedersi da fuoripuò aiutare a capire la realtà. E’ utile, ogni tanto, “staccarsi” da sé per vedere meglio, in senso metaforico chiaramente, oppure servendosi degli occhi degli altri.

  3. Efficace; lo specchio dall’esterno ha un impatto emotivo forte.
    Fa riflettere anke noi adulti molto distanti dalle dinamike adoloscenziali
    (pur essendo evidentemente una campagna mirata contro gli abusi).
    Una pubblicità progresso e mi piacerebbe vederne di più da noi.

  4. molto bello.

  5. colpisce dritto, preciso, in quella grande capacità di vedere da fuori che spesso si dilegua nel momento in cui si interagisce con il fuori e il fuori entra dentro e assume forme che non si riesce a scindere da sé stessi e dalla propri a realtà.
    vedendo i filmati il primo pensiero è stato agli amici che davanti a una birra si trasformano in magici specchi riflettendo e proiettando davanti ai miei occhi, a volte anche crudamente, il “da fuori” che non sempre riesco a vedere da sola.

    mille di questi filmati,

    marta

  6. La mia domanda: è più efficace uno spot in cui la spettatrice vede una ragazzina che assiste sdoppiata ad una scena di violenza su di lei, senza che la protagonista della scena reagisca oppure un altro nel quale la ragazzina che subisce violenza prende un oggetto contundente, ad esempio la lampada, e lo frantuma in testa al bulletto di turno?

    Dal momento che, a distanza di anni, pare che le adolescenti debbano subire le stesse dinamiche di coloro che le hanno precedute, vogliamo insegnare, finalmente, alle ragazzine a difendersi?

    Con buona pace per la cristalleria Baccarat.

    Anzi, potremmo proprio girare uno spot in cui la ragazzina fracassa il vaso in testa al bullo e poi mettere come claim: “Hey ragazzi, era un Baccarat”.

  7. Se le adolecenti devono ancora difendersi nel 2010, insegnamo loro a farlo con stile.

  8. eloisette, il tuo commento mi ha davvero toccato…
    Personalemente credo si debba insegnare a evitare la violenza, a tutti.
    Se sei oggetto di violenza, bisogna avere in primo luogo la cultura della dignità e del rispetto per sfuggirla, per lasciare definitivamente un uomo che ti usa violenza, anche solo verbale o psicologica. E’ l’esatto contrario di spaccare un cristallo in testa a un uomo. Dall’altro lato sono necessari anche i mezzi sociali ed economici per arginarla. Sia dal punto di vista culturale, sia socio-economico, a mio avviso servono politiche efficaci che lavorino per costruire un immagine della donna come essere umano e non come oggetto sessuale, per garantire alle donne la parità nel lavoro e l’indipendenza economica e per evitare le sacche di miseria e conseguente degrado culturale che ci sono nel nostro paese. Credo che sia bene lavorare per una società meno violenta nel suo complesso, non per una società dove la parte offesa si arma a sua volta.

  9. Forse avrò un poco esagerato con la metafora, ma lo spot con il bulletto violento che si tira la cinta e la ragazzina, ai tempi della comunicazione, che rimane lì tremebonda a subire è inguardabile.

    Mi rifiuto di credere che le ragazzine siano conciate così, tant’è vero che adesso i bulletti per sopraffarle hanno la necessità di mettersi in “branco”.

  10. A proposito di violenza domestica e abusi, vorrei segnalarti questa campagna:

    http://www.riconoscilaviolenza.it/

    La conoscevi? Mi piacerebbe sentire un tuo commento.
    Grazie per i tuoi articoli, sempre interessanti.

    Federica.

  11. Sono dáccordo con Eloisette. Per quanto lo spot possa essere äbordabile da parte dei giovani, sta ancora giocando con stereotipi per cui la ragazza non vuole fare sesso e il ragazzo si, nonche, gravissimo, mentre il ragazzo fuori dal vetro quasi lo fracassa per fermare se stesso, LEI e’debole dentro quanto e’debole fuori. Non cé’abbastanza enfasi sulla via di uscita per lei. “Get out of the room”non mi sembra assolutamente abbastanza, sembra precludere esci dalla stanza e torna quando si sara’calmato. Mentre dovrebbe incitare a LASCIARE PER SEMPRE un ragazzo che si comporta in tal maniera. Esci da quella stanza (che tra láltro e’sua) o sbattilo fuori, chiama la polizia e non permettergli mai piu di avvicinarsi a te? La figura femminile rappresentata incita alla passivita’.

  12. Grazie LoR, hai baccagliato un po’ con la tastiera, vedo, condivido le tue osservazioni.

  13. Eloisette e LoR: d’accordo sulla differenza stereotipata negli spot.

    Ma ricordiamo che la pubblicità (sociale come commerciale), anche quando ben fatta, se vuolo raggiungere le masse, il sentire medio, deve comunque concedere un certo tasso di stereotipia, chiamiamolo così. Altrimenti, rischia di impedire – da parte della maggioranza di spettatori, la massa, appunto – quei processi di identificazione nei soggetti rappresentati che sono imprescindibili in una campagna di questo tipo. Rischia insomma di parlare a un’élite.

    Insomma, spot troppo “rivoluzionari” (per questo o quell’altor motivo) non raggiungono la massa. Mi spiego?

  14. Salve a tutti,

    un poveretto del genere va abbandonato al suo destino, punto. Sempre che se ne abbia la forza, che la ragazza soggetto dello spot non ha (subisce violenza piuttosto che perdere il rapporto, la protesta dalla parete appare debole).

    Eloisette, condivido, le ragazze abbaiano oggi più che mai, per la maggior parte dei cretini questo basta a farli desistere…

    Comunque, tutto parte dalla dignità e dalla difesa della stessa. In questo caso, va prima educato il ragazzo.

    Cheers,

    V

  15. Mettiamo che sia il messaggio sociale il prodotto da posizionare all’interno dello spot, la stereotipia della massa non avviene dopo la messa in onda?
    Gli spot di Federica non sono male in questo senso.

  16. La normalità nello spot, la stereotipia dal messaggio.

    Valerio non sono d’accordo con te: vanno educate prima le ragazze, e poi i ragazzi si adeguano.
    Hai un’impostazione patriarcale del pensiero: “tutto parte dalla dignità e dalla difesa della stessa. In questo caso va prima educato il ragazzo”.
    Prima penso che sia necessario che sia lei ad imparare a difendersi, da ogni strumentalizzazione, e qui possiamo ricollegarci al “Corpo delle donne” di Lorella Zanardo, e a tutta la tv ed editoria (anche la cosiddetta “colta”) spazzatura.

  17. Eloisette, è più complesso: non c’è una causa unilineare e unidirezionale che va dagli stereotipi di uno spot a quelli delle masse che ne escono determinate.

    C’è una circolarità, certo. Ma non è stando fuori dal cerchio che eviti la circolarità (in quel caso, entri nel circoletto dell’élite, come dicevo). Piuttosto, occorre “usare” il cerchio, agganciarvisi, per trasformarlo, da cerchio a spirale. Una spirale evolutiva, diciamo, e non involutiva.

    In ogni caso, gli spot non bastano a educare. Questo mai. Neppure se sono perfetti. Ce ne vorrebbero migliaia, di perfetti. Più scuola, famiglia, cinema, libri, fumetti, arte… 🙂

  18. Hai visto comunque Giò che prendo le distanze da Mc Luhan.
    Poi mi domando se ce l’ha fatta uno a diseducare a suon di spot, perchè tanti non possono ottenere l’effetto uguale e contrario.
    Preferisco il moto ondulatorio che si propaga dal sasso lanciato nello stagno (hai presente quei sassi piatti che fanno due o tre balzi nell’acqua se sai lanciarli bene?), la spirale rischia di trasformarsi in vortice.

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