Studenti&Reporter 5 – I ventenni e il Viagra

Oggi l’inchiesta di Studenti&Reporter su Repubblica Bologna parla dell’uso di Viagra e analoghi da parte dei ventenni.

Qui sotto c’è il mio pezzo introduttivo, affiancato da due interviste:

«Nel sexy shop almeno 20 ragazzi la settimana me lo chiedono», di Marco Salimbeni.

«In palestra lo usano in tanti: serve in gara e in discoteca», di Valentina Scattolari.

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Da quando nel 1998 nacque il Viagra, l’Emilia-Romagna è stata spesso indicata, assieme al Lazio e alla Toscana, fra le regioni italiane con più alto consumo di farmaci contro l’impotenza maschile (non solo Viagra, ma anche Cialis e Levitra), mentre Bologna, con Rimini e Modena, è sempre stata fra le prime dieci città della classifica nazionale.

I dati del 2009 diffusi a febbraio dall’Ordine dei farmacisti hanno mostrato un ulteriore aumento nella provincia di Bologna: nel 2009 le vendite di Viagra sono passate da 73.500 a 79.500 confezioni, mentre sono state vendute 70.200 scatole di Cialis, circa il 19 per cento in più rispetto al 2008.

Mentre molti si illudono ancora che questi farmaci siano usati solo da uomini anziani con disfunzioni erettili, in realtà da almeno tre anni si parla di un uso crescente fra i più giovani. Di solito il significato di “giovane” varia a seconda dei commentatori e delle indagini: più spesso si parla di 30 e 40enni, ma ultimamente anche di 20enni.

Controllare quantitativamente la diffusione del Viagra fra i 20enni è più difficile che in altre fasce d’età, per un motivo fondamentale. In farmacia questi prodotti costano troppo per un ragazzo: circa 50 euro una confezione di quattro compresse di Viagra, attorno a 80 euro una di Cialis. Su internet, invece, i prezzi sono molto più bassi. È chiaro allora che un 20enne, magari studente e comunque con scarsa disponibilità economica, tende ad acquistare questi farmaci a un prezzo inferiore su internet, che è meno controllabile della vendita in farmacia. Anche per questo, dunque, un 20enne sarà poco disponibile a rispondere in modo sincero alla domanda «usi il Viagra?». È più facile che finga di parlare per sentito dire, e cioè di amici e conoscenti che lo fanno, mentre lui no.

Il che rende difficile anche l’indagine qualitativa, oltre che quantitativa.

Eppure, facendo una ricerca su Google, si trovano decine e decine di forum, blog, siti in cui, coperti dall’anonimato, uomini di tutte le età, anche giovanissimi, dicono di usare abitualmente questi prodotti, discutendo con perizia pregi e difetti di Viagra, Cialis e Levitra.

E a Bologna basta tendere l’orecchio in una palestra qualsiasi per ascoltare conversazioni maschili che associano il Viagra agli anabolizzanti.

Per saperne di più ci siamo mossi in due direzioni: le farmacie e le palestre. Speravamo che, prima o poi, qualcuno parlasse. E in effetti è stato così. Inaspettatamente, siamo pure finiti in un sexy shop, perché spesso – abbiamo scoperto – i ventenni suppongono, sbagliando, che vi si possa acquistare Viagra a buon prezzo e senza ricetta.

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Qui le puntate precedenti di Studenti&Reporter:

Studenti&Reporter 4 – Il femminismo, che roba è? 3 marzo 2010

Studenti&Reporter 3 – Insicurezza reale e precepita, 17 febbraio 2010

Studenti&Reporter 2 – La movida Made in Bo, 3 febbraio 2010

Studenti&Reporter 1 – Presentazione, 20 gennaio 2010

17 risposte a “Studenti&Reporter 5 – I ventenni e il Viagra

  1. Giovanna, e perché non la Lombardia? Ce l’hanno con le moschee per via di quegli umilianti minareti, con gli africani per l’indubbio vantaggio che tutte vociferano, con il Tricolore perché poi c’è da officiare l’alzabandiera. Cosa scelsero infatti i “serenissimi” del Veneto quando vollero sottolineare la loro differenza dai lumbard leghisti che li assimilavano alla Padania? L’occupazione di un campanile con la bandiera del Leone alato di San Marco, e la metafora fallica diventa così tripla.
    Io che sono maligno aggiungo che dopo l’incidente al loro leader, tutti in Lombardia guardano con atavico sospetto alla pillolina blu. E si dice che quella sera avesse provato metà pasticca, così, per impressionare una procace emiliana, di certo non la sua metà, convincendola che anche l’Emilia è Padania – voti inclusi.
    Il risultato è riuscito a metà, e solo a metà l’ha accolto il Padre eterno.
    Per questo i lombardi sono così impressionati da quell’esempio assurto a quotidiano monito di sventure delle virtù padane. Per questo assumono meno Viagra: malati sì ma almeno integri.
    Forse sarebbe stato meglio se quella notte la pasticca l’avesse assunta intera.

  2. …alle soglie dei miei amati 38 anni resto senza parole, non per essere bachettona, sono tutt’altro, ma perchè trovo tutto questo squallido, terribilmente squallido, e mi viene in mente un film di quando ero bambina, “la storia infinita”….quasi una profezia….il nulla….

  3. Va bene, Giovanna, facciamo i seri. L’argomento mi interessa parecchio e vi ho dedicato molto tempo dopo i miei lunghi e meditati studi su orgasmo femminile ed evoluzionismo. 🙂
    C’era una volta un’epoca in cui i farmaci nascevano in risposta alle malattie. Poi il marketing ha cambiato le regole: le malattie si possono creare, il bisogno può essere pilotato, la sintomatologia inoculata nella persona sana.
    Prendete gli ultimi dodici anni, dalla scoperta serendipica del Viagra. Prendete un qualsiasi magazine settimanale. Notato qualcosa? Le rubriche a tema sesso si moltiplicano senza soluzione di continuità. Improbabili psicologi, sessuologi, semplici fermoposta, non fanno altro che parlare di orgasmo, erezione, tempi e modi… Appaiono pubblicità urologiche sotto forma di lettere autodiagnostiche, scritte mutuando la calligrafia a mano, in cui il lettore può idealmente staccare la pagina e consegnarla al proprio medico di base per vincere l’imbarazzo dell’incipit rompighiaccio; il numero degli urologi è cresciuto enormemente, Internet ha formato nuove generazioni con una semantica pornografica maschilista vissuta come neutra da novizi e novizie.
    Voi siete l’amministratore delegato di Pfizer, o Illy Icos: avete casualmente scoperto che un principio attivo creato per curare l’angina provoca erezioni. Cosa fareste? Semplice, finanziereste i discorsi mediatici sul sesso, meglio se pruriginosi. Ma non basta: dareste la parola alle donne, alle loro riviste. Incentivereste fole come multiorgasmo, orgasmo vaginale, punto G, rapporti lunghi come ere geologiche in modo da veicolare surrettiziamente l’equivalenza tra amplesso soddisfacente e durata. Creereste l’insicurezza maschile con la mano destra e veicolereste il rimedio con la sinistra, cambiereste magari la definizione classica di impotenza: lo chiamereste deficit erettile, patrocinereste convegni a destra e a manca in cui interrelare il deficit erettile al concetto sfumato di soddisfazione di un rapporto. Ecco fatto, profitti da favola, e si noti per cortesia il numero di chirurghi che propongono interventi di allungamento del pisello, operazioni che una persona equlibrata giudicherebbe manie da restringimento del cervello. Eppure sono numeri importanti e i medici invece che riportare alla ragione il debosciato insicuro, finiscono per sollecitarlo, in fondo è un servizio come altri, per qual motivo discettare moralisticamente sulla decadenza della società, perché privare un individuo di una sua lecita dipendenza deviata?

    Perché un ventenne usa il viagra, in una delle mille varianti generiche prodotte da industrie farmaceutiche indiane? Perché ha imparato a credere che un rapporto sessuale è una 50 km di marcia, con giudici severi che ti sanzionano al primo errore: la salita verso un Paradiso dove il Purgatorio è la norma e l’Inferno ciò che guadagni con un passo falso.
    Prendete un povero cristo che abbia vent’anni (ma anche trenta). Fategli guardare solo le olimpiadi. Poi gettatelo in una pista di atletica. Che visione avrà di se stesso? Come valuterà i propri tempi sul giro? Che dimensione avrà della curva di Gauss della normalità?
    L’impotenza è già cosa fatta a questo punto. La sua visione irrealistica di cosa debba essere un rapporto, le aspettative della partner, la prestazione come metro esistenziale faranno il resto.
    Il viagra non farà altro che offrirsi come antidoto preventivo, derivato assicurativo, futures da esercitare solo se qualcosa va male, credit swap per coprire la vergogna di non essere quel John Holmes che ognuno desidera essere tra le quattro mura delle propria stanzetta onirica. Squallida realtà che appare triste solo nella messa in scena di un emarginato sociale, mentre in verità abbraccia qualsiasi censo e cultura. Tutti desiderosi di magnificare la propria virilità – e non si dimentichi l’associazione coca-sesso, abusatissima da milioni di italiani – chiamando la partner a giudice e specchio delle brame di una prestazione taroccata, dopata
    Le donne potrebbero essere l’immunità da queste trappole, vere taumaturghe, dispensatrici di quella saggezza materna di chi intuisce da dove viene la vita. Invece sono le più disgraziate in questo gioco, credulone alla ricerca dei tanti Graal che non troveranno mai. Ci si chieda perché solo per la donna sono stati inventati tanti e tali miti orgasmatici. Così finiscono per essere la nemesi degli insicuri e le migliori alleate degli azionisti del Viagra.

  4. Mettete un po’ di sexy shop anche per Silvia nel link dell’articolo, appena è pronto.
    Silvia, c’era anche Il tempo delle mele, ma tu ti eri inchiodata al fantasy.

  5. Ugo esiste anche un Viagra al femminile, e pare sia una pillola rosa.
    Così i robocops possono accoppiarsi, dopo essersi dopati a piacere, e la collettività risparmia sull’ambulanza.
    Ne arrivano di tutti i tipi da ER. Quello reale, non il televisivo che è sempre una versione soft di ciò che succede davvero.

  6. Eloisette 🙂 apprezzo il tuo humour nero. Ma il mio cinismo ti ricorda che al fiocco blu non è seguito quello rosa. E dico purtroppo. Altrimenti il pronto soccorso sarebbe diventato davvero una sit-com e avresti pagato il biglietto pure tu. Invece così ci rimangono i Bossi a metà, salvati da improvvide amanti che invece di schiattare con loro li portano all’ospedale. E non puoi nemmeno prenderli per il culo.

  7. Sei sicuro Ugo? Big G (Google) stasera mi confermava che alla fine è andato in porto anche il Viagra rosa.
    Sai che non sono neanche sicura che a salvarlo sia stata l’amante?
    Per dirti come stanno messe le donne in Italia in questo momento.
    Basta sennò ci sbattono fuori da questo blog.

  8. Ugo: non so niente dei piani Pfizer e analoghi, ma so per certo (lo so da un manager), per fare un altro esempio, che Sky International ha cominciato a promuovere lo sdoganamento del porno su tutti i media del mondo (mondo!) all’inizio degli anni ’90, per spianare la strada alla vendita dei suoi canali tematici.

    Si chiama comunicazione strategica. Ed è sempre a lungo termine.

    Credo che, senza immaginarci troppi grandi fratelli, le cose vadano un po’ come dici tu. Con molte più imperfezioni e meno calcoli di quelli che dipingi, ma un po’ così vanno. Per essere un vero GF devi avere una gran testa, cosa che in pochi hanno. Murdoch, da quel che so, di testa ne ha molta. E a volte gli interessi di più gruppi industriali possono convergere verso la stessa meravigliosa direzione: case farmaceutiche, media, industria cosmetica. Eccetera.

    Eloisette: non sbatto fuori nessuno dal blog. 🙂 Le vostre conversazioni sono sempre più interessanti.

  9. Assolutamente d’accordo, Giovanna. Fare il giochino dell’amministratore delegato non voleva certo accentrare e ridurre il meccanismo a un solo attore, non era nulla più che un artificio retorico (ma questo lo sai meglio di me 🙂 ).
    Il mio discorso è tutt’altro che complottista, è semplicemente un circolo virtuoso che fa mangiare un sacco di gente, e sono tentato di mettere in gerarchia tutti i settori merceologici. Comunque sono torte da centinaia di miliardi di $, autentici Mont Blanc. Perfino Diplomatici.

  10. (off topic)
    Ma poi, guarda, sarebbe anche l’ora di rendere sistematico un metodo di ricerca, se si vuol capire il mondo. Basterebbe ordinare le quotazioni delle società per capitalizzazione e vedere le partecipazioni d’ogni spa in altre spa. Si scoprirebbero subito i settori d’intervento diretto di una multinazionale.
    Orwell è da aggiornare, Giò. Il suo 1984 ragionava ancora in termini di Stati -così come il ben più acuto e meno citato Brave new world di Huxley, dove un sistema totalitario non esercita coercizione su un individuo ancora parzialmente libero di avvertirla, ma crea un sistema di controllo per via farmaceutica trasparente, che è l’individuo a desiderare.
    Gli Stati sono sempre più entità rappresentative, espressione di comitati industriali. Con la differenza che i primi godono formalmente di una trasparenza che i secondi non sono tenuti a palesare.
    Insomma, siamo come astronomi costretti a guardare la luce di galassie lontane, dando valutazioni sempre e solo sul passato. Il presente non è mai accessibile.

  11. Qualche dato sul presente è accessibile, davvero poco per quei pochi in grado di leggere, non condivido la tua posizione Ugo.
    Come rilevo Giò che i primi problemi di visibilità Murdoch che di sicuro è più sgamato come tycoon di altri, li ebbe in passato.
    Comunque resta altrettanto vero che queste cordate di azionisti (utilizzo un termine improprio), sono facilmente individuabili. Ricorrono sempre le stesse sigle, più o meno contraffatte. Riguardo poi al “sottobosco”, lì è già più complesso per l’individuo condurre un’analisi accurata, è sempre un problema per lui/lei di costi e ricavi.
    La situazione, ben più complessa, non si limita all’indotto farmaceutico, o meglio è farmaceutica-alimentare.

  12. Bisogna decidere:
    vogliamo scegliere di fare le anime belle chiusi nel serraglio e di occuparci dei canali tematici?

    Significante e significato? Parliamone davvero.

  13. Solo un altro appunto: ho evitato di circoscrivere l’osservazione al nostro collettivo nazional popolare perchè la situazione è talmente banalotta e palese per chiunque abbia un minimo di giudizio critico che diventa persino nauseante parlarne.

  14. Scherzavo 🙂

  15. Cvd? Sono almeno dieci anni che la Pfizer tenta di produrre la pillolila rosa. Un conto è produrre, un conto sono le indiscrezioni che si susseguono da anni.
    Il tuo link vale l’autorevolezza di topolino. Non ho trovato nulla di serio a riguardo, solo siti di gossip.

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