Santoro: nuovo medium, vecchio messaggio

L’evento “Raiperunanotte” organizzato ieri a Bologna da Michele Santoro e dal sindacato dei giornalisti Fnsi contro la decisione di sospendere i talk show politici in Rai è molto interessante dal punto di vista comunicativo, perché ha coinvolto una molteplicità di ambienti e mezzi di comunicazione, dalla rete alle piazze, che riprende, amplifica e rende sistematici il metodo introdotto in Italia da Beppe Grillo.

Notevoli anche i numeri (relativamente ai mezzi). La conta del giorno dopo riporta 125mila accessi contemporanei al sito dedicato, più diverse decine di migliaia fra YouDem, sito di Repubblica e altri siti collegati. Più il tam tam non denumerabile nei blog e social network. E le 200 piazze reali in tutta Italia, dove persone in carne ossa si sono ammassate attorno ai maxi schermi della trasmissione (a Bologna circa 6000 dentro al PalaDozza e più o meno altrettanto fuori).

E i contenuti? Interessante mescolanza di intrattenimento, musica e talk show, più spiccata del solito.

Ma per il resto, c’era tutta l’ossessione (anti-)berlusconiana che ci si poteva aspettare da Santoro, Travaglio & C. Insomma, l’elefante è stato seduto nel bel mezzo dell’arena, per tutto il tempo. Anzi, crescendo minuto dopo minuto.

Perciò concordo con quanto Aldo Grasso ha scritto oggi sul Corriere:

«Il Santoro show che ieri è andato in onda dal PalaDozza è stato molto più interessante per le modalità di fruizione che per i contenuti (a parte il dramma dei lavoratori che perdono il posto).

Nel nome della libertà d’espressione si sono incrociati generi differenti (informazione, intrattenimento, musica, satira…), tutte le nuove tecnologie distributive (Internet, satellite, digitale terrestre, tv locali, radio, siti, blog, social network, dirette streaming, maxischermi, persino 200 piazze), personaggi di diversa provenienza, professionale e artistica, chiamati in platea come fossero grandi star.

Ma il problema, e grave, è un altro. Quando Luttazzi conclude il suo monologo ricordando che «odiare i mascalzoni è cosa nobile » non fa un enorme regalo elettorale a Berlusconi?

Fomentare l’odio, alla vigilia delle elezioni, non è un atto di irresponsabilità? Se oggi la maggioranza reagirà pesantemente sarà inutile nascondersi dietro la retorica della libertà d’espressione o della rivoluzione. La politica è effetto di scena e la censura il peggiore dei suoi effetti, un indice di stupidità, ma spesso il rumore delle piazze, delle adunate, degli applausi ottunde le menti e copre i pensieri.»

89 risposte a “Santoro: nuovo medium, vecchio messaggio

  1. Di la verità che ce l’hai in casa l’efante come io tengo ir gattino!
    :Che poi te lo tieni anche come block notes eh! E ti ci arrampichi sui soppalchi!
    🙂
    A parte questo sono d’accordo con grasso, e poi non lo so, al di la del regalo politico, è proprio una strutturazione del discorso che diventa troppo viscerale, e che mantiene il livello della consapevolezza collettiva a un registro basso. Vorrei che si ragionasse civilmente di più, che tornassero i dibattiti con la gente che tira fuori il calepino e riporta delle statistiche che la visceralità. Non lo so, tra Berlusconi e Santoro per me non c’è differenza. Li trovo similmente tribunizi e antidemocratici.

  2. Se non altro c’è qualcuno che le cose le dice!! La partecipazione di ieri è stata un segnale positivo (me la racconto così)..

  3. Ragazzi basta con le stronzate per favore. Siamo in questa situazione da 16 anni perché gente come Grasso e chi gli va dietro smorzano continuamente i toni. Un po’ di sano odio sarebbe stato utile anni fa. Per far capire alla sinistra che doveva finirla di farsi corteggiare dal Berlusca, per far capire a tutti che l’Italia avrebbe fatto la fine che ha fatto.
    Territori inquinati, gente che sta male, lavoro che manca, nessun progetto sulle energie rinnovabili, un presidente del consiglio che pensa solo ai cavoli suoi da 16 anni e noi stiamo qui a spippettarci su cosa sia accaduto ieri sera di nuovo per il web.
    Quando vi costruiscono una discarica vicino casa senza chiedere il vostro parere ed inondandi di puzza il vicinato che ha lavorato una vita per costruirsi la casa in quel posto, venite a farmi un fischio.

    L’odio per chi ci governa, in questo momento storico è il sentimento più sano che si possa provare. Ovviamente poi devono scaturire proposte alternative da tutto questo e vanno messe in pratica, anche dai che ci spippettiamo sul potere della rete…

    Ricordate sempre il danno fatto da Veltroni in campagna elettorale per non nominare mai Berlusconi, non parlare mai di P2, di malefatte con mafia, camorra etc.

    Aldo Grasso è come Panebianco o Battista, distolgono l’attenzione dal problema principale: L’Italia è un paese morto (anche a causa loro).

  4. <>

    Come a dire che a odiare Benito si faceva una favore al fascismo.

  5. scusate gli errori ma ho scritto di getto 😛

  6. ” Insomma, l’elefante è stato seduto nel bel mezzo dell’arena, per tutto il tempo. Anzi, crescendo minuto dopo minuto”

    non capisco questa critica nei confronti di Santoro: Santoro non è mica il candidato premier che deve preparare un programma di governo alternativo a Berlusconi. Secondo te, i giornalisti non dovrebbero criticare il premier perchè così si ricorda l’elefante?? Secondo te Woodward e Bernstein non avrebbero dovuto indagare sul Watergate, perchè così facendo si ricordava l’elefante??
    Non è che si stanno confondendo i giornalisti con gli spin-doctors (dei partiti dell’opposizione)?

  7. No, non è un modo per fare un regalo a Berlusconi. Non credo gli abbia tolto o aggiunto un solo voto, quella trasmissione. E’ un’occasione persa per parlare di cose interessanti, oltre alla censura Silviesca. Quello sì che è un peccato.

  8. “Ingiuriare i mascalzoni con la satira è cosa nobile: a ben vedere, significa onorare gli onesti”
    Aristofane

  9. Giovanna,
    ti leggo da tanto (ti scrivo da poco) e ho sempre apprezzato le tue analisi… ma davvero sei d’accordo con Grasso anche sugli ultimi due paragrafi?

    Non li condivido per niente.
    Penso che la metafora dell’elefante sia assolutamente impropria.
    L’elefante esiste, è lì, non si può far finta di non vederlo e sperare che scompaia da solo.

    Ormai, secondo certi commentatori, ogni tentativo di alzare la voce e ribellarsi alle ingiustizie “è un enorme regalo a Berlusconi”. Ma allora che cosa possiamo fare? Aldo Grasso cosa suggerisce?

    Arriva persino a giustificare eventuali pesanti reazioni:
    “Se oggi la maggioranza reagirà pesantemente sarà inutile nascondersi dietro la retorica della libertà d’espressione o della rivoluzione.” Della serie: “se capitano guai ve la siete cercata!”.
    Ma scherziamo? Ma si rende conto di quello che scrive?

    Come se la libertà d’espressione fosse qualcosa dietro cui “nascondersi” per la vergogna e non un diritto civile di cui farsi portatori e baluardi.

    Penso che giornalisti come lui dovrebbero liberarsi da quella supponenza intellettualoide e dagli inutili sofismi, mettere il naso fuori dallo studio e vedere la realtà. Apprezzare di più l’azione di chi -almeno- ci prova.

    Siamo malati di cancro e queste persone pensano allo smalto per le unghie.

    f

  10. Siccome ero lì, e oggi non ho l’impressione dell’ottundimento, provo a rifletterci su.

    La cornice spettacolare ha lasciato perplessa anche me. Stiamo parlando delle forme, quindi. Corsetta iniziale degli ospiti per raggiungere le rispettive postazioni, siparietti musicali, suggestive ano-logie. Ok. Anche io ho pensato che l’operazione, presa in sè e per sè, andava un attimo analizzata. Mi sono guardata bene intorno: facce di tutti i tipi. Ho chiesto un po’ in giro, le mie impressioni contano zero. Bisogna capire. Perchè siete qui? “Perchè non sappiamo più dove andare a sbattere la testa, e comunque non se ne può più”, è il succo. La giacca verde delle operaie Omsa ce l’avevano in tanti.
    C’era anche qualcuno di destra. Interessante. Infilitrati? Oppure certa destra inizia a tendere l’orecchio? Il grande capo inizia a puzzare di morto? La puzza di morto rivolta lo stomaco, l’appartenenza politica c’entra poco, e comunque in italia si fa anche presto a cambiare sponda.

    Quindi i contenuti. Che il rapporto con la forma è arbitrario di certo non devo dirlo io. Immagino che su questa arbitrarietà si giochino diverse possibilità, a seconda del fattore che prende il sopravvento. Una di queste possibilità è la reattività popolare, che abbiamo capito essere assolutamente immunizzata ai discorsi “di critica standard” dell’addetto ai lavori che racconta, magari comodamente seduto a un tavolo e con pochi riflettori, l’esperienza vissuta della censura, della mancata libertà di espressione e delle complesse meccaniche di connivenza a certe logiche variamente declinate a seconda dei contesti. Fatti acuti, su questo non ci piove. Quindi mi correggo: non è una questione di reattività popolare. E’ una questione dei reattività generale.

    Allora rifacciamo un attimo ordine: c’è un problema di diritto (di diritti, le due cose dovrebbero convergere) che è stato male affrontato. Retoriche oppositive, come dici tu, completamente inefficaci: Gulliver al centro, i lillipuziani (pochi e con scarsi mezzi) sparpagliati intorno a dargli i calcetti negli stinchi. Un problema che dopo una fase virale latente, ha scatenato i sintomi, fino ad assumere i contorni di una vera e propria pandemia. Ecco, ora sembrerebbe la fase in cui in molti iniziano a vomitare sangue. E saranno di più. E poi di più. E quando si sta male, c’è chi si lascia morire di inedia, ma c’è anche chi capisce meglio, e inizia a chiedere forsennatamente dov’ è un dottore. A quel punto non conta tanto se incontri un luminare o un neofita: nell’urgenza del momento serve la flebo, del resto poi se ne parla.

    Allora mi dico: l’elefante è anziano, la gente vomita sangue, a meno di non volerlo negare. I lillipuziani sono stremati, non hanno nemmeno più le scarpe per camminare, a furia di calcetti. La retorica è tale finchè non le si trova un pacchetto più appetitoso con cui presentarla alle genti. E qui, anzi lì, c’è chi sembra saperlo fare. Il contenuto, in questo caso, non è un gadget da appendere al muro. E’ un bene di primo consumo, senza il quale non si sa andare avanti, e che scarseggia sempre di più.

    Quindi. E’ questo il momento di smettere di guardare l’elefante negli occhi? Oppure, in tempi di carestia, ci si ciba volentieri anche di carne d’elefante?
    Il pacco viveri di Aldo Grasso, se gli assunti di cui sopra non sono sbagliati, se veramente piazzale loreto ci dice qualcosa (Monicelli non è uno fra gli altri. Lui ha visto), potrebbe essere il distrattore di chi, tutto sommato, il desco apparecchiato ce l’ha.

    Ce l’ha anche Santoro, non ci raccontiamo storie. Ma sarà il caso di farsi più furbi, se l’obiettivo è fondamentalmente uno. Aperto il varco, per iniziativa di chi poco mi importa, allora sì che ci sarà da stare attenti a chi coglierà l’occasione al volo. Lì sì, c’è da stare guardinghi. Ma andiamo in ordine di priorità, una volta tanto.

    Uscendo dal Paladozza ho pensato questo. Menorie dal sottosuolo. Parte I.

  11. Ma se un elefante mi invade la casa, poi ai pompieri dovrò dire che di elefante si tratta, o no? Il problema è che metà Italia sembra vivere in uno zoo, perciò (ri)parlare dell’elefante risulta scioccante come parlare del tempo che fa.

    Giovanna, scusa la mia presenza sul blog – sembro il pdl sui telegiornali 🙂 – ma ho una domanda accessoria al tuo post, e solo qui da te posso avere qualche risposta. Riguarda la comunicazione satirica.
    Considero il comico il registro più difficile, capisco che non ci siano in giro molti esemplari, e apprezzo Luttazzi quando verga qualche battuta riuscita.
    La mia domanda è se vi faccia ridere l’uso del turpiloquio, perché a me continua a non far ridere. Conosco la filosofia satirica di Luttazzi più volte ribadita sul suo blog, i suoi puntelli su Rabelais o Boccaccio, Aristofane o Petronio. Ma, a parte i tempi del suo intervento, la lecita analogia tra la terza topica freudiana e Berlusconi l’avrei trovata pari pari nelle conversazioni dell’ultima osteria del porto. Non sono le perifrasi che fanno il comico nel discorso salace, Giovanna? Certo il termine volgare rincalza se l’uso è sapiente, ma indulgervi così?
    Avete riso voi? O Basta citare il poeta latino o greco che sia nella chiosa per far passare una registro dozzinale sotto la luce del genio?
    Sono persuaso che semioticamente parlando un testo è autonomo rispetto al suo autore. Luttazzi si è sempre parato col dire che a livello comunicativo la satira deve far ridere chi la fa (ma allora perché volere un pubblico se il lettore modello è se stesso?). A me hanno insegnato che si conosce bene qualcosa quando la si sa imitare. Se i dieci minuti di sodomitica descrizione l’aveste fatta voi, vi avrebbero plaudito il mirto sulla testa?

  12. ps seconda topica, seconda. Rivelatorio Lapsus 🙂

  13. Giusta l’analisi di Grasso (e la tua reprise) sull’accostamento tra nuovi media e vecchi contenuti.
    Trovo invece stonata la critica a Luttazzi. Chiedere ad un satirico di non fare “regali elettorali a B.” non ha senso. Grasso, sembra avvalorare la tesi di una trasmissione che doveva “non-favorire” Berlusconi. In realtà nessuno degli ospiti si è risparmiato nell’attaccare il premier. E allora perché chiedere proprio al comico di ignorare l’elefante, dal momento che, per dirla con Luttazzi, quell’elefante ci sta in***ando?
    Al contempo trovo fuori luogo il confronto con il watergate fatto da altri. Qui non siamo di fronte ad una inchiesta giornalistica bensì ad un frame allargato, quello dell’antiberlusconismo come tema, come condizione esistenziale e sociale. L’antiberlusconiano per la vita e l’antiberlusconista di professione. Se “annozeronline” saprà aprirsi in futuro alla cultura della rete allora dovrà “dialogare” anche con chi adora essere in***ato dal cavaliere. on-line gli assoli non funzionano. ieri sera la “conversazione” stava a zero.

  14. “Al contempo trovo fuori luogo il confronto con il watergate fatto da altri. Qui non siamo di fronte ad una inchiesta giornalistica”

    vorrei ricordare che le intercettazioni (in cui Berlusconi fa pressioni per non far andare in onda una trasmissione) sono frutto di una inchiesta giornalistica. Se non siamo di fronte al Watergate, forse è perchè Nixon non possedeva giornali e tv per bastonare i suoi avversari e per pedinare e filmare un giudice scomodo? Nessun politico occidentale (ecceto SB) è rimasto sulla cresta dell’onda per 16 anni e nessun politico occidentale (eccetto SB) possiede un apparato mediatico così enorme: qualcuno crede sia una coincidenza??

  15. Tutto sto tempo per pubblicare un commento?

  16. “Ma, a parte i tempi del suo intervento, la lecita analogia tra la terza topica freudiana e Berlusconi l’avrei trovata pari pari nelle conversazioni dell’ultima osteria del porto”.

    A metà del monologo di Luttazzi ho pensato “Perfetto. Domani la discussione verterà su quanto sia più o meno lecita la messa in scena satirica del bAco del cAlo” (e il mAlo, e il male, saranno già distanti). Detto fatto. Personalmente non ho riso, se non amaramente.

    L’ultima osteria del porto suggerirei di frequentarla, e di andare a vedere che aria tira.

  17. Hamlet, non diciamo cose campate in aria. È l’inchiesta giornalistica a essere frutto dell’intercettazione (inchiesta giudiziaria), partita da un traffico di carte di credito revolving. Non viceversa.

  18. E’ da ieri sera che rimugino, ho bisogno di esplicare la mia disapprovazione riguardo l’intervento di Lutazzi, in particolar modo nella sua parte iniziale: la minuziosa e ossessiva “sodomitica descrizione”.
    Passi il gergo quotidiano, pregnato di disprezzo maschilista e feticista nei confronti dell’individuo che svolge un ruolo “passivo” durante il coito (prenderlo nel c**o = umiliazione, dolore, perdita di dignita e onore).
    Il discorso di Luttazzi per me ha rappresentato un’esaltazione offensiva e pericolosa di questa concezione della copula anale. In primo luogo per la parafiliaca minuziosità della descrizione, poi per la metafora del seviziatore sadico e orgoglioso che infligge la pena fallica al sottomesso, sofferente ma compiacente seviziato.
    L’ilarità e l’approvazione del pubblico è scaturita dalla condivisione automatica di questa concezione del rapporto anale, che è passata del tutto inosservata: il sadismo berlusconiano di cui parla Luttazzi, per trarre condivisione è innanzitutto nella sua testa e in quella dei suoi interlocutori. Tant’è che Luttazzi si è riferito fin dall’inizio a “quello che fate con la vostra ragazza”, e tant’è che Berlusconi stesso fa uso più o meno velatamente di un enciclopedia simile per mietere lui stesso consenso tra i suoi fan. Il piacere stesso del rapporto sessuale così concepito è scaturito non tanto dal coito in se, quanto dal perverso gioco dei ruoli e dalla presunta sofferenza del seviziato. Si potrebbe estendere il discorso all’infinito, è un’idea dell’analità pericolosa e radicata: oltre che a reggere la metafora berlusconiana di ieri sera tiene anche in vita una serie di nevrosi, perversioni e pregiudizi omofobici, misogini e machisti diffusi. Personalmente credo che l’ossessività stessa con la quale viene trattato l’argomento sia la prova evidente di questo feticismo ignorante, sadico e crudele.
    Vorrei che si fosse capito che il problema a cui mi riferisco non è tanto “estetico” quanto semantico.
    Grazie Prof per lo spazio di approfondimento!

  19. Mariagiulia “Hamlet, non diciamo cose campate in aria. È l’inchiesta giornalistica a essere frutto dell’intercettazione (inchiesta giudiziaria), partita da un traffico di carte di credito revolving. Non viceversa.”

    non sono io che dico cose campate in aria, cara. L’inchiesta giornalistica ha rivelato un’inchiesta giudiziaria, come col Watergate: tutto iniziò con un’inchiesta giudiziaria, gli arresti al Watergate non li fecero i giornalisti!

  20. Hamlet, scusa, rileggi ciò che hai scritto:
    “vorrei ricordare che le intercettazioni (in cui Berlusconi fa pressioni per non far andare in onda una trasmissione) sono frutto di una inchiesta giornalistica”

    Usi l’argomento per istituire un’analogia con il Watergate. Nel Watergate il giornalista scoprì e denunciò. La giustizia si mosse in conseguenza nella forma dell’istituzione di una Corte senatoriale.
    Invece qui il giornalista segue all’indagine già avviata per conto proprio dalla Magistratura. Al massimo si limita a informare ciò che la Giustizia fa, prima degli altri, ma non anticipa né fa funzione vicaria come fecero invece i due noti giornalisti del Washington Post da te giustamente citati. Ok?

  21. Hai ragione in parte. Dovevo scrivere “le intercettazioni (frutto di una indagine della magistratura) sono state rivelate all’opinione pubblica da un’inchiesta giornalistica”.

    Tu scrivi “Nel Watergate il giornalista scoprì e denunciò.”
    Io dico “Qui il giornalista ha scoperto e ha denunciato su un giornale”

    Qual è la differenza?

  22. Ringrazio anch’io la Proff.ssa per la gentile ospitalità rispetto a temi piuttosto scomodi. Anche a me ha dato istintivamente fastidio il modo in cui è stato posto da Luttazzi il parallelo tra analità e italianità. Ad esempio, a “quello che fate con la vostra ragazza” avrei almeno aggiunto “o con il vostro ragazzo”. Devo però ammettere che questa sequenza narrativa di dolore e piacere è metafora calzante di un approccio italiano nei confronti del potere. L’analità non necessariamente è qualcosa di svilente e/o machista. La questione semmai è questa: tutto ciò che è ammissibile con il/la tuo/a partner lo faresti anche con Silvio?

  23. Io concordo con Giovanna sulla questione dell’elefante, che poi è il motivo per cui da tempo non seguo più né Santoro né Floris, mentre Iacona e Gabanelli sì. Il fatto è che sono ormai anni (ma ultimamente la situazione è peggiorata) che l’opposizione e i giornalisti tipo Santoro evitano di metterci la faccia sui problemi veri e di andare a incalzare su quelli il governo, perché hanno i problemi giudiziari di Berlu di cui occuparsi, o il suo conflitto d’interessi (contro cui non hanno fatto un bel niente) o le sue escort e compagnia bella. Sta diventando un alibi, oltre che il modo migliore per far passare Berlusconi come vittima e capro espiatorio. Lui cavalca questa cosa e molta gente ci casca. Fare opposizione evitando l’elefante, secondo me, significa soprattutto parlare delle cose concrete e autentiche di cui la politica (e soprattutto la sinistra) dovrebbe occuparsi: lavoro, sanità, giovani, famiglie, immigrazione eccetera. Perché ormai sembra (e dico “sembra”, perché in realtà è solo demagogia, ma che funziona) che sia solo la Lega a “stare vicino alla gente”.

  24. Ho visto parte dell’intervento di Luttazzi su repubblica.it, dopo tre minuti o forse quattro, appena iniziata la metafora anale, ho fatto click su stop…
    No, non mi è piaciuto Luttazzi, e trovo lucida e pregnante l’analisi de IlGarante: non si butta giù dal trono “il Re Mascalzone” ricordandoci quanto l’intero corpo civile sia prono, passivo, inerme….
    Perché tanto dispendio di mezzi e poi la buttiamo in caciara, perché “la piazza” tende inesorabilmente a perdere di vista l’obiettivo?
    Costava troppo riflettere un po’, fare un minimo di selezione di contenuti?
    La censura subita da Luttazzi, brucia così tanto da appiattire qualsiasi argomento nei campi semantici più congeniali a Berlusconi: rabbia, amore-odio, sesso-sottomissione.
    Ecco, Giovanna, mi fermo qui:
    l”Elefante” è lì, pronto a schiacciarci con una zampata…

  25. Pingback: Del non pensare all’elefante « Guardare e leggere

  26. Il problema dell’elefante, però, dovrebbe interessare quelli che fanno campagna elettorale: i partiti, i candidati. Ma la trasmissione di Santoro e co., pur essendo antiberlusconiana sin nel midollo, non è stata proposta come un pezzo di campagna elettorale del centrosinistra, ma appunto come una manifestazione televisiva di protesta contro Berlusconi e le decisioni del suo governo in materia di tv pubblica. In questo contesto, mettere al centro Berlusconi è normale.

    Su Luttazzi faccio una considerazione personale e opinabilissima: siccome odio il sesso anale, la sua metaforma mi sembra particolarmente efficace azzeccata.

  27. “Perché tanto dispendio di mezzi e poi la buttiamo in caciara, perché “la piazza” tende inesorabilmente a perdere di vista l’obiettivo?”

    Fatemi capire: le precedenti dissertazioni sui propri e altrui sfinteri, con tanto di indice di gradimento sul loro uso, è un modo per restare saldi sull’obiettivo? Mi spiegate, di grazia, qual è l’obiettivo dei commenti in cui vi siete prodotti finora?

    Io intanto mi stucco la crepa in faccia che ho da ieri sera, quando il mio attempato vicino di sedia mi ha guardato negli occhi, e vedendomi giovane mi ha detto serio: “siete nella merda”. Son cose che mi riempiono di voglia di parlare di Luttazzi e dei buchi di c**o (in libera traduzione dal francese “Trou du cul”, il campo semantico dovrebbe essere più o meno lo stesso).

    Quando qualcuno ha intenzione di riattivare l’emisfero pragmatico del proprio voluminosissimo cerebro, e di avanzare alternative praticabili, batta un colpo. Faccio un fischio agli altri, magari li becco prima che prendano il volo.

  28. @Hamlet
    La differenza è che in un caso il giudice (che investiga) informa il giornalista che poi pubblica . Nell’altro caso il giornalista (che investiga) informa il giudice – e pubblica. Una certa differenza c’è…

  29. Mariagiulia, le differenze tra quel caso e quello di oggi sono moltissime. Ad esempio, dal 1972 alle sue dimissioni nel 1974, Nixon non potè manipolare l’opinione pubblica Usa a suo piacimento perchè non possedeva tv e quotidiani; quindi quando si parlava di Nixon in tv non c’erano suoi dipendenti a difenderlo. E’ una differenza enorme.

  30. Perché prendersela tanto con uno che fa Satira? Per quanto sia scurrile, trovo che Luttazzi sia molto meno volgare di altri comici -per quanto simpatici- come la Litizzetto.

    Nei primi minuti del suo monologo anale ero disgustata, tuttavia, sono arrivata fino in fondo ed ho apprezzato. Qualcuno si domanda come mai abbia parlato proprio di “quel che fai con la tua RAGAZZA” perché questa situazione si verifica specificamente tra uomo e donna. Quanti uomini sono così convinti che il sesso anale per la propria compagna sia bellissimo e quante donne ne sono veramente soddisfatte o condividono questa convinzione/sensazione? (Chiediamo agli stessi maschi eterosessuali praticanti di sesso anale se proverebbero piacere ad essere sodomizzati o se vorrebbero essere sodomizzati -solitamente la risposta è NO). Non potrebbe verificarsi tra due omosessuali, è un altro campo e si gioca “ad armi pari” no? (senza scendere in giudizi e pregiudizi su come uno vive la propria sessualità e come prova piacere).
    Poi a forza di sentirsi dire che è bello la donna si convince che lo sia davvero. Questo è il succo di ciò che ha detto Luttazzi. (L’Italia a forza di sentirsi dire che le cose vanno bene se ne è convinta). Il finale (le citazioni colte), se vogliamo, sono un suo vezzo, pur essendo piacevoli di per sé.

    Luttazzi poi ha sempre utilizzato una terminologia pesante, perciò non si è certo adeguato lui a SB. Luttazzi è volgare QUANDO fa satira, Berlusconi è volgare QUANDO fa politica. Il primo rimane nel suo contesto, il secondo no.
    Può piacere o no, ed anche essere dis-interpretato. Io mi fermo a questo significato. Mi basta e mi avanza.

    Il fatto che sia stato usato il web mi induce inoltre a dare un valore diverso ai personaggi che hanno messo in scena Rai Per Una Notte. (e mi porta a considerare l’elefante in secondo piano). Giornalisti si, ma soprattutto Persone, cittadini finalmente liberi senza doveri verso azienda, direttore e quant’altro. E di fatti le parolacce si son sentite anche da tante altre persone. Luttazzi è rimasto perfettamente nei ranghi di quello che è: uno che fa satira.

  31. Hamlet, a che gioco giochiamo?

  32. “A cosa servono tutti gli slanci e le passioni se alla fine dentro si è rimasti preti?” si chiedeva più o meno Nietzsche. Domanda retorica la cui risposta è il niente a cui mira la decompressione analitica di Grasso, intellettuale organico al servizio del dispotismo televisivo che, tendiamo intellettualmente a scordarcelo, favorisce in quanto tecnologia nata nel secolo scorso la delega e la passività. Stare a disquisire sul fatto che a Tizio Luttazzi abbia fatto ridere e a Sempronio abbia fatto cagare dimostra quanto ancora penzoliamo dalla bocca del dito che indica una luna ormai rimossa. Come diceva un’amica a ricordarcelo è come al solito un’artista, tal Mario Monicelli, che parlando di rivoluzione parlava finalmente di esistenza degna, non di sopravvivenza.
    L’elefante è un’immagine azzeccata perchè coincide con un idea di lentezza ormai in via d’estinzione, ma l’elefante ha una proboscide, e la proboscide è quello scatolone anacronistico che chi ha ancora un salotto si tiene acceso perchè altrimenti si sente solo.
    La Rete ha dimostrato ieri di quanto l’elefante sia oggi in una posizione che consente il suo smembramento, e nella brama tanto vociferata di giustizia cercherei piuttosto di ritrovare quelle ragioni carnali e crudeli implicite in ogni senso di giustizia non annacquato dal buonismo. La semiotica non è il mio mestiere, ma ricordo di quanto diceva un certo Benveniste, che per negare qualcosa devi prima ammetterne l’esistenza. Berlusconi stra-esiste da anni e ha definitivamente rotto i coglioni. Rendiamolo polvere assieme ai suoi dispositivi, alla controrivoluzione ci pensiamo poi.
    State bene.

  33. Ciao a tutti, scusatemi se arrivo solo ora, ma ho avuto una giornata faticosa. E fuori sede. Mi scuso in particolare con i commentatori che, essendo la prima volta che intervengono, sono rimasti in moderazione più del dovuto. Ribadisco il senso che la coda di moderazione ha su questo blog: mi evita casi di fastidioso spam. Informatico o umano che sia… 🙂

    Aggiungo solo un’osservazione, rispondendo a un paio (o più) dei vostri rilievi (almeno a quelli di Anghelos e Federica, e scusate se ne dimentico qualcuno).

    Il motivo per cui ho parlato dell’elefante seduto al centro dell’arena di Santoro, esattamente come parlo dell’elefante seduto in casa del Pd, è molto semplice. Da circa un anno e mezzo, l’opposizione in Italia la stanno facendo i media, non i partiti di centrosinistra. Da quando Repubblica ha cominciato a muoversi. In quest’ultima campagna elettorale, in particolare, il leader dell’opposizione si chiama Santoro. Non a caso fa il tipico errore dell’opposizione italiana.

    Insomma, il rilievo politico dei media in Italia è ormai tale che si sostituiscono alla politica. Per pochezza della politica, naturalmente.

    Cosa avrei voluto al PalaDozza? La stessa capacità di combinare intrattenimento e informazione, la stessa capacità di mobilitare tecnologie e mezzi multimediali per esprimere proposte e contenuti nuovi. O per fare inchiesta come la fanno Iacona e Gabanelli, che pure erano lì, come si sta lì per segnare un parte e una partecipazione.

    Non ce l’ho con quelli che erano lì, insomma (non con tutti, perlomeno), né con la rabbia e la voglia di protesta che lo show di ieri ha ben intercettato. Ce l’ho con contenuti che giocano al ribasso e inducono le persone a compiacersi del gioco al ribasso. Fornendo a chi di dovere tutti gli argomenti per rinforzare ulteriormente la retorica “partito dell’amore” proprio a quealche giorno dal voto.

    Quanto alla metafora di Luttazzi… be’ sono in linea con le osservazioni del Garante. Ma eviterei di soffermarmi sul tema, per le ragioni indicate da Aura Tiralongo.

    Scusate se non riesco a rispondere punto per punto a tutti. D’altra parte, buona parte della discussione era fra di voi. Ciao! 🙂

  34. Mi sgranchisco rapidamente le dita per sottolineare che qui stiamo commentando una non-notizia, una non-critica.
    Dov’è la novità?
    Da quando c’è Santoro, televisivamente parlando fino all’altroieri sera, da ieri sera anche Santoro online, il critico tv del Cocchierino della sera cerca, invano, di smontarlo.
    Invano perchè Santoro giornalista, a differenza di questo critico, è stato capace di portare sul web, nelle piazze, nelle televisioni locali, su Sky, Annozero, un programma di successo cancellato e boicottato da una censura deprecabile e ingiustificata.
    Attraverso piattaforme cross-mediali si è arrivati a New York e oltre, ieri sera, nonostante lo scarpone chiodato del potere sulla testa che si avvale di servi che dovrebbero essere garanti di quello di cui garanti non saranno mai perchè sono nati adulatori.
    Il nostro censore critico del Coppierino, tra gli stucchi della sua condicio, si flagella con la sua autocensura preventiva. Perchè non commenta la percentuale di presenza del Pdl nei tg in questi giorni?
    Ieri sera mi è piaciuta la forza di Annozero e dei suoi ospiti di non farsi zittire da nessuno, anche se quel nessuno è diventato il più prepotente proprio perchè tanti servi che avrebbero dovuto vigilare con l’acume che solo una critica intelligente e non asservita può dare, non l’hanno fatto, magari proprio perchè lautamente ben retribuiti proprio da quello che dovrebbero criticare con equidistanza.
    Annozero ieri sera è andato a canestro e ha vinto, l’emotività satirica di Luttazzi a me è piaciuta perchè a distanza di otto anni dall’Editto bulgaro che l’aveva radiato da tutte le tivvù del regno di sua emittenza, pubbliche e private, quel che ha detto mi sembra il minimo che si dovessero aspettare.

  35. Mariagiulia, il gioco è “analogie e differenze col Watergate”; ti piace??

  36. Mi piace, infatti è ciò a cui ho giocato. Nessuna analogia tra i due casi, come mi pare di averti spiegato oltre ogni ragionevole dubbio. Però se si parla di analogie e differenze tra Scopa e Risiko e tu mi ribatti dicendo che il Re non ha carroarmati…

  37. Eloisette, a proposito di Luttazzi (che in genere mi piace molto), sono d’accordo con IlGarante. Penso che utilizzare la volgarità e il linguaggio “basso” abbia una valenza rivoluzionaria e dissacrante in un mondo dove questo linguaggio (e i concetti che veicola) viene bandito, almeno ufficialmente. Aveva senso ai tempi di Rabelais e fino a pochi decenni fa. Ma non oggi, dove lo trovi sulla bocca di certi politici, in prima pagina su alcuni quotidiani, in gran parte dei programmi televisivi e nei cinepanettoni. Quello che una volta era un linguaggio irresistibilmente sovversivo, ora è il linguaggio del potere, perdipiù maschilista. Be’, mi aspetterei altro, anche un comico deve evolversi.

  38. Non ho parlato infatti di “linguaggio sovversivo” quindi Ilaria risparmiami la lezioncina, ho detto in modo chiaro che se segreghi fuori dal video una persona per otto anni, per un Editto bulgaro, quando ci torna, è lecito si sfoghi con quello che l’aveva sbattuto fuori.
    E se il suo linguaggio è stato volgare per me non è un problema, o pensano sempre di trovare i damerini beneducati, quando si ha a che fare con delle bestie ferine, Ilaria, e viene restituita la parola qualche espressione forte viene. L’incazzatura ci sta, a maggior ragione dopo otto anni.

    Per il resto commento il post di oggi di Giò ma di sicuro non mi metto a leggere le quattro cazzate quotidiane che scrive sul Cocchierino lo pseudo critico che mi sa tanto di invidioso.
    Dei successi altrui.

  39. Commento intelligente, Ilaria.

  40. Pingback: Rai per una notte. E poi ? « Non guardo la tivù

  41. segnalo un intervento su cui riflettere:
    http://www.glialtrionline.it/home/2010/03/26/santoro-se-questa-e-liberta/

    e inoltre: la strizzata d’occhio di luttazzi, riferendosi continuamente al pubblico come complice e consapevole (‘ah, bene, vedo che sapete cosa intendo…’), significa forse che, visto che gli uomini sanno cosa si prova, e le donne (almeno, quelle inquadrate…) ridono, allora è possibile un transfert collettivo, in cui tutti vorrebbero essere nel contempo possessori e posseduti?

    altra osservazione-domanda: ma se si voleva fare dell’informazione e un tipo di spettacolo davvero innovativi, perché ospitare gli imbarazzati e imbarazzanti morgan e venditti? forse gli altri (TUTTI gli altri?) temevano di perdere scritture, teatri, ingaggi, case discografiche et similia? non sarebbe stata più opportuna la presenza di chi dice di essere impegnato in tal senso, o di qualche artista di etichette indipendenti? oppure anche qui, come altrove, è valsa la regola dell’amico?

    sono domande, lo so. ma per questo esiste il dibattito, no?
    buona giornata, e grazie

  42. Mariagiulia “Mi piace, infatti è ciò a cui ho giocato. Nessuna analogia tra i due casi, come mi pare di averti spiegato oltre ogni ragionevole dubbio.”

    però se prendi una tua opinione e la fai diventare una verità apodittica, poi è difficile dialogare con te, eh?
    secondo me, non hai spiegato nulla oltre ogni ragionevole dubbio. Puoi dire “la mia opinione è che non ci sia nessuna analogia”. Invece, secondo la mia opinione (non la verità assoluta propugnata da te), le analogie sono molte e, purtroppo, anche le differenze sono molte (come ho già scritto sul fatto che Nixon non poteva manipolare l’opinione pubblica Usa). Saluti, viva le opinioni!

  43. Masi stamattina minaccia di licenziare Santoro, troppa audience, nonostante lui abbia fatto di tutto per farlo tacere.
    Chi avrà telefonato a Masi per suggerirgli questa abile mossa da stratega della comunicazione? Chi può dirlo.
    Se davvero l’intenzione di Luttazzi è stata quella di operare un transfert collettivo, a quanto pare, Luttazzi è riuscito, almeno con due 🙂

  44. Ilaria “Il fatto è che sono ormai anni (ma ultimamente la situazione è peggiorata) che l’opposizione e i giornalisti tipo Santoro evitano di metterci la faccia sui problemi veri e di andare a incalzare su quelli il governo, perché hanno i problemi giudiziari di Berlu di cui occuparsi, o il suo conflitto d’interessi (contro cui non hanno fatto un bel niente) o le sue escort e compagnia bella.”

    forse tu dimentichi una cosa: esistono i dati di ascolto. Se Santoro facesse molte trasmissioni sui “problemi veri” (disoccupazione, ecc…), farebbe ascolti bassi e gli ascolti bassi porterebbero alla cancellazione del programma. Se invece Santoro facesse (come è successo) una intervista in diretta a una prostituta che ha avuto Berlusconi come cliente, gli ascolti sarebbero alti (e infatti ci fu record di ascolti, più di 7 milioni di ascolto). Prima di fare delle critiche, bisogna interrogarsi sui meccanismi dell’industria televisiva e capire che un giornalista non può scavarsi la fossa da solo; Giovanna Cosenza dice “Ce l’ho con contenuti che giocano al ribasso e inducono le persone a compiacersi del gioco al ribasso.”: questo è l’errore classico che fanno i professori quando si interessano di tv. I contenuti alti (volevate vedere un paladozza che diventa un brainstorming per redigere il programma di governo 2013-2018???) non fanno ascolto; quindi è inutile criticare i contenuti bassi. I contenuti alti si possono fare su micromega, sulle riviste specializzate, non in tv.

  45. @IlGarante
    Passi il gergo quotidiano, pregnato di disprezzo maschilista e feticista nei confronti dell’individuo che svolge un ruolo “passivo” durante il coito (prenderlo nel c**o = umiliazione, dolore, perdita di dignita e onore).

    Non ho capito bene se ce l’hai con il rapporto anale in sé, con l’interpretazione che ne dai tu o con l’analogia con cui se n’è servito Luttazzi 🙂
    C’è gente che ritiene gradevole qualsiasi cosa inflitta, si chiama masochismo e ha i suoi estimatori. Ma la stragrande maggioranza di persone non gradisce prenderlo nel di dietro. Al massimo lo concede all’oggetto della sua passione. Infatti il meglio di Altan lo si ha con il Cav. Silvio che sodomizza con la banana il Cipputi appena vinte le elezioni e gli ricorda che se non gli piace tra cinque anni può toglierlo. La copula anale è dolorosa. Io non gradisco.

  46. @Hamlet
    Se quello che dici è vero allora è ancora peggio perchè dovrei anche sottostare al ricatto di una trasmissione che deve fare ascolti e che penalizza i contenuti. Ma scusa, allora cosa vado a difendere? L’ennesimo talk show inutile?
    Se è così non me ne frega niente. La tua difesa della posizione di Santoro non solo non salva, ma aggrava la situazione. Devo essere becco e bastonato in nome degli ascolti per il mantenimento di Santoro e del suo stipendio?!? Ma io me ne frego allegramente se questa è la storia… Annozero coccatelo tu. Per me può inabissarsi.

  47. Non so se può essere d’aiuto al dibattito, ma l’Emittenza del Giardino nucleare d’Europa ha un temperamatite a forma di essere umano con la matita che s’infila proprio lì, nell’ano.
    Luttazzi non ha scelto la metafora a caso.
    La censura è la causa dell’arretratezza di questo Paese, quindi non parlarne significa non affrontare il vero problema del Giardino nucleare d’Europa, nucleare al sud, come ha già stabilito la Lega.
    Chi voleva un brainstorming, poteva alzare la mano e chiedere la parola, non capisco di che si lamenti Grillo.

  48. Non avevo intenzione di intervenire di nuovo (anche perchè non è questo il tema centrale della giornata di ieri) ma lo faccio per rispondere agli interpellanti. E ripeto che non avevo voglia di intervenire anche perchè nel mio intervento precedente c’era già un buon sunto di quello che dovevo dire.

    Cari Anghelos e Marcus (e cari tutti), il problema non è la concezione di noi singoli dell’amplesso anale, o il rapporto di noi stessi con la zona erogena: non avevo nessuna intenzione di scatenare il teatrino del “mipiacenonmipiace allora se non mi piace Luttazzi ha fatto bene a parlarne in questo modo!”
    Tutto questo è quantomeno inopportuno!

    Io ho parlato di un problema semantico che riguarda la concezione del coito anale (e per estensione di qualsiasi tipo di rapporto sessuale). Aldilà delle vostre preferenze non si può continuare ad accettare un’idea e un trattamento così beceri della questione, ridotta a un gioco di sopraffattori e sopraffatti, vincitori e vinti, onorati e disonorati. Questo gioco dei ruoli, del potere e dell’umiliazione che viene reso attraverso l’atto sessuale oltre che ad essere riduttivo ed offensivo, usato ed abusato, è anche vecchio come il cucco!

    Ma dico anche voi donne, non vi siete stancate delle solite metafore che aleggiano intorno all’essere messe “orizzontalmente”?! (e stavolta parlo di un “sanissimo e pio rapporto vaginale” per non ledere la sfera delle vostre preferenze, per carità!)
    E’ assolutamente lo stesso discorso: anche voi tutti i giorni, credo che abbiate modo di sentire da sempre le solite “configurazioni discorsive” consolidate che sviliscono la vostra dignità solo sulla base di un ruolo fisicamente “passivo” all’interno del rapporto sessuale.

    Allora sempre aldilà delle “preferenze individuali” voglio semplicemente dire che “non è giusto” (mettiamola così e siamo a un livello elementare di comprensibilità) carattarizzare in maniera disforica un’individuo nella pratica sessuale, a prescindere dal fatto che questa vi piaccia o meno.

    Mi pare di aver letto, forse firmato Signora in Giallo, la parola volgarità o non volgarità. Ho già detto che il problema di questo tipo di volgarità non è estetico: non aggiungo altro.

  49. Hamlet, le conosco le logiche dell’audience (lo stesso Lerner, nel suo intervento da Santoro, ha sottolineato ciò che dici tu, cioè che i problemi dell’operaia Lina fanno meno audience rispetto alla escort Titty), ma esistono anche gli Iacona e le Gabanelli che non vivono per l’audience come Santoro. Non mi piace Santoro, segue le stesse identiche logiche del berlusconismo e lo vedo molto megalomane e concentrato su se stesso (significativa a tal proposito la premessa fatta dalla Gabanelli al suo intervento l’altra sera; chi non ricorda infatti il vittimismo autocentrato di Santoro e Sabrina Guzzanti dopo l'”editto bulgaro”?).
    Inoltre io ha fatto riferimento all’opposizione politica; anche loro hanno sempre in bocca Berlusconi e non i problemi reali.
    Concordo ancora con IlGarante, e purtroppo sì, mi ha fatto male vedere tante donne ridere, forse molte pensano di essere “emancipate” e alla pari mostrando di aderire a quel tipo di linguaggio, ma sottovalutano troppo l’impianto maschilista e sessista e reazionario (disprezzo per la sessualità e le parti intime, come “cosa sporca”) che lo sottende.

  50. @IlGarante
    Che contraddizione continua. Chi discute la semantica del coito anale, scusa? Il coito anale implica dolore; a meno che tu non sia masochista ti sottrai e la sua semantica viene connotata di un’assiologia negativa. Ci siamo?
    Quindi cosa si sta mettendo in discussione? Il fatto di utilizzare il coito anale per metaforizzare una sudditanza subita? Chi lo ha mai discusso, scusa?
    Connotare disforicamente un individuo nella pratica sessuale non sarebbe giusto? Non solo è giusto, lo si fa da sempre nella satira. Ma figuriamoci…
    Io dico che la questione anale di Luttazzi riguarda solo l’estetica, non certo l’uso semiotico. La giusta domanda l’ha posta chi si è chiesto se l’esito estetico sia riuscito o meno. Altrimenti sei proprio tu che finisci per subire il discorso di Luttazzi come farebbe l’uomo della strada. Il coito anale da sempre e in tutti luoghi mette in gioco un rapporto di subalternità. Invece tu cosa proponi realisticamente nell’inquadrare il rapporto anale, scusa, perché non ho ben capito? Di non farlo? Di viverlo come due commensali che pasteggiano assieme? Non capisco…

  51. Un solo appunto a Hamlet a cui, in questo giro di commenti, piace banalizzare la mia posizione dicendo:

    “questo è l’errore classico che fanno i professori quando si interessano di tv. I contenuti alti (volevate vedere un paladozza che diventa un brainstorming per redigere il programma di governo 2013-2018???) non fanno ascolto; quindi è inutile criticare i contenuti bassi. I contenuti alti si possono fare su micromega, sulle riviste specializzate, non in tv.”

    No, caro Hamlet, non volevo affatto vedere queste cose al PalaDozza. Si può semplificare, rendere interessante e “intrattenente” qualunque contenuto, persino la relatività ristretta di Einstein, se si è abbastanza bravi.

    Chi non lo fa lancia al volgo le solite polpette, dicendo che è questo che il volgo vuole. Come rispondono – tipicamente – tutti i pubblicitari e le persone della tv (o i semplicemente i pigri di mente), quando qualcuno li accusa di abbassare il livello: “Diamo alla gente quello che la gente vuole”. Non è così. Col linguaggio giusto, il ritmo giusto, la professionalità giusta, puoi innovare, cambiare, creare. In qualunque genere e formato televisivo. Certo Santoro non è in grado, punto.

    Ti prego inoltre di non inscatolarmi in pregiudizi sulla categoria professionale cui appartengo, esattamente come io non inscatolo te (e nessuno nella vita). Io non sono “un professore universitario che si occupa di tv”: sono Giovanna Cosenza e, se dico qualcosa, vuol dire che ci ho pensato molto, ho studiato molto e continuo sempre a studiare, per poterla dire. Se poi mi sbaglio, ci ragiono, studio ancora (che non vuol dire solo sui libri, ma anche lavorandoci concretamente) e mi correggo.

    In generale, inoltre, ognuno di noi è un individuo: io cerco di non applicare pregiudizi, ti prego di fare altrettanto con me. Anche perché rischi di sbagliare scatola, semplicemente perché ti è sfuggito il punto. Come in questo caso.

  52. Signora in Giallo

    @il Garante: banalmente a me la metafora di subalternità in cui si trova l’Italia è arrivata più dalla Satira di Luttazzi che da tutti gli altri interventi (fatta eccezione per quel che ha detto Monicelli, che pure mi ha “comunicato qualcosa”). condivido quel che ha detto Marcus:”Il coito anale implica dolore; a meno che tu non sia masochista ti sottrai e la sua semantica viene connotata di un’assiologia negativa.”

    Sul fatto che si potesse alzare il tiro sono d’accordo: Santoro, Travaglio e compagnia hanno ripetuto quel che ripetono sempre senza -se non di rado- centrare il punto e indurre i cittadini a pensare con le proprie teste informandosi come per esempio fa Gabanelli, la quale non ha certo bisogno di schierarsi in maniera così volgare, o banale e populista. Si può dire che hanno soltanto cambiato location!

    Però, per me questa volta è stato diverso perché ho visto la partecipazione della gente (che fino ad oggi non avevo ancora visto così unita): famiglie, giovani, disoccupati. Quelli che le mancate azioni del Governo le subiscono in prima persona. Perciò, con o senza elefante, con o senza banalità, con o senza contenuti spessi, il messaggio è arrivato. Ed il messaggio non è “berlusconi fatti processare” ma “gente sveglia facciamo qualcosa per l’italia”. Credo.

    Di qui a dire che ci sarà comunque una reazione degna di questo vocabolo, la vedo dura. Forse perché i contenuti che non sono stati veicolati da Santoro sono indispensabili a creare una partecipazione attiva e reattiva nei fatti e la loro mancanza è quindi inibitoria.

    L’evento “Rai per Una Notte” lo vedo come una scintilla, un po’ come quando si prendono in mano due pietre focaie per accendere un fuoco alla Trapper. Ovvio che senza legnetti o foglie secchi, col cavolo che si accende il fuoco (vedi assenza di leader efficace/trascinante a sinistra) però intanto abbiamo imparato ad usare le pietre focaie. Ora vedremo se legnetti e pietre focaie riusciranno ad accendere finalmente un fuocherello. Ai posteri l’ardua sentenza. Io ci spero.

  53. “Io ho parlato di un problema semantico che riguarda la concezione del coito anale (e per estensione di qualsiasi tipo di rapporto sessuale)” (ilGarante).

    “Chi discute la semantica del coito anale, scusa? Il coito anale implica dolore e a meno che tu non sia masochista ti sottrai e la sua semantica viene connotata da un’assiologia negativa. (Marcus)

    Ho rivisto oggi l’intervento di Luttazzi ad Annozero: ilGarante e Marcus commettono entrambi un errore analizzando il passaggio del satiro Luttazzi che a sua volta ne ha commesso uno freudiano (macro), durante l’intervento online e offline.

    IlGarante estende a qualsiasi tipo di rapporto sessuale la dinamica del coito anale ma in realtà questa è la sola pratica sessuale, tra quelle segnalate in questo blog (se non sbaglio ilGarante parla anche di un “pio rapporto vaginale” che è bene sottolineare, presuppone anche una verticalità, oltre all’orizzontalità segnalata da ilGarante stesso) che “metaforizza la sudditanza subita” come giustamente afferma Marcus. Questa sua assimilazione di dinamiche e pratiche sessuali differenti in un unico coito, quello anale appunto, lo porta a un deragliamento che presuppone “sopraffattori e sopraffatti, vincitori e vinti, onorati e disonorati”, estremizzando le sue conclusioni.

    L’errore di Marcus sta tutto in questo “a meno che tu non sia masochista ti sottrai”.
    Purtroppo Marcus dopo circa due minuti dall’inizio del suo intervento il satiro Luttazzi afferma “quel che fate con la vostra ragazza(…) prendetela (…)etc.
    Quindi secondo la drammaturgia del satiro Luttazzi, la ragazza non potrebbe sottrarsi, e qui viene fuori tutto il suo maschilismo.
    Questa sceneggiatura poteva funzionare se avesse omesso il riferimento esplicito alla “propria ragazza” e la metafora avesse riguardato quel che il presidente del consiglio ha fatto dell’Italia.
    L’Italia infatti non ha potuto sottrarsi alla drammaturgia del presidente del consiglio, drammaturgia scritta a suon di leggi ad personam, approvate dalla sua maggioranza. L’Italia ha subito la sua semantica senza potersi sottrarre.

    Avevo analizzato Luttazzi troppo rapidamente perchè purtroppo, non avendo Romani stanziato i fondi per la banda larga, il mio collegamento fa schifo e, come dicono qui da me, “cara grazia” che ce l’ho ( lo Zimbawe appunto).

    Riguardo al tema principale di questo post

    “Santoro:nuovo medium, vecchio messaggio”,
    ritengo che più che di medium sia arrivato il momento di iniziare a parlare di “ambiente mediale”, per quel che riguarda il messaggio ritengo che non si possa ritenere vecchio, qualcosa che si è appena iniziato a scrivere. Chiamiamolo pure messaggio di “liberazione work in progress”.

  54. eloisette, nelle mie pubblicazioni e in aula, ho sostituito al termine “medium” l’espressione “ambiente di comunicazione” da diversi anni, riprendendo uno spunto che Meyrowitz dava già nel 1985 in “Oltre il senso del luogo”. Non potevo però titolare con “ambiente mediale” né con “ambiente di comunicazione”, per ovvie ragioni. Ma nel post, se lo rileggi, parlo appunto di “ambiente di comunicazione”.

    Ribadisco: di Raiperunanotte è stato fondamentale mettere l’accento sulla possibilità concreta di usare una molteplicità di mezzi e ambienti di comunicazione, alternativi alla televisione.

    Non sottovalutiamo però i mezzi e le tecnologie che anche in questo caso sono stati impiegati: costano denari, risorse umane e organizzative. E non dimentichiamo che c’è un 45% di italiani che non usano Internet e un 12% che NON sono raggiunti dalla banda larga. Ecco perché, anche degli “ambienti mediali” occorre ricordare sempre due aspetti: non solo quello comunicativo, pur fondamentale, ma anche quello tecnologico e materiale, che abbisogna di cavi, connessioni, pc, elettricità… Per entrambi gli aspetti, inoltre, ci vogliono comunque SOLDI.
    Non tutte le piazze possono permettersi quello che si è permesso Santoro, che ha pur sempre risorse mainstream.

    Signora in Giallo: bellissima la partecipazione, sono d’accordo. Bellissimo che fosse riverberata e moltiplicata da internet, con la migliore combinazione di piazze reali e piazze virtuali che finora si sia vista in Italia. E tuttavia, torno a dire: la povertà di contenuti e l’aspetto solo protestatario, sempre intorno allo stesso capotribù che, badate bene, non è affatto Santoro ma… Berlusconi come sempre (visto che solo di lui si parlava, come sempre), ecco insomma, vi pare che questo sia sufficiente a scalzare il capotribù?

    O le piazze reali e virtuali trovano rappresentanti degni di questo nome da mandare in parlamento, con contenuti che non siano solo NO Berlusconi e il coito anale di Luttazzi (e meno male che qualche donna, rivedendo la scena, si sta ravvedendo… W youtube!), o restano le minoranze che sono.

  55. Ugo: se non fosse che tutti questi metalivelli sono raffinatezze che i più non colgono. Luttazzi si fa semplicemente complice, compartecipe e co-costruttore dello sdoganamento del linguaggio pornografico e sado-maso.

    Con l’ulteriore aggravante di indurre odiosi intellettuali (che nulla capiscono oltre a loro stessi), a pensare di viaggiare ad altissimi meta-meta-meta livelli e dunque di potersi permettere tutto, dalla misoginia all’omofobia, solo perché si trovano a un altissimo livello di critica sociale e culturale. Ma quella cultura che credono di criticare, in realtà hanno contribuito a costruirla. E continuano a contribuire.

  56. @Eloisette
    Questa volta la tua interpretazione non è brillante e proverò a dirti perché ho cambiato la mia opinione sul pezzo di Luttazzi.
    La frase di Luttazzi “quel che fate con la vostra ragazza(…) prendetela (…)etc.”
    non va letta come il lapsus rivelatorio della semantica maschilista dell’artista che si tradisce nell’esordio. È soltanto un incipit identificatorio, un elemento di proiezione, una captatio. Se non ha usato una frase che rispettasse altre configurazioni anali è solo per economia narrativa; il satirista dà per scontato che il suo lettore sia alla sua altezza e il politically correct non è stato inventato ad uso delle menti fini. Nel genere comico, che gioca per sottrazione, funziona così e se l’autore avesse inscenato, diciamolo per amor di esempio, un coito omosessuale l’analogia non avrebbe funzionato così bene perché si sarebbe persa buona parte del coito anale inteso come sadismo e svilimento del proprio ruolo, e proprio perché nei rapporto omessuali valgono altre regole e semantiche.
    Tuttavia Luttazzi con quella frase non svilisce solo la donna e la sua passività ma anche il suo parner maschile. Luttazzi non utilizza l’analità in una semplice analogia con l’operazione Berlusconiana ma fa di più. Mette in scena la sceneggiatura del rapporto anale con i dialoghi e le inquadrature di un film porno e la mostra con una volgarità che è già giudizio negativo.
    Il Luttazzi che condanna Berlusconi, non si sottrae a esprimere una valutazione su di noi. Berlusconi sarebbe l’uomo che sodomizza la donna Italia. Ma la donna Italia NON è soltanto una sineddoche che starebbe per tutti gli italiani, indiscriminatamente, perché non identifica certo solo l’elettore antiberlusconiano che subisce: è più raffinata. Nel ruolo passivo di chi è prono il registro di Luttazzi alterna accettazione e rifiuto, piacere e dolore.
    Luttazzi sta prendendo per il culo (da qui l’uso dell’analità!) gli italiani, donne e uomini, che accettano, votando o semplicemente assentendo senza indignazione, Berlusconi e la sua filosofia.
    L’uso della volgarità di Luttazzi è appropriato: l’errore sta in chi rida di un riso da barzelletta, con il botta e risposta tipici del cabaret. Perché qui se c’è, la risata è a denti stretti e chi ha riso non ha capito. Inoltre, il turpiloquio non è gratuito ma invita a riflettere su se stesso. È sinonimo di una degenerazione e in qualche modo l’autore esibendolo con tanta insistenza finisce per smarcarsene, mettendo in scena un registro verbale che rappresenta il costume da condannare.
    Lo sdoganamento del porno e della sua semantica nel quotidiano – ed è qui che andrebbe inserito il commento de IlGarante – è ciò che molti dei vostri commenti condannano davvero, provate a pensarci. E fate bene, perché Luttazzi ci dice questo, istituisce una parentela non immediata e non così visibile tra il degradare la propria sessualità ai cliché del porno e l’aver permesso a Berlusconi di essere quel che è.
    Perché anche la sessualità è figlia di una cultura. Ed è la mancanza di cultura, non detto retoricamente, perché è di una cultura del fondamentali ciò di cui si parla, il vero bersaglio di Luttazzi.

  57. Non voglio sembrare antipatica ma l’esperimento di Santoro a me fa pensare ad “un unico ambiente mediale diffuso attraverso la Rete e le Radio, diffuso attraverso onde di propagazione” (devo approfondire meglio il discorso onde), non ad una molteplicità. In realtà sarebbe bastato un semplice computer collegato ad internet e ad un proiettore per mandare sui muri di tutte le città Annozero (una sorta di guerrilla marketing, ma stavolta della comunicazione e dell’informazione).
    I mainstream hanno mobilitato tecnici, cavi etc, perchè sono e restano legati ad un vecchio modello di comunicazione che comporta il dispiegamento di enormi risorse economiche, finchè queste risorse ci sono, visto che i mainstream italiani registrano cali negativi spropositati nei loro bilanci.
    Non mi ravvedo su tutto l’intervento di Luttazzi, la metafora del coito anale passivo e subìto funziona benissimo per quel che riguarda il rapporto Berlusconi-Italia, peccato che Luttazzi ci abbia inserito parte del suo vissuto sessuale personale, nell’incipit.

  58. Sono d’accordo con te Giovanna. In quel contesto, l’intervento di Luttazzi è stato assolutamente controproducente, inducendo la risata scema in chi non capisce e in chi capisce solo un filo di più autorizzando l’autocompiacimento del tutto-è-lecito-perché-lo-capisco-io-e-quindi-se-lo-capisco-io-lo-posso-fare-senza-responsabilità -alcuna. Un po’ come giustificare lo stupro perché si è letto Sade, anzi, peggio: fare come lui utilizandolo come giusitificazione. O reinterpretare, scusandola, la violenza di un Polanski solo perché è un grande autore che si ama.
    La mia era una valutazione estetica che partiva dall’aver analizzato buona parte dell’opera di Luttazzi, e secondo me il mio primo commento non ragionava da lettore modello. Non sono d’accordo sul fatto che Luttazzi sia complice. Scontando acidamente da anni la sua assenza mediatica ha secondo me deciso di fare un intervento non consono al contesto, quasi come se volesse mettere in scena il meglio di sé. Errore di superbia, sempre che un autore satirico ragioni sui tempi corti e sull’efficacia di un pubblicitario.
    Dopo una due giorni di pareri raccolti devo dire che l’intepretazione dei più è avvilente, e su questo hai completamente ragione.
    A livello estetico, tuttavia, c’era più sostanza.

  59. Ugo tu sostieni che “la risata andava fatta a denti stretti e chi ha riso non ha capito”: immagino che il pubblico del Paladozza che si sganasciava, probabilmente (questa è una mia interpretazione personale), si è identificato con quell’elettorato che il culo a Berlusconi non lo ha dato e non glielo darà mai.
    Poi possiamo disquisire se sia un bene o un male sdoganare il porno e la sua semantica nel quotidiano, per me è un bene perchè permette di ripensare, per contrasto, ad una sessualità più serena con relativa semantica.
    L’errore di Luttazzi o meglio il suo modus operandi, comune a molti del mainstream, è stato quello di metterci del suo (informato sui fatti, ma non estraneo ai fatti, in scena). Ribadisco, per quanto Luttazzi possa essere intelligente, non scrivi una sceneggiatura di quel tipo se non appartiene al tuo modo di vivere la sessualità, tant’è che ha scelto, non a caso, il coito anale uomo-donna.
    E in effetti l’assenza di Luttazzi per otto anni è una conferma che egli in parte ha subito il coito anale di un potere che, in Italia, non permette di sottrarsi, a causa della sua diramazione tentacolare. Vero anche che dal suo monologo, risulta che in parte abbia goduto per questa violenza (il contropotere che non reagisce ai soprusi del potere).
    La sineddoche Italia avrebbe funzionato se Luttazzi non avesse svilito (forma mentis del mainstream ordinato italiano: il pubblico è stupido) e sottovalutato il pubblico (come fate con la vostra ragazza) e non ci avesse messo del suo (siamo al Teatro delle Vittorie….gridolini di piacere…etc).
    Infatti io ritengo che molti godano a farsi prendere per il culo da Berlusconi, anche molta parte della sinistra (compresa quella colta) perchè, almeno fino ad un anno fa, nessuno aveva avuto il coraggio e la forza di restituire al despota parte dell’inferno che ci ha servito su un piatto di plastica mediatrade, quotidianamente.

  60. ps Giovanna, inizio a credere che coloro che hanno allontanato Luttazzi dalla tv abbiano fatto un favore a lui e un danno a se stessi. In video Luttazzi risulta complice, compartecipe, co-costruttore e ciò contribuirebbe a diffondere la mentalità di chi lo censura. Perciò se il messaggio di Luttazzi è invece più nobile e alto, dovrebbe essere lui il primo a felicitarsi di non stare colà dove farebbe il gioco del padrone. Questo Luttazzi non l’ha capito, e forse è per tal ragione che continua a rendere ambiguo chi lo prende nel sedere e chi lo mette. 🙂

    Grazie a tutti i commentatori del blog per le loro utili opinioni.

  61. E visto che oggi è tornata elettorale, mi sembra questo il post più opportuno per dire che no, non andrò a votare in Lombardia, come non dovrebbero farlo in Emilia Romagna i fan di Errani.
    A proposito di prese per il culo.

  62. @Eloisette
    E perchè mai non avrebbe dovuto svilire il pubblico? Poi cosa vorrà dire “metterci del suo”?
    Ha preso in giro il pubblico con una captatio malevolentiae e il pubblico ci è cascato come una pera, identificandosi. E anche tu, cara, ti sei idenditificata almeno in parte, ovvero chi non la prenderebbe nel sedere da Berlusconi, fallendo nell’adottare il punto di vista del lettore modello che Luttazzi andava costruendo, un lettore che l’ombrello di Altan, come ricordato da Marcus, ce l’ha comunque infilato nel di dietro, che gradisca o meno.

    Metterci del suo è un’espressione che non so cosa voglia dire, io ci metto del mio anche quando programmo una lavatrice. L’autore non è il narratore e ogni indebita parentela tra i due non è testualmente rilevante, a meno che tu non faccia come i matti psicoanalisti, alla Freud, per capirci, che prendono i personaggi inventati da un Dostoevskij o uno Shakespeare e poi ne deducono le turbe e i traumi dell’autore.
    Suvvia, possiamo dire di meglio.

  63. Premetto che non vado a votare in Lombardia perchè è già pronto il ricorso del Partito Radicale Transnazionale, e così fermo la mano improvvida che stava, inopinatamente, mettendo l’ombrello di Altan nel posto sbagliato, mi pare.

    Ti rispondo con una domanda: e perchè mai ha svilire il pubblico? Erano lì, tutti, una parte anche per Luttazzi, quel “vostra ragazza” poteva risparmiarselo.
    Ugo non ci sono cascata, infatti cosa ho sottolineato subito, dal primo commento: capisco lo sfogo di Luttazzi, dopo otto anni, non tutti possono reagire come damerini beneducati ai soprusi.
    Quando programmo una lavatrice ci metto del mio gesto meccanico, ma il pensiero vola altrove.
    Facciamo una distinzione allora: ci sono autori autobiografici e autori che sanno scrivere più autobiografie. Luttazzi rientra nella prima tranche.

  64. Ugo non illuderti, ho capito la tecnica di trascinamento, ma da zv mi stufavo, almeno qui si parla di quello che mi piace 🙂

  65. L’ELEFANTE VISIBILE, L’ELEFANTE INVISIBILE E IL DINOSAURO. Analisi sostanzialmente condivisibile quella di Giovanna, tuttavia vorrei mettere a fuoco un aspetto. Non è che forse la sinistra (sia quella politica che quella giornalistica) punti il suo sguardo sull’elefante berlusconiano per distoglierlo da quell’altro elefante “invisibile”, ma assai più ingombrante, che trascende il piccolo (absit iniuria) elefante berlusconiano? Fuor di metafora e usando la terminologia cara alla sinistra radicale: non è che la sinistra, incapace di interpretare la narrazione contemporanea (turbocapitalista, postfordista, liberista: scegliete voi!) e incapace di scrivere una sua convincente narrazione, come fece in passato (ritorno in metafora: il dinosauro estinto), si concentri sulla narrazione berlusconiana, credendo di poter contrastare quest’ultima, mentre si sente del tutto incapace di opporre qualsivoglia alternativa all’altra?

    LUTTAZZI. Posto che non mi sono nè indignato nè ho riso alla performance di Luttazzi (al quale comunque riconosco un efficace ritmo espressivo coinvolgente e stringente), leggendo i vari commenti mi sono sorte due domande. Primo, posto che è tendenzialmente vero che il registro basso ha perso di vis rivoluzionaria (tra parentesi, appunto: ma quello di Luttazzi non è un caso di stile a più registri, con passaggi repentini, sincopati e marcati da un registro all’altro, andando su e giù per buona parte del continumm?), non risulta comunque curioso che, nonostante tutto, continui a dare in qualche maniera “scandalo” e ad epater qualcosina? Punto secondo: l’implicito di parecchie interpretazioni mi sembra risiedere in una sorta di corrispondenza biunivoca tra sfera del sessuale e sfera del politico. Il dominio sessuale rispecchia (persino necessariamente?) il dominio sociale. Ecco, lo trovo esagerato. Non converrebbe forse un rapporto triadico (che in tema sessuale può anche dare soddisfazioni e per evitare accuse di maschilismo specifico: uomo-uomo-donna, u-d-d, u-u-u, d-d-d, u-a-d, dove a sta per animale, ma anche per altro, insomma, triangolate come meglio vi garba!)? Insomma, magari il rapporto di potere e di ruolo che si instaura nel rapporto sessuale è anche altro da quello che si instaura nella sfera sociale (forse è in qualche misura anche astorico e quindi universale): se si vuole, il rapporto sessuale illumina l’oggetto rapporto-sociale solo “sotto qualche rispetto”…

    PAROLE SANTE (se di santo c’è qualcosa a questo mondo…) Cito Ugo: “turpiloquio non è gratuito ma invita a riflettere su se stesso. È sinonimo di una degenerazione e in qualche modo l’autore esibendolo con tanta insistenza finisce per smarcarsene, mettendo in scena un registro verbale che rappresenta il costume da condannare.” Ecco, in qualche maniera è quanto afferma il filosofo Zizek, quando parla di sovraidentificazione. In breve, una società (qualsiasi società!) ha due ordini di valori, uno implicito l’altro esplicito. Può capitare che i valori impliciti siano in contrasto con i valori espliciti. Cosa fa il guerrigliero semiotico (tra un po’ guerrigliero tout court, dal momento che Berlusconi ha promesso 100milioni di alberi, quindi l’Italia diventerà una giungla non solo metaforica)? Decostruisce (brutta parola, ma tant’è… almeno facciamo attenzione ai guard rail…) il discorso dominante, creando un discorso che imita perfettamente il discorso dominante, facendo però emergere la contraddizione tra valori espliciti e valori impliciti. Il rischio? Che il lettore empirico non sia quello modello, che non capisca bene dove va a parare la riscrittura critica e che il guerrigliero semiotico faccia flop (insomma, il guerrigliero non riesce a smarcarsi, al massimo, può sempre sperare di riciclarsi in una forma più pittoresca di integrazione, come diceva un tale già negli anni Settanta…)

    POSTILLA RIVOLTA AI NARRATORI. Ho capito dove siete (nel testo), ma non ho capito come nascete. Dio vi soffia dentro lo spirito, come a dei novelli Adami? Scherzi a parte (mi permetto di scherzare, sperando di non offendere nessuno), conosco (e credo di averle anche capite) le tre intentiones, ma forse prendere in considerazione un pochino di più il povero autore… D’accordo che è morto ormai da qualche decennio, ma forse è capace di risorgere, novello Dioniso, dopo essere stato smembrato, cotto e bollito: a naso, un qualche ruolo e nesso con il narratore ce l’ha, sia pure noumenico alla maniera di Kant…

  66. La metafora “prenderla nel culo” = “subire un danno” è altrettanto pregnante che dare della troia a una donna con l’intento di offrenderla. Luttazzi non doveva farlo, punto. Un intervento sessista da far vomitare: ha completamente oscurato il messaggio che voleva veicolare – infatti ho interrotto la visione e me ne sono andato a dormire. Ciao a tutti.

    p.s. avete notato che stiamo a parlare di Luttazzi invece che della serata di Santoro?

  67. (OT: Eloisette, guarda che non è vero quel che dici, anche se è la terza volta, il ricorso dei radicali non andrebbe a buon fine (idem in Lombardia), quindi stai dando un’informazione sbagliata.)

  68. Ilaria bando alle ciance inutili, non ho voglia oggi di polemiche, sto riflettendo su quel che ha scritto Mauro.

  69. Dare un’informazione corretta su una cosa importante come il voto non è una ciancia inutile, e non è una polemica contro di te:-)

  70. Ecco Ilaria che questa tua polemica è la visualizzazione che mi serviva dell’elefante invisibile del quale parla Mauro.
    In breve: Errani e Formigoni non si possono riricandidare, se hanno deciso di farlo è a loro rischio e pericolo. Di sicuro non perdo tempo ad andare ai seggi perchè la scena si dovrà ripetere in queste due regioni, non sarà buona la prima.
    Il Partito Radicale Transnazionale e Transpartito li ha avvisati.
    Se non schiodano, la Nina e la Pinta saranno costrette a farlo.

  71. @Mauro
    Ma insistere sulla separazione tra autore e narratore non serve a dire che se il primo ha fatto la Guerra d’Africa il secondo non sia condizionato nello sceglierne il tema. Serve a dire che il secondo può scrivere della Guerra d’Africa senza averla fatta. E poiché la vita di un autore e la sua conoscenza enciclopedica sono fuse assieme, che senso avrebbe decifrare un testo con le sole informazioni biografiche e sopratutto cercare dal testo di costruire non il narratore, ma lo scrivente biologico? L’autore è uscito dignitosamente dalla porta della Critica. Vogliamo farlo rientrare dalla finestra dell’irrilevanza?

  72. Eloisette, sei così ingenua da pensare che verranno invalidate le elezioni regionali di Emilia-Romagna e Lombardia?

  73. @Giovanna: assolutamente no! Di fatti ho detto che l’evento è stato UNA scintilla, un possibile inizio non LA scintilla o LA soluzione. Santoro non è e non potrà assumere il ruolo di leader. E sono convinta che tutta quell’energia vista giovedì scorso, crollerà se non ci sarà un leader che inizia a parlare dei veri problemi dell’Italia ed a proporre un modo per risolverli. Bersani ogni tanto butta lì qualche proposta ma poi si perde a parlare -tanto per cambiare- di SB..dunque nulla di fatto. Mi son stupita davanti a quella marea di persone: le credevo perlopiù dormienti.

    Ps: questo blog sta prendendo le sembianze di un forum, potrà mai nascerne uno?

  74. Sono realista Zinn, più realista del re che in quest’ultimo periodo ha iniziato a delirare.
    Visualizziamo tutti insieme l’elefante invisibile.
    Chi vuole può scegliere anche l’elefante visibile o il dinosauro estinto, a piacere 🙂

  75. Signora in Giallo

    @eloisette: tra un po’ resusciteranno il Mammut!! 😀

  76. Guardate, almeno in queste celebrazioni antiberlusconiane ci si sente tutti uniti, tutti entusiasti e creduli nei confronti di un cambiamento. Si identifica nella rimozione di Berlusconi la nostra ragion d’essere e così si crea questo spirito di fratellanza.
    Psicologicamente sarà peggio quando Berlusconi verrà rimosso, perché allora ricominceranno le divisioni e non si avrà nemmeno l’alibi su cui riversare le proprie frustrazioni da Paradiso perduto.
    A volte si sopravvaluta la comunicazione, Giovanna, perché davvero si è persuasi che le persone si convincano con le parole, si crede che la razionalità nel lungo termine paghi. Far qualcosa è sempre meglio che non fare nulla, no? Poi che altro si potrebbe fare? Certo, certo, giudichiamo una trasmissione di sinistra che parla solo a sinistra e che scontenta pure a sinistra. Spacchiamo il capello in quattro, perdiamo pure di vista mentre siamo intenti nel nostro commentare che nessuno, ripeto nessun registro comunicativo della Sinistra raggiunge chi di Sinistra non sia. Mettiamoci pure l’animo in pace, bravura o meno di chi ci si applica con impegno, perché tanto le statistiche sono chiare: nella storia Repubblicana italiana solo una percentuale dello zero virgola ha cambiato la sua calcistica fede politica.
    Luttazzi? Dà fastidio che qualcuno ci osanni ciò che non ha capito e che finisca per celebrarlo per le ragioni opposte al suo intento. Lui ha ragionato da comico e come comico va valutato. Si sentiva a Teatro e ha sbagliato platea. Tutto qua. Se poi il vanziniano convinto si è divertito, non sarebbe stato Luttazzi che avrebbe potuto inoculargli il vaccino.
    In quel palazzetto ho visto solo gli applausi dell’illusione, l’allucinazione di chi pensa di essere nel giusto e non capisce che oggi la differenza non la si fa votando a destra o a sinistra. La si fa mettendo in discussione quanto si guadagna, se sia lecito quel guadagno -anche privato, non solo pubblico – in rapporto agli altri, e cosa si consumi con quel guadagno.
    Con tutto il rispetto, il resto è salotto. Invitino pure gli operai disoccupati, questi signori della comunicazione che guadagnano stipendi così elevati. E lo facciano per fare quel proselitismo che garantisce a loro stessi che il prossimo stipendio sia uguale al precedente. Ma su questo punto, anche a Sinistra, si invoca la legge di mercato e basta non prendere soldi pubblici per sentirsi così disinvolti da farsi capopopolo dei nuovi poveri. Come la storiella dei precari, poverini. Che sicuramente hanno le loro ragioni ma confondono i colpevoli della loro precarietà. Perché non è che il lavoro manchi: quello che non c’è è il lavoro per cui hanno studiato o la remunerazione che pensano di meritare. Nessuno a sinistra ha detto loro che hanno scelto una professione per la quale ci sono troppi candidati perciò la domanda scema e il reddito le va dietro. Nessuno ha avuto il coraggio elettorale di chiarire che non è concepibile che vi sia un futuro appagante per questi lavoratori, che la selezione la dovevano fare altri per loro impedendo fin dalle iscrizioni alle Università questo fenomeno; evitando pure di istituire Corsi che irresponsabilmente tamponavano un problema interno ma che nel lungo periodo incentivavano quel precariato.
    Non pensare all’elefante implica che tu non posso fare a meno di pensarci. Cosa ne pensi invece dell’insistere a far pensare a un elefante che non c’è, di un futuro possibile che non sarà possibile?
    Quando non è stupidità è solo ipocrisia. Non so scegliere: qual’è peggio tra le due per il sinistrato di sinistra?

  77. “Ti prego inoltre di non inscatolarmi in pregiudizi sulla categoria professionale cui appartengo, esattamente come io non inscatolo te”

    mi scuso, non volevo offendere nessuno ma se ho la sensazione che molti professori (dalla nascita della tv ad oggi) guardino la tv e facciano critiche “molto accademiche” (non per poca intelligenza ma probabilmente perchè non partecipano alla scrittura di nessun programma televisivo e non conoscono le pressioni che vengono dall’editore, dalla concorrenza, dai dati di ascolto, dal poco tempo a disposizione per fare una puntata, ecc…), che ci posso fare?

    “Col linguaggio giusto, il ritmo giusto, la professionalità giusta, puoi innovare, cambiare, creare. In qualunque genere e formato televisivo. Certo Santoro non è in grado, punto.”

    Ognuno può pensare ciò che vuole su Santoro, ma se Santoro non fosse stato bravo, secondo voi sarebbe rimasto a fare il giornalista televisivo per 23 anni (1987-2010 calcolando anche la parentesi 2002-2006)in tv??? La trasmissione Raiperunanotte è già entrata nella storia della comunicazione di massa italiana, come era entrata nella storia la puntata di Moby Dick in diretta da Belgrado (dopo l’inizio dei bombardamenti Nato).

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  79. In merito alla satira di Luttazzi, ho molto apprezzato gli interventi di ilGarante e dibo.
    Grazie

  80. @Ugo.
    Concordo sostanzialmente con quanto hai scritto. Con due precisazioni, però (che magari sono ben presenti nell’Ugo autore, ma non nel tuo testo): da un lato cercare di ricostruire dal testo qualcosa dell’autore empirico può avere una sua motivazione, anche se tale motivazione esula dal territorio dell’interpretazione e della critica testuale (leggo e interpreto l’Iliade senza sapere nulla della biografia di Omero, anzi senza sapere neppure se Omero l’aedo sia mai esistito). Dall’altro, il percorso per così dire opposto dall’autore al testo può aiutare in qualche modo l’attività critica: in questo senso, ove sia possibile avere informazioni riguardanti l’autore empirico (ad esempio, informazioni paratestuali: un’intervista dell’autore in cui ci racconta il suo punto di vista sul suo romanzo), queste informazioni possono essere utili, possono integrare l’analisi critica che, sottolineo, conviene sia condotta innanzitutto e soprattutto sul solo testo (sia immanente al testo).
    Un’ultima spiegazione della battuta precedente: volevo mettere un po’ le mani avanti contro le posizioni e le derive estremiste che partendo dal condivisibile presupposto che l’analisi va incentrata sul testo, considerano totalmente insignificante qualsiasi altro elemento extratestuale. Insomma, ho sempre paura che arrivino a dirmi che il testo si autogenera: almeno riconosciamo che senza il povero autore il testo da analizzare non ci sarebbe e magari ascoltiamo pure che cosa ci ha da dire (se ha e vuole dire qualcosa) sul testo da lui prodotto. Poi, liberi di non prendere in considerazione le sue parole (in fondo, non è detto che l’autore sia il miglior interprete del proprio testo), ma almeno prima ascoltiamolo!

  81. @Mauro
    Siamo sulla stessa linea di pensiero. Capisco da che prospettiva partano le tue obiezioni e sono d’accordo. Ho capito che hai capito l’argomento 🙂
    Tuttavia avverto ancora una tua latente tentazione a voler mettere il microfono sotto lo scrittore. Solo che l’intervista con l’autore vale quella di qualsiasi lettore. Questo è il punto. L’artista non è il miglior critico di se stesso. Può esserlo, come qualsiasi lettore modello. Non si ha tramite lui un punto di vista privilegiato. Ma andiamo sul pratico, che è sempre meglio sporcarsi le mani e magari provochiamo una risposta semiotica di Giovanna, che sul blog si trattiene dal fare la semiologa severa 🙂
    Poniamo che si scopra che l’autore dell’Iliade, il mitico Omero è ancora vivo e vegeto, ha fatto pure il suo bel trapianto di cornea, rivendica la paternità del testo per incassare qualche royalty e rilascia interviste. Tu, aspirante semiologo, ottieni lo scoop. Lo interroghi, e lui comincia a parlare di come ha scritto i suoi versi. Ti dice tutti i gossip su quella Elena tutta casa e focolare e poi guarda che casino ti va a combinare, ti racconta come fece la su’ mamma a farsi Zeus e il proprio marito, uno dietro l’altro perché noi greci saremmo anche bravi con le parole, ma quando c’è da fare si fa. Ti svela di converso il deficit erettile di Achille, testé la parola della Briseide, e ora si capisce tutto quel farla lunga per la morte del ninfetto Patroclo. Ti svela che l’assedio non durò tutti quegli anni, che il grande Agamennone era un nano e che il cavallo di Troia degli Achei lo tanarono subito e bruciarono tutti quelli che ci stavano dentro – che i troiani non erano mica scemi, ma le esigenze narrative si sa, piegano anche la Storia e anche lui, l’Omero, cedette alle profferte interessate della Cassandra, giovinetta in cerca di una parte, non è così anche da voi? Infine ti rivela che tutti gli epiteti per gli Dei, dallo Zeus-Adunatore-di-Nembi alla Glaucopide-Atena furono la sua fortuna, perché Omero c’aveva l’occhio lungo, e si fece una villettina niente male nelle isole Ionie con le tangenti munifiche che i vanesi committenti sempre pagano all’artista previdente che li incensa, perché non si vive di solo pane come disse quell’altro – ma Omero non poteva conoscerlo perciò non ha copiato. Infine ammette che le Ekfrasi dello scudo di Achille furono il prezzo da pagare per il cugino di Efeso, un taglieggiatore piazzista di prima categoria che non ti dico, un visionario che credeva nel business dell’arredo casalingo e sognava di appiopparne una copia a chiunque. Era uno strillone e coniò anche uno slogan commerciale: Cento Dracme per ogni Scudo. Per questo, dice Omero, la vostra Grecia moderna ha i suoi problemi di default all’interno dell’Unione Europea: i miti sono duri a morire e i miei conterranei hanno continuato ad applicare quello sciagurato tasso di scambio in nome della filosofia greca.
    Fine dell’intervista, le rivelazioni le hai avute, fuori gli euro, che Omero, in barba al nome, ha il braccino corto e deve pur campare.
    Al dunque, Mauro, cosa spiegherebbero gli aneddoti di produzione del testo rispetto a quel che il testo già rivela di suo? Hai scelto un esempio molto azzeccato, un esempio del buon Umbertone: un autore mitico, nome collettivo di una cultura orale.
    Agli autori facciamo le interviste se son vivi; mostriamo pure gli inediti carteggi amorosi se son morti. Ma per favore, non facciamoci leggere da loro i loro testi.

  82. Dopo aver letto tutti gli interessanti commenti, mi chiedo.
    Qual’era secondo voi l’obiettivo di Luttazzi?

    Non so ma dalla quasi totalità dei commenti leggo un sottofondo di desiderio morboso di indirizzare un evento, quello di Luttazzi, secondo una soggettiva griglia di lettura.
    Luttazzi non doveva usare quella parola, quell’espressioni perché A
    Luttazzi doveva fare questo perché B

    Formalmente mi sembra un atteggiamento paragonabile a quello del pubblico di Uomini e Donne (ribadisco, mi riferisco alla forma di spettatore).
    Il pubblico della de Filippi è l’evoluzione del pubblico di “pomeriggio con sentimento”. Un tempo tale pubblico assisteva in maniera più o meno passiva agli avvenimenti che le soap operas gli propinavano. Al contrario le massaie (e non solo) di UeD compartecipano allo svolgimento della storia d’amore, la giudicano e addirittura ne determinano gli esiti. Nel peggiore dei casi il pubblico tenta addirittura di diventarne il soggetto principale partecipando in prima persona alle trasmissioni o emulandole in altri contesti.

    Tutto questo per dire che il voler per forza ritagliare dei percorsi netti alla performance di Luttazzi finisce per incasellarlo, per rinchiuderlo in un quadro forse ancora più scontato. Tirare in ballo nuovamente il problema del linguaggio sessista, non fa altro che svilire la stessa critica. Non vi sembra che l’argomento della critica a Luttazzi sia ancora più scontato del siparietto comico stesso?

    Ripeto, non sarebbe forse meglio provare a pensare a qual’era il suo personale obiettivo piuttosto che accaparrarci su cosa avrebbe dovuto o non dovuto fare e dire? E’ inutile discutere di pseudo meta livelli o di becere espressioni se in fondo lui voleva solo sfogarsi o al contrario mascherare dietro un mero turpiloquio delle finissime ispirazioni letterarie.

  83. Ugo fammi capire: sei così al naturale o la cedrata ti ha dato alla testa? 🙂
    Ilaria o chi per e con lei rideva l’altro giorno, ma credo che in Emilia ci sono quelli del Movimento a Cinque stelle, gli stessi che “hanno fatto perdere il Piemonte” al centro?-sinistra” che faranno ricorso per il “discorso Errani”.
    E il milione di alberi che verranno piantati in Italia? L’ha detto Berlusconi dice Ugo, ma ha specificato che tipo di “alberi”?

  84. Intanto io non ridevo, ho dato un’informazione. Vedrai che fine farà il ricorso, Errani e Formigoni resteranno al loro posto, come già da essi stessi preventivato. E non lo dico certo con piacere perché pur avendo votato Errani (in quanto Pd) non sono stata certo contenta di votare per uno che non avrebbe dovuto candidarsi, anche se ha l’escamotage per restare in carica. Comunque ormai è andata così, e tra l’altro siamo off topic 😉

  85. @Eloisette
    Alberi? Ho parlato di alberi? Eloisette, Eloisette, non ti inalberare su. E non hai nemmeno finito la cedrata.

  86. Chi era quello della giungla non solo metaforica? Sei tu quello degli alberi Ugo?
    Trovo che chi va ancora a votare certi personaggi è uno squilibrato, altro che off topic ilare Ilaria 🙂

  87. No Ugo, non eri tu quello degli alberi, era Mauro, solo che nei vostri duetti da tenori, tendo a sovrapporvi.
    Però vi leggo sempre con voluttà e che soave la ricostruzione dell’intervista ad Omero, quindi è vivo.

  88. Vedi e vedete ilare Ilaria&co pensare che perchè le regionali, ‘a nuttata, sono off topic, e non riuscire, nonostante Errani non potesse candidarsi, nonostante Penati fosse una schiappa e Formigoni non potesse candidarsi, nonostante la Bonino sia stata sostenuta dal pd solo a Roma, nonostante Loiero fosse impresentabile, nonstante il problema munnezza in Campania persiste, nonostante la Bresso, a quanto pare, ha governato sul filo del rasoio più che di lana, è un po’ come illudersi che tutti gli elettori siano polli da batteria come quelli del Pd, un po’ come illudersi che prima di leggere l’Iliade, uno sia obbligato e costretto dalla nomenklatura a leggersi tutte le pippe mentali dei traduttori dei traduttori d’Omero, magari leggersi una certa critica ideologica letteraria di sinistra, se possibile.
    Gli elettori del Pd infatti vedono l’elefante visibile degli altri, e, purtroppo per loro, non riescono a schiaffare il loro musone contro il loro di elefante, a quanto pare, visibilissimo a tutta l’Italia.
    Sono molto felice di non essere andata a votare, non sono di sicuro come i Dioscuri elettori del Pd, maggiorenni e non.
    Oh sì sì ora più che mai con “questa classe politica non vincerete mai le elezioni”. classe o calesse? A proposito di anagrammi, imperfetti.
    Ma a maggio decideremo il da farsi, quando fioriscono le rose, che nascono anche in fondo ad una vigna ben coltivata, non sempre dalla merda. Non tutte le vigne sono uguali, e poi,voi, elettori del pd, avete mai visto una vigna? Quelle vere, dove si zappa. Se non avete capito bene che più che la critica ad Omero, è meglio digitalizzare l’Iliade, non avete capito niente, ma la mia domanda è: siete in grado di capire?
    In fin dei conti a capire quel che stava accadendo, furono solo 14 docenti universitari, durante le performances dei soldati italiani in guerra.
    Ora siamo in guerra o non siamo in guerra, decidetevelo tra di voi, a suon di pippe mentali, noi qui pensiamo che anche i vostri, con la loro codardia e servilismo hanno contribuito a smantellare il cosiddetto welfare. Off topic ilare Ilaria, welfare italiano off topic. Ficcatelo in testa, inoculatelo in vena, se pensi sia una malattia con cui vi ammorbano le masse.

  89. Il problema comunque rimane l’informazione in Italia, ma adesso nasce una Fondazione, stamo a vedè 🙂
    Wow stamo a vedè, speriamo che non sia un ordine dei giornalisti camuffato da fondazione (che c’ha le su belle aggevolazzioni) stamo a vedè 🙂
    Fatece leggere ‘o statuto, non l’interpolazione dello statuto.
    Pe’ cortesia, ahò fateme annà a zappà ahaaa vigna. Tornamo ar baratto lenti lenti. Er tema de le ragazze immagine? N’argomento der c… Pour epater.

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