Archivi del giorno: lunedì, 29 marzo 2010

Il berlusconismo di Luttazzi

Fra i numerosi commenti arrivati al post Santoro: nuovo medium, vecchio messaggio, seleziono – perché lo trovo acuto e condivisibile – quello di Davide, 20 anni, studente di Scienze della Comunicazione.

Acuto perché ben evidenzia come e quanto la performance di Luttazzi – da molti osannata – in realtà non faccia che riprodurre il celodurismo e berlusconismo più bieco. Che nemmeno i berlusconiani e leghisti più accorti sottoscrivono: alcuni perché ne sono davvero distanti, altri perché – più furbi di Luttazzi – pur condividendolo, non lo fanno vedere per darsi un look da “partito dell’amore”.

Ma per difendere quale satira e libertà di espressione ci si deve ostinare a rappresentare rapporti sessuali aggressivi, in cui c’è qualcuno che fa male mentre qualcun altro (donna o uomo che sia) gode del dolore? So bene che esiste il sado-masochismo e che si può usarlo per costruire metafore e diverse altre figure retoriche (dall’iperbole all’ironia), ma che senso ha, per un comico che si vuole alternativo e “di sinistra” (ammesso che significhi qualcosa), farvi appello per l’ennesima volta, quando la stessa identica cosa fanno, da oltre quindici anni, campagne pubblicitarie alla D&G (ma persino Pittarello!), video e film più o meno hard, barzellette da Bagaglino e affini?

E come può, Luttazzi, pensare di corrodere con la satira il sistema videocratico che lo ha censurato, se ne condivide e addirittura amplifica gli assunti culturali più beceri? Chi sta prendendo in giro? Se stesso o gli altri?

Nelle parole di Davide:

«È da  venerdì sera che rimugino, e ho bisogno di esprimere la mia disapprovazione sull’intervento di Luttazzi, in particolar modo nella sua parte iniziale: la minuziosa e ossessiva “sodomitica descrizione”.

Passi il gergo quotidiano, pregno di disprezzo maschilista e feticista nei confronti dell’individuo (chiunque esso sia) che svolge un ruolo “passivo” durante il coito (prenderlo nel c**o = umiliazione, dolore, perdita di dignita e onore).

Il discorso di Luttazzi per me ha rappresentato un’esaltazione offensiva e pericolosa di questa concezione della copula anale. In primo luogo per la parafiliaca minuziosità della descrizione, poi per la metafora del seviziatore sadico e orgoglioso che infligge la pena fallica al sottomesso, sofferente ma compiacente seviziato

L’ilarità e l’approvazione del pubblico è scaturita dalla condivisione automatica di questa concezione del rapporto anale, che è passata del tutto inosservata: il sadismo berlusconiano di cui parla Luttazzi è innanzitutto nella sua testa e in quella dei suoi interlocutori.

Tant’è che Luttazzi si è riferito fin dall’inizio a “quello che fate con la vostra ragazza”, e tant’è che Berlusconi stesso fa uso più o meno velatamente di un’enciclopedia simile per mietere lui stesso consenso tra i suoi fan.

Il piacere stesso del rapporto sessuale così concepito scaturisce non tanto dal coito in sé, quanto dal perverso gioco dei ruoli e dalla presunta sofferenza del seviziato.

Si potrebbe estendere il discorso all’infinito. È un’idea dell’analità pericolosa e radicata: oltre che a reggere la metafora berlusconiana di venerdì sera, tiene anche in vita una serie di nevrosi, perversioni e pregiudizi omofobici, misogini e machisti diffusi.

Credo che l’ossessività stessa con la quale viene trattato l’argomento sia la prova evidente di questo feticismo ignorante, sadico e crudele.

Vorrei che si fosse capito che il problema a cui mi riferisco non è tanto “estetico” quanto semantico.»