Ancora, sempre ragazze tristi

Arriva la primavera e – invece di allegria e sorrisi – la moda propone come sempre ragazze magrissime, con occhi cerchiati e pallore inquietante. Tristi. Disperate.

La giovane del nuovo marchio Amy Gee, che in questi giorni ha tappezzato le città italiane, sembra addirittura volersi strappare i capelli:

Amy Gee

Mentre le ragazze di Sisley si piegano sotto il peso di una improbabile chiave (prego sbizzarrirsi sui significati del simbolo) e, più in generale, di una vita che nessuna gioia, evidentemente, prospetta.

Campagna Sisley primavera estate 2010

Campagne primavera estate Sisley 2

E se dicessimo basta? Se ci organizzassimo per verniciare di colore tutte le affissioni che incontriamo per strada? Se decidessimo tutti di scrivere a Sisley e Amy Gee dicendo loro che non compreremo nessun abito finché non ci restituiranno immagini meno deprimenti e, soprattutto, più reali delle giovani donne?

34 risposte a “Ancora, sempre ragazze tristi

  1. Cara Giovanna, è così vero quello che dici che mi ha fatto ricordare gli anni dell’adolescenza, in cui vivevo la mia mancanza di occhiaie, anche dopo un’intera notte insonne, come una maledizione. Ricorrevo allora al trucco, che non riusciva comunque a restituire l’effetto “malato” che ricercavo ad ogni costo.
    Da molti anni ormai, la declinazione della bellezza femminile passa da magrezza, pallore e un generale aspetto malaticcio, provocando danni non indifferenti nella percezione del proprio corpo tra le ragazze più giovani.
    La cosa è ancora più inquietante se pensiamo che queste immagini sono indirizzate proprio a noi donne, che puntualmente sembriamo attivare la nostra dose di masochismo mai vinta.
    Sì, sarebbe bello riuscire a mettere un po’ di colore su questi volti pallidi.

  2. Io per la verità le preferisco tristi e incazzate piuttosto che allegre e giulive. Sono soggettivate.
    Su queste cose Giovanna dissentiamo mi sa:) ho come la sensazione che ai fini di un certo discorso la comunicazione della moda sia messa pregiudizialmente sotto esame – se sorridono sono oche, se sono in carne ammiccano agli attributi sessuali, se sono arrabbiate sono schiacciate dalla vita, cosa chiedi alla comunicazione nella MODA?
    Di fondo essa mira a un soggetto estetico che si potenzia in quanto tale. Non puoi chiederle qualcosa di troppo diverso – tanto se lo fa, diciamo la verità non la prenderesti sul serio PPP

  3. d’accordissimo…proprio ieri sul forum del Corpo delle Donne avevo lanciato l’idea di una comunicazione “contropubblicitaria” in questa direzione: http://www.ilcorpodelledonne.net/forum/viewtopic.php?f=3&t=299&start=10

    laura albano

  4. Sul triste e l’emaciato sono d’accordo. La chiave mi simboleggia potere. Il fatto che sia grande e pesante, implica necessariamente che SOLO qualcuno di forte possa sostenerne il peso e POSSA utilizzarla, possa esserne capace. Ovviamente questo qualcuno è un uomo. Per altro è una condizione che la donna tende ad auto-infliggersi, non mangiando ecc. Fino a che si mantiene questa diade Uomo/forte Donna/debole rimaniamo nella vecchia concezione dei ruoli. L’emaciato soprattutto legittima e conferma questa cosa. Per cui andrebbe rimosso.

    @unaltradonna: posso farti un appunto -che non c’entra assolutamente nulla con il post- perché per il blog “il corpo delle donne” avete scelto il colore rosa? E’ da sempre il colore che si associa alle donne, ma non mi sento rappresentata. Odio il rosa. Ci sono così tanti colori oltre al rosa..usiamoli!

  5. @signora in giallo: la domanda è condivisibile, ma andrebbe fatta a chi gestisce quel blog – io sono solo una commentatrice nonché iscritta al forum 🙂
    (l mio blog è http://www.unaltradonna.wordpress.com)

  6. La settimana scorsa c’è stata la settimana della moda a Delhi. Qui gli abiti sono spesso colorati, eppure le modelle in passerella hanno certe facce tristi, al massimo arrabbiate.

    Ma come ci siamo ritrovate con quest’estetica bella=musona?

  7. Pensate se non usassero il fotoritocco come sarebbero conciate.
    Vi assicuro, sono più felici in fotografie che vive dal vivo.
    Oggi mi va un po’ di “Il diavolo veste Prada”.

  8. Cara Giovanna,
    che stanchezza questi bronci, questi visi pallidi e smunti, queste figure piatte e bianche. E’ proprio vero che non basta un vestito colorato a rendere allegra una persona triste.
    Io nel frattempo, sorrido alla mia taglia 46 con i dentini storti ma che fatica non ricadere nei pianti quando in camerino la taglia L non ti entra..

  9. veramente che tristezza…
    io me lo chiedo sempre quando vedo i servizi di moda ai tg… “ma perché sono sempre imbronciate?!!!”…
    e perché questo look da malato va per la maggiore? fortunatamente non sono mai stata influenzata sotto questo punto di vista, però un po’ mi sento inadeguata perché pur essendo molto alta non sono per nulla uno spillo… non vorrei avere questi pensieri, però a volte non riesco a liberarmene completamente…

  10. @ultradonna: sorry e grazie per la risp 😉

    @eleonora: perché sono tristi?! perché c’hanno fameeee!!

    Secondo me funziona più o meno in questo modo:
    richiesta di modelle magre per “esigenze di moda” da parte degli stilisti——->modelle anoressiche o giù di li—>inevitabile look emaciato (chiamiamolo look ma in realtà è il loro REALE stato di salute)–>rimanere affamate produce (anche) tristezza –> stilisti ci marciano sopra ovvero fanno di “necessità virtù” probabilmente per mascherare le loro povere modelle affamate e tristi, rincarano la dose e tac: ecco pronto il MODELLO DONNA TRISTE ED EMACIATA con tanto di occhiaie panda-mood. Fatto, prodotto e LEGITTIMATO.

    Ora la mia è una analisi fatta in casa, però non credo di essere poi così distante dalla realtà.

  11. posso suggerire che è molto peggio di quello che Tu supponi? temo che le ragazze comuni desiderino identificarsi in un tipo umano fintamente assente, estraniato che maschera (o crede di farlo), il suo nulla interiore, un nulla mai educato o coltivato. In una parola è l’agenzia che da al popolo quello che il popolo chiede e le ragioni sono le peggiori possibili.

  12. Salve a tutti,

    grazie per aver postato, Giovanna, tutte le volte che vedo quei manifesti volto lo sguardo! Al di là di tutte le considerazioni, sono davvero poco umane, è tutto sacrificato al presunto stile… Fabrizio, a mio avviso, coglie bene il punto.

    Cheers,

    V

  13. @Signora in Giallo
    Il metabolismo non è per tutte uguale. C’è chi mangia tanto, tutto, e non ingrasserà che un paio di chili, smaltibili in una settimana di corsa. C’è chi ingrasserà con nulla.
    Questo è ciò che molte di noi donne non vogliamo accettare: c’è chi nasce gazzella e chi nasce foca. Il dramma comincia con l’imitazione perché se una foca, programmata per ingrassare, vuol diventare una gazzella, programmata per non ingrassare, son dolori.
    Ma come le vogliamo queste benedette donne? Mah, Giovanna, io prenderei onestamente in considerazione il punto di Zauberei. Sicura che le sue analisi siano compatibili con la Moda, che vende per definizione alle insicure o alle bulimiche dello shopping?
    Ora parlo come psicologa: l’insicurezza che fonda il fatturato del mercato della Moda è determinata dal desiderio di cambiamento del cliente. Come sa benissimo è un cambiamento che viene continuamente sollecitato e assiologizzato come valore dominante dell’esistenza umana e femminile in particolare. Qualora il cliente fosse evoluto, se avesse una personale teoria del bello, arriverebbe a definire prima o poi il proprio stile. La Moda non può far riferimento a questa sparuta categoria di donne che altrimenti porterebbe ben poco denaro nei registratori di cassa di queste multinazionali. Le Maison, au contraire, hanno necessità di fomentare modelli contraddittori e quanto più dissociati possibili dagli stilemi proposti l’anno prima, meglio è. Più contraddizione=più insicurezza. Più insicurezza=più disagio. Più disagio=più medicina. Pardon, più shopping. Perciò sono persuaso che, nonostante la sua notevole competenza ed esperienza, Giovanna, non sia proprio possibile pensare ad una creatività nel marketing della moda in cui una donna reale sia liberata dalle gabbie di un’irrealtà che mima tutto e il suo contrario. Gli esempi riusciti, quando lo sono, funzionano in contrasto a quelli che lei critica. Senta, se commentiamo la comunicazione della moda non possiamo che fare ciò che faceva Luttazzi l’altra sera, solo in modo meno volgare: prendere per il sedere, fare per una volta le snob e ringraziare il cielo di non essere chi paga per somigliare a quelle copertine.

  14. Pensa MariaGiulia che una mia amica che lavora in un’agenzia di moda in una grande metropoli del nord, una volta, ha beccato una di quelle modelle (che vengono per l’ottantacinque per cento trattate come manovalanza-appendiabiti da showroom perchè sembrano delle grucce umane) che le rubava il portafogli.
    Le ha detto: “Cazzo Michelle ma che ti passa per l’anticamera del tuo minuscolo cervello?”.
    Beh la povera Michelle in lacrime le ha risposto che le servivano i soldi per comprarsi la cocaina perchè così le passava l’impulso di mangiare.
    L’ha licenziata, tanto c’era la fila delle illuse.

  15. Io ho da poco finito il tirocinio in un’agenzia di modelle, hostess ed animazione. Mi hanno tenuta a lavorare perchè c’è bisogno per un po’ e sto entrando nei meccanismo dell’azienda. Un giorno è arrivata una ragazza in ufficio per firmare un contratto per una fiera: alta, magrissima, piuttosto smunta e non gradevolissima al primo impatto. E’ restata una ventina di minuti, mentre io stavo facendo una telefonata fuori e fumavo una sigaretta. Uscendo mi ha squadrata e mi ha detto, con tono arrogante: “MA TU, COME FAI?”.

    Come faccio a fare cosa?
    Quanta frustrazione deve portarsi addosso a quelle poche ossa lunghe.
    Che rabbia.

  16. Cara Maria Giulia, quì non stiamo parlando di persone costituzionalmente magre o costituzionalmente abbondanti. Che poi in questo caso sono i medici a stabilire se un sottopeso sai dovuto ad una alimentazione inadeguata oppure ad una disfunzione fisiologica od ancora semplicemente la persona ha una struttura minuta e per tanto il sottopeso (che comunque rientra in dei margini accettabili), non è un problema per la salute. Di solito utilizzano delle analisi per stabilirlo, non le riviste di Vogue.

    Quì stiamo parlando di persone che non mangiano per darsi un “tono”, per inseguire uno stile, una moda addirittura che è tutt’altra cosa! Ed infatti con la tua cinica analisi finale mi pare tu l’abbia sottolineato in maniera chiara che alla moda serve creare questo tipo di modelli surreali. Perché creano insicurezza e quindi bisogno di essere posseduti/acquistati.

    Mi auguro che tu non sia una vera psicologa come ti spacci di essere perché le cose che hai detto, secondo me, sono proprio ciò di cui le donne normali, soprattutto adolescenti, hanno bisogno di scrollarsi di dosso e viversi il proprio corpo in santa pace per quello che è, lungi dall’essere schiave dell’avidità delle Maisons.

    PS: non ho nulla contro le foche e neanche contro le gazzelle.

  17. Maria giulia parlerà per se.
    Per quanto mi riguarda io so, in quanto psicologa e con cognizione di causa, che se una persona patisce l’esperienza di un complesso e ha un problema di infelicità e malessere con il proprio corpo la rivista di moda offre solo “una causa occasionale” e non una causa reale. Il malessere le è anteriore, e cerca un appiglio. e lo trova in questo. Tacciare la moda di responsabilità nei confronti di cose come l’anoressia è un atto di ignoranza (ma tanto quanto ci piace riempirci la bocca con la psicologia! la disciplina più citata di tutte e la meno rispettata di tutte. Non mi riferisco ai commenti di qui, che almeno mi hanno risparmiato questo clichè, ma se si leggesse qualcosetta in più non sarebbe male) nonchè una forma sottile di sessismo, perchè le donne sono sempre sottovalutate nella loro complessità sempre più semplici di quanto si dica degli uomini. Cioè una si droga per via della sua aderenza acritica a un sistema. Ma per favore. Un po’ di rispetto per le storie altrui.
    Detto questo, io contesto specificatamente la critica preventiva e coatta della comunicazione di moda, e sui soliti cortocircuiti su malesse e modelli proposti. Ma non contesto affatto anzi la caldeggio l’idea di proporre modelli alternativi di estetica, di identità femminile, come fa Laura Albano nel suo lavoro o anche la stessa Giovanna in alcuni vecchi post. Lo trovo sano e utile per tutte, per una questione politica. E in realtà troverei molto più urgente contestare lo strapotere di questi modelli anche in contesti completamente incongrui.
    Parere personale.

  18. Non volevo urtare la sensibilità di nessuna. Mi scuso ma non credevo di poter essere malinterpretata. Per correttezza consiglio la lettura del resto del commento a chi abbia risolto i propri problemi psicologici con la bilancia. Non voglio scatenare flames.
    Sarà spiacevole sentirselo dire ma, stando all’OMS, la maggior parte di noi donne è francamente sovrappeso quindi smettiamola una volta per tutte di considerare sottopeso chi al contrario è la sana della situazione. Per fare un esempio: una coetanea che sia alta 1,70 è in sovrappeso sopra i 57,8 kg. Si pensi che per vedere il sottopeso occorre scendere sotto 49 kg. La persona normopeso sta in mezzo. È stata eliminata anche la fuorviante distinzione tra corporatura robusta e corporatura esile, grande alibi che per anni ha permesso a chi fosse in sovrappeso di ritenersi normopeso. Sono dati che farebbero storcere il naso a molte, ciononostante i nuovi parametri della determinazione dell’indice di massa corporea (IMS) sono chiari. Eppure le vituperate modelle sono perfettamente in linea con i criteri salutistici, che vi piaccia oppure no. Qual’è il grande problema di noi donne, che non riusciamo ad accettare? Non facciamo sport a buoni livelli, ecco. Poi siccome siamo cicciottine non accettiamo che altre non lo siano e ci rimettiamo alle diete o alle spa, ai massaggi o allo spinning. Tutte bischerate, ammettiamolo. Parola di mezzofondista. Come ha ricordato Zauberei non c’è correlazione diretta tra Moda e disturbo alimentare. L’esposizione alla modella magra produce o non produce imitazione, rinforza o non rinforza un disagio psichico già presente. Ricordo che il range che determina i limiti di un peso salutistico non è frutto di criteri estetici o arbitrari ma è determinato dal rischio cadiovascolare. Ragazze, fate sport!

  19. non sono asolutamente d’accordo. molto più pericolosa, a mio parere, è proprio la dittatura del sorriso. credo che siano molto più devastanti, sui giovanissimi, i modelli dell’ottimismo a tutti i costi, del finto calore propagandato per far fronte al gelo che la maggior parte delel persone riscontrano nei loro rapporti interpersonali. è più pericoloso imporre il modello di una gioventù dorata e superficiale attraverso il mezzo più diffuso (televisivo): se non si sorride, se non si tende a sorridere, si è fuori da tutto. le interviste alle divette nostrane in ipersalute (in realtà, il più delle volte, anoressiche con seni e zigomi siliconati) che tendono ad avvicinare determinati stili di vita a quelli della gente comune mi sembrano molto più gravi rispetto alla pur odiosa messa in scena di costole e debolezze dal mondo dell’alta moda. quest’ultrimo ifatti appare come un modello irragiungibile, adatto a far presa per lo più su adolescenti “alternative” e troppo dichiaratamente maledettista

  20. Beh Maria Giulia, io sono una rotonda giuliva e perfettamente comoda nel mio stato di rotondità. Non sono d’accordo su quello che tu dici in merito al peso, si sente una posizione a monte irrealistica che stigmatizza le diversità nelle corporature. Io sono un metro e 75, ho un figlio di dieci mesi e le ossa di un carrista:) sono specie in questo momento storico del mio corpo – un donnone! Esistono le corporature diverse, i metabolismi diversi, i bioritmi diversi i corpi diversi: la medicina lo sa per esempio quando il medico si trova a dover tarare i farmaci al singolo paziente: la posologia universale non esiste.
    Questo tipo di posizioni creano legittime e comprensibili reazioni, perchè sono appunto posizioni politiche e unificanti sul come debba porsi il corpo femminile. Rivendicano un metro di giudizio unico che si trasforma in giudizio di valore.
    C’è un corto circuito: la comunicazione della moda soddisfa la ricerca dell’ideale dell’io delle donne che la frequentano. Come il cinema ci sta che risponda a una dimensione stilizzata e mitica. Ma bisogna evitare, come nel tuo discorso, che un eccesso di disinvoltura porti questa dimensione mitica, a metro medio di realtà, e unica dimensione possibile della donna. Questa è l’aberrazione, e questo è quello che fa reagire spesso con risentimento – anche da parte mia, che sono una vanesia cronica. Il problema insomma non è certo psichico, come si diceva prima. Ma senz’altro politico.

  21. Prima di verniciare i cartelloni non potremmo iniziare a smetterla di comprare prodotti di certe aziende? Troppo banale? Troppo poco ad effetto?

  22. Grazie Zauberei 🙂 Non metto assolutamente in dubbio che i problemi personali siano preesistenti all’insicurezza generata da un canone estetico poco eguagliabile. Avendo però una formazione affine a quella di Giovanna non riesco ad ignorare l’influenza che può avere sulla psiche un sistema di segni che ci assedia in modo pervasivo (per qualcuna che riesce ad ignorare le immagini di moda ci sono molte che le subiscono, così come io ignoro la tv, ma tendo a “subire” la carta stampata).
    Che questo sistema di segni sia necessariamente una macchina generatrice di insicurezza siamo d’accordo: sul fatto che non potrebbe generare dei segni diversi, meno. Basta guardare la storia della fotografia di moda per vedere che in altri periodi l’immagine ideale proposta era “più reale”, meno estremizzata, direi anche meno “estenuata” del tipo di donna attuale – a cui molti ormai sono evidentemente assuefatti, altrimenti non la definirebbero “in linea con criteri salutistici”…anche quelle affettate con Photoshop??
    L’intento sarebbe far sì che si possa virare verso una ri-umanizzazione del modello, invitando la moda e la pubblicità, che si discolpano spesso dicendo di “non inventare nulla” ma di limitarsi a rispecchiare la realtà, a rispecchiare questa esigenza di cambiamento.
    Un’ultima cosa, Zauberei, per me l’idea che una donna possa essere resa più insicura dalle pressioni sociali non è un’idea sessista, anzi: si basa sul fatto che questa pressione è (finora) esistita solo per le donne, mentre (finora) gli uomini non ne erano gravati. Sta di fatto che almeno fino alla mia generazione la media degli uomini ha avuto molta più sicurezza riguardo al proprio aspetto – anche quando non ne avrebbe avuto motivo 😉 Tenderei a spiegarlo con una minore esposizione al “come dovere essere”. Altrimenti si dovrebbe dire che gli uomini hanno meno problemi psicologici presistenti e non credo si voglia sostenere questo.
    Grazie Giovanna per questa interessantissima discussione.

  23. Noi con principesse alla RISCOSSA stiamo facendo proprio questo. Da un mese stiamo raccogliendo frasi sulle donne VERE per spedirle a tutte le redazioni moda!! se vuoi aderire anche tu Giovanna magarissimo!!! Qui ci sono tutte le info

    http://www.facebook.com/cenerontola?v=app_7146470109&ref=nf

    un sorriso
    davide

  24. @zauberei: rispetto al tuo secondo post, una cosa non esclude l’altra, e già che la società pullula di insicurezza approfittiamone, giustamente 😦

    @mariagiulia: non hai urtato la MIA sensibilità.
    Al di la dei parametri per la determinazione dell’IMC che credo siano quelli da te riportati (pur non condividendo il tuo precedente paragone giudicante su chi sia foca= quindi grassa/brutta/non adatta ecc. e di chi invece è gazzella=magra/bella/colei che può) come fai a dire che le modelle sono normopeso e che stanno bene? (non sto dicendo che siano tutte sotto-peso). Ma all’atto pratico, le hai pesate? sottoposte ad analisi? Ora, quelle nelle foto quì sopra, non sono certo grasse ma nelle sfilate si vede ben di peggio.

    Quelle del post sono soprattutto tristi e pallide. Un effetto che le persone sane sperimentano quando sono MALATE. Nella realtà una ragazza che si vede con tale pallore e occhiaiume si vede (o rischia di vedersi) SANA perché ha, davanti alla campagna modaiola di turno, una modella con lo stesso aspetto. Ad andare di moda non è più l’abito, lo stile, ma il loro CORPO. A me sta
    cosa non sembra così positiva ma neanche legittimabile, perché sembrano malate. Le persone che inseguono questa moda sono stimolate a cambiare anche in questo senso cioè a modificare il proprio corpo.
    Ed un “solo” meccanismo per assicurare vendite agli stilisti Vi legittima a “prendere per il sedere, fare per una volta le snob e ringraziare il cielo di non essere chi paga per somigliare a quelle copertine” ?!

    Bah.

    Sono in linea con gli ultimi due post scritti da zauberei e da unaltradonna. Ad un altradonna in particolare dico: che anche i maschietti ultimamente stanno avendo problemi nel rapportarsi con il proprio corpo. Ed i modelli a cui si ispirano, toh da dove vengono? Passerelle, tv, e show-biz.

    Quindi un altro modello è possibile, è pensabile ed attuabile, oltre che urgente. Propongo di armarsi di phard e rossetto e dare un po’ di colore a questi fiorellini pallidi sui cartelloni, mentre nelle campagne pubblicitarie anziché proporre UN solo modello standard a cui ispirarsi, includerne PIU’ di uno: da sempre esistono sia i magri che i grassi -al di la della patologia- perché escluderli a priori?! Quanto agli stati d’animo, non c’è che da sbizzarrirsi.

  25. @Signora in giallo
    “pur non condividendo il tuo precedente paragone giudicante su chi sia foca= quindi grassa/brutta/non adatta ecc. e di chi invece è gazzella=magra/bella/colei che può”
    Solo un appunto, importante: sei tu che hai attribuito alla gazzella la bellezza e la possibilità e alla foca la grassezza e la non idoneità.
    Il concetto che ho espresso è esattamente il contrario, la libertà consiste nel non vedere la gazzella più bella dell’altra.
    Il fatto che tu l’abbia inteso così deve far riflettere proprio te.

  26. @Zauberei
    Sono contenta che tu stia bene nella tua rotondità ma nessuno propone posizioni irrealistiche che stigmatizzano le diverse corporature. È l’OMS che parla. Inoltre il peso salutistico copre un intervallo dei valori ampio. Ripeto la mia domanda: perchè la maggior parte di noi donne, a differenza dei maschietti, si aggrappa a pseudosport, compra creme rassodanti, crede ai massaggi, alle diete dimagranti? Abbiamo un rapporto con la fatica fisica piuttosto modesto. Così pensiamo che la cellulite sia normale, che certe maniglie siano fisiologiche, accettiamo con rassegnazione di diventare sfatte a 30 anni e poi riteniamo irrealistici addirittura i parametri dell’OMS, quando non finiamo nel ridicolo del “grasso è bello”.
    Fate sport. Vedrete.

  27. Maria Giulia, mi sa che non afferri il fondo della questione.
    Cosenza e altre persone inquadrano la comunicazione della moda nelle varie forme di comunicazione che impongono stereotipi unificanti alle donne. Alcuni di queste critiche correlano gli stereotipi a delle forme di patologia psichica. Altre invece a delle forme di disagio sociale, correlato alla rappresentazione di genere. Per chiarire, io contesto la prima serie di critiche, perchè clinicamente ingenua, ma concordo con la seconda che è invece rilevabile a più sguardi. Per conto mio è meno utile attaccare la comunicazione della moda che altri settori, o separatamente da altri settori, e sarebbe meglio illuminare i momenti di comunicazione – ossia quando la moda tracima. Ma qui si parla del problema delle donne nei confronti degli esiti dei modelli imposti mediaticamente. Dire alle donne andate in palestra in questo contesto è ridicolo scusami. A qualcuna nel singolo è utile, ma in un discorso generale fa solo che ridere.
    (Detto questo: io in palestra manco pagata. Con felice cognizione di causa.)

  28. Io a vedere la chiave gigante però ho pensato ad Alice nel paese delle meraviglie…

  29. Zauberei, ho capito benissimo il punto. Ne commentavo solo qualche aspetto secondario stimolata dalla Singora in giallo. Inoltre non parlavo certo di palestra ma probabilmente il cortocircuito è ormai automatico: parlo di foche e gazzelle e subito si vorrebbe essere la seconda, parlo di sport e subito la mente vola alla declinazione (pure degenerata) della palestra. Contente voi di rivendicare fieramente la vostra apatia pensando che fare sano sport non sia già un viatico per la salute mentale…
    Per quanto concerne la Moda come causa diretta di un disagio psichico non so davvero chi possa mai sostenere tale posizione. Il mio discorso era semplicemente mostrare che ciò che viene vista come irrealistica magrezza in verità e normalità e salute.

    @Watkin
    Il riferimento probabile è proprio quello, senza scomodare tutta la simbologia decostruzionista che viene in mente.

  30. @Mariagiulia: queste sono parole tue, non mie:

    “Questo è ciò che molte di noi donne non vogliamo accettare: c’è chi nasce gazzella e chi nasce foca. Il dramma comincia con l’imitazione perché se una foca, programmata per ingrassare, vuol diventare una gazzella, programmata per non ingrassare, son dolori.”

    Non imputarmi letture distorte, grazie.

  31. Aggiungo una sola cosa, per zauberei e altri/e sulla stessa linea: non ho mai detto, né intendevo dire con questo post, che ci sia un nesso deterministico fra immagini di modelle pallide, magre ed emaciate e disturbi alimentari.

    I disturbi alimentari sono problemi molto, molto complessi, che hanno molte e complesse cause, fra cui componenti radicate nella storia psicologica, ma anche fisica e genetica dell’individuo che ne soffre, componenti sistemiche e familiari (dalla famiglia di origine a quella allargata, al gruppo dei pari), ma anche – sissignori – anche componenti storico-sociali, che gli stessi psicologi ormai ampiamente riconoscono.

    Se non ci fossero componenti sociali, culturali e storiche non si spiegherebbe perché nei paesi del terzo e quarto mondo, dova c’è la fame, gli individui non soffrono disturbi alimentari (a meno che non appartengano a un’élite benestante e modellata sulla cultura dei paesi ricchi).

    Detto questo, la diffusione in dosi massicce di un modello unico di fisicità femminile – specie se triste-emaciata-magra-pallida – qualche conseguenza su certi individui, in certi contesti familiari e sociali, inevitabilmente ce l’ha.

    E se quattro marchi di moda messi assieme possono contribuire a far stare male anche una sola ragazza, io mi arrabbio. Ripeto: anche una sola. Alla faccia delle statistiche.

    Detto questo, che la modella emaciata piaccia o meno è questione di gusti. Ma moltiplicare i modelli estetici aiuta a raffinare i gusti e, soprattutto, a offrire alternative a chi ha gusti diversi.

    Un abbraccio a tutti e tutte e… cercate di mantenere sempre alto il livello della conversazione. Calma, equilibrio e lucidità aiutano tutti a capire, imparare, migliorare. Grazie!
    🙂

  32. Ciao Giovanna e ciao a tutti, mi inserisco con una considerazione sulla tematica originaria: la mancanza del sorriso.

    Personalmente temo che la ragione profonda di tanta magrezza e grigiore stìa nella privazione che ognuna di loro mette in atto ogni giorno. Non può esserci gioia quando si agisce in modalità “meno” (privazione). La gioia è “più”!!!:)

    Penso siano i modelli di riferimento ad essere sballati.
    Si eleggono importanti aspetti che distolgono l’attenzione dalla vera essenza di noi stesse/i, putruppo. Si lavora sul corpo trascurando la mente. Ma se non si sta bene con sé stesse/i, in primo luogo nel proprio animo credo, non si può sorridere, né per sè stessi né per gli altri!!

  33. la penso come Giovanna.

  34. io penso che il problema sia nei modelli che ormai la società ha fornito e continua a fornire ai giovani..le ragazze sono ormai abituate a vedersi davanti agli occhi queste immagini tristi che indossano magari un vestito di mille colori..il problema è che senza accorgersene esse desiderano indossare non solo l’ abito, ma anche la mente, l umore e il fisico della modella che lo indossa. Penso che nella moda vestito e modella diventino una sorta di tutto agli occhi delle giovani..e sicuramente non è il trovarsi davanti una modella scheletrica che comporta disturbi del comportamento alimentare perchè, come ha detto la prof Cosenza, questi hanno luogo molto più in profondità e soprattutto nel passato di un individuo. Ma sono pienamente d accordo con lei quando sostiene che le immagini che ci vengono presentate dovrebbero esprimere gioia e felicità invece di tristezza..una tristezza che sembra dire: “mi sono arresa, non ho più voglia di lottare per cambiare quegli stereotipi che ormai tutti condividono in automatico..e mi sono fatta “assorbire” da loro…”. Questo messaggio è scoraggiante e conduce le giovani a sedimentarsi in quella condizione di indeterminatezza e mancanza di voglia di affermarsi.

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