Archivi del mese: aprile 2010

L’Enciclopedia delle donne

È nata intorno all’8 marzo, ma ho aspettato a parlarne perché non volevo che fosse percepita come troppo legata a quella data, visto che è un progetto molto più ampio e indipendente da ricorrenze e festività.

L’Enciclopedia delle Donne è un’impresa collettiva ideata e curata da Rossana Di Fazio e Margherita Marcheselli, due redattrici di Federico Motta Editore e di Golem l’Indispensabile che da anni conosco e stimo per la competenza e serietà professionale che sempre mettono nel loro lavoro, oltre che per le qualità personali con cui lo arricchiscono (va precisato però che l’Enciclopedia è indipendente sia dall’editore che dalla rivista).

Oltre 100 voci sono state già scritte e altre centinaia sono in arrivo, senza gerarchia e in ordine sparso: tre biologhe, due operaie, tante filosofe, due mondine, tre cantanti, due matematiche, due torere, due segretarie e poi regine, balie, artiste, astrofisiche, letterate, antifasciste, maestre, sindacaliste, teologhe, industriali, pacifiste, filantrope, fotografe, avventuriere, soubrette…

Le curatrici hanno risposto ad alcune FAQ sulla loro impresa:

Perché?
«Troppo spesso il lavoro, la vita, le opere delle donne sono taciuti e restano poco noti.»

Ma le donne non ci sono già, nelle enciclopedie?
«È vero. Ma le enciclopedie esistenti non fanno che rispecchiare la soglia decisamente diseguale per maschi e femmine, per uomini e donne, che già pesa sulla vita quotidiana e sulle rappresentazioni della vita sociale. Vogliamo azzardare una percentuale? 7 donne ogni 100 maschi?»

Donne celebri?
«Anche. La damnatio memoriae riservata alle donne è stata così potente da gettare nell’oblio non solo le tante che hanno faticato a farsi strada, ma anche quelle la cui fama era, in vita, immensa; quelle che venivano ricevute a corte come autorità, acclamate e stimate, e oggi sono del tutto ignorate dai più. Ma noi vogliamo mettere in questione anche i criteri di gerarchia vigenti: quelli della fama, del successo, della vittoria, del merito. Quindi donne celebri, ma anche molte donne comuni, ordinarie e straordinarie, il cui itinerario “normale” ci appare eroico e degno di essere “raccolto” e restituito.»

Chi vi dà i soldi?
«Al momento nessuno. È un peccato perché vorremmo anche diventare un’agenzia formativa: accogliere giovani che prendano confidenza con un progetto editoriale informatico, con un patrimonio di relazioni che stiamo tenendo insieme, in virtù della competenza e delle affinità, di cui siamo molto fiere.»

Come pensate di farvi conoscere?
«Innanzi tutto il passaparola, le associazioni e il blog Specchio delle dame. Inoltre proporremo ai docenti delle scuole secondarie di coordinare un “nucleo operativo dell’Enciclopedia delle Donne”, formato da studenti che scriveranno e firmeranno delle voci dell’Enciclopedia.»

Di chi è l’Enciclopedia?
«I contenuti sono pubblicati sotto licenza Creative Commons. Possono essere ridistribuiti liberamente solo se vengono attribuiti ai rispettivi autori, citati come appartenenti all’Enciclopedia delle Donne e non usati a scopo commerciale. Le curatrici Rossana Di Fazio e Margherita Marcheselli desiderano solo che sia sempre riconosciuto il loro ruolo di catalizzatrici dell’iniziativa.»

Come posso partecipare?
«Ci sono tanti modi. (1) Segnalare: puoi segnalare un nome e cognome, una storia, un libro e dirci: ci vuole! (2) Scrivere: tutto come sopra, ma anche: “Vorrei tanto scriverla, posso?”; (3) Far scrivere: “So chi potrebbe scrivere di questa donna, scrivetegli voi”; (4) Leggere e diffondere; (5) Partecipare al blog: commentando i post e partecipando alle Primarie; (6) Amarla: scriverci per dirci quanto è bella, quanto è importante che ci sia, ma anche per segnalarci errori.»

Per partecipare subito, scrivi a: redazionechiocciolaenciclopediadelledonne.it

Due stage interessanti e ben remunerati

Ricevo da Eleonora Voltolina de La Repubblica degli stagisti la segnalazione di questi due bandi per stage all’estero (Francia, Belgio e Svezia), davvero ben remunerati:

  1. Sei opportunità di stage da 1100 euro al mese all’ECDC di Stoccolma: candidature aperte fino al 30 aprile.
  2. Tirocini da 1200 a 1400 euro al mese all’ufficio dell’Ombudsman europeo: c’è tempo fino a 30 aprile per candidarsi.

Se conosci bene l’inglese, non te li fare scappare!

🙂

Mitologie dello sport

È uscito Mitologie dello sport, Edizioni Nuova Cultura, Roma, 2010, a cura di Pierluigi Cervelli, Leonardo Romei e Franciscu Sedda.

Il volume raccoglie 40 saggi brevi sugli eventi, i luoghi, gli eroi e le passioni dello sport contemporaneo: dal calcio all’orienteering, dal fitness al parkour, dalla boxe al nuoto. Assieme a questi, alcuni scritti celebri e introvabili di Eco, Barthes, Freyre e Pasolini.

La prospettiva teorica che caratterizza il libro è socio-semiotica, ma il linguaggio è leggero e scorrevole, accessibile anche ai non addetti ai lavori.

Per gentile concessione dell’editore e dei curatori, ecco l’indice del libro, il saggio di Isabella Pezzini e il mio.

Indice del libro e «Umano troppo umano: lo sport», di Isabella Pezzini

«Le regole del fitness», di Giovanna Cosenza

Cover Mitologie dello sport

Cooperazione e/o conflitto?

Si è chiuso ieri a Perugia l’International Journalism Festival (21-15 aprile), pieno zeppo di relatori di spicco (QUI la lista) e di pubblico osannante, come ormai accade a ogni festival di successo.

Fra gli eventi che ho seguito on line, la key note di Luca De Biase, direttore di Nòva del Sole 24 Ore, dal titolo «L’alba di un nuovo giornalismo», e la successiva discussione fra lui e Vittorio Zambardino.

La discussione è ricca di spunti interessanti. Riassumerla non può che banalizzarla, ma grosso modo è una contrapposizione fra chi – Luca De Biase – sottolinea come la logica della rete metta virtuosamente in rilievo gli aspetti cooperativi della società e dell’economia, e chi – Vittorio Zambardino – ricorda che anche in rete ci sono continui problemi di potere e conflitto.

Mi pare che le due posizioni siano complementari, più che contrapposte. Non a caso, da tempo seguo i blog di entrambi i giornalisti, che spesso trattano gli stessi temi con la complementarità che emerge anche in questo caso.

Ecco De Biase, visto da Zambardino:

L’alba del giornalismo a Pleasantville, di Vittorio Zambardino, 22 aprile 2010.

E Zambardino, visto da De Biase:

Zambardino preferisce il conflitto, di Luca De Biase, 23 aprile 2010.

Trovi QUI il video del discorso di De Biase.

SNAI si prende gioco dei giocatori

Così è presentata sul sito l’ultima campagna SNAI:

«Con la nuova campagna, SNAI scommette suoi suoi scommettitori: tra i tantissimi giocatori che si sono divertiti a raccontarsi proprio dentro ai punti SNAI, Oliviero Toscani ha scelto, infatti, le facce della nuova campagna SNAI, on air da marzo 2010. Il risultato si è tradotto in una serie di soggetti – persone che, con un trattamento colorato che comunica tutta la loro voglia di vivere e di giocare, mostrano le tante espressioni della passione per il gioco e le scommesse con aneddoti e curiosità legati a questo mondo. E il tour del team Toscani non è finito: il prossimo potresti essere tu!»

A quanto pare, la campagna è stata pensata per «combattere il gioco patologico e compulsivo», visto che «in Italia i giocatori patologici e compulsivi sono oltre 700 mila» (www.italiadazzardo.com). Perciò Toscani ha disegnato questo marchio:

Gioca per vincere

Purtroppo però, i giocatori che appaiono negli annunci stampa e negli spot sembrano tutti un po’ suonati. Infatti, come ha notato Sara – che mi ha scritto in proposito e che ringrazio – «manifestano seri disturbi linguistici: incapacità di esprimersi correttamente (e fosse solo un problema di congiuntivi) e con un tono di voce socialmente accettabile (“Quando vinco grido!”). Una addirittura denuncia picchi di serotonina».

Insomma, visti dall’esterno fanno compassione. Ma ai giocatori compulsivi, non fanno che ribadire che il gioco è un bellissimo modo per andare fuori di testa. Il che non li aiuta certo a smettere.

Morale della favola: Toscani e SNAI si prendono gioco di tutti. Vogliono far credere a chi non gioca di combattere le patologie, ma mettono alla berlina i giocatori compulsivi e per giunta li stuzzicano a fare sempre peggio. Non a caso, la prima denuncia allo IAP per pubblicità ingannevole è già scattata (www.giocoegiochi.com).

Ma si sa, da anni Toscani si prende gioco dei suoi committenti (oltre che delle persone più indifese), cercando scandali e denunce solo per far parlare di sé.

Quando vinco grido

Quando vinco mi viene un magone

Alla SNAI ho trovato un fidanzato

Gioco perché ho bisogno dell’ormone della felicità

Alla SNAI col picchetto

Rita101

Oggi Rita Levi Montalcini compie 101 anni.

Per l’occasione AltraTV, Wired Italia, Nòva Il Sole 24 Ore, Current e Ipazia Promos hanno organizzato, per stasera dalle 21.00 alle 23.00, una trasmissione in diretta sul circuito delle web tv italiane e su tutti i portali informativi e i videoblog che hanno aderito all’iniziativa, per parlare dei problemi della ricerca in Italia.

Tutto nasce dalla risposta che Rita Levi Montalcini ha dato a Riccardo Luna, direttore di Wired Italia, alla domanda: «Che regalo vorrebbe per il suo compleanno?». «Più attenzione e risorse alla ricerca», ha risposto senza esitazione.

La diretta avverrà nel piccolo studio di AltraTV, che si trova a Bologna. Io sarò lì, a rappresentare l’università di Bologna, assieme a Giampaolo Colletti di AltraTV, Riccardo Luna di Wired Italia e molti altri.

In rete ci collegheremo a decine di ricercatori e ricercatrici, in Italia e all’estero, che racconterano le loro storie.

Puoi seguire la diretta – stasera dalle 21.00 alle 23.00 – sul sito di AltraTV, su una delle quasi 200 web tv o su uno dei siti che hanno aderito all’iniziativa.

Se stai a Bologna, puoi anche venire di persona al gruppo di ascolto organizzato da Codec TV, la web tv del settore giovani del Comune di Bologna, in via Oberdan, 24.

Altra TV

Current

Ipazia Promos

Wired

Studenti&Reporter 7 – Il tramonto di Bologna visto dagli studenti

Per l’inchiesta Studenti&Reporter, uscita oggi su Repubblica Bologna, abbiamo lavorato su una lamentazione ricorrente fra i bolognesi, per cui Bologna «non sarebbe più quella di una volta» (un po’ come le stagioni). Abbiamo chiesto agli studenti dell’ateneo cosa pensano del «tramonto di Bologna», come è stato chiamato dal cardinale Caffarra – l’ultimo ad aver ripreso, a modo suo, la questione.

Puoi scaricare il risultato dell’inchiesta, condotta da Daniele Dodaro, Laura Mazzanti e Marco Salimbeni, seguendo questo link: «La città è promossa, anche se mense e affitti non piacciono ai ragazzi» (dalla rassegna stampa di Unibo Magazine).

E QUI c’è il mio pezzo introduttivo:

Il giorno di Pasqua il cardinale Caffarra, durante l’omelia in San Pietro, ha definito Bologna una città destinata ad «avviarsi sul viale del tramonto». È un monito a cui la chiesa ci ha abituati da anni: da quando Biffi, nel 1985, lanciò la celebre definizione di Bologna «sazia e disperata», molti l’hanno ripresa, per ribadirla e adattarla ai tempi, o negarla polemicamente. Lo stesso Caffarra, ad esempio, l’ha menzionata più volte negli ultimi anni, parlando di Bologna ora «sfregiata e disperata», ora «non più sazia ma disperata».

A prescindere dalla chiesa cattolica, che vuole sempre sottolineare il proprio ruolo educatore e moralizzatore contro il materialismo e individualismo dei bolognesi, l’idea di una «Bologna in declino» o «al tramonto» torna spesso anche in altri ambiti, perché si sa: lamentarsi dei mali della città è uno dei passatempi preferiti dai bolognesi.

Siamo dunque di fronte al solito luogo comune? In parte sì, anche se non si può negare che, negli ultimi anni, il lamento si sia fatto più acuto e frequente, specie per quanto riguarda le politiche culturali e la sicurezza cittadina (si veda l’inchiesta di Studenti&Reporter il 17 febbraio 2010).

Inoltre, la crisi economica ha contribuito al malessere generale con numerosi e fondati motivi. Non a caso, subito dopo Pasqua, le parole di Caffarra sono state riprese persino dalla Fiom-Cgil, che le ha collegate ai problemi di migliaia di lavoratori del settore metalmeccanico, che sono in cassa integrazione e hanno prospettive assai incerte.

Insomma, l’impressione generale è che oggi lo stereotipo di Bologna «sul viale del tramonto» possa essere più fondato di una volta. È a partire da queste considerazioni, allora, che ci siamo chiesti: come la vedono i ventenni su questo punto? Credono anche loro che Bologna sia in declino? E cosa pensano gli studenti fuori sede che, avendo scelto di studiare a Bologna, forse ne avevano un’immagine positiva? Le loro aspettative sono state soddisfatte o deluse?

Come vedremo, la maggioranza dei giovani che abbiamo intervistato – residenti o meno – danno prova di grande concretezza: non lanciano anatemi contro la città in cui vivono e studiano, ma individuano chiaramente diversi problemi.

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Qui le puntate precedenti di Studenti&Reporter:

Studenti&Reporter 6 – La fabbrica delle ragazze immagine

Studenti&Reporter 5 – I ventenni e il viagra

Studenti&Reporter 4 – Il femminismo, che roba è? 3 marzo 2010

Studenti&Reporter 3 – Insicurezza reale e precepita, 17 febbraio 2010

Studenti&Reporter 2 – La movida Made in Bo, 3 febbraio 2010

Studenti&Reporter 1 – Presentazione, 20 gennaio 2010