Archivi del giorno: martedì, 6 aprile 2010

Spot Intesa Sanpaolo: com’è andata a finire

Dopo le polemiche, la campagna Intesa Sanpaolo lanciata ai primi di marzo – con la firma dell’agenzia Saffirio Tortelli Vigoriti e dei registi Francesca Archibugi, Silvio Soldini, Paolo Virzì (vedi Intesa Sanpaolo: un sogno che fa male) – è stata ritirata. Anche il canale YouTube dell’agenzia è stato chiuso e oggi, per trovare on line gli spot, bisogna fare un po’ di ricerche.

All’inizio vedevo due possibilità: o lo scandalo era un banale errore, o era programmato per attirare l’attenzione sul marchio, con lo stratagemma del «parlino bene o male purché parlino» che, se ben pianificato e gestito, in pubblicità può sempre funzionare.

L’ipotesi dello svarione era più probabile: in Italia anche la comunicazione commerciale, come molti altri settori, è spesso mediocre. Però non si sa mai, mi ero detta: meglio sbagliare per troppo credito che per sottovalutazione. In ogni caso, la banca aveva le risorse per gestire la crisi anche a posteriori, piegando a suo favore un rilancio dell’attenzione nazionale sui problemi dell’università italiana. Bastava che concordasse, a pagamento, opportune e ripetute apparizioni televisive e sulla stampa main stream.

Invece niente: solo una maldestra risposta, inviata dal responsabile Pubblicità e Web Fabrizio Paschina, al gruppo Facebook contro lo spot “Ricercatore” e ai blog che avevano trattato il caso, fra cui il mio (vedi Ricercatore: Intesa Sanpaolo risponde).

Nel frattempo, i ricercatori precari hanno prodotto un paio di video per rispondere agli spot della banca.

Doppiamente tristi. Innanzi tutto per i contenuti, che danno un quadro realistico delle difficoltà della ricerca italiana e non lasciano spazio a illusioni. Il che è inevitabile, non solo perché la situazione è grama, ma per reagire all’onirismo della campagna Intesa.

Ma la tristezza peggiore, dal mio punto di vista, è quella comunicativa. Non lo dico per deformazione professionale, ma perché i tratti parodistico-amatoriali dei video sono talmente forti da impedire che i contenuti – pur condivisibili – possano essere apprezzati oltre la ristretta cerchia in cui sono stati concepiti e stanno circolando.

Mentre oggi tutti sanno che, per un buon prodotto su YouTube, non occorrono né grosse cifre né tecnologie inaccessibili. Bastava infatti coinvolgere ricercatori esperti in produzione video e comunicazione multimediale, per realizzare – sempre su base volontaristica – spot professionali che ambissero a un pubblico più vasto e un maggiore impatto.

La ricerca fraIntesa

Il ricercatore: com’è andata a finire?