Bello e impossibile (3)

In Bello e impossibile e Bello e impossibile (2) abbiamo già discusso come i corpi maschili muscolosi e plastificati di molta estetica pubblicitaria non siano tanto destinati alle donne, quanto ai gay. In certi casi il target è duplice (donne + omosessuali), ma in altri le componenti omosessuali (gesti, posture, ruoli, prossemica dei corpi) sono talmente marcate, che le donne proprio non c’entrano.

La campagna di Calvin Klein Mark Your Spot, per la linea di underwear maschile X, aggiunge un tassello alla nostra riflessione: il tennista spagnolo Fernando Verdasco, gli attori Kellan Lutz e Mehcad Brooks, il calciatore giapponese Hidetoshi Nakata, seminudi, lucidi, fotoritoccati in bianco e nero su fondo bianco, ammiccano, provocano, si ritraggono, ma soprattutto parlano in modo ossessivamente fallocentrico del loro X a un altro maschio, anche se a volte sembrano rivolgersi a una donna.

Nelle parole di Maddalena, studentessa della magistrale in Semiotica:

«Le posture e la prossemica fanno senza dubbio riferimento al mondo gay, ma la mia perplessità deriva dal fatto che in questo spot i modelli parlano. E anche tanto. Sempre dei loro organi genitali e di come CK li abbia aiutati a marcare il loro territorio, ma le fantasie erotiche femminili hanno bisogno di dialoghi per essere tali.

Questi uomini fanno domande esplicite, dirette, con sguardi da furbetti, anticipando addirittura le risposte. Non sono stoccafissi impomatati come David Gandy [vedi Bello e impossibile], ma sembrano voler dimostrare che, per quanto plastificati e muscolosi, non hanno il cervello atrofizzato. Il bianco e nero, l’assenza di scenografia, ci fanno concentrare su di loro, proprio come esseri pensanti, oltre che bellissimi (“eyes up here” al 14″).

Continuando a sostenere la mia tesi, dico che il lettore modello è una donna sessualmente emancipata e disinvolta che condivide la filosofia del boy toy. Il gioco erotico “ti mostro il mio se mi mostri il tuo” mi pare faccia leva su quest’ultimo punto.

A me inoltre alcuni punti hanno ricordato alcune scene di film come “American Gigolò” e simili, che fanno parte di un immaginario erotico – anche – femminile, no?!

Ma tutta questa carica (etero)sessuale – esplicitata fino a un certo punto – viene d’un tratto raffreddata, anzi proprio congelata, dalla “X”: da quando Mehcad Brooks la pronuncia e la fa con le braccia la prima volta, il gioco finisce. Nessuno è più disposto a mostrare nulla, nessuno più abbassa l’elastico della biancheria.

Questo è però diverso dal “ciak!” dello spot D&G: qui è tornato l’uomo che non deve chiedere mai. È lui che conduce il gioco, o la guerra, eterna, tra i sessi


Abbiamo già parlato della rappresentazione del corpo maschile in pubblicità:

Bello e impossibile (2), 19 novembre 2009

L’uomo senza paura (o quasi), 11 novembre 2009

L’uomo che fa ridere, 28 ottobre 2009

L’uomo normale, 26 agosto 2009

L’uomo instancabile, 27 luglio 2009

Bello e impossibile, 12 giugno 2009

L’uomo in ammollo, 8 giugno 2009

5 risposte a “Bello e impossibile (3)

  1. Intervengo con un’annotazione: siete sicure/i di avere capito bene quando sostenete che la X sarebbe fallocentrica?
    Guardate bene dove viene messa la X nello spot, ora, o sono io che mi faccio i miei retropensieri o il messaggio è chiaro subito, senza dover aspettare di arrivare alla fine dello spot.
    Gonfiano i muscoli per chiarire le idee a chi ancora non lo sa, con gli anabolizzanti e li scolpiscono con il fotoritocco questi sciancati maschietti.
    Salvo poche rarissime eccezioni, non ho mai visto uno tra i modelli che non sia gay, anzi gli stilisti li chiamano alle loro sfilate e campaigns proprio perchè sono gays, quelli straights non li vogliono.
    Almeno DG disegna un bell’underwear ma quell’elasticone di CK ha decisamente stancato.

    Pensate a una bella pubblicità con il maschietto che si depila con il rasoio: Do you wanna my X?

    No thanks.

  2. Eh uhm ih! so più vulnerabile di Eloisette 🙂
    Detto questo, si concordo con Maddalena. Se non altro perchè almeno a questo giro nessuno fa quello imbronciato nè quello ammicchino passivo. Non sono sicura che il riferimento sia al soggetto pensante, c’è una dinamica sessuale che è eterosessuale cioè dell’uomo che parla alla donna, e non dello stereotipo omosessuale tipico, che è applicazione al mondo gay dello stereotipo eterosessuale tipico: l’uomo muto che fa il ciccillo caruccio e ammicchino, come molte donne in foto, allo scopo di attrarre l’omaccione. Più che soggetto pensante è un soggetto relazionale.
    Il che non esclude immagino, che uomini gay psicologicamente desti alla relazione non rispondano con vivo entusiasmo:)

  3. I gay non si interessano di queste pubblicità, desiderano altro e se lo prendono, da loro D e G vengono usati la sera tra amici per farsi due risate maligne.

  4. Fabrizio temo che tu non abbia mai visto un ragazzo gay davanti ad una cintura di D&G 🙂
    Riguardo alla vulnerabilità 🙂

  5. è come dici @elois ad ogni buon conto il mondo gay è vasto.

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