C’è un bimbo nuovo in Emilia

Lunedì 12 aprile è partita la nuova campagna di comunicazione del gruppo Hera, azienda emiliano-romagnola (copre circa il 70% della regione) per il servizio pubblico di Energia, Acqua e Ambiente con sede a Bologna.

La campagna è stata realizzata da Progetti Nuovi, l’agenzia di Annamaria Testa, e per ora prevede affissioni statiche e dinamiche in diverse città emiliano-romagnole, e un annuncio stampa su testate locali o edizioni locali di quotidiani nazionali.

Mi sembra un caso felice di pubblicità semplice, luminosa, bella.

Perché mi piace? Perché punta sull’immagine di un bellissimo neonato per attirare gli sguardi e trasmettere ottimismo, ma lo fa con ironia, piazzandoci sopra quattro scritte colorate a ricordare che i bisogni soddisfatti da Hera sono elementari e universali (infatti «Tutti hanno bisogno di Hera»): luce, acqua, calore e… eliminazione dei rifiuti. È proprio il cartello sul culetto del bimbo la chicca che fa sorridere e differenzia questo neonato da altri.

Inoltre, in un paese a bassa natalità come il nostro (1,41 figli per donna è il dato Istat 2009), vedere per strada un bel bimbo gigante (invece di ragazze tristi e corpi finti) mette finalmente allegria.

Questa è l’affissione (clic per ingrandire):

Hera Affissione

Questo è l’annuncio stampa (ti segnalo, per la semplicità e immediatezza del testo, anche il body copy):

Hera annuncio stampa

47 risposte a “C’è un bimbo nuovo in Emilia

  1. … onestamente la trovo poco elegante come pubblicità…

  2. Cosa intendi per “poco elegante”?

  3. L’immagine dei bambini mette sempre allegria. Trovo questa campagna simpaticissima e divertente, molto di più rispetto alle precedenti campagne di Hera, più seriose.

    Il punto forse è se sia giusto usare l’immagine di bambini in pubblicità, e se sì come usare la loro immagine. I bambini suscitano inevitabilmente tenerezza e strappano uno sguardo e un sorriso a chiunque. Su questo blog si era parlato di bambini in pubblicità, ad esempio delle bambine dello spot di ‘Sottilette’ – campagna Kraft (https://giovannacosenza.wordpress.com/2009/04/29/vita-da-sottilette/#comments).

  4. bella campagna pubblicitaria, fuori dal grigiore che ha contraddistinto hera fino ad ora.
    sull’uso dei bimbi in pubblicità ci sarebbe molto da discutere e come mamma, nel mio piccolo, ho dato il mio contributo, sempre che a giovanna non dia fastidio se linko alcuni miei post:
    http://maracinque.wordpress.com/2010/04/10/leta-dellinnocenza/
    http://maracinque.wordpress.com/2010/03/17/son-tutte-belle-le-mamme-del-mondo/

  5. capisco che la pubb sia il Tuo lavoro, direttamente o indirettamente, ma a me queste cose, inevitabilmente bugiarde, mettono tristezza. Pensa un poco cosa si dicono, in realtà, nel consiglio di amministrazione quelli che la pubb la pagano. Vedrai l’incanto termina.

  6. Finalmente una pubblicità che mette il buon umore 🙂 E, finalmente, una pubblicità in cui i bambini vengono rappresentati per quello che sono: bambini. E non vengono “usati” attribuendo loro significati secondari o manipolati. Niente a che vedere con i bimbi adultizzati delle Sottilette Kraft.

  7. Fabrizio, giornata storta?

  8. Ogni cattivo rispettabile si circonda di bambini quando si presta agli occhi del pueblo!

  9. E perchè mai tutti dovrebbero avere bisogno di questa Hera che a quanto pare (70%) ha già il monopolio? Non è che il bisogno è imposto?
    Immagino che il bambino che hanno scelto ne abbia più bisogno di altri.
    L’unico particolare simpatico di questa fotografia è che il bambino sa tenere il biberon anche con i piedi.

  10. Ditemi che non è un fotoritocco, ho appena fatto click per l’ingrandimento sgnaus.

  11. @Eloisette. Scusami, ma non ho capito perché parli di monopolio? Guarda che la luce e il gas mica ti obbligano a comprarli da loro (qualcuno mi corregga se sbaglio)! E comunque cosa c’entra? Il messaggio, che mi sembra semplice e chiaro, è che fin da piccoli tutti hanno bisogno di servizi fondamentali come l’acqua, la luce, il calore, la raccolta dei rifiuti. Ogni tanto mi sembra che, quando qualcuno si sforza di dire una cosa lineare con parole che tutti capiscono, le persone debbano per forza trovarci un neo.

    PS Altra cosa: posso assicurarti che moltissimi bebè si mettono in questa posizione per bere dal biberon, anche mio figlio lo faceva! 🙂

  12. Lo so che i bebè lo fanno, ma non ho capito perchè c’è una differenza di colore tra i piedi e le mani, tutto qui.
    Il messaggio non è tutti hanno bisogno di acqua luce e gas, ma tutti hanno bisogno di hera.

  13. @eloisette è la riflessione della luce sulla differente quantità di materiali per il trucco. Esposizione cartoncino Kodak 18%.

  14. Non credo che l’obiettivo dei post di Giovanna sia quello di suscitare raffinate discussioni sull’incarnato di piedini e manine e su quanto una foto sia ritoccata o meno. Stiamo parlando di tono di voce, identità aziendale, costruzione di una relazione col cliente…Di efficacia di messaggi rispetto a obiettivi.

    @eloisette: a costo di essere pesante, io ci vedo una bella deduzione dietro la headline:

    Premessa implicita: “Tutti hanno bisogno di acqua, luce, calore, rifiuti”
    Caso: “Hera fornisce questi servizi”
    Risulatato: “(Allora) tutti hanno bisogno di Hera”

    Ciao!

  15. Un errore da dilettanti vero Fabri? E chissà quanto hanno pagato lo scatto. Ma come si fa a non vederlo, anche se mi rimane qualche dubbio sulle proporzioni piedi-mani.

    Ratatouille ho capito quel che dici ma non puoi affermare che la premessa è implicita, guarda le etichette attaccate su tutto il bambino, se infatti avessero scritto solo lo slogan, “tutti hanno bisogno di hera”, fuori dall’Emilia, nessuno avrebbe capito che cosa fosse questa hera.
    I bambini, si sa, vengono utilizzati in modo strumentale dai pubblicitari, stavolta mi pare che l’accoppiata bimbo-hera sottolinei solo una carenza di idee.

  16. @Eloisette: insisto, visto che vedo che ami il contraddittorio.
    1- Leggi per caso: “Tutti hanno bisogno di acqua luce gas e rifiuti”? Io leggo solo “acqua, luce, gas, rifiuti”. La premessa è implicita, o ellittica, come ti pare!
    2- Prima di scagliarti con critiche forzate leggi quello che scrive Giovanna: “su testate locali o edizioni locali di quotidiani nazionali”. Fuori dall’Emilia Romagna l’annuncio non ci va. E la headline credo sia stata ponderata anche sulla base di queste osservazioni.

    (Scusa ma posso dirti con il massimo rispetto che trovo le tue osservazioni puntigliose, inutili un po’ fuori luogo/tema? E, vedo da altri post in cui sei intervenuta, che non sono l’unica a pensarlo…

    Visto che sono partita acida finisco dicendo: @fabrizio: “riflessione” vorrebbe dire riflesso? Non mi risulti la luce sia in grado di pensare…

  17. E’ una pubblicità semplice, che fa sorridere chi la guarda con lo stesso disarmante sorriso del neonato. In questo caso non vedo un uso improprio dell’immagine dei bambini; non c’è una strumentalizzazione commerciale in quanto non si sta vendendo un prodotto, ma si sta presentando un’azienda di servizi a livello locale/regionale. La scelta strategica pubblicitaria di un neonato dà un senso di vita, un tocco di freschezza e rende semplice e memorabile il messaggio che si vuole trasmettere.

    Il contenuto (cioè le scritte colorate che elencano i servizi), sono messe in punti strategici e anche per i non addetti al settore è semplice decifrare immediatamente il messaggio. La pubblicità è per tutti, non bisogna dimenticarlo. Il senso di queste affissioni e annunci stampa viene colto da chiunque all’istante, in un batter d’occhio: mentre si è in macchina o in bici e si aspetta che il semaforo diventi verde o quando si sfoglia frettolosamente il quotidiano.

    Il bambino HERA è diverso, ad esempio, dalle bambine KRAFT/sottilette che si atteggiano a adulte o dai bambini di alcune marche d’abbigliamento che sembrano già baby-modelli. Si propone un bebé per quello che è, non è messo in posa davanti ad un obiettivo e preparato per questo. L’agenzia Progetti Nuovi, in questo caso, è riuscita tramite questa campagna di comunicazione a comunicare con estrema efficacia informazioni al cittadino su HERA.

  18. Ratatouille mettiamola così: ti piace questa pubblicità? Trovi che sia ben fatta? E allora va bene anche a me, tanto non abito in Emilia.
    Ve la vedete tra di voi, insomma.

  19. Un giro di Maalox per tutti 😉

  20. Meglio un Rochée Madame 😉

  21. non hai tutti i torti eloisette 😉 decisamente più dolce 🙂

  22. Ottima pubblicità, giuste le osservazioni di Giovanna. Però il bebè in questione ha dovuto passare pesantemente sotto photoshop, come notato da Eloisette. Il bimbo Hera si è nutrito più di quello reale, che quel biberon non l’ha mai visto. Nulla di male, intendiamoci. Comunque è bene che dei bravi comunicatori siano in grado di cogliere tutte le sofisticazioni in un’immagine. Ad esempio il confronto tra affissione (A) e annunico stampa (AS) evidenzia come nella prima si sia tirato via sul biberon, che ha forma diversa nel fondo di bottiglia e non è integrato cromaticamente. La versione cartacea invece lo renderizza in modo troppo lucido, irrealistico. Non è un problema di sgranatura della jpg. Si dia un’occhiata alla sete del bebé che nell’A ha tracannato il liquido fino all’altezza dell’alluce mentre nell’AS non ha superato che il mignolino. Ma possiamo fare le pulci ben meglio e concludere fin da subito che l’affissione ha preceduto l’annuncio stampa – anche se il liquido è poi cresciuto invece di decrescere 🙂 – e che il secondo non ha subito lo stesso trattamento di post produzione.
    Si noti la guancia sinistra del bambino e si noterà uno scalettamento nell’A che è stato invece ammorbidito nell’AS. Perché? Probabilmente il bambino ha in bocca un oggetto più piccolo o nessuno quindi si è parzialmente ingrandita la bocca e successivamente arrotondata la guancia a sinistra per innestarvi il biberon in misura credibile. Nella foto originale il bebè probabilmente rideva, comunque qui il lavoro è stato fatto molto bene, elogio ai grafici. Nell’A i livelli di integrazione tra biberon e bebé sono, come già detto, pessimi. L’errore dell’AS coinvolgono i riflessi proiettati da mani e piedi, imperfetti, ma devono essere il frutto voluto dell’unico artificio possibile per distogliere l’attenzione dall’irrealistica pressione di mani e piedi sul biberon virtuale che a uno sguardo attento è posticcia, bidimensionale, muscolarmente incorretta. Tuttavia, il vero erroraccio che mi sento di sanzionare nella pur riuscita versione dell’AS è stato porre il livello del liquido in parallelo alla linea dell’orizzonte, comunicando una finta assenza di forze in gioco poiché è impossibile immaginare un bambino che mantenga quella postura per così tanti secondi da stabilizzarne il liquido in perfetto equilibrio. Meglio sarebbe stata una curvatura del liquido, più armonica e veritiera.
    Sono dettagli, certo, e pochi li noteranno. Perché non fare ancora meglio?

  23. Un altro paio di dettagli dimenticati: l’orrendo anulare della mano, diverso tra le due versioni e in entrambe fintamente ritorto a destra per bluffare meglio nella presa biberon; dimenticanza nel ritaglio tra pollice e indice del piede in primo piano (AS) con la conseguenza di un (dimenticabile) effetto piede palmato. A voi il resto.

  24. Non avevo fatto caso a tutti i dettagli visivi individuati da Ugo. :-0 E’ vero, non sono dettagli da sottovalutare. Però la pubblicità è fatta per la gente, che in questo caso ha a che fare con le affissioni Hera alla fermata dell’autobus, mentre è in macchina o in bici o a passeggio. In queste occasioni frettolose di normale quotidianità, non credo che l’occhio riesca a cogliere queste imperfezioni. Forse con gli annunci stampa è più probabile, ma pochi se ne accorgeranno e ci si soffermeranno su.
    Piuttosto credo sia meglio valutare l’impatto della pubblicità e l’uso dell’immagine di bambini/neonati HERA, visto che questa volta mi pare sia stato fatto un uso positivo.

  25. Ciao a tutti,
    ho seguito con interesse il dibattito, si impara sempre qualcosa di nuovo. Forse sarà altrettanto interessante ascoltare qualche piccola precisazione, dato che all’annuncio ho lavorato come art director in prima persona.
    Innanzitutto, come forse saprete, i materiali che trovate su questo blog sono a bassa risoluzione, quindi non adatti per una valutazione approfondita su luci, colori e minuzie varie (non per niente si utilizzano i cromalin per valutare gli annunci prima di ogni uscita): chi ha occasione di girare per Bologna in questi giorni può facilmente vedere quale sia il risultato finale (e notare anche la congruenza tra gli annunci in affissione e quelli in stampa quotidiana).

    Scattare, truccare e ritoccare un neonato è una mission impossible: il neonato fa quel che vuole, non si può mettere in posa e non si può truccargli la pelle perché ha una grana così fine che si vede e sembra di plastica. Devi solo metterti lì, fare 2000 scatti e sperare che tutto vada per il verso giusto. Per fortuna abbiamo trovato una foto d’archivio, a un prezzo più che accettabile, che corrispondeva a quanto stavamo cercando e ci siamo risparmiati questo tormento.
    Per inciso, quello che volevamo dire è: qualsiasi essere umano, da quando nasce, ha bisogno dei servizi fondamentali. Hera offre i servizi di cui tutti hanno bisogno.
    Perché volevamo dire questo? perché le ricerche dicono che a Bologna pochi sanno quello che fa Hera, e farlo sapere è anche un fatto di trasparenza.

    Il bambino non è stato assolutamente ritoccato in postproduzione: quello che vedete (posizione delle dita comprese) è reale.
    Solo due gli interventi, che tra l’altro non riguardano il neonato: la forma del biberon e la spugna su cui il neonato è appoggiato.
    Potete indovinare i due interventi confrontando l’orizzontale con il verticale: l’orizzontale è la foto così come l’abbiamo trovata ed è il layout che abbiamo presentato al cliente, il verticale è già il definitivo per la stampa quotidiana. Il definitivo per l’affissione lo vedete attaccato ai muri.

    Grazie in ogni caso da tutti noi per aver seguito il nostro lavoro con tanta curiosità e interesse.

  26. @ratatouille- ti rimando alla voce “riflettometro” sul Devoto Oli.

  27. @Neuromancer
    Ma lo sa che Hera fornisce anche servizi di onoranze funebri, camera mortuaria e uso del metano per facilitare il trapasso della salma nell’atmosfera? Dalla culla alla tomba, potreste aggiungere 🙂
    Grazie della spiegazione. Ma se la foto orizzontale che la professoressa Cosenza ha specificato essere il modello affisso viene da lei definita come l’originale che avete acquistato, allora è probabile che abbiate comprato una foto già ritoccata perché il biberon è quanto di più sintetico ci sia. Più guardo la foto, più sono persuaso che l’originale-originale presentasse un ciuccio, e che il bambino avesse tra le mani un oggettino. La guancia imperfetta della foto orizzontale e il dito diverso sono probabilmente effetti della compressione jpg, perché la foto è sgranatissima. Ma allora perché Cosenza ne è entrata in possesso se appunto non è l’affissione e ha un rate di compressione elevatissimo al contrario dell’altra? Sono contento che non abbiate mandato in stampa la foto orizzontale, come erroneamente riportato dalla prof, perché lì davvero il biberon era penoso. Bel lavoro comunque, sulla bottiglia avete fatto il massimo. Ancora grazie per la cortese spiegazione.

  28. @Neuromancer @Annamaria

    Comprendo che dopo acqua, luce, calore, e rifuti non fosse facile rendere trasparente ai cittadini il quinto e ultimo punto trattato da Hera. D’altronde il morto è già trasparente di suo nel momento in cui Hera ha officiato integralmente il rito bara-funerale-cremazione.
    Pardon, dimenticavo: Hera si occupa anche della gestione dei cimiteri della Regione. In qualche modo siete stati sinceri: qui siamo nel campo dei rifiuti palpabili, probabilmente.
    Tutti hanno bisogno di Hera, dalla culla alla tomba. E oltre.

  29. Fabri quanto sei banale, l’avevamo capita al primo colpo la tua pseudo battuta riflessa.

  30. @neuromancer

    2000 scatti e avevate la foto in archivio, peeeerò, congratulations you gotta it.

  31. Signora in Giallo

    mi sto facendo una cultura a leggervi..non avevo notato tutti i particolari notati da Ugo e poi precisati da Neuromancer!

    @Ugo: chissà che la prossima campagna Hera la faccia sul servizio funebre..

  32. Non sono una specialista di photoshop. Ho l’impressione che abbia ragione Ugo e che non ci sia niente di male a fotoritoccare un bambino o ciò che fa perché in pubblicità siamo lupi travestiti da agnelli e anche il pupo è un lupacchiotto. La fotografia che Giovanna ha presentato come affissione, che l’art director ha dichiarato essere l’originale, a me pare il layout di un work in progress. Una bozza predefinitiva.
    Da bolognese, tuttavia, non capisco perché un’agenzia così attenta come “Progetti Nuovi” abbia omesso le pratiche funerarie quando un art director come Neuromancer dichiara l’informatività e la trasparenza al centro del progetto. Hera possiede la gestione esclusiva del gas metano, del servizio idrico, della nettezza urbana, dei cimiteri. Quindi la scelta di un cittadino può esercitarsi solo sul mercato libero dell’energia elettrica o sulle pompe funebri. La commessa di Hera all’agenzia era per una pubblicità informativa, non tanto per proporre nuovi servizi, perché altrimenti i pubblicitari avrebbero parlato anche del mercato lucrativo dei decessi. Forse si sono fissati sull’idea del bambino subito e poi hanno concluso che l’argomento non era compatibile con il bel visual. Giovanna, cosa ne pensa? Secondo lei, bolognese d’adozione, l’operazione informativa è riuscita?

  33. Invece secondo me sarebbe stata molto più originale una bella pubblicità con il caro estinto, vicino la nera mietitrice con una domanda, più che una risposta: “Davvero tutti hanno bisogno di Hera?”.

    Dai il bambino con il ciripà sintetico è inflazionato, lo faceva Sangemini trent’anni fa.

  34. Non male questa spremuta di cervelli sul fotoritocco, ci sono momenti di pura comicità.

    La migliore rimane la povera eloisette che non ha capito che l’art director parlando di 2000 scatti stava spiegando il perché abbiano preferito usare una foto di archivio. Capito eloisette? non li hanno mica fatti questi 2000 scatti.

    Aggiungo un parere per quanto riguarda i servizi cimiteriali di Hera: a me par naturale che la strategia della pubblicità sia, a livello di valori, la connessione fra HERA e VITA. Ovvio quindi che non si menzionino i servizi cimiteriali e funebri che, tra l’altro, contribuirebbero a esasperare l’idea di quel monopolio che già traspare fin troppo dal visual, nella scelta di circondare, quasi ingabbiare, la figura del neonato da tag. Come a dire: a Bologna da HERA non si scappa dall’inizio. A questo punto però meglio non dire fino alla fine, no?
    Sempre ammettendo che il monopolio di acqua, gas e rifiuti sia visto come un valore negativo. Cosa non scontata visto che il capitale sociale di Hera spa è attualmente detenuto per il 58,92% da enti pubblici.
    D’altra parte se si sceglie la via della pubblicità accattivante per ciò che è pubblico, questa strada prevede anche una visione negativa del monopolio sulle risorse. Oppure no?

  35. Povera Giulia sei mai stata su un set pubblicitario?
    Ti sembrano tanti 2000 scatti? Povera te.

  36. Ci sono stata, parecchie volte cara eloisette. Sono proprio tanti, almeno a Bologna.

  37. @Giulia (bentornata!)
    Hai ragione in pieno, nessuno obbietta ciò che dici. Quando però un art director finisce per buttarla sull’informatività e sulla trasparenza, allora si cambia gioco.

  38. Commetto sempre un errore quello sì, quello di pensare che tutti i set pubblicitari o cinematografici siano abitati da professionisti.
    Il mio suggerimento sul caro estinto può essere d’aiuto, in teoria non dovrebbe muoversi.

  39. @Eloisette: fanfaronate a parte, è più che evidente che l’art director ha usato il numero di 2000 per dire che non avevano intenzione di impazzire con una quantità spropositata di scatti per la foto, dal momento che al loro scopo bastava una bella immagine d’archivio. Se poi pensi che il set dell’agenzia di Annamaria Testa non sia popolato da professionisti non mi interessa.

  40. @Giulia
    “Sempre ammettendo che il monopolio di acqua, gas e rifiuti sia visto come un valore negativo. Cosa non scontata visto che il capitale sociale di Hera spa è attualmente detenuto per il 58,92% da enti pubblici.”
    Ma sai il significato di ciò che stai citando oppure hai letto “enti pubblici” e hai dedotto che pubblico significhi senza fine di lucro? Forse non è così immediato percepire la differenza tra erogare un servizio pubblico e essere un servizio di proprietà pubblica. Nel momento in cui un Comune possiede una quota azionaria di un gruppo quotato in Borsa come Hera, lo scopo è fare profitti e la definizione di pubblico così come lo si intende decade. Una società multiutility come Hera aumenta in efficienza ma deve produrre dividendo per il 40% dei suoi azionisti privati e per i Comuni che non hanno certo sottoscritto una Onlus.
    Rimane comunque un interessante modello di business, molto complesso, molto moderno, anche se la parte che svolge l’ente pubblico non consiste certo nello sfruttare la presunta efficienza del privato per calmierare i prezzi dei servizi. La presenza azionaria dei Comuni non funziona come una golden share statale che tuteli l’interesse del pubblico all’avvio di una privatizzazione.
    Lungi da me l’avercela con questo modo di organizzare i servizi pubblici, a patto che tutti i cittadini-consumatori di quei servizi ne diventino presto azionisti. Ma se tutti i bolognesi (o emiliano-romagnoli) diventassero azionsiti di Hera si ricadrebbe nel pubblico senza fine di lucro. E questo non piacerebbe a chi ha messo su Hera, dopo aver tanto tribolato tessendo le lodi del privato e le inefficienze del pubblico. Chiaro?
    La bonaria critica nei confronti di questa pubblicità, peraltro simpatica, non è fine a se stessa. Concerne piuttosto, ma questo è un punto di vista strettamente personale, una riflessione della pubblicità come veicolo d’informazione, un po’ sulla linea di MariaGiulia. Mi si proponga tutta la pubblicità che si vuole, ma non mi si venga a catechizzare con la favola del ruolo informativo e trasparente. Se Hera vuole cambiare l’immagine che il suo consumatore ha di lei, un motivo ci sarà. È ovvio perfino allo studente del primo anno di SdC che pubblicizzare i servizi per il morto non faccia mise con il vivo, non credi? Altrimenti non avrebbero commissionato il lavoro a un’agenzia come quella di Testa, che non è proprio di primo pelo e che giustamente non lavora gratis.
    Ma nemmeno la bravura dello staff di Progetti Nuovi riuscirà a dissuadere i più dal riconfermare per Hera, con impagabile pertinenza, ciò che nauseava Orwell: la pubblicità è il rumore di un bastone in un secchio di rifiuti.

  41. @Giulia
    Dimenticavo, potresti cortesemente evitare di intervenire canzonando la spremitura di cervelli sul fotoritocco, a cui non ho intenzione di appartenere.
    Se però credi sia utile intervenire con le tue competenze sbugiardando ciò ho detto, fai pure, c’è sempre da imparare anche da chi ne sa di meno. Se poi un grafico vuol spacciare per foto originale un’anteprima lavorata di stampa, volentieri. Mi si passi la battuta, ma Arlecchino si confessò truccando.

  42. @penultimo intervento di Ugo: ovvio, giusto, corretto. Peccato che io non abbia mai fatto l’equazione: statale=senza fini di lucro. Ho sottolineato invece che un monopolio statale potrebbe non avere (noti i toni leggeri del commento, i condizionali? la smettiamo di fare gli esagitati?) la connotazione negativa di un monopolio e basta. Il tuo rimane il solito excursus, appena perinente, che sottolinea la tua competenza ANCHE in materia di privatizzazioni. Sei la quota d’oro del blog.

    @ultimo intervento di Ugo: ma insomma state qua a insultarvi da mane a sera e io non posso intervenire con una battuta? eddai, su

    “Se però credi sia utile intervenire con le tue competenze sbugiardando ciò ho detto, fai pure, c’è sempre da imparare anche da chi ne sa di meno. Se poi un grafico vuol spacciare per foto originale un’anteprima lavorata di stampa, volentieri.”
    Non capisco di che parli. Neuromancer ha spiegato che la foto orizzontale di Giovanna non è che un layout di anteprima al cliente e ha sottolineato come affissione (A) e annuncio stampa (AS) siano coerenti nell’output finale.
    Che le due foto fossero diverse parreva evidente fin dall’inizio persino a me, che ne so tanto, tanto meno.

  43. @Giulia
    E fortuna che ci conosciamo bene io e te 🙂
    Comunque Neuromancer non ha detto “che la foto orizzontale di Giovanna non è che un layout di anteprima al cliente”. Ha invece affermato che “l’orizzontale è la foto così come l’abbiamo trovata “. Io sostenevo solo che la foto originale fosse già ritoccata. Sempre che fosse l’originale 😉
    Neuromancer ha glissato perché il suo scopo era salvaguardare l’agenzia dalle possibili critiche, peraltro irrilevanti, di fotoritocco sui bambini.
    Non credo che il mio “excursus” fosse appena pertinente. Se tu vieni pagato da un ente senza scopo di lucro per ottimizzare la sua comunicazione è un conto, e vale la critica dell’omissione del servizo funebre. Se vieni pagato per imbellettare un’impresa a scopo di lucro è un altro e si ha tutto il diritto a non citare quel servizio. Tuttavia avevo la sensazione, spero sbagliata, che su Hera ci fosse un po’ di confusione.

  44. @eloisette “Commetto sempre un errore quello sì, quello di pensare che tutti i set pubblicitari o cinematografici siano abitati da professionisti.” Si salvi chi può…possibile che tanta spocchia autoriferita non riesca a tenerti lontana da blog intelligenti e fatti per condividere idee come questo?
    @ugo e giulia: grazie per la cortesia e la ragionevolezza con cui esponete le vostre opinioni. A dimostrazione che si può discutere in maniera gradevole. Solo una precisazione, Giulia: il gas non è un mercato a monopolio, ma liberalizzato.
    Ciao.
    Rat

  45. @ugo – teniamoci stretto Orwell.

  46. Ribadisco le mie osservazioni, proprio perchè questo è un “blog intelligente e fatto per condividere idee” come afferma qualcuno in commento a quest post, e quindi non vedo perchè dovrei “tenermene lontano”: ora che è uscito il nome dell’agenzia “Annamaria Testa” sono ben felice di avere espresso le mie critiche prima, quindi queste sono state più schiette che mai.
    C’è una consegna pubblicitaria: scattare una fotografia a un poppante che ha un bel caratterino e veste un ciripà sintetico, la foto andrà ad Hera che paga soldoni sonanti, visto che, come si dice da me, “non lavora per la Chiesa di A”.
    C’è uno staff di fotografi, metti anche solo uno, di una famosa agenzia, ci sono luci e faretti si scatta in interni e l’attrezzatura in questi casi non manca, ad una grossa agenzia.
    E con tutto questo dispiegamento di energie, cercate, in libera arrampicata sui sacri vetri di Testa, di giustificare la vostra inettitudine a portare a casa uno scatto decente.
    Beh io non ho parole, continuate pure a lavorare su fotoritocco, ma almeno abbiate la buona creanza di non cercare di vendere l’enciclopedia su quanto siate stati bravi. Penso che i Testa capiranno quello che ho scritto: un occhio ben allenato queste cose le vede, i passanti on the road si sa, sono di bocca buona.

  47. Pare i piedini dei bambini siano molto swing nell’accompagnamento della vita ora anche in “fabbrica Italia”.

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