SNAI si prende gioco dei giocatori

Così è presentata sul sito l’ultima campagna SNAI:

«Con la nuova campagna, SNAI scommette suoi suoi scommettitori: tra i tantissimi giocatori che si sono divertiti a raccontarsi proprio dentro ai punti SNAI, Oliviero Toscani ha scelto, infatti, le facce della nuova campagna SNAI, on air da marzo 2010. Il risultato si è tradotto in una serie di soggetti – persone che, con un trattamento colorato che comunica tutta la loro voglia di vivere e di giocare, mostrano le tante espressioni della passione per il gioco e le scommesse con aneddoti e curiosità legati a questo mondo. E il tour del team Toscani non è finito: il prossimo potresti essere tu!»

A quanto pare, la campagna è stata pensata per «combattere il gioco patologico e compulsivo», visto che «in Italia i giocatori patologici e compulsivi sono oltre 700 mila» (www.italiadazzardo.com). Perciò Toscani ha disegnato questo marchio:

Gioca per vincere

Purtroppo però, i giocatori che appaiono negli annunci stampa e negli spot sembrano tutti un po’ suonati. Infatti, come ha notato Sara – che mi ha scritto in proposito e che ringrazio – «manifestano seri disturbi linguistici: incapacità di esprimersi correttamente (e fosse solo un problema di congiuntivi) e con un tono di voce socialmente accettabile (“Quando vinco grido!”). Una addirittura denuncia picchi di serotonina».

Insomma, visti dall’esterno fanno compassione. Ma ai giocatori compulsivi, non fanno che ribadire che il gioco è un bellissimo modo per andare fuori di testa. Il che non li aiuta certo a smettere.

Morale della favola: Toscani e SNAI si prendono gioco di tutti. Vogliono far credere a chi non gioca di combattere le patologie, ma mettono alla berlina i giocatori compulsivi e per giunta li stuzzicano a fare sempre peggio. Non a caso, la prima denuncia allo IAP per pubblicità ingannevole è già scattata (www.giocoegiochi.com).

Ma si sa, da anni Toscani si prende gioco dei suoi committenti (oltre che delle persone più indifese), cercando scandali e denunce solo per far parlare di sé.

Quando vinco grido

Quando vinco mi viene un magone

Alla SNAI ho trovato un fidanzato

Gioco perché ho bisogno dell’ormone della felicità

Alla SNAI col picchetto

31 risposte a “SNAI si prende gioco dei giocatori

  1. Però in questo caso trovo Toscani geniale. Viene pagato e finisce per irridere il proprio committente e il povero sfigato che gioca ai cavalli, senza barare o mentire affatto. Un caso di pubblicità veritiera.

  2. Perché pubblicità ingannevole, Giovanna? La SNAI non è un sanatorio, fa pubblicità per aumentare la quota dei suoi clienti scommetittori, non per diminuirla.

  3. Non sono per niente d’accordo con la tua antipatia verso Toscani. Comprendo bene l’eccesso di provocazione che può urticare, ma in questo caso l’operazione del fotografo è encomiabile. Dimentichiamo per un attimo le difese dei patosensibili e partiamo dal presupposto che lo scommettitore SNAI non è un indifeso, è un cerebroleso e non è guaribile, statistiche alla mano. Quando una persona trae godimento dalla certezza di perdere il proprio denaro esaltandosi al contempo quando ne recupera una parte, quale recupero pensi ci possa essere? Infatti non c’è mai. Toscani ha realizzato l’unica pubblicità possibile che vince sotto tutti gli aspetti: si prende gioco dello scommetittore mostrandolo come il minorato che è, sfotte la Snai che l’ha pure pagato e persuade quelli che non scommettono a non cominciare mai spiattellando davanti ai loro occhi a cosa porti questa tossicità.

  4. Giovanna, ti stimo molto ma in questo caso vorrei che tu rivedessi in parte la tua posizione. Guarda il simbolo inventato da Toscani: è pura presa per i fondelli. Non è forse il pallino rosso la quantità di cervello contenuta nella scatola cranica dello scommettitore?

  5. Analizzando il logo “gioca per vincere!” sembra che la comunicazione voglia essere la seguente: gioca in modo intelligente, ma non smettere di giocare!
    Poi… gli spot possono anche infastidire, ma l’intento principale di chi li commissiona resta sempre quello di incrementare il proprio fatturato. Che la SNAI sia divenuta un buon Samaritano non è certo credibile!

  6. L’avevo notata anche io questa rivoltante pubblicità. Di sicuro non disincentiva il gioco d’azzardo, se è questo il motivo per cui è stata realizzata. Non so se Toscani avesse l’intenzione di mostrare “come si può diventare” abusando del gioco d’azzardo ed a maggior ragione se così fosse si sarebbe preso gioco dei soggetti che ha usato. Senza contare il fatto che questo messaggio non viene colto da tutti.
    Il gioco d’azzardo, in generale, sta diventando oltre che una moda uno status. Il Poker spopola ed in alcuni casi è diventato un mestiere vero e proprio, però dall’accorgersi di questo fenomeno al dare del celebroleso indistintamente a TUTTI i giocatori d’azzardo mi pare eccessivo, Zinn.
    L’idea che una campagna per combattere il gioco d’azzardo sia commissionata proprio da chi i soldi li fa soprattutto dai giocatori compulsivi, comunque mi lascia perplessa.

  7. Analizziamo il logo:
    un bersaglio con un punto esclamativo il cui centro presuppone che prima o poi si debba arrivare al punto. Quale sarebbe questo punto che coincide con il centro di questo gioco: “per vincere”.
    Lo slogan “gioca per vincere” non mi sembra un deterrente anzi, accompagnato da quel logo, è proprio un incitamento a continuare per colpire il bersaglio. Un po’ come succede con il gioco delle freccette, al quale il logo rimanda: chi non ha mai provato non può sapere che, se proprio non sei un incapace, riesci a colpire il cerchio con più punti.
    Ma chi non ha mai provato a giocare alle freccette? L’abbiamo fatto tutti da piccoli, e, non solo Toscani non prende in giro nessuno se non se stesso se il suo obiettivo era quello di allontanare la gente dal gioco, riesce addirittura a solleticare anche quelli che giocatori assidui non sono, con reminescenze di giochi innocui dell’infanzia.
    Stavolta la freccetta arriva nell’occhio di Toscani e quelli che hanno denunciato questo allo Iap per pubblicità ingannevole ci hanno visto bene.
    Riguardo agli spot la scelta dei colori deformanti ha l’effetto di un allucinogeno sullo spettatore e, quando ho visto per la prima volta questo spot, mi sono domandata se intendessero far sbarellare lo spettatore ignaro e indifeso, attirandolo nella trappola.
    Lo stupore raggiunge il suo apice, oggi, alla scoperta che questi spot siano girati da Toscani.

  8. Hai ragione Signora in Giallo vedendo poi il marchio Snai in fondo agli spot pensavo che si stessero facendo pubblicità, non che avessero questo “nobile proposito di allontanare i giocatori”, in quel caso bastava che Toscani andasse a riprendere come si riducono quelli che giocano alla Snai.
    Senza deformare le immagini caro Oliver.

  9. I nuovi spot Snai on air da marzo sono a mio parere quanto di peggio si possa produrre in pubblicità: lo sfruttamento della passione-ossessione per il gioco (cioè il prodotto!) degli intervistati, tuffati in universo psichedelico di colori con l’intento malcelato di mascherare il loro rapporto “compulsivo” col gioco stesso….
    Nessuno è bravo come Oliviero Toscani… prendersi gioco di spettatori e committente, centrando perfettamente l’obiettivo… di far parlare di sé… che egocentrico! 😀

  10. Lavorando alla Snai non posso che confermare ed essere (purtroppo) pienamente d’accordo…

  11. A me sembra che Olivier non si sia proprio preso gioco di nessuno, altrimenti sarebbe riuscito a confezionare qualcosa di più intelligente (mi ripeto anche in questo caso: a volte non ci si immagina neanche che dietro certi spot ci siano grandi nomi, si pensa subito a qualche dilettante allo sbaraglio, stile Corrida), mi piacerebbe invece sapere quanto è stato pagato per fare una roba del genere e soprattutto mi piacerebbe avere il parere di psichiatri e psicologi sull’utilizzo e l’effetto di quei colori dello spot sul pubblico beota.

  12. @ Giovanni

    Parliamo di questi spot perchè sono esempi di mala pubblicità, non certo perchè chi li ha fatti è Olivier, e soprattutto perchè potrebbero causare dei danni agli imbecilli che si entusiasmano guardandoli del tutto sprovvisti di grano salis.
    Wow vero Giovanni, che figo Olivier eh.

  13. Detesto questa campagna e speravo ne parlassi. Tra l’altro… probabilmente ascoltandola distrattamente non avevo capito che fosse contro il gioco d’azzardo, ma a favore!

  14. Ma dove sta scritto che la pubblicità SNAI vada trattata alla stregua di sensibilizzazione CONTRO il gioco d’azzardo quando è chiaramente una pubblicità di incentivazione?
    http://www.snai.it/index_istituzionale.php?pag=70
    Lo scopo sarebbe rendere accettabile la figura del giocatore, mostrare che non è solo un minorato mentale. La bravura di Toscani sta però nel fatto che nessuno di noi che guarda questi soggetti prova simpatia né identificazione, anzi, li considera degli esempi affetti da disturbo della personalità.
    Cosa si deve chiedere ad un autore pagato da un committente del genere se non di prendere in giro lui e gli scommetittori attuali e potenziali? Nei panni di un pubblicitario considererei la trovata di Toscani esemplare: vengo sfidato a realizzare una pubblicità per un valore come la scommessa, che magari detesto, e me ne faccio beffe. Che avreste fatto voi?

  15. Li mandano poi nei momenti più dritti, parliamo della fascia oraria di programmazione di questi spot?
    Se non è marketing a favore della Snai che cos’è questo?
    Gli spot andrebbero tolti, ma come vi annunciavo in precedenza, non tutti i comunicatori sono in grado di fare autocritica.

  16. Signora in Giallo

    quelli che passan per radio danno la netta sensazione che siano a FAVORE e non CONTRO

  17. Ma chi ha detto che sono contro?

  18. Ho visto gli spot in “rotation” alcuni giorni fa ed il mio giudizio è stato impietoso ma scevro da condizionamenti (ho appreso solo oggi che l’artefice di quell’obbrobrio è Toscani). Brutta campagna, sotto ogni profilo. Ingiustificabile anche il committente, a cui spetterebbe l’ultima parola, l’ok appunto.

  19. Pingback: Il primo award del 2010? « Marketing Park

  20. Non capisco le reazioni di chi scrive. Criticate in generale l’incitazione alle scommesse? Ne criticate il committente? Cosa avreste fatto voi se vi fosse stata affidata una campagna in cui dovevate portare acqua al Mulino della SNAI?
    Molti commenti trattano questa pubblicità come se il committente fosse lo Stato pagante per una campagna di sensibilizzazione e pubblicità progresso.
    Secondo me Toscani ha fatto il meglio che si potesse fare perché alla fine si è smarcato dimostrando che un pubblicitario di alto livello può rimanere indipendente nel comunicare il suo disprezzo e la sua contrarietà perfino contro l’oggetto per cui è pagato.

  21. Passione per il gioco? E magari anche sano attaccamento a un’attività d’intrattenimento.
    Ma non scherziamo: sono d’accordo: questa gente mette angoscia sia, come molti di voi rilevano, per la scelta di colori psichedelici e stranianti, sia per le cose che dichiarano:
    – Puoi intuire la persona che hai di fronte dal modo in cui gioca
    – Quanto vinco crito lo sentono tutti
    – Alla Snai si possono incontrare anche persone molto importanti
    Insomma sono persone disadattate, con una visione distorta della realtà e, con ogni probabilità, inette nei rapporti sociali (se la serotonina te la dà la puntata ai cavalli, e trovi l’amore scommettendo sulla vittoria della Roma, siamo messi bene!).

  22. Avrei rinunciato all’incarico Zinn, tutto qui.
    Non faccio di sicuro propaganda alla Snai che mette sul lastrico tante persone.
    Invece vedo anche che tra molti pseudo rivoluzionari vale la regola del “pecunia non olet”.

  23. Ciao Zinn, ciao a tutti.

    Non ho niente di personale contro Toscani: non lo conosco, non faccio la pubblicitaria e non ho problemi di competizione nei suoi confronti.

    Perché non mi piace, in questo come in altri casi? Perché da almeno dieci anni – cioè da quando non lavora più per Benetton – fa pubblicità sempre nello stesso modo: mette alla berlina le persone più deboli – che si tratti di debolezza sociale, economica o psicologica non importa, purché siano deboli, emarginati, indifesi per qualche ragione – per attirare l’attenzione su se stesso fingendo di trattare temi sociali per conto di qualche marchio.

    In questo senso, caro Zinn, sono d’accordo con te: Toscani è astuto. Ci cascano pure i committenti, che pagano fior di quattrini senza rendersi conto che spesso ci rimettono pure loro.

    In questo caso, la campagna SNAI è perfettamente ambivalente: non può che incentivare il gioco, ovvio, visto che è una campagna per SNAI, ma lo fa raccomandando di non giocare in modo patologico, e cioè di non giocare per perdere. Lancia il sasso e ritira la mano, insomma. Ma che senso ha dire a un ammalato: “Suvvia, non essere ammalato”? E nel contempo mandare immagini che, alle persone che stanno male, non possono che fare ancora più male, ricordando loro, per l’ennesima volta, che la loro ossessione è bella e colorata? Se per caso se ne fossero mai dimenticati.

    Cosa avrebbe dovuto fare un pubblicitario eticamente responsabile in questo caso? Rifiutarsi di fare la pubblicità a SNAI, punto. Sono moralista? Non direi. Non lo sono mai nella vita, né tanto meno in questo caso. Semplicemente, c’è un limite a tutto. Inoltre, non credo che Toscani abbia bisogno dell’incasso SNAI per arrivare alla fine del mese.

    Altri esempi dello stesso bieco giochetto? Per Nolita Toscani strumentalizzò l’anoressia femminile, lanciando in formato 6×3 una terribile immagine che, vista da fuori, faceva orrore e pena, mentra vista da chi soffre quella terribile malattia, era una cosiddetta “thinspiration”, una delle tante immagini che le ragazze guardano tutti i giorni per non scordare mai che possono dimagrire ancora. E ancora. E ancora.

    Un altro esempio? Per il nuovo formato del quotidiano L’Unità, Toscani prese in giro la allora neo-direttrice Concita De Gregorio, che ancora s’illude di avere fatto una campagna originale e intelligente. Questo era il mio commento di allora:
    https://giovannacosenza.wordpress.com/2008/11/04/lunita-vista-da-dietro/

    Insomma Oliviero Toscani è furbo, ma non così intelligente e bravo come alcuni pensano. Certo, la gente ci casca, come ci cascano le aziende e i giornalisti che commentano le campagne di Toscani, ma questo accade solo perché in Italia non c’è abbastanza coscienza critica su questi temi. E non c’è abbastanza approfondimento sui meccanismi della comunicazione (che pure spesso sono così semplici…), nonostante gli oltre 80 corsi di laurea che portano questo nome.

    Eppure il giochetto è davvero banale, e io non mi stanco di evidenziarlo ogni volta che lo rifà, solo perché credo che sia giusto educare i ragazzi e le ragazze a cui faccio lezione tutti i giorni a una comunicazione più responsabile, più consapevole. Più etica. Tutto qui.

  24. Mi hai persuaso, Giovanna.

  25. Condivido in pieno, Giò.

    Questa mi sembra l’unica vera novità che ci sarà nei prossimi anni, in Italia:

    http://www.ahref.eu/

    ho buon intuito, di solito.

  26. Avrai anche buon intuito, Eloisette, ma eiaculi continuamente su tutti i post. E non ti rendi conto di saturare gli spazi del blog con un’infinità di commenti modesti sotto il profilo intellettuale. Detto davvero senza offesa, rifletti prima di pensare. Poi magari fallo sapere agli altri se vuoi far progredire il livello del blog. Grazie

  27. Prima reazione: senso di pietà e amarezza, rabbia.
    Primi pensieri: che tristezza pensare a ‘sta gente che si rinchiude in quelle stanze sature di luci al neon e di schermi schizofrenici, nel generalmente vano tentativo di cambiare la propria esistenza scommettendo sul colpo di c***, invece di cercare di cambiare attivamente le cose e crearsi opportunità e alternative.

    Il maniaco che urla è penoso, certo è comprensibile che uno si agiti se vince, ma come pubblicità direi che è un messaggio scadente. Voglio dire, chissenefrega?

    Quello che spaventa il cane fa il paio con il precedente, mi spiace solo che l’animale non abbia avuto il buon gusto di azzannarlo per farlo smettere.

    La tizia che si trova il fidanzato alla SNAI poi…
    Ma se invece di perdere ore e soldi lì dentro ad ammuffire si facesse un giro per locali, biblioteche, strade, piazze, e tentasse di rimorchiare? Invece no, è tutta contenta che lo sguardo del pretendente si divida tra la partita e lei! Son conquiste. E poi insomma, sono legati da una passione in comune, cosa chiedere di più!

    Ma la migliore per me è senza dubbio l’assatanata dell’ormone della felicità. Perché è un intervento paradigmatico: quale messaggio migliore si può trovare per sdoganare la tendenza ossessiva e malata al gioco? Ti da la botta di adrenalina, ti fa sentire bene quando vinci, sììì, hai vinto, ce l’hai fatta!!

    Dovrebbero ritirare almeno quella, di pessimo gusto.

    Sono convinta che sia giusto che la SNAI si faccia pubblicità, come ogni azienda, ma non si può negare una responsabilità di informare almeno sui rischi che si corrono a causa dei comportamenti compulsivi rispetto alle scommesse e al gioco. Non parliamo poi dell’invito al gioco per raggiungere euforia e avere un’emozione.
    Forse invece di Toscani dovrebbero consultare le famiglie dei dipendenti da gioco d’azzardo per poter trattare l’argomento con più equilibrio e rispetto.

  28. Non sono un uomo Zinn, ma è notevole che tu abbia potuto pensarlo. Scrivo come quando e dove, ma soprattutto quel che voglio, non sarai certo tu ad impedirmelo, se non ti va di leggermi, mettiti la manina sugli occhi quando vedi un mio commento.

  29. Pingback: Anonimo

  30. ciao a tutti,
    io sto svolgendo una tesi proprio sul mondo del gioco d’azzardo e sulle pubblicità delle varie società (snai, lottomatica e sisal). sono pienamente d’acordo sul fatto che queste pubblicità sia quella commerciale che quella sociale sono soltanto un’istigazione al gioco d’azzardo, ovvio che l’azienda porta acqua al suo mulino, ma lo deve fare in modo molto ricercato. Il problema della patologia del gioco d’azzardo si sta lentamente espandendo e queste pubblicità nn aiutano affatto. L’unica cosa da fare è eliminare la pubblicità commerciale e puntare su quella etica senza aver paura di mostrare il vero lato del gioco d’azzardo.

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