Bersani dopo Travaglio

Ho visto anch’io la puntata di Anno Zero dello scorso 29 aprile, quella in cui Travaglio «le ha suonate» a Bersani.

Non l’ho finora commentata, solo perché non mi piacciono lo stile, il linguaggio e i toni con cui Travaglio «le suona» ai politici. Non mi piacciono perché – anche se alcuni contenuti possono a volte essere condivisi – il modo in cui li esprime non porta a nulla, se non ulteriore turpiloquio nelle piazze e su internet, ulteriore e vacuo (=senza proposte concrete) risentimento contro la politica in generale, ma in compenso ulteriori atti di adorazione per lo stesso Travaglio e ulteriori vendite dei suoi libri.

Ma leggendo gli innumerevoli commenti positivi che sono apparsi in rete non tanto – per una volta – su «come Travaglio le ha suonate a Bersani», quanto sulla reazione dura e appassionata di Bersani, non posso tacere ciò che mi è apparso chiaro immediatamente: preso dalla rabbia, Bersani quella sera ha parlato per qualche minuto in modo semplice, netto e incisivo e, pur non dicendo cose nuove né per me convincenti, ha però abbandonato per una volta il linguaggio da burocrate che di solito usa.

Peccato che, subito dopo, si è ripreso e ha ricominciato col burocratese.

Non ce la fa a mollarlo, no.

Sul linguaggio di Bersani avevo scritto qui:

La doppia negazione di Pier Luigi Bersani, 12 gennaio 2010

Puoi vedere (o rivedere) e analizzare la sequenza Travaglio-Bersani qui:

26 risposte a “Bersani dopo Travaglio

  1. I dati snocciolati con regolarità da Travaglio, documentati e mai smentiti non piacciono proprio a nessuno.

  2. Piacciono a tantissimi, caro Fabrizio. Ma non portano a nulla, appunto. Ecco perché qualcosa non torna.

  3. Giovanna questo lo dici Tu. Allora non dovremmo scrivere la verità tanto per compiacere? Non mi sembra sempre produttivo non sviscerare il mio peggior nemico.

  4. Perdonami, Fabrizio: controlli tu personalmente tutti i dati e i documenti che Travaglio adduce ogni volta che li adduce? Hai uno staff che si preoccupi di farlo per te?
    😮
    Molte volte sono d’accordo con ciò che Travaglio dice. Ma non mi piace il travaglisimo che lui fomenta e aizza. Come un torero davanti a schiere di tori infuriati. Ma i tori finiscono ammazzati e il torero vince (quasi) sempre, non scordiamocelo.

    Tu dirai: si lotti per quel “quasi”! E vabbe’.
    🙂

  5. se i dati di T. fossero falsi i Chiamati in Causa denuncerebbero (sovente lo fanno), il risultato è che ha inciampato un volta soltanto.

  6. @Fabrizio
    Se fosse solo un problema di dati sarebbe semplice. Ma nonostante la retorica dei “fatti”, al di là della cronaca giudiziaria e dei “carta canta” Travaglio esprime anche molte opinioni, e mica si fanno denunce sulle opinioni. Il trucco retorico è presentare anche le opinioni come fatti (vedi lo scambio tra Travaglio e Manconi sull’indulto: entrambi usano i dati per sostenere la propria opinione, quindi è tutta questione di interpretazione dei numeri).
    Sulla confutazione delle opinioni di Travaglio rimanderei al blog di Francesco Costa e alla categoria “debunking Travaglio”.
    Ma il problema con Travaglio non è che ciò che dice, ma che il personaggio oscura le proprie stesse parole. Qua abbiamo un esempio perfetto: il primo commento ad un post che critica il linguaggio di Bersani è un commento elogiativo di Travaglio, e da lì solo commenti su di lui (mio compreso). Ed è così quasi ovunque: ho perso il conto di blog che hanno una media di 1-3 commenti a post che schizzano a numeri a due cifre appena si tocca il nostro erede di Montanelli.

  7. Vorrei sottolineare la tua frase:
    “Bersani quella sera ha parlato per qualche minuto in modo semplice, netto e incisivo e, pur non dicendo cose nuove né per me convincenti, ha però abbandonato per una volta il linguaggio da burocrate che di solito usa.”

    A molti questi minuti sono apparsi miracolosi. La situazione è talmente grave che molti (tutti?) potenziali elettori di centro-sinistra si aggrappano al primo che dice qualcosa di sensato, da Fini a Grillo, da Di Pietro a Vendola, sperando che possa scuotere il PD o almeno portare uno spicchio di futuro non berlusconiano. Ovviamente i succitati possono fare qualcosa, ma non certo sostituirsi ad un partito di opposizione che aspiri a governare, e qualcuno di loro non è nemmeno lontanamente di centro-sinistra.

    Travaglio, nel suo intervento, spara sulla Croce Rossa, pardon sul PD. E’ facile come colpire una sequoia da 10 cm di distanza. Non c’è nemmeno pericolo che si ribelli.
    Potrebbe dedicarsi ad altro? Ne sarebbe capace? Non so.

  8. Giovanna, perché Bersani ha fatto un intervento che ai più è piaciuto? Perché la critica di Travaglio in presenza del criticato era talmente dura da configurare un classico del teatro, sfruttato tra l’altro da sempre da Berlusconi: l’eccesso di provocazione e la creazione di una vittima.
    Mettete al centro del proscenio un delinquente che abbia rubato ripetutamente, tradito i propri sodali, baro tra bari. Mettetegli dietro un coro di personaggi eterogenei, tra cui le vittime della sua ribalderia, che evocano le sue malefatte.
    Epperò nel farlo, esagerate, dateci dentro. Tra le tante recriminazioni legittime infilate anche una bugia, grave per giunta. Un rapimento, un omicidio, anzi, meglio, lo stupro di un bambino. Fate crescere l’indignazione dei presenti rinfocolando l’un con l’altro i commenti dei corifei.
    Poi concedete la parola al delinquente, beamlight dall’alto per l’asssolo, lasciate che l’emozione sgorghi dai suoi lamenti per l’offesa ricevuta, lui, no, non avrebbe mai potuto, no, un bimbo per giunta, ne ho combinate tante ma una cosa così, Santa Madonna, lo giuro sulla testa dei miei figli…
    Infine lasciate che il colpevole di quella violenza venga scoperto.
    Come per magia tutti gli spettatori simpatizzeranno per il delinquente, proveranno un moto di attrazione e lo vedranno come una canaglia, sì, ma giusitificabile se non giusitificata. Cos’è mai il furto di una mela rispetto al delitto? Suvvia, siamo umani, il delinquente vada libero
    Mai esagerare in una stroncatura senza appello con l’avversario in presenza. L’esagerazione è il miglior modo di preconfigurare la vittoria della propria replica, Marco Antonio docet. Perché la platea è in fondo semplice, l’eccesso di critica passa per accanimento. E l’indulgenza diventa perdono cristiano, che non si nega a nessuno.
    Travaglio ha un basso margine di errore in ciò che dice e fa bene a dirlo perché altri tacciono troppo. Se gli altri parlassero di più, Travaglio venderebbe di meno e la sua indignazione apparrebbe pedanteria moralista.
    Di sicuro rischia grosso: quando e se sbaglierà saranno tutti lì a dividersi il cadavere, rinfacciandogli lo sdrucciolone come sineddoche di una credibilità mai avuta. Il metodo per capire dove Travaglio sbagli sono le querele che perde.
    Non sarà, cara Giovanna, che ancora una volta della Corrida non ci disturba il torero, che rischia, e nemmeno il toro che muore di vita vissuta, bensì l’esaltazione di una platea che non è torero né toro?

  9. Io continuo a non capire cosa dice Bersani. Mi piacerebbe che parlasse di Stato, di lavoro, di cosa pubblica.

  10. Io semplicemente dico una cosa: Travaglio e’ un giornalista e non un politico. E la stampa dovrebbe essere il cane da guardia della democrazia. Punto.
    Non sta a lui fare proposte alternative, come non sta al mio cane trovare un lavoro al al ladro che vuole venirmi in casa! 😉
    Per Bersani si’, e’ stato bello una volta sentire qualcosa di chiaro, semplice e condivisibile .. Ma ragazzi miei che fatica!!!!!

  11. @Giovanna
    Cosa dovrebbe fare Travaglio? Vediamo un po’: è un giornalista specializzato nella cronaca politico-giudiziaria; si guadagna lo stipendio ricordando ciò che gli altri giornalisti non dicono; viene attaccato da destra e da sinistra, dimostrando indipendenza. Ha fondato un giornale che non prende contributi statali. Mi sembra l’identikit di un perfetto giornalista, talmente perfetto da essere sospetto. Travaglio non è un politico. Dove sono gli spazi televisivi e giornalistici per persuadere gli elettori-lettori a 360°? Io non li vedo.
    Travaglio non potrebbe comunque cambiare nulla anche mutando linguaggio. Non spetta a lui e può essere rimproverato solo delle menzogne che dice o delle verità che tace.
    Tu Giovanna stai criticando quelli che esaltano Travaglio perché permette loro di sfogare un qualunquismo da vicolo cieco. Critichi il Messianismo di persone che erano ignoranti prima e lo saranno dopo, che colgono il pretesto per le ghigliottine che vogliono allestire. E perché in fondo, se ti ho capita un poco, sono quelle stesse persone che si credono vergini, desiderose di bruciare, assieme al potere, tutte quelle invidie che desideravano suscitare e che invece sono costrette a patire.

  12. Vedo che da Luttazzi a Travaglio la linea è coerente.
    Avrei da fare una domanda per: Perché in questo post si dovrebbe parlare di Bersani ed invece si è finito per parlare di Travaglio? Perché è scritto con furbizia forse?
    Si poteva cominciare il post segando le prime tre parti e parlando solo ed esclusivamente su ciò che ha fatto Bersani visto che è quello il cuore della questione. Invece pare sia stato usato il metodo che viene contestato a Travaglio.
    Travaglio è un giornalista, non ha il dovere di fare proposte ma di portare fatti.
    Per quanto riguarda i toni mi piacerebbe sapere che tipo di giornalista o di giornalismo si vada cercando.
    Per quanto riguarda i fatti, documentati o meno, ricordo solo che il signor Travaglio, tra le altre cose, è stato portato con Luttazzi in tribunale per L’odore dei soldi. Berlusconi, Mediaset e Forza Italia (uno e trino) chiedevano 40 miliardi di risarcimento all’epoca e persero la casa perché il libro non diceva manco una balla.
    Provate voi a neanche 35 anni a rischiare quello che hanno rischiato loro contro l’uomo più potente e più ricco d’Italia. Noto corruttore di giudici.
    Quanto è bello chiacchierare eh.

  13. La casa la perderà Scajola, intendevo la causa 😀

  14. A Ugo: certo che della corrida mi disturba la platea che s’infiamma in modo acritico. È per questo che, rispondendo a Fabrizio, ho detto che ce l’ho più col travaglismo che con Travaglio. Però però… vedendo come l’astuto Travaglio aizza e spara, penso sempre a quanto sa bene sfruttarla, lui, la massa che o ama o odia. Insomma, i meccanismi son sempre gli stessi, che siano usati da Travaglio o da Berlusconi, no?

    Skieght1985, concordo in pieno con il tuo commento… 🙂

    Jose, mi spiace, ma non ho affatto usato tecnica “travagliesca”. Ho fatto la premessa su Travaglio, solo perché prevedevo che, se non l’avessi fatta, avrebbero tutti letto il mio intervento, che in realtà voleva e vuole essere su Bersani, come l’ennesima lode a Travaglio. Della serie: “Quanto è stato bravo a stanare persino Bersani”. E poiché son donna, qualcuno avrebbe pure alluso al fatto che magari lo trovo pure attraente, no?
    🙂

    Per questo ho voluto precisare, solo per questo. Ma la figura di Travaglio è tanta e tale, come rileva Skeight1985, che si mangia sempre tutto il resto.

    Che parlino bene o male, purché parlino, signori: it’s the same old story.

  15. Bersani arrabbiato? O piuttosto brutalmente denudato?

    Cosa ha suscitato tanta approvazione per la sua replica? Rivendicare l’impegno del Pd a difesa di molti lavoratori, o il nodo alla gola provocatogli dalla consapevolezza che, al di là del tono adottato, le critiche mosse da Travaglio erano puntuali e argomentate?

  16. Mah, non sono d’accordo. Non mi butterei con troppa facilità in questi discorsi sinceramente. Sono un lettore assiduo di Travaglio, del fatto e guardo sempre AnnoZero tante volte l’ho criticato anche io per la carenza di proposte.
    Poi ho capito che fa il giornalista.
    Il problema di Travaglio è che fa il suo lavoro meglio degli altri (nel bene e nel male) in una nazione dove i politici si prestano ampiamente a questo gioco. Perché non hanno alcun credito e non possono diventare controparti degne di merito in un dibattito (come Bersani ha dimostrato).
    Non è Travaglio in sè ma la situazione italiana ad agevolare tutto questo…

  17. giovanni, la simpatia diffusa nei confronti di Bersani dopo la piazzata di Travaglio in effetti è nata per una convergenza di cause, fra cui ciò che ho osservato io nel post e ciò che ha aggiunto Ugo nei suoi commenti sulla Corrida, per esempio.

    Jose, be’, sul tuo ultimo commento, cioè sul fatto che sia la situazione politico-mediatico-giornalistica italiana a facilitare l’emergere di Travaglio… sono davvero d’accordo.
    🙂

  18. Allora non nascondiamoci dietro un pretesto e diciamolo chiaramente: la massa è bue e se ciò che piace a lei piace anche a noi sia ha la netta sensazione di essere nel torto ed è bene prenmdere subito le distanze.
    Il protagonismo di Travaglio è responsabilità degli altri giornalisti purtroppo. Se i giornalisti facessero i giornalisti invece di riempire pagine di giornali con il proprio protagonismo – che esibisce anche Travaglio naturalmente, ma che non è un argomento contro di lui più di quanto non lo sia verso gli altri – non si creerebbero miti a uso e consumo di persone che quei giornali non li hanno mai letti, vuoi per pigrizia vuoi per sfiducia.
    Ha ragione Skeight1985 ma la colpa non è di Travaglio. Questo iperproduttivo giornalista, che indossa sempre gli stessi tre abiti, e che dev’essere particolarmente stakanovista, commette errori. Paga per quegli errori. Ma pubblica in un’infinità di spazi, dal proporio giornale a Grillo, dal proprio blog a settimanli femminili, da Santoro a Micromega, a chissà quant’altro. Rischia molto, pecca sicuramente di bulimia, e non basta l’antipatia del blog di Francesco Costa a sbertucciarlo con lo stesso metodo che imputa a Travaglio. Ci mancherebbe altro che i suoi interventi fossero puri fatti. E ci mancherebbe che i fatti fossero oggetti neutri quando vengono stampati o che il Travaglio fosse scevro da opinioni. Chi se la prende con Travaglio sbaglia bersaglio. Ce l’ha invece con il suo difensore occasionale, che del giornalista ha fatto propria una lezione fondamentalista della separazione tra fatti e opinioni. È infastidito dal fan che non ha mai comprato un giornale e che ora gli spara in faccia questo Travaglio, come se fosse cosa sua, come se non esistesse che lui.
    Non si scopre nulla di nuovo a dire cheTravaglio è inviso alla gran parte della propria categoria perché il suo metodo costringe il giornalista medio a ridefinire in cosa consista la sua attività di paroliere in libertà, e per cosa sia pagato, oltre che da chi. Che poi un personaggio di destra sia amato a sinistra rappresenta davvero l’intollerabile, in primis per la squadra di Repubblica che non l’ha mai visto di buon occhio, scivolone di un grande come D’Avanzo compreso, ma che l’ha sotto contratto su L’Espresso per ovvie ragioni commerciali ovviamente.
    Se il popolo si infiamma non è colpa sua. Cambino registro i tanti soloni del giornalismo italico. Spulciando il bilancio tra vero e falso, tra querele vinte e perse, mi sembra che il personaggio conservi una sua integrità: i risarcimenti a Confalonieri o a Previti sono più dovuti a perdita di controllo del giornalista che a calunnia, più per l’esagerazione retorica di chi ti definisce mafioso se sei solo camorrista. Per non parlare dell’omonimia incolpevole di un senatore di Forza Italia, pagata a caro prezzo. Poi lo stile di Travaglio ha qualche caduta di troppo: il suo uso degli epiteti per i suoi bersagli è da Vernacoliere, anzi, da sfottò del bar.
    Il punto piuttosto è se Travaglio non vada invece a colmare una domanda informativa che non viene soddisfatta e finisca per sdrucciolare sulla mole impressionante di dati che divulga. Ma non sono d’accordo con la Giovanna, occasionalmente in versione amareggiata, che mi conclude con ” Che parlino bene o male, purché parlino, signori: it’s the same old story”.
    Criticare Travaglio in questo momento storico è come lamentarsi dello smalto delle unghie quando la mano è in cancrena.
    Del resto meglio essere pessimisti: se la massa si attiva con questi registri, non vedo perché dovrebbe capire per altre vie, meno urlate o meno giustizialiste verso cui non ha avuto precedenti reazioni. Anche Travaglio concorre alla disintegrazione della stessa classe dirigente che vuoi tu, Giovanna, a destra e a sinistra: pensa a quanta crassa ignoranza ha sconfitto il giornalista in questione. Anche tu partecipi della stessa corrida: solo che fai la defilata picador.Tu lavori ai fianchi e persuadi un lettore magari più raffinato e specifico. Lui fa altri numeri e mena, fa il banderillo e il torero.
    Invece molti dei giornalisti che lo criticano siedono in platea a commentare lo spettacolo. Biglietto gratis, ovviamente.

  19. Ugo, che dire?
    In effetti condivido lo smontaggio del linguaggio (che bella rima!) di Bersani che ha fatto Travaglio quella sera, perché non era solo una caricatura né una presa in giro, ma comprendeva una vera e propria analisi, tanto è vero che riprendeva (e citava) un articolo sul “Fatto” del linguista e collega Raffaele Simone. E lo condivido al punto che avevo fatto anch’io la stessa identica battuta con cui Travaglio ha aperto il suo attacco, a proposito dello slogan di Bersani per le primarie “Un senso a questa storia”: «peccato che la canzone continui dicendo “anche se questa storia un senso non ce l’ha”». Vedi: https://giovannacosenza.wordpress.com/2009/09/02/quando-il-logo-non-centra-e-soprattutto-non-basta/

    Ma se scrivo che condivido quello smontaggio e ritengo che sia proprio perché è stato fatto così, che Bersani ha accusato il colpo al punto tale da riuscire, per una manciata di minuti, a parlare un’altra lingua, finisco automaticamente fra “quelli che adorano Travaglio”, e questo implica troppa schiuma alla bocca, troppo turpiloquio acritico, troppi slogan inutili, troppo personalismo perché io possa minimamente accettare di stare fra “quelli che adorano Travaglio”. Mi spiego?

    E non è perché penso che il popolo è bue e io sono superiore al popolo bue. È perché sento dentro di me le stesse spinte emotive e irrazionali del popolo bue, cui pure io – come tutti – appartengo. E allora mi dico che l’intelligenza e la cultura servono a distinguere, tagliuzzare, sviscerare. Ma poiché chi legge in fretta – come tutti, giustamente, leggono in fretta il blog di un’altra persona – poiché chi legge in fretta, dicevo, inevitabilmente finisce per mettermi “o di qua o di là”… be’ preferisco stare “di là”. Cioè NON con Travaglio in generale. Solo a volte. Poche, pochissime volte.

    Dici che è perché lui fa i numeri e io no? Dici che la mia è invidia dei numeri? Mah, ci ho pensato molte volte attentamente, sai, a questa cosa dei piccoli o grandi numeri. Penso che i grandi numeri possano dare alla testa, questo sì. Specie a uomini molto narcisisti. Cosa e come farei al posto suo? Lo scopriremo solo vivendo… 🙂

  20. Ugo, concordo completamente con te quando dici: “Chi se la prende con Travaglio […] Ce l’ha invece con il suo difensore occasionale, che del giornalista ha fatto propria una lezione fondamentalista della separazione tra fatti e opinioni. È infastidito dal fan che non ha mai comprato un giornale e che ora gli spara in faccia questo Travaglio, come se fosse cosa sua, come se non esistesse che lui.”
    Invece il “sbaglia bersaglio” l’ho coperto con i puntini perché lì non sono del tutto d’accordo. Il fan che descrivi (passivo nel recepire le informazioni ed attivo nel propagandarle e difenderle) è fan di Travaglio, ma anche di Beppe Grillo e Daniele Luttazzi. Solo che Luttazzi è consapevole dei rischi di deriva insiti nel moltiplicarsi di questa base adorante, tanto che qualche anno fa chiuse il suo blog, per poi riaprirlo in forma minimalista (e oggi la maggior parte dello spazio è dedicata alla “palestra” di battute altrui, non ad interventi suoi); Grillo e Travaglio invece o non ne sono consapevoli, oppure lo sono ma preferiscono cavalcare l’onda di questo fenomeno. Penso che sia giusta la seconda ipotesi, e proprio sulla base di un bilancio. Anche io, se devo valutare l’intera carriera di Travaglio, darei un giudizio più positivo che negativo (ma non ci basa solo su querele vinte o perse); solo che la carriera di personaggio pubblico di Travaglio inizia con la famosa puntata di Satyricon del 2001, è una cosa è valutare un decennio di carriera, un’altra è valutare singoli periodi. A mio parere, tra il 2008 e il 2010 la produzione giornalistica di Travaglio ha subito un netto peggioramento rispetto agli anni precedenti: meno articoli basati sui dati, molti più editoriali, spesso basati su visioni parziali, decontestualizzate o distorte dei fatti (ad esempio le sue polemiche sul negare la partecipazione di Grillo alle primarie del Pd, o la bocciatura dei referendum dello stesso Grillo, e via dicendo).
    Detto questo ti dò ragione, “Criticare Travaglio in questo momento storico è come lamentarsi dello smalto delle unghie quando la mano è in cancrena”, ma è un assunto che vale per chi si dedica esclusivamente alla critica di Travaglio (e/o di Grillo); ma quelli che si occupano di politica in generale, e se ne occupano con impegno, hanno tutto il diritto di disapprovare ad alta voce un giornalista la cui visibilità ed attività semplifica le questioni e toglie spazio a problemi altrettanto importanti della giustizia. A livello giornalistico non mi pare che i critici di Travaglio (D’Avanzo, Luca Sofri, Francesco Piccolo, Staino, Mantellini…) siano così silenti nei confronti delle azioni del governo e dei suoi ministri. A livello politico la situazione è molto peggiore, ma i pochi segnali di nuova classe dirigente stanno spuntando malgrado il travaglismo, non grazie ad esso (Vendola, chiamato “Berlusconi rosso” dal nostro, oppure alcuni sostenitori della mozione Marino, snobbati alla grande da tutta l’equipe del Fatto).
    Se criticare Travaglio può servire a ridimensionarne il personaggio, e quindi anche ad evitare che la blogosfera si mobiliti in ogni post in cui appaia il suo nome anche di sfuggita, allora anche i post di Francesco Costa (antipatico, hai pienamente ragione) sono i benvenuti, a mio parere 😉

  21. Cari partecipanti al blog, intervengo solo ora nel dibattito e provo ad inserirmi dicendo la mia. Bersani l’altra sera ad Anno Zero è stato vero ed autentico perchè punto nell’amor proprio e stuzzicato, probabilmente ad arte. Ma non si può negare che per una volta ha dato risposte convincenti ed ha detto qualcosa di sinistra, cosa che oggi, è davvero una novità.
    Travaglio, che è un giornalista di destra come ha sempre detto, fa benissimo il suo mestiere, magari provocando, ma stimolando sempre il dibattito con dati, notizie e commenti puntuali ed estremamente documentati. Attira l’odio dei più ma le canta chiare e non è poco.
    E’ vero fa il protagonista, sembra avere il dono dell’ubiquità, è pure vanesio ma è uno dei pochi che dice la verità, scrive sul Fatto notizie che nessuno riporta ed è un professionista estremamente serio o meglio è una persona estremamente seria.
    Denuncia e non fa politica, questa è la verità e quando viene attaccato, spesso proditoriamente e volgarmente, reagisce con la forza degli argomenti e non con la forza tout court.
    Poi bisogna distinguere fra il Travaglio televisivo, rigoroso, serio e sottilmente mordace e quello del “Fatto” molto più graffiante, ironico e pesante.
    Ma come definire se non geniale la crezione di storpiature dei nomi degli avversari come “Angelino Jolie Alfano” “James Bondi” “al Nano” ecc.
    E poi se l’italia è il paese occidentale più corrotto al mondo, con la più alta propensione a delinquere, non sarà mica colpa sua. Lui si limita a scriverne

  22. @gragnaniello – prova tu qui a spiegare come se T. avesse detto qualcosa di indimostrabile e falso sarebbe sul lastrico e forse in prigione.

  23. @Alessandro Pace
    Pensa che a me quei soprannomi che a te piacciono tanto sono il neo peggiore, infantile, di Travaglio. Addirittura ne risente la qualità della sua critica a mio modesto parere. 🙂
    @Skeight1985
    I tuoi punti sono molto interessanti. Luttazzi tuttavia è un grande narciso che ha chiuso il blog perché soffriva il confronto numerico con Grillo: non aveva minimamente i numeri per una deriva populistica e quindi la chiusura temporanea del suo spazio è stata un atto di superbia, affiancato da un’ottima critica a Grillo e al populismo. Attenzione.
    I giornalisti che hai citato hanno scritto corsivi nei confronti di Travaglio così virulenti che non se ne capiscono le ragioni, Luca sofri in testa. Stroncature tipicamente di sinistra, e lo dica da sinistra, dove il marito si castra per far dispetto alla moglie. Ma forse ci sono dietro molte antipatie personali su lecite opinioni in cui Travaglio è stato molto tranchant, come il caso Sofri.
    Si arriva così al punto sollevato da Giovanna: i numeri.
    C’è saggezza in ciò che lei dice perché chiunque può scoprirsi narciso quando la fama arriva con la forza di una piena. Fare grandi numeri implica una certa perdità di qualità, non fosse che nemmeno il vanitoso più impenitente desidera essere osannato da cretini che non accetterebbe mai al proprio desco. Ma tutto funziona come una curva di Gauss ed è bene accettare questo grande compromesso sopratutto se si hanno ambizioni persuasive o politiche: l’aumento dei partecipanti implica come risultato una media mediocrità.
    Quante volte è successo ad ognuno di noi di scoprire in una persona antipatica un fan di un nostro stesso autore, musicista, cineasta. Non vi siete sentiti infastiditi, anzi, invasi? Non avete sentito l’esigenza di dire che, sì, bravo, sono contento, ma l’hai capito veramente? Non vi siete mai sentiti in colpa per essere arrivati al punto di ammettere a voi stessi che pur di criticare la scelta di una persona che non stimavate, stavate attaccando la vostra stessa scelta, il vostro stesso gusto?
    Spero aver compreso le motivazioni date da Giovanna; tuttavia il suo desiderio di smarcarsi dall’essere etichettata come fan di Travaglio è una debolezza, non una forza, perché una donna come lei non ha bisogno di sentirsi sul banco degli imputati. Si stronchi Travaglio quando mente o sbaglia, e si sia disposti a condividere la bontà del suo operato anche con l’occasionale simpatizzante, magari elettore di destra, che per il resto non stimiamo e non vorremmo mai a cena. Se poi uno legge frettosalamente il blog e malinterpreta, pazienza. Altri saranno lì a difendere Giovanna da un’interpretazione che falsi il suo pensiero.

  24. @ugo
    T. è un giornalista di destra, su questo non possono esserci dubbi, ha una mimica indisponente e soffia sempre sulle braci, quello che a me interessa è il contesto dove opera. Se ne capiscono sempre piuttosto bene le ragioni quando qualcuno, forse altrettanto di destra ma meno onesto, lo attacca (in genere con strumenti famigliari visto come i giudiziari si scontrano immancabilmente con l’esattezza dei fatti), quindi il contesto dove opera, dicevo, è un fluido scuro attraversato da correnti di pensiero che tendono ad aggregarsi in quasi imprevedibili labili isole pronte alla prossima corrente a cambiar forma. Per quale motivo Travaglio dovrebbe essere più accomodante, la sua è una strategia, credo onesta: mette il personale archivio di informazioni nel fluido e prova a vedere cosa succede. Quasi sempre non succede nulla, questo è il punto, i dati per decidere in completa autonomia ci sono, sono li sotto gli occhi di tutti da decenni ma il liquido scuro non cambia ne flussi ne cangia minimamente colore ed anche la disposizione delle isole è invariata anzi ancora peggiore. In questo panorama dove gli attenti sono troppo impegnati a rimarcare le virgole e le parentesi del proprio specialistico lavoro più o meno intellettuale ma sempre funzionale al liquido scuro ed i meno attenti sono brutalmente affaccendati a far quadrare amori e bollette ed assicurazioni e mutui perché senza tetto sul capino non si vive ed intanto il tempo scorre nell’ingiustizia più cogènte me la sento di sostenere come il nostro giornalista T. faccia benissimo a fare quel che fa anche se opera con le sue nevrosi. Alla prossima

  25. In tv, durante un confronto pur acceso, il lessico di un politico non dovrebbe mai sconfinare nel greve, ma ieri ho persino rimpianto il burocratese http://www.lastampa.it/multimedia/multimedia.asp?IDmsezione=9&IDalbum=26257&tipo=VIDEO

  26. Pingback: Sono Storie

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