Corpi femminili e tariffe telefoniche

Stavo progettando di passare al gestore di telefonia mobile 3, perché in effetti – facendo una botta di conti – per quel che mi serve ha tariffe telefoniche più convenienti.

Avevo ancora in mente gli spot con Luciana Littizzetto, poi sostituita da una scollata Claudia Gerini, quando all’improvviso vedo sui giornali la nuova campagna, segnalata anche da Mara Cinquepalmi:

Annuncio stampa Abbonamenti Power 3

Allora mi torna in mente che già negli anni scorsi c’erano state cose analoghe. Per esempio qui:

Campagna Power 3 passata

E qui:

Annuncio "Con la forza di Tre"

Dunque non posso più cambiare operatore. Non ce la faccio. Mi tocca restare con Vodafone, anche se costa di più, che almeno ci propina le scenette della coppia Blasi-Totti. E nel frattempo denuncio 3 all’Istituto di Autodisciplina Pubblicitaria (IAP), seguendo questa procedura. Perché sono stanca di immagini inutili. Siamo tutti stanchi, no? E allora facciamoli smettere.

36 risposte a “Corpi femminili e tariffe telefoniche

  1. … siamo stanchi di corpi femminili anoressici, e anche di tariffe telefoniche taumaturgiche…

    http://blog.quintarelli.it/blog/2010/05/tariffe-con-profili-di-traffico.html

  2. brava Giovanna, anzi grazie!

  3. …pubblicità così davvero valgono poco….ma dove è finita la creatività…quella vera?che tristezza!!!

  4. E ci hai pure Totti che numme lo devi toccà:)
    PPPP

  5. Lo IAP, che bei ricordi. Scartabellai moltissimo tra i suoi comunicati quando scrissi la mia tesi di laurea, sulla campagna stampa di Dolce&Gabbana (2007) ritenuta un’apologia dello stupro da alcuni, o un incosciente utilizzo di immagini ambigue da altri. Feci parecchie interviste, in quell’occasione, e molti sollevarono osservazioni simili alla tua su 3: immagini inutili e poco attinenti all’oggetto della pubblicità.
    Oltre che inutile, l’impiego di modelle per pubblicizzare una tariffa telefonica va ad aggiungersi al gregge dei messaggi mediatici ambigui e pericolosi.
    Sono un po’ stanca, anche perchè amo la pubblicità creativa e si può fare davvero tanto anche senza mostrare, perdona il francesismo, tette e culi. Ricordo, solo per fare un esempio, la pubblicità tv di Vigorsol con il vincitore della lotteria sul quale cade dal cielo un’automobile.

  6. peccato perchè 3 è un ottimo gestore, te lo dice un utente felice…

  7. A me è capitato con un budino al cioccolato, che di solito non compriamo, ma quel giorno ci volevamo concedere una “botta di vita”, pardon “di consumismo”. Mia moglie lo aveva già in mano quando le dico: “No, quello nemmeno morto. E’ quello dello spot che ci martella le gonadi quelle rare volte che vediamo la TV.” “Ah sì?” fa mia moglie, completamente impermeabile a qualsiasi spot (forse perché si addormenta durante la visione. 🙂 ). “E’ quello” faccio io. “Allora no, prendiamo l’altro.”

    Forse avrei dovuto scrivere alla Danone. Dici che ne avrebbero tenuto conto?

    Con l’evasore fiscale testimonial, invece, ho abdicato ai miei sani principi per un miglior servizio a costi ragionevoli.

  8. Ciao,
    premetto che lavoro in 3 anche se intervengo a titolo personale.

    se vogliamo discutere di ‘pubblicità’ in genere, parliamone. l’uso del corpo femminile nell’adv non è nato ieri, non lo hanno inventato le telco e, come sembra di capiore, se scegli cosa comprare in base alla pubblicità allora sarebbe interessante capire che profumo usi, che auto guiidi, che vestiti indossi e così via.

    Sull’osservazione specifica, leggere che fai distintizojne tra operatori sull’uso delle donne nella pubblicità, francamente lascia un po’ perplessi: questa pubblicità quindi ti piace? http://www.leggo.it/FotoGallery/HIGH/20090901_6172_blasi.jpg
    Giusto per capire… a me non sembra differire molto.

  9. Tre ha perso anche la possiilitá di avere me come utente, grazie a quelle pubblicitá.
    E non mi risulta che tali immagini abbiano mai convinto o attirato veramente qualcuno verso quel gestore, quindi a conti fatti si sono rivelate dannose o nel migliore dei casi inutili.

  10. Peraltro, Vodafone ha cominciato con degli gnocca-spot che nulla avevano da invidiare a quelli della 3 (mi pare che l’allora modella-testimonial fosse Megan Gale).
    Io condivido il disgusto, ma è purtroppo un male che trascende la singola marca: se dovessimo solo scegliere prodotti che nelle loro pubblicità non strumentalizzano il corpo femminile, avremmo allora serie difficoltà a comprare biancheria intima, deodoranti, yogurt magro, e un sacco di altre cose.

  11. Vodafone è meglio, Giovanna? Ma siamo sicuri??

    Riconosco che l’ultimo spot che gioca sulla supposta tonteria di Totti è divertente, e la Biasi ne esce anche come un personaggio femminile positivo: la moglie in gamba e tecnologica che scherza sul marito imbranato.

    Però una rondine non fa primavera. La vodafone ha incentrato le sue ultime campagne più sul solo personaggio della Biasi che sulla coppia, propinando immagini promozionali tipo questa:
    http://tiny.cc/hm1z2

    Non serve immagino che aggiunga come la ex velina Biasi non sia un’icona, non dico del post-femminismo, ma neanche delle pari opportunità televisive.

    In definitiva lo stile della campagna vodafone non mi pare molto lontano da quello della Tre. Anzi, anche ripensando alla Megan Gale di 10 anni fa, ti dirò Giovanna che mi sembra proprio uguale.

    Considerate anche le proposte commerciali della Wind e della Tim, variazioni sul tema della donna oggetto sessuale, secondo me puoi cambiare operatore in tutta tranquillità. Tanto non c’è scampo.

    A meno che.. Cosa ne dici di Coopvoce o Postemobile?
    Qualcuno ne sa qualcosa?

  12. Giulia, Massimo, d’accordo con voi e… già lo sapevo: la comunicazione di Vodafone non è tanto migliore, di fondo. Però le immagini di Ilary Blasi che Massimo indica sono comunque un po’ “redente” dalle scenette di vita quotidiana della campagna complessiva. Perché uno vede la foto linkata da Massimo, ma pensa alle gag degli spot, che ci mettono di mezzo un po’ di sorrisi, e – a volte – un pizzico di ironia. Poi si tratta pur sempre di un calciatore e di una velina, siamo d’accordo…

    Tirando le somme: per parte mia, possiamo denunciare allo IAP anche la campagna Vodafone, ma so già che in quel caso non abbiamo speranza di ottenerne il ritiro. Mentre con Tre ce la possiamo fare.

    Potrei dilungarmi in modo analitico sulle differenze per cui Vodafone non è denunciabile e Tre sì. Conosco bene la comunicazione Vodafone perché l’ho analizzata già anni fa: quando c’era Megane Gale, per intenderci. Ma attenzione che il caso di Megan Gale era ancora diverso sia dalle scenette Blasi-Totti, sia dalla moltiplicazione anonima di corpi che propone/propina Tre.

    Perché è proprio questa la differenza che più disturba: Blasi ha comunque una identità propria, è inserita in storielle di qualche tipo, è insomma una testimonial. Pure la Belen di Tim – per dirne un’altra tutta corpo – ha una personalità propria, in fondo.

    Ma le anonime ragazze di Tre sono corpi vuoti e indistinguibili, punto. Carne in vetrina.

    Detto questo: confesso che non so ancora se passerò a Tre o resterò a Vodafone, perché davvero Tre costa meno e poi anch’io un po’ penso che… se non è zuppa è pan bagnato. E che l’unica vera alternativa sarebbe restare senza cellulare. Ma come faccio? Dovrei cambiare vita. Magari un giorno, ma ora non posso farlo. Di cambiare vita, intendo.
    🙂

  13. Siamo nell’Anno Domini 2010, sarebbe ora di “svoltare” anche con la (solita) pubblicità. Aziende stupiteci!

  14. Unica osservazione ulteriore… stai paragonando una campagna tv a una campagna stampa (approccio diverso), un testimonial a tre sconosciute (approccio diverso), due budget totalmente diversi (se fai 40 spot Vs 1, quell’uno deve essere più ‘estremo’ per avere effetti simili al martellamento dei 40), ecc.

  15. Massimo, ti prego di non farmi più ingenua e inconsapevole di quel che sono, visto che evidentemente non mi conosci. Esattamente come io non presumo che i miei lettori e commentatori siano più ingenui e inconsapevoli di me, ma scrivo sempre nel massimo rispetto di tutti, incluso te.

    So come si fa una campagna, come si fa un piano di comunicazione, come si studia il mercato e come ci si rivolge a diversi target. Dunque capisco bene cosa stai dicendo e implicando: so che non si paragona una campagna stampa con una serie di spot, ma stavo solo dicendo che l’immagine di un annuncio stampa, se appartiene a una campagna che include diversi spot, non può che rinviare implicitamente anche a quelli, non può che ricordarli.

    Lavoro da molti anni sulla pubblicità, con la pubblicità e da molti anni anche nella pubblicità, affiancando e osservando il lavoro di molti pubblicitari, a tutti i livelli. Semplicemente, forse è la prima volta che ti affacci su questo blog e dunque non cogli alcuni riferimenti a discorsi pregressi.

    Quanto alla disparità di budget, be’… non è davvero una questione di soldi: l’unico spot che una azienda ha a disposizione – causa budget limitato – potrebbe essere mooolto più “estremo” – come dici tu – e creativo se non proponesse i soliti, ennesimi, noiosi quattro corpi scosciati.

  16. Giovanna, io non manco di rispetto a nessuno ma questo non vuol dire non far notare quelle che sono a mio parere incongruenze. Se apri i commenti, secondo me accetti anche posizioni diverse dalle tue senza mettere come ‘scudo’ il CV 🙂
    Non colgo discorsi pregressi, è ovvio: io ho commentato questo post nei suoi contenuti, non l’autrice del post o il blog…

    Stai passando dal ‘non cambio gestore perchè usa donne mezze nude’ (e ti è stato fatto notare che lo fanno tutti, e non solo nel settore telco) a ‘la pubblicità non mi piace perchè è già vista/ecc’.

    Ecco, il primo è il dato oggettivo che contesto (il primo link che ti ho messo ha una donna molto più nuda della pubblicità che stai contestando), sul secondo aspetto non posso dire molto, sono opinioni. La mia opinione l’ho detta: stai paragonando mele con pere, secondo me, e ti ho spiegato perchè (testimonial dell’ultima campagna tv 3 erano Claudia Gerini/Teresa Mannino e non mi pare di averle viste svestite come il link che ho messo sopra). Puoi non essere d’accordo ma questa è normale dialettica 😀

  17. interessante il post e anche il dibattito che è nato. Condivido la tua posizione Giovanna e ne capisco anche quello che per certi versi può sembrare “estremismo dialettico”. davvero a volte non se ne può più e Il peggio è che è talmente becero il livello della comunicazione pubblicitaria in generale che trovare un esempio virtuoso è impresa ardua. Quindi dalla Tre alla Vodafone suona come il vecchio detto dalla padella alla brace…insomma c’è ancora tanta strada da fare per passare dall’advertising all’invertising concetto che secondo me rappresenta appieno il modello a cui deve guardare la pubblicità per essere una conversazione con e tra persone, eticamente corretta e rispettosa anche dei generi…
    Detto questo seguirò i tuoi link per segnalare la Tre. Grazie

  18. Brava Giovanna, avrei fatto la stessa cosa, mi è capitato e mi capita di rinunciare a cose che desidero o di cui ho bisogno per le stesse ragioni.
    Non mi lascio suggestionare senza guardare e prendere atto del modo in cui un marchio si fa rapprentare…

  19. Non so voi. Io tra una mela matura e una pera acerba riesco a fare le mie agevoli comparazioni.

  20. ..la pubblicità è l’anima del commercio ( chi l’ha detto ? ) , in effetti …! A proposito , avete visto la pubblicità del formaggio Grana Padano ? : la scena si svolge su uno di quei battelli illuminati che si possono “economicamente” noleggiare a Parigi per serate romantiche . Gli interpreti sono una ragazza bellissima che pilucca il formaggio , un ragazzo che combatte con una bottiglia di champagne per sturarla ( invano ) . Lei , con sottigliezza tipicamente femminile fa cadere il tovagliolo e , approfittando della distrazione di Lui che lo raccoglie , da’ un colpo secco al culo della bottiglia facendola stappare spontaneamente . Ogni volta che la vedo mi faccio un sacco di risate nella riflessione su quanto le donne siano più pratiche degli uomini , specialmente allorquando subentrano le distrazioni “estetiche” ad inibirne le potenzialità funzionali…!

  21. Come Fabiola, da anni ormai alcune griffe non entrano più nel mio guardaroba e tendo pure a valutare la moralità di alcuni brand anche dai testimonial che si scelgono. Orientare i propri consumi in modo consapevole è la nostra arma migliore affinchè cambi finalmente qualcosa.

  22. Giuro che apprezzo chi ha la forza di volontà di fare scelte così radicali (rimango curioso di sapere cosa vestono, cosa mangiano, cosa guidano, ecc). Per dirne una, se qualcuno usa un testimonial che negli spot è un amorevole e simpatico marito, ma poi in campo tira un calcione coi denti digrignati, cambiate gestore?

  23. Tanto per condire la discussione, segnalo un link con un commento meno rigoroso e più sanguigno sugli spot televisivi sempre di 3:
    http://diegozilla.blogspot.com/2010/04/pubblicita-al-contrario.html

  24. A proposito di mele mature e pere acerbe, chi sta criticando è donna….
    Mi spiego meglio: donne con pere e mele acerbe gelose di donne con pere e mele mature!!!!

  25. Le aziende (e chi per loro) analizzino il contenuto delle critiche, non chi le fa.

  26. Prof non molli, non ceda alla tre!!

  27. purtroppo dovremmo criticare piu’ gli art directors italiani che la compagnia in se'(anche se poi e’ la 3 che avalla le campagne).In Gran Bretagna(ma lo stesso si puo’ dire anche dell’altro paese di riferimento della compagnia,la Cina) la 3 fa della comunicazione molto diversa e spesso solo in Italia vediamo la macelleria che ci propinano. Basta andare a leggere un articolo sul WOM marketing di 3 per rendersi conto di che anomalia siamo. http://www.guardian.co.uk/technology/2005/oct/19/news.mobilephones

  28. Massimo Cavazzini,
    trovo sempre povere e controproducenti le aegomentazioni comparativistiche, se poi consideriamo che lei sta in 3, sono tafazzesche. Un marchio non può difendersi dicendo, ma allora l’altri? eddai! Quale sarebbe il problema? Che COsenza si affida alla tematica di genere ma in realtà detesta il suo capo? che Cosenza pensa che in fondo tre le porta sfiga? Che un prete le ha detto “non usare tre: è Satana!”
    la verità è che sta emergendo un movimento di opinione, tra le donne italiane e non solo tra le donne, che è diventato reattivo e sensibile alla strumentalizzazione del corpo femminile – siamo soggetti politici ed economici ed è abbastanza naturale che questa nuova sensibilità si ripercuota sulle scelte che facciamo come soggetti economici. La nostra reattività potrebbe essere non identica dinnanzi a tutte le proposte pubblicitarie, perchè in gioco ci sono diverse variabili dalle due parti del contratto d’acquisto – nella struttura della personalità dell’acquirente nella ossatura psicologica e culturale della proposta pubblicitaria. Sinceramente per me non è motivo di problema, deve essere motivo di problema – e lo è, per le aziende e per le società a cui esse affidano le loro campagnie. Di fatto io e altre siamo diventate sensibili al fattore “presenza di sessismo” e “sessismo combinato a” che è come lo zucchero: si può vedere quanto ce n’è in una pera in una mela in una sacher e persino nel suo minimo necessario del sugo di pomodoro. Quando l’etica vacilla, in soccorso ai pubblicitari potrebbe venire almeno il calcolo economico.

  29. caro Zauberei, se trova tafazzistiche certe argomentazioni, c’è tafazzi dal primo post (“Mi tocca restare con Vodafone, anche se costa di più, che almeno ci propina le scenette della coppia Blasi-Totti”).

    Sinceramente ho risposto – nb: non parlo a nome di 3 ma a nome mio – con argomenti solidi. Ovvero che la pubblicità può non piacere, mentre la scelta di non cambiare gestore in base alla pubblicità la trovo singolare (occhio, non sbagliata perchè ognuno dei propri soldi fa quello che vuole) perchè l’adv in italia (ma a vedere è così un po’ dappertutto) è fatto anche di queste cose, e tutti i gestori tlc usano una certa comunicazione.

    due riflessioni-provocazioni:
    – del ‘movimento d’opinione’ si era già parlato e alla domanda fatta in alto da un altro lettore, nessuno ha risposto: auto usata? compagnia telefonica fissa e mobile? che cosa mangiate? cosa vestite? che computer avete? e che oggetti d’uso quotidiano avete?
    – la pubblicità la fanno i creativi o i clienti? E’ un gatto che si morde la coda ma evidentemente pochi pubblicitari propongono al cliente idee che piacciano e quindi il cliente si rifugia nel ‘porto sicuro’ (che funziona, evidentemente). La colpa è del cliente? curioso… e perchè non del pubblicitario? credo sia un tema interessante… al di là dei tafazzismi.

  30. Proprio in queste ore ho letto un interessante post ove l’autore/il creativo fa un passo indietro, abbandona il campo, mostrando più etica dell’azienda committente http://www.mizioblog.com/?p=544

  31. Il problema è che la domanda è mal posta, parte da premesse che, si sente dai toni usati, credono di toccare dei tasti dolenti scoperchiando chi sa quali dolorose incoerenze, quando per lo meno a me della coerenza non me ne fotte niente – mi si perdoni. E’ una tattica pedente, come sempre quando si mette in scena il benaltrismo. Tipo: ah l’israeliani sono cattivi! Embè allora l’ammericani? Ah ciccio formaggio ha rubato tot soldi, ah perchè allora pinco pallo? Si ma il mio problema di volta in volta è quella questione, quel quadro politico, quel quadro giuridico. La comparativistica non elude il problema, nè quando io mi occuperò del caso successivo userò un metro di giudizio diverso. Ora mi occupo di questo e valuto il grado in cui certi elementi che condivido o che non condivido sono presenti. Questi elementi sono in situazioni diverse presenti in diverso grado – la mia soglia di tolleranza è singolare e insindacabile.
    Ora tornando allo specifico: io utente donna di telefonini ho due beni da amministrare. Il mio desiderio di agire economicamente il problema della rappresentazione femminile nella scelta di un certo oggetto, e il mio problema di utilizzare al meglio i miei soldi. Se io ho Omnitel per dire – come il caso qui – trovo che il mitico Totti con consorte, siano impareggiabilmente meno problematici delle trittico di gnocche. Omnitel ha fatto anche degli spot di ironia sugli stereotipi di genere – con Totti che faceva la maglia ai ferri. Mi faccio due conti e decido che il mio senso di fastidio nei confronti della pubblcità di omnitel vale almeno quanto la differenza tariffaria. Lei non lo capisce? Cose sue.
    Può darsi il caso che io applichi questa stessa politica al altri prodotti, per esempio il sapone “dove” perchè ne ho apprezzato la campagna pubblicitaria. Posso anche decidere che il sapone dove è fatto di cartavetrata e quindi pippa. A sto giro non combatto. Sono un libero soggetto nel mercato e decido io quando e come fare i miei gesti secondo calcoli miei personali. Personalmente cerco di farci caso. Tendo a premiare le ditte che sono attente alle questioni di genere, faccio delle mie classifiche e certo valuto insieme ad altri fattori. Allo stesso tempo una grande azienda deciderà – nel caso piuttosto frequente che dell’etica se ne freghi – come relazionarsi agli esiti di un movimento di opinione. Se il movimento di opinione è mio di gino e di pino, se ne fregherà. Se dovesse constatare che il movimento di opinione crea un dibattito che lede l’azienda – in una misura che valuterà lei, magarai constatando che totti coi ferri alza più contratti della gnocca – sceglierà una diversa strategia di comunicazione. Nessuno qui parla di colpe, tutti qui ragionano in termini di convenienza delle parti.

  32. la domanda (anzi le due domande) saranno anche mal poste, ma anche le risposte non arrivano 🙂

    ovviamente essendo il lungo post zeppo di opinioni personali, non c’è molto da aggiungere: è banale che ognuno fa quello che vuole e altrettanto banale che il movimento d’opinione adesso esiste, ma è evidentemente opposto. Domani? Chissà, la pubblicità da che mondo è mondo è fatta per vendere, e quando non ha più venduto si è trasformata. E’ accaduto in passato, accadrà ancora.

    Rimane da capire se le pubblicità le fanno i creativi o i clienti, questa forse è la sfida di domani… o no?

  33. @Massimo Cavazzini
    Le pubblicità non sono mai migliori dei propri clienti e ogni cliente ha la pubblicità che si merita. Quando il cliente si stanca (si badi, non della sua razione quotidiana di persuasione all’acquisto, cui ha diritto, ma solo di quello specifico slogan) ecco che il pubblicitario si arroga la presunzione di essere creativo solo perché è chiamato a far tornare sete ad un povero disgraziato che ha appena bevuto.
    Per una persona che abbia un cervello, e non solo un midollo spinale, la pubblicità funziona solo per negatività: posso acquistare solo un prodotto la cui réclame non urti la mia intelligenza. Mi mostri la donna scosciata? E io ti sanziono, scegliendo anche tra le scosciate quella meno offensiva per i valori che voglio difendere. Oggi, fare politica è soprattutto questo.
    C’è più rivoluzione nella borsa della spesa di quanta ce ne fosse nella presa delle Bastille.

  34. Pingback: [lettera aperta] Le ragazze di 3 « Ilcomizietto

  35. Grazie per la segnalazione, ho scritto anch’io.
    Alla 3 non ci passo di certo, non sono interessata ad una prestazione da una prostituta, perché mi pare che vendano questo dalla pubblicità in questione.

  36. @ugo vada per la borsa della spesa .. assieme ne portiamo sempre un altra (invisibile), altrettanto significativa, è il serbatoio della nostra personale materia oscura del desiderio ( usata forse più dalle donne che dagli uomini), contribuiscono entrambe al destino politico comune; piuttosto infausto nel momento presente.

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