Virginity for sell

Natalie Dylan è lo pseudonimo di una studentessa californiana che a 22 anni, nel settembre 2008, annunciò per radio che avrebbe messo all’asta on line la sua verginità.

Aveva appena preso una laurea in women studies e, con i soldi che avrebbe guadagnato, progettava di pagarsi un master in terapia familiare. Nel giro di pochi mesi la notizia rimbalzò su giornali e televisioni mainstream e il 30 settembre la ragazza fu ospite al Tyra Bank Show.

Natalie diede una motivazione femminista al suo gesto, parlando di «empowerment» femminile e dichiarando cose come:

«Idealized virginity is just a tool to keep women in their place. But […] if virginity is considered that valuable, what’s to stop me from benefiting from that? It is mine, after all. And the value of my chastity is one level on which men cannot compete with me. I decided to flip the equation, and turn my virginity into something that allows me to gain power and opportunity from men» («Why I’m selling my virginity», The Daily Beast, January 23, 2009).

Arrivò infine a prevedere che vendere la verginità sarebbe diventato presto una tendenza. E in effetti, se cerchi su Google «virginity for sell», trovi molti casi.

Ora anche in Italia abbiamo il nostro (grazie a Valentina per la segnalazione). Con differenze interessanti, però.

A fine marzo Silvia Valerio, 19 anni, ha pubblicato con Vallecchi il romanzo C’era una volta un presidente. Ius primae noctis, in cui parla del suo desiderio di donare (non vendere) la verginità a Mahmud Ahmadinejad. Pensa infatti che il presidente dell’Iran, oltre a essere molto attraente, sia l’unico uomo capace di trattare le donne e di riconoscere il loro valore, cosa che gli occidentali non sanno più fare.

Insomma il caso Silvia Valerio è stato costruito nel modo più cinicamente consono alla disparità di genere italiana. Infatti, la ragazza (o chi per lei) gioca sempre sul tema della verginità per attirare l’attenzione e fare soldi, ma ribadisce la solita immagine della donna inconsapevole e sottomessa, perché parla di valorizzazione femminile ma desidera unirsi a uno dei peggiori emblemi di violenza sulle donne e loro discriminazione, dunque ostenta una scandalosa ignoranza per la quale, quando appare in tv, è sempre messa a tacere o sbeffeggiata.

Questa è l’apparizione di Natalie Dylan al Tyra Bank Show:

E questa è Silvia Valerio al Chiambretti Night:

9 risposte a “Virginity for sell

  1. Se non fosse per tutto il contorno (in entrami i casi la mia fantasia evoca immagini infernali di tipo dantesco, quelle degli ultimi canti, per capirci 🙂 ) direi che “donare” è meglio che “vendere”.

  2. Non pensavo che molti maschi avessero ancora il mito della verginità femminile…

  3. Ciao, purtroppo avevo già visto Silvia Valerio ospite in moltissimi programmi dove diceva proprio che l’Italia potrebbe essere fiera se avesse un presidente come Ahmadinejad. Le avevano già suggerito in varie persone di andare a vivere in Iran per provare realmente la vita là. Io invece che mandarla in iran la manderei a c…..

  4. Natalie ha certamente molto più da dire della nostrana Silvia, a mio avviso soltanto in cerca di visibilità fine a se stessa.

  5. Immagino che in un caso come questo una debba dire – “dice cose cretine” anzichè è cretina.
    Ma la prima, l’americana, è intelligente e scaltra. Io credo che sia l’americana a strumentalizzare in maniera raffinata il femminismo al fine della visibilità. E’ discutibile ma è una capriola squisitamente politica. Quest’altra non credo che si limiti alla visibilità credo proprio che si sia creata una mitologia ritagliata sulle proprie diottrie.

  6. @zauberei: un modo come un’altro per entrare nel mondo dello spettacolo..

  7. @Signora in Giallo: un modo come un’altro per entrare nel mondo dello spettacolo..

    Direi piuttosto che è un modo come un altro per far entrare il mondo dello spettacolo…
    Comunque la vendità della verginità è il business più vecchio del mondo.

  8. “Comunque la vendità della verginità è il business più vecchio del mondo.” (geniale)

    Sono daccordo con Zauberei, l’americana ha giocato bene le sue carte, ma l’italiana se avesse provato la sua strategia in un altro paese, avrebbe avuto la stessa risonanza mediatica? Secondo voi è un problema dell’Italia questo?

  9. Piuttosto direi che la differenza fra le due è che la prima vende un proprio bene consapevolmente (o a caccia anche lei di notorietà), che la scelta sia condivisibile o no.
    E per quanto non lo farei, sono perfettamente d’accordo nel dire che la verginità non è un valore, un pezzo di carne non può essere un valore, così come valore non indica nulla di materiale (a meno che non parliamo della sua accezione economica, ma in questo caso mi sembra se ne parli come sinonimo di virtù).

    La signorina Valerio ha invece trovato un editore disposto a pubblicare una simile idiozia della quale nemmeno l’autrice stessa mi sembra aver capito il significato. Si diverte a fare il personaggio provocatorio, tanto nell’Italia in cui siamo sono i fenomeni da baraccone a trovare spazio e opportunità!

    @MariaGiulia: “Comunque la vendità della verginità è il business più vecchio del mondo”…
    Più che altro è la forma di sfruttamento del corpo femminile più vecchia del mondo, perché sono davvero poche le donne che lo farebbero spontaneamente e senza costrizioni.

    Sì, è evidente che siamo in Italia!

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