Bersani, il turpiloquio e la Gelmini

Sabato 22 maggio Pier Luigi Bersani ha chiuso l’Assemblea Nazionale del Pd proponendo una «figura eroica»: quella degli insegnanti di scuola, che inseguono i disagi sociali e i bisogni di tutti i ragazzi a costo di enormi sacrifici.

Bella chiusura, molti elettori del Pd avranno pensato: finalmente una «cosa di sinistra». Retorica, certo, perché non corredata da proposte concrete a favore della scuola. Ma le chiusure sono tutte retoriche, no? Già.

Peccato che Bersani abbia aggiunto: «mentre la Gelmini gli rompe i coglioni». Agli insegnanti eroi.

Ma come? mi lamento che Bersani parla burocratese e poi m’indigno se per una volta usa un’espressione colloquiale?

Il problema non è il turpiloquio, né tanto meno il linguaggio colloquiale: le parole vanno usate tutte, incluse le parolacce, se hanno una funzione e una pregnanza nel contesto in cui sono usate. Se aggiungono impatto emotivo senza offendere nessuno.

Ma la parolaccia di Bersani menziona metaforicamente un attributo maschile e lo riferisce a una donna. Risultato: volgarità gratuita, di sapore vagamente maschilista, in un periodo in cui la disparità di genere è sulla bocca di tutti. E per giunta offre al ministro Gelmini l’occasione di rispondere con stile.

Prendi infatti, da un lato, la risposta che ieri ha dato Mariastella Gelmini, a Palermo per la manifestazione in memoria della strage di Capaci: «Non commento, siamo qua per discutere di cultura della legalità e non di altro» e confrontala, dall’altro lato, con la controreplica che il Pd ha affidato a Giovanni Bachelet:

«Il numero di entusiastici messaggini spediti da amici e parenti insegnanti subito dopo le parole di Bersani sulla scuola suggerisce che la scelta di definirli eroi del nostro tempo, malgrado l’espressione birichina che sintetizzava il più volte dichiarato disprezzo del ministro verso il loro lavoro considerato un ammortizzatore sociale, rallegra molte persone per bene».

Morale della favola: mentre gli «amici e parenti» di Bachelet lodano e imbrodano il «birichino», Gelmini svetta su tutti i media per signorilità.

Sapeva, Bersani, di fare un regalo del genere alla sua avversaria?


14 risposte a “Bersani, il turpiloquio e la Gelmini

  1. è stata una stupidaggine

  2. ..oh ragazzi , siamo pazzi ?..

  3. “Ma la parolaccia di Bersani menziona metaforicamente un attributo maschile e lo riferisce a una donna.”

    a me non sembra che sia così: Bersani non ha detto “alla Gelmini mancano i coglioni” (e allora sarebbbe giusto dire “un attributo maschile riferito a una donna”) ma ha detto “la Gelmini rompe i coglioni” e rompere i coglioni non è una prerogativa maschile perchè tutti possono farlo

  4. Tutto quello che vuoi, caro Hamlet, ma resta il fatto che un’espressione così, riferita a un ministro della repubblica di genere femminile, da parte di un leader dell’opposizione qualifica il leader dell’opposizione, non il ministro di genere femminile. Specie se, per il resto, il leader parla burocratese: proprio per questo la “parolaccia” si distingue in modo ancor più netto dallo sfondo da cui emerge, ritorcendosi contro chi l’ha pronunciata, ovviamente.

    No, nicocara, qui nessuno è pazzo.

  5. sono d’accord che è stata una caduta di stile di Bersani: se Berlusconi avesse detto una cosa del genere contro una donna, cosa avremmo detto? Quante raccolte di firme si sarebbero fatte?? 🙂

  6. Sono d’accordo sul fatto che sia una scelta infelice, ma non per i motivi che hai detto tu.
    Non sono sicuro che “rompere i coglioni” venga percepito come turpiloquio maschilista, visto che ormai è diffuso e utilizzato tanto da uomini quanto da donne, e non ci sono altre espressioni equivalenti per significato ed efficacia che non mettano in mezzo l’apparato riproduttivo (mi viene in mente “rompere l’anima”, ma fa molto meridionale e non ce lo vedo in bocca a Bersani).
    Il punto secondo me è un altro, ed è ben più grave: rompere i coglioni non vuol dire essere nel torto. Anzi, i genitori migliori sono proprio quelli che “rompono” ai figli per farli studiare, lavarsi i denti, eccetera. In politica poi la situazione è ancora peggiore, perché “rompicoglioni” di solito è un attributo positivo, rivolto a chi per qualsiasi motivo è contro il potere: una biografia di Travaglio era “il rompiballe”, rompicoglioni era stato definito Marco Biagi da Scajola, quante volte espressioni simili sono state utilizzate contro esponenti dell’antimafia, e via dicendo.
    Se Bersani avesse detto qualcosa tipo “la Gelmini prende per il culo gli insegnanti”, sarebbe rimasto il turpiloquio ma almeno avrebbe avuto il connotato giusto, visto che prendere per il culo è sempre una cosa negativa, e veicolerebbe un messaggio concreto, e cioè che il ministro promette delle cose mentre fa tutt’altro. Accusandola di rompere i coglioni senza spiegare il perché, sembra confermare il pregiudizio sulla sinistra che protegge i dipendenti pubblici a priori. Quindi da una parte non raggiunge il suo target, e cioè i lavoratori autonomi che diffidano della sinistra, e continueranno a farlo dopo questa uscita, dall’altra nemmeno riesce a mobilitare il proprio elettorato, visto il maldestro uso dei termini (leggo di molte persone che dicono “Bersani ha fatto bene ma ora vogliamo i fatti”, quindi possono aspettare…). E infine, non rende nemmeno un buon servizio agli insegnanti, che hanno ragione di protestare e avrebbero bisogno di una solidarietà che vada oltre la categoria, e che non otterrano se vengono presentati come dei viziati a cui la figura materna del ministro rompicoglioni ma giusto vuole togliere i privilegi…

  7. Fabrizio Bercelli

    Pessimo Bersani. Secondo me è mediocre quando dice quello che non pensa e non credo che su insegnanti, scuola e Gelmini pensi quello che ha detto. Non è solo vuota retorica, è cattiva demagogia.
    Tu avevi giustamente notato che in una situazione in cui era stato indotto a dire quello che pensava davvero, Bersani era stato efficacissimo.
    La mediocrità dello stile, secondo me, dipende dalla mediocrità dei contenuti. Il problema del PD e di Bersani NON è un problema di comunicazione. A meno che l’obiettivo sia superare Berlusconi nell’abilità di raccontare balle.
    Per molti del PD, talvolta persino per Bersani che pure tante cose le sa, temo valga il tuo Tacito: Fingunt simul creduntque.

  8. “La mediocrità dello stile, secondo me, dipende dalla mediocrità dei contenuti.”
    Concordo perfettamente con Fabrizio Bercelli.

  9. Sostanzialmente d’accordo con Skeight, tranne che su un punto: se c’è un inganno (comunicativo) sul quale il centro-sinistra ha continuato a sbattere negli ultimi dieci anni è quello di poter “parlare ai lavoratori autonomi che diffidano della sinistra”. I lavoratori autonomi che diffidano della sinistra (e che considerano gli insegnanti “una casta di fannulloni”, e applaudono Brunetta, eccetera eccetera) voteranno SEMPRE a destra, di qui all’eternità. E’ totalmente inutile corteggiarli. Ribadisco, l’errore tragico è cercare pateticamente di portare dalla propria parte questa fetta d’Italia, magari attraverso arruolamenti improbabili come Calearo e Colaninno (per non parlare di Montezemolo, il sogno proibito).
    La sinistra può recuperare terreno solo se (re)impara a parlare al SUO elettorato di riferimento: i dipendenti (pubblici o privati), gli operai, gli insegnanti frustrati che hanno smesso di andare a votare, o addirittura hanno iniziato a votare per la Lega. Dire che la Gelmini “rompe i coglioni” agli insegnanti è un’uscita infelice nella forma – e su questo mi pare che siamo tutti d’accordo – ma almeno è una prima (primissima) reazione decisa sul tema. Quindi no, personalmente non sono così indignato.

    Spero di non essere andato OT, ma il confine tra analisi della comunicazione politica e analisi politica tout court è ovviamente sottile.

  10. no, non c’è nessun raginamento da fare, è che è proprio incapace, sto bersani …
    è più forte di lui, non ci riesce prorio. il fatto è che è un burocrate qualsiasi che si trova a fare la cosa che meno gli riesce, il politico-comunicatore nell’era della politica mediatica. è l’uomo sbagliato al posto sbagliato, nel momento sbagliato. ogni volta che prova a dare segni di vita, fa una gaffe stratosferica.
    a questo punto il discorso da fare è un altro, ed è sul meccanismo delle primarie… ma chi lo ha eletto sto qua, che solo a guardarlo mette tristezza, e se si va sui contenuti la mette ancora di più? c’è poco da fare, affidando al “popolo delle primarie” la scelta del candidato, berlusconi passerà indenne attraverso i prossimi cento scandali.

  11. Fabrizio Bercelli

    D’accordo con Skeight.
    Non solo la frase “gli rompe i coglioni”, ma anche la faccia e la voce con cui Bersani l’ha detta, suggerivano che lui lì inscenasse la reazione collerica (“non mi rompere i coglioni!”) di chi è oggetto di… di cosa?
    Eh. Chi è che spesso reagisce così? e contro chi e riguardo a cosa reagisce così?
    A occhio e croce, se vedo uno reagire così, con molta probabilità per me la rompicoglioni ha ragioni da vendere. Anche a prescindere da chi sia il maschio e la femmina.
    Continuo a pensare che Bersani, in cuor suo, stia generalmente dalla parte dei ‘rompicoglioni’ (come ministro lo è stato). Qui invece ha finto il contrario, ha forzato i toni per sembrare autentico, e quello è il risultato.

    Piacerà comunque a quelli che usano inveire con ‘Non mi rompere i coglioni’. Ce ne sono tanti. Ma voleva davvero questo Bersani? Povero.

  12. Insomma, le scuole politiche oggi non vanno più di moda. Ma quantomeno un po’ di dialettica (non retorica, di quella ce n’è troppa) non guasterebbe. Anche una rapida scorsa al “Principe” non stonerebbe.

  13. Bersani: inadeguato, lunatico, inconcludente, con una cadenza regionale talmente marcata da risultare alle volte incomprensibile ( non sopporto chi farfuglia, è più forte di me! :P) oltre ai noti “ghirigori” linguistici con cui ci ha deliziati negli ultimi mesi..
    Chiedersi perché sia stato eletto dal fantomatico “popolo delle primarie” credo sia un inutile esercizio di stile, dato lo stato comatoso in cui versano le istituzioni repubblicane e il dibattito politico… meglio dire che è stato voluto dalla vecchia nomenklatura, cioè D’Alema & Co….
    Almeno avrebbero potuto affiancargli un team che ne curasse no solo le sparate…ma anche la dizione…. Insomma, per me, la crisi del PD e della sinistra tutta ( o quasi) va molto oltre la questione identitaria o valoriale…
    Una buona serata a tutti!

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