Miriam Mafai, le donne, la politica

Leggevo ieri, in un’intervista di Iaia Caputo a Miriam Mafai:

Caputo: «Tu non sei mai stata femminista, anzi, tra la tua generazione [Mafai è nata nel 1926] e le più giovani donne del movimento ci sono state a lungo distanze, incomprensioni, persino inimicizia. Secondo te, dove sbagliavano?»

Mafai: «Personalmente sono ancora d’accordo con quello che scrisse Simone De Beauvoir, e cioè che donna non si nasce ma si diventa, mentre il femminismo esalta la differenza. E anche se riconosco che ha portato alla luce temi che forse non avremmo fatto emergere con la stessa forza, purtroppo il femminismo nella vita politica ha inciso pochissimo, almeno nel senso che non ha portato a una maggiore presenza delle donne sulla scena pubblica.

Dove sbagliava? Lo dirò con una battuta: se ti siedi a un tavolo dove stanno giocando a poker e dici che vuoi fare un gioco diverso, ti rispondono: “Fatti un altro tavolo”.

La politica è, se vuoi, questo orrore: un insieme di passione autentica, di intelligenza vera, e poi anche di intrigo, di ambizione. Non vedo come le donne possano introdurvi elementi diversi: se vogliono far politica quelle sono le regole, se non piacciono bisogna fare un’altra cosa: volontariato, associazionismo.»

(I. Caputo, Le donne non invecchiano mai, Feltrinelli, Milano, 2009, pp. 64-65.)

Scappo a Far Game. Mi attende una giornata intensa. Questa.

7 risposte a “Miriam Mafai, le donne, la politica

  1. Ma se in una stanza dove giocano a poker c’è qualcuno che rivela le carte degli altri, urla, o mette i piedi sul tavolo da poker, o inizia facendo finta di giocare a poker e poi gioca a ramino… penso che i giocatori di poker dovranno fermarsi un attimo. Se si sta su un tavolo di fianco i giocatori di poker continueranno a giocare a poker.

  2. Perché per fare politica devo accettare le regole imposte dagli altri, anche se le considero scorrette? Se a me non piace un determinato modo di fare politica, non mi adeguo, ma costruisco a partire da me un altro modo di farla. Anche a costo di sacrifici. I veri cambiamenti si fanno iniziando a creare noi un sistema diverso, altrimenti rappresentano solo dei finti passi in avanti, magari più rapidi ma alla lunga meno incisivi. Sii il cambiamento che vorresti avvenire nel mondo rimane un grande insegnamento, troppo poche volte applicato.

  3. comizietto, cos’hai contro il poker?
    Battuta a parte, il cambiamento si fa inventando nuovi giochi capaci di propagarsi, non (tanto) disturbando quelli già esistenti.
    I nuovi giochi sono ‘rivoluzionari’ se sono così appassionanti e vantaggiosi che non pochi abbandonano i giochi vecchi a favore dei nuovi. (Karl Marx dal cielo dice “bravo!”. Groucho ci sta pensando)
    Difficile che certi giochi vengano lasciati solo perché qualcuno rompe le scatole ai giocatori. (Groucho sorride e mi strizza l’occhio, cos’ha capito?)

  4. Scusate – non confondiamo le carte. Metafora d’obbligo.
    Il discorso di mafai rinvia a due questioni: ossia le regole della politica e gli stereotipi di genere. Il cortocircuito che imputa al femminismo è quello per cui ha sponsorizzato l’idea della donna come soggetto nel mondo diverso dall’uomo e quindi titolare di etica diversa – e di default implicitamente più buona. La donna sarebbe quella che allora dovrebbe arrivare nella polis e siccome ci ha l’etica diversa e più buona dovrebbe migliorare il sapore della politica.
    Questa è l’esito di una semplificazione che cortocircuita natura e cultura e che ha delle penose ricadute sessiste. Da questa semplificazione deriverebbe per esempio che io donna, non rubo non perchè ho un codice etico ma perchè ho le ovaie.
    Ora – non è che la differenza non esista. la differenza esiste, ma è una grandezza labile e sfuggente, che si dilata e scompare nelle sue interazioni con il contesto storico. Enucleare la differenza è affascinante, ma semplice in via assolutamente apparente. Quando ci lavori – per esmepio nei contesti dell’endocrinologia o della neurofisiologia o della stessa psicologia evolutiva, la questione è tutt’altra.
    Ciò non vuol dire che le regole non possano o debbano essere migliorate. Ma questa è una rubrica dei cittadini tutti come soggetti politici, non necessariamente di una che salta sul tavolo nel corso della partita – e se capita che sia una, non è detto che questo sia necessariamente un gesto politico correlato al genere.

  5. Anche a me il libro di Iaia Caputo è piaciuto molto. Qui cito da un’altra sua intervista, quella ad Alessandro Bocchetti: http://livepaola.blogspot.com/2009/12/le-donne-non-invecchiano-mai.html

  6. @Zauberei
    “La donna sarebbe quella che allora dovrebbe arrivare nella polis e siccome ci ha l’etica diversa e più buona dovrebbe migliorare il sapore della politica.
    Questa è l’esito di una semplificazione che cortocircuita natura e cultura e che ha delle penose ricadute sessiste.”
    Ma così dicendo ti scavi la fossa da sola. Se le donne non venissero considerate portatrici di una differenza rispetto all’uomo, per quale ragione dar loro spazio nella polis? Non solo, se le donne non vengono considerate come un sesso diverso che ha caratteristiche diverse, meno violente degli uomini, rimarrebbe da spiegare per quale arcano motivo non sono presenti ai vertici della società, né retribuite alla pari, statisticamernte parlando.
    Le donne sono diverse dagli uomini. Questa affermazione non è sessista, è una constatazione. Secondo i nostri criteri contemporanei riteniamo che una donna possa ricoprire la quasi totalità dei mestieri maschili con medesimo rendimento. Per questo lottiamo per i diritti delle donne.
    In altre epoche e società questo non sarebbe stato possibile, perché l’organizzazione del lavoro non permetteva alle donne di fare lavori maschili. Mafai ha comunque ragione.

  7. Alfonso.
    Non ho detto che le donne non siano portatrici di differenza – così come lo sono gli uomini rispetto ad esse, dico diversamente che questa differenza non è una grandezza fissa, e in certe circostanze è una grandezza molto sottile. Ma io attualmente mi occupo specificatamente di questo – ossia individuare la differenza. Quando te ne occupi in dettaglio scopri che non è così facile identificarne i confini, sradicare il naturale dal culturale. Perchè i comportamenti cambiano, e se cambiano vuol dire che la radice biologica è stata sopravvalutata. Questo forse ci porterebbe un po’ lontano ecco, ma allo scopo consiglio intanto, Il Sesso del cervello – ottimo libro della neuroscienziata C. Vidal – magari non sono d’accordo su tutto, ma è un buon testo sul dibattito in tema.
    Comunque, quello che dico è che eticamente un soggetto non è titolare di diritti in quanto che alternativi a un dato gruppo. Un soggetto è titolare di diritti in quanto soggetto. E’ curioso quello che tu dici, cioè che io avrei diritto all’espressione politica solo in nome di una presunta diversità, e non in nome di un costituzionalmente acclarato diritto. Che effetto ti farebbe sentirti dire che puoi votare solo se voti un’idea nuova?

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