Archivi del mese: giugno 2010

Grand Prix all’ironia sul macho

Qualche giorno fa – come abbiamo visto – il 57mo Lions International Advertising Festival di Cannes ha assegnato il Grand Prix della categoria Outdoor alla campagna «Be Stupid» che Anomaly ha realizzato per Diesel.

Stamattina scopro che il Gran Prix per la categoria degli spot è andato a «The Man Your Man Could Smell Like», realizzato dall’agenzia americana Wieden+Kennedy per la linea di prodotti maschili per il bagno Old Spice, e così descritto:

«This TV commercial was created to appeal to men as well as women, showing them both how great a man can smell when they use Old Spice Body Wash».

Non voglio pensare che questo sia il miglior spot prodotto nel 2009-10 in tutto il mondo, ma cerco di capire.

Suppongo che ai giurati sia piaciuto il fatto che lo spot faccia il verso alle pubblicità che presentano il prodotto come un mezzo magico, un aiutante che, una volta che lo acquisti, è capace di renderti più bello/a, pulito/a, potente e dunque desiderabile.

Suppongo pure che abbiano apprezzato l’ironia su certi stereotipi: bellezza maschile (macho esotico e muscoloso), relazioni di coppia (orientate solo a bellezza e ricchezza), desideri femminili frustrati (lei che vorrebbe un macho prestante, ricco e dotato di cavallo, lui che non lo è).

Suppongo insomma che lo spot sia stato scelto più perché è una metapubblicità, che una pubblicità.

Oppure?


 

Possiamo infine aggiungere lo spot alla riflessione sul corpo maschile che abbiamo cominciato un anno fa. Vedi anche:

Bello e impossibile (3), 12 aprile 2010

Bello e impossibile (2), 19 novembre 2009

L’uomo senza paura (o quasi), 11 novembre 2009

L’uomo che fa ridere, 28 ottobre 2009

L’uomo normale, 26 agosto 2009

L’uomo instancabile, 27 luglio 2009

Bello e impossibile, 12 giugno 2009

L’uomo in ammollo, 8 giugno 2009

 

 

 

 

 

La palma di plastica

È da quasi dieci anni che, con l’arrivo dell’estate, una palma di plastica fucsia o arancio fluo appare nelle sedi più disparate, in Italia e nel mondo. Io l’ho vista più volte a Bologna e in varie località della riviera adriatica e della Versilia, ma anche in Sicilia, dove certo non mancano le palme vere. Inoltre mi è stata segnalata a Sharm El Sheik e… qualcuno ha altri posti da segnalare? (clic per ingrandire)

Palma di plastica

Simbolo di «artificialità» (essendo di plastica), «modernità» e «ultima tendenza» (per il colore fluo), la puoi trovare davanti a una discoteca, fra i tavolini di un bar (come nel caso di questa foto, che scattai a Lampedusa nel 2006), o su qualche lungomare, a fianco di pini marittimi o palme vere.

Perciò, date le pratiche che accompagna, ormai simboleggia anche «vita notturna» e «divertimento di massa».

È questo l’immaginario evocato dal nuovo marchio dell’estate bolognese, priva dell’assessore di riferimento, poiché la città da febbraio è commissariata. Del commissario Anna Maria Cancellieri i bolognesi sono finora contenti.

Del modo in cui Bologna comunica la sua estate culturale… ehm. (clic per ingrandire)

Marchio Bologna Estate 2010

Bellezze ai raggi X

L’azienda tedesca Eizo, che produce monitor e macchinari per radiografie ad alta precisione, ha affidato all’agenzia pubblicitaria Butter la realizzazione di un calendario particolare: dodici modelle, nelle consuete pose sexy tipiche da calendario, fotografate ai raggi X.

È da tempo che lo dico: il corpo femminile è stato ormai fotografato e videoripreso in tutti i più infimi dettagli, cosa resta da perlustrare?

Che domande: l’interno.

Da anni la pubblicità degli yogurt ci ha abituati a immaginare – con schemi e animazioni – ciò che accade nell’intestino femminile.

In tempi di body scanner, non siamo ancora all’ecografia pubblicitaria ma alla radiografia sì.

Queste sono alcune immagini del calendario, che ringrazio Stefania per avermi segnalato (clic per ingrandire) (trovi le altre QUI):

Eizo 1

Eizo 2

Eizo 3

Eizo 4

Eizo 5

E questa è una delle tante immagini tratte dai media internazionali, che parlano di body scanner negli aeroporti (clic per ingrandire):

Body Scan

Be Stupid vince a Cannes

La campagna «Be Stupid» che l’agenzia anglo-americana Anomaly ha realizzato per l’italiana Diesel ha vinto ieri il Grand Prix nella categoria Outdoor al 57mo Lions International Advertising Festival di Cannes, il più prestigioso premio internazionale per la pubblicità.

Smart critiques, stupid creates

E l’ha vinto nonostante le polemiche, nonostante le numerose azioni di contropubblicità per strada e on-line (vedi ad esempio Be Yourself Movement), nonostante l’evidente banalità del concept, che è una riedizione furbetta della vecchia opposizione fra saputelli criticoni e noiosi (smart), da un lato, e stupidi (stupid) dall’altro, dove gli stupidi sono definiti tali solo dai saputelli, ma in realtà sono i veri ganzi della situazione, perché simpatici, creativi e belli.

Ne avevamo già discusso qui (dove trovi traccia anche delle proteste):

Be Stupid

Be Stupid: tutto qui ciò che sai fare?

Ma no, sbaglio a dire «nonostante»: ha vinto «proprio per» le ragioni appena elencate.

La campagna «Be Stupid» esprime il meglio della creatività pubblicitaria occidentale, prendiamone atto. E forse non solo occidentale, ma globale, visto che il presidente della giuria, Tay Guan Hin, regional executive creative director di JWT Asia, ha detto che la giuria è stata ampiamente d’accordo nel premiare «Be Stupid» per il suo «coraggio» (bravery), aggiungendo: «How many global brands would have the guts to do this?» (Adage.com, June 22, 2010).

E già: «quanti brand globali avrebbero avuto il fegato di farlo?». Da oggi in poi credo tanti. Insomma, quando ci lamentiamo della scarsa creatività della pubblicità italiana, dobbiamo pensare che non siamo più soli. Evviva.

Anziani su Facebook

«Facendo una ricerca su Facebook, sono oltre 500 le pagine contenenti la parola “anziani”, 121 la parola “anziane”, mentre solo 25 contengono la parola “anziano” e 4 la parola “anziana”. […] Dato l’eccezionale numero di pagine dedicate alle anziane e agli anziani, prenderò in considerazione solo quelle che hanno più di 500 fan, che contano cioè più di 500 “mi piace”».

Comincia così la tesina che Armando Mercuri, studente al primo anno della magistrale in Semiotica, ha preparato per l’esame di Semiotica di consumi.

Ma come sono rappresentati gli anziani in queste pagine?

«Gli anziani su Facebook sono incompetenti, ignoranti, arroganti, non sanno parlare, sentire, vedere. Insultano, sbraitano e sono maniaci sessuali. Le anziane hanno gli stessi difetti dei loro colleghi, e anche di più. […] Un dato preoccupante che emerge dalla ricerca è che esistono pochissime pagine sugli anziani a carattere non offensivo.»

Alcuni esempi: «Anziani che camminano con le mani dietro la schiena» (piace a oltre 46.000), «Anziani che guardano i lavori in corso» (piace a quasi 190.000 persone), «Anziani che spiano dietro la finestra e si nascondono dietro le tende» (piace a circa 13.000 persone), «Anziani che fingono di attraversare e inducono gli automobilisti in errore» (piace a 24.300), «Anziani che seminano dubbi e litigi chiedendo chi è l’ultimo dal dottore» (piace a circa 17.800), «Anziani che quando compiono un notevole sforzo fisico dicono OPPALA» (piace a quasi 26.000), «Anziani che scoreggiano e fanno finta di niente» (quasi 13.000 fan), «Anziani che si innamorano delle badanti polacche/russe/rumene/moldave» (oltre 13.000), «Anziani che scopano più dei nipoti dopo aver assunto vagonate di viagra» (1.417 fan). E così via.

Armando ha tentato una classificazione:

«Le pagine si dividono in categorie riguardanti problemi di salute e di morte, e comportamenti (1) da osservatori passivi, (2) pericolosi per sé e per gli altri, (3) strambi, (4) a sfondo sessuale, (5) che non si addicono alla loro età.»

E per spiegare il fenomeno fa due ipotesi:

«La prima è che dietro la maschera degli “anziani” si nascondano in realtà altre categorie come i geek o i nerd […]. In pratica, si usa la metafora dell’anziano per descrivere in realtà comportamenti che appartengnono a persone che effettivamente è più probabile che stiano dall’altra parte del monitor.

«La seconda ipotesi e che, se questa metafora non esiste, le pagine non contengono battute del tutto innocue. Dietro a una presunta ironia, potrebbe celarsi un tentativo di allontanare la persona anziana da Facebook e in qualche modo “marcare il territorio”».

In realtà, grazie al prolungamento della vita media nei paesi ricchi, le persone anziane sono in costante aumento su Facebook, come fuori. Capire cosa stia dietro al bisogno di denigrare e deridere «gli anziani» è dunque interessante non solo per Facebook e Internet, ma per tutta la società occidentale.

Il che comporta anzitutto capire cosa vuol dire oggi «anziano»: over 55? over 65? over 70? Per poi scoprire che nessun «over qualcosa» che goda di buona salute e abbia il portafoglio pieno, né su Facebook né fuori, è ormai disposto a autodefinirsi «anziano».

Perciò azzardo: non potremmo forse dire che coloro che disprezzano gli «anziani» se la prendono con un generico «altro» imbranato, puzzone, pericoloso per sé e per gli altri, sessualmente allupato ma frustrato, che in realtà sta dentro di loro?

Puo scaricare da qui (Anziani tra le pagine di Facebook) la tesina di Armando Mercuri.

Abbiamo parlato di anziani e Facebook anche qui:

Anziani felici in rete, 10 dicembre 2009

Vita da Facebook 10 – Adulti e donne alla riscossa, 31 agosto 2009.

L’amore degli animali?

Almo Nature, azienda genovese che produce alimenti per cani e gatti, ha ceduto alle lusinghe di Oliviero Toscani, tappezzando l’Italia di corpi femminili e maschili nudi, con il volto coperto da maschere che raffigurano cani e gatti.

Da quando Toscani, nel 2000, ha rotto con il gruppo Benetton, l’intenzione provocatoria che accompagna le sue foto serve di solito più a far parlare di lui che del marchio che di volta in volta gli commissiona una campagna.

In questo caso l’appello a far polemica è addirittura esplicito sul sito dell’azienda e in una nota su Facebbok del 14 giugno:

L’idea che Almo Nature voleva esprimere è quella che pulsa nel cuore della sua filosofia. Voleva comunicare con forza, ad ogni persona singolarmente, facendosi conoscere in modo esplicito.

Il risultato dell’interpretazione di Toscani di questa richiesta, è stata una campagna forte con un duplice scopo: creare una rottura per distinguersi dalla comunicazione degli alimenti per animali troppo piatta per rappresentare l’azienda a pieno.

Siano benvenute le polemiche e le critiche per risvegliare un mondo anestetizzato e solleticare la creatività dell’individuo nell’interpretazione del messaggio.

Ma lo scopo ultimo, è quello di presentare l’azienda senza veli, con il coraggio di chi crede in quello che fa: aLmore è una dichiarazione precisa della posizione dell’azienda, vicina agli animali che nutre e lontana dalle inibizioni della società moderna.

Ancora una volta, vi invitiamo a unirvi al dialogo sulla nostra pagina fan su Facebook.

Ma né la pagina Facebook né l’account Twitter, aperti in marzo per alimentare la discussione, hanno avuto grande successo: la pagina Facebook ha oggi poco più di 300 «mi piace» e l’account Twitter solo 47 followers. Né mi pare che i commenti in rete si sprechino.

Perché ne parlo, allora, visto che non voglio certo fomentare il solito meccanismo del «parlino bene o male, purché parlino»? Innanzi tutto perché metacomunicare è un modo per uscire da alcune trappole della comunicazione. E poi perché evidenziare il solito vecchio trucchetto è un modo per contribuire, nel mio piccolo, a renderlo sempre meno efficace. (Anche se, probabilmente, questo post susciterà un «grazie per l’attenzione» da parte di Almo Nature: è così che l’azienda dovrebbe fare.)

Cosa penso poi, io, della campagna? Che le foto sono belle (Toscani è un bravo fotografo), ma la campagna è scontata (punta sul nudo per attirare l’attenzione) e insensata (la maschera è metafora di finzione: come fa a esprimere vicinanza alla natura e al «punto di vista» degli animali?).

E per giunta ricorda l’atmosfera cupa della celebre orgia di Eyes Wide Shut. Ecco alcune immagini (clic per ingrandire):

Almo Nature foto di gruppo

Almo Nature lei e lui

Almo Nature lui

Bellezza non photoshoppata

Ho trovato da poco su Jezebel una copertina di Elle del maggio 1986. Fa impressione vedere, oggi, un volto bello ma non ritoccato chirurgicamente né photoshoppato (cioè solo truccato): macchioline sulla pelle, sopracciglia grosse non troppo alte né arcuate, labbra normali, e così via.

Perché un’immagine degli anni 80? Perché nacque allora l’estetica attuale del corpo femminile. Mancavano solo alcuni ritocchi, appunto (clic per ingrandire):

Copertina di Elle, maggio 1986

Abbiamo già parlato di questo argomento qui:

Attenzione, fotoritocco, 5 ottobre 2009

Bellezze photoshoppate, 19 gennaio 2009

Nessuno vuol guardare la gente brutta, 24 gennaio 2008