La nuova campagna ABA

Parte oggi la campagna di comunicazione che l’Associazione per lo studio e la ricerca sull’anoressia, la bulimia e i disordini alimentari (ABA) ha affidato a Ogilvy Italia per celebrare i suoi vent’anni di attività.

La campagna è stata anticipata dall’apertura – nel marzo scorso – di un account Twitter, in cui Fabiola De Clercq, presidente e fondatrice dell’associazione, pubblica ogni giorno qualcuno dei numerosi messaggi di ringraziamento, fiducia e speranza che riceve da pazienti e ex pazienti. Ne abbiamo già parlato in Un Twitter al giorno da chi ha tolto il medico di torno.

La cosa più interessante della campagna è che i pubblicitari hanno effettivamente lavorato a fianco di psicologi, operatori sociali, pazienti e ex pazienti, per trattare il problema sociale nel modo più opportuno e rispettoso per tutti.

Hanno insomma cercato di combinare il linguaggio pubblicitario con la correttezza etica e psicologica, per dire a chi soffre di disturbi alimentari: va’ da qualcuno che ti possa aiutare (che sia ABA o siano altri), perché dall’anoressia e bulimia si può guarire.

Vedremo dunque da oggi, sui maggiori quotidiani e magazine, i volti sorridenti di queste tre ex pazienti di ABA, che testimoniano la loro guarigione con un gesto di vittoria (clic per ingrandire):

ABA annuncio stampa 1

ABA annuncio stampa 2

ABA annuncio stampa 3

E vedremo fra qualche giorno in rete questo video, che Paolo Iabichino di Ogilvy One ha gentilmente anticipato per noi:

Direzione Creativa: Roberto Greco e Paolo Iabichino
Art Director: Giordano Curreri
Copywriter: Marco Geranzani
Designer: Nausica Boccali
Fotografo: Paolo Zambaldi
Regista: Jacopo Rondinelli

35 risposte a “La nuova campagna ABA

  1. Spot che dà il senso del vortice, come la perdita del controllo che vive una persona che soffre dei disturbi dell’alimentazione.
    Del pensiero ossessivo di liberarsi del cibo ancora prima di ingoiarlo.
    Dell’ansia del tempo che scandisce i minuti che occorrono per attivare i meccanismi dell’espulsione del cibo prima che questo si metabilizzi nell’organismo.
    Bravi davvero!
    E’ importante informare, far conoscere, queste “mostruose dinamiche” in agguato nelle vite delle persone, molto spesso donne e adolescenti, quindi più fragili e/o sensibili, perchè solo se si conosce una realtà si ha la possibilità di chiedere aiuto e guarire e si sensibilizza la società a non emarginare e/o occultare un “problema” ma ad affrontarlo nei modi più opportuni.
    Bravi davvero!
    Nunzia.

  2. Premetto che il mio commento si riferisce solo alle immagini per la campagna stampa.
    Da quello che vedo mi pare che la logica della pubblicità con i suoi stereotipi femminili sia dominante rispetto ad un’impostazione effetivamente sensibile alle emozioni delle giovani donne, affette o meno da problemi alimentari. Le tre ragazze della campagna mostrano, oltre ad un sorriso amichevole e fiducioso in un domani capace di dimenticare la malattia, anche un profilo estremamente affascinante, degno di una modella di una nota marca di abbigliamento. Stesso discorso per i corpi, longilinei, le mani affusolate e una generale eleganze di forme che ha un solo nome: bellezza.
    Ora, dato che la campagna si prefigge proprio di sconfiggere una malattia che trova le sue radici in un desiderio di perfezione fisica mi pare che, come minimo, senza far ricorso a team di psicologi, si debba usare l’immagine di donne normali, magari bruttine o con qualche chilo in più.
    Forse chi ha progettato la campagna voleva indicare l’uscita dal tunnel, identificato in modo semplicistico con un corpo anoressico, e quindi le forme, seppur appena accennate nelle fotografie rimanderebbero ad un’idea di rientro in una normalità, fisica e psicologica. Anche prendendo in considerazione questa ipotesi, la scelta delle ragazze mi pare inappropriata e parziale: molte ragazze che soffrono di bulimia sono normopeso o, a volte, in lieve sovrappeso.
    Mi sarebbe piaciuto vedere ragazze semplicemente normali, ma devo costatare che la scelta non si sia scostata dai canoni di bellezza femminile che ad oggi dettano le regole, e questo mi dispiace. Mi chiedo quante ragazze, confrontandosi con quelle immagini, si giudicheranno brutte…

  3. La campagna stampa la trovo empatica e corretta, rispettosa di chi vive il problema, senza spettacolarizzazioni morbose (qualcuno ricorderà http://www.lastampa.it/redazione/cmsSezioni/societa/200709articoli/26059girata.asp).

  4. A me sembrano entrambe scelte molto appropriate.
    La scelta di ragazze graziose, sane ma aderenti allo stereotipo mi pare in questo caso quanto mai opportuna psicologicamente. L’anoressia non nasce mai per desiderio di adesione a un modello culturale .- ma la rincorsa al modello culturale è l’alfabeto con cui la patologia si esprime. Giacchè le campagne si rivolgono a donne in piena patologia mi sembra molto pertinente incastrarsi con il loro lessico mentale. Se ci avessero messo delle donne bruttine le persone con il disturbo leggevano: vieni da noi che stai come adesso! Un cesso.
    Non si deve pensare che per una persona in qualsiasi momento dell’evolversi della patologia tutte le cose buone sono buone. C’è tempo per tutto, ci sono momenti e fasi per frasi e conquiste diverse. L’accettazione di se a prescindere dal corpo, è un passaggio successivo. Qui la pubblicità vuol intercettare un certo momento psichico – se ci riesce il resto verrà dopo e in altro modo.
    Il secondo spot è anche efficacissimo.

  5. Premesso che non condivido l’abbinata marketing/salute -come già detto in altri thread a tema- trovo sia le immagini che lo spot stereotipate e mi domando per chi possano essere effettivamente efficaci.

    Stereotipate perché: 1)non tutte le anoressiche vomitano 2) non tutti i disturbi alimentari si chiamano anoressia, o sarebbe più corretto dire anoressia con crisi di bulimia(?) 3)non tutti i pazienti con disturbo alimentare si riconoscono in questo spot (e sono quindi meno motivati a cercare aiuto) 4)comunicano questo “stereotipo di malattia” sempre uguale soprattutto a chi non è malato/a. continuando ad alimentare nelle persone una sorta di “xenofobia” verso le persone malate di anoressia, di bulimia, di un qualsiasi disturbo alimentare. Anzi chi ha un DCA o ancor peggio un DANAS (dca non altrimenti specificato) rimane vittima di questo etichettamento sociale che non lo porta a cercare aiuto ma a nascondersi ancor di più. E questi DANAS non sono più la minoranza.

    Tanto questo stereotipo dell’anoressica che vomita è fossilizzato che, se si ha la sfortuna di essere una persona magra di proprio, ci si senta dire al ristorante “mangiala tutta la minestra” (per fare un esempio calzante).

    Le foto con ste dita usate per vomitare comunicano un canone univoco di disturbo. Efficacissimo, immagino, per chi ha questa sintomatologia ma non per tutte/i.

    Lo spot invece, per quanto lo stereotipo plasmi la trama, comunica meglio la sensazione del famoso vortice. Inquietantissimo il wc in primo piano!!

    Per quanto riguarda il canone di bellezza utilizzato per le ragazze, temo che utilizzare ragazze meno perfette, sarebbe stato un passo più lungo della propria gamba.

    Ci sono altri spot? Se si dove? Grazie.

  6. Cara Giovanna mi trovo d’accordo
    con Angelica e Signora in Giallo. Penso che per questa campagna sarebbe stato più opportuno ricorrere a corpi normali non a ragazze magre e perfette. Cioè mi sembra un po’ ipocrita come cosa. Mentre viene censurata la campagna shock della donna anoressica Nolita (ricordi?) che almeno mostrava una donna reale, si ricorre a questi paradossi?
    Un bacione!

  7. La fiducia in Paolo Iabichino e Guerino Delfino di Ogilvy è stato accettare senza esitazione questo modo di rappresentare la bulimia e l’anoressia e la possibile guarigione. Dalla bulimia che esiste anche se ben nascosta, dall’anoressia, si può guarire. Le cose tuttavia esistono se vengono battezzate, esistono quando hanno un nome. Possono cosi, diventare visibili.
    L’incontro tra di noi nello scorso gennaio in casa mia, è stato quello che chiamo un incontro felice della vita. Il 2010 segna i vent’anni di ABA nata dal mio primo libro, ”Tutto il pane del mondo”. Paolo ha subito pensato a ”Vent’anni di guarigioni”. Questa Campagna è nata con il cuore. Prima su twitter. Era la bulimia, patologia che implica un dolore indicibile e quasi impossibile da rappresentare che volevo fosse mostrata perchè si rompesse un omertà già incontrata nel 1990 per l’anoressia.
    La scrittura di Tutto il pane del mondo, il mio primo libro l’aveva incrinata. Restava l’altra faccia della medaglia. Altri creativi, nel passato, avevano cercato di svelarla. Non era nato niente.
    Le foto di donne guarite, persone reali e con nomi reali e mostrando un gesto di vittoria universale, sono state scattate facilmente in casa mia in un clima di serenità quasi imprevedibile. Le ragazze, orgogliose di dire in quel modo la loro guarigione, quello che tante donne patiscono senza sapere ancora che si può guarire.
    Hanno accettato la proposta di posare le prime alle quali è stato chiesto. Le prime in ordine cronologico. Non penso ci sia da dire molto. Chi ne soffre sa, chi non vuole vedere lo scopre attraverso una Campagna coraggiosa che dice quello che si deve dire per rompere un omertà mortifera. Dietro a questa sofferenza ci sono vite diverse, uniche, preziose. Persone che si raccontano all’interno di un percorso soggettivo e protetto costruendosi. Lasciandosi alle spalle nel tempo, le false maniglie che hanno trovato per sopravivere. L’ascolto nel lavoro clinico è quello che le rende cosi. Come appaiono in queste immagini.

  8. Giovanna, guarda, massimo rispetto per ABA, belle le sue iniziativa e lodevole l’idea della campagna…Però creatività ed emotività davvero scarse. Salvo solo il video. E non te lo dico da comunicatrice, te lo dico da una che ha convissuto per anni con questi problemi.

  9. Non è semplice. In questo caso mostrare dei corpi più imperfetti avrebbe provocato immediato rifiuto, e di fatto impedito la comunicazione con il destinatario (le ragazze che hanno quei modelli di riferimento). Anche se l’immagine patinata che ne deriva può sembrare in contrasto con gli obiettivi della campagna, la scelta è – credo – essenziale per fare breccia, per farsi ascoltare.
    @Mary: all’opposto, nella campagna a cui fai riferimento mostrare quel tipo di donna reale come esempio di malattia non serviva: non creava nessun effetto shock alle destinatarie, malate proprio del non saper riconoscere il carattere patologico della magrezza eccessiva.
    Per farsi capire da qualcuno bisogna parlare lo stesso linguaggio. Anche la ri-educazione alla visione fa parte, come diceva sopra Zauberei, di una fase più avanzata.
    (colgo l’occasione per esprimere tutta la mia stima a Fabiola Le Clercq, di cui lessi e apprezzai molto Tutto il pane del mondo quando uscì)

  10. …ho una domanda da porre a coloro che hanno sottolineato come cosa negativa la “bellezza” delle ragazze presenti nella campagna ABA, come giudicate la campagna proposta da Nolita di qualche anno fa con l’immagine di Oliviero Toscani di una ragazza malata di anoressia emaciata (Isabelle Caro) ed esposta in ogni dove ?

  11. @Mary: altolà! Io non mi trovo in disaccordo col canone di bellezza utilizzato per la campagna di ABA ed in fatti ho detto che:

    “Per quanto riguarda il canone di bellezza utilizzato per le ragazze, temo che utilizzare ragazze meno perfette, sarebbe stato un passo più lungo della propria gamba.”

    Trovandomi in accordo con l’affermazione di zauberei e di altri che successivamente si sono nuovamente soffermati sul punto.

    Quanto alla domanda provocatoria di “M e stop” sulla campagna di Nolita rispondo questo:

    la foto di Toscani -che non stimo particolarmente- creava shock, scalpore e discussione nel pubblico ed in questo senso la trovo positiva. Meglio. Avrebbe potuto essere ancor più efficace se i media l’avessero gestita in maniera migliore focalizzando ed approfondendo l’argomento. Peccato sia finita nel solito, oramai noioso sensazionalismo, accompagnato da informazioni scarse, banali, superficiali e ridondanti.

    Isabelle Caro ha anche un blog: http://neigeisabelle.blog.mongenie.com/ nel quale racconta la sua battaglia contro l’anoressia. Non ho avuto il tempo di analizzare il blog in toto ma da una rapida scorsa le sue intenzioni mi sono sembrate buone. Le sono state lanciate molte accuse di “ricerca di notorietà”, ma a parte che Isabelle Caro era “famosa” anche prima, o per lo meno nota, se la sua esperienza messa sul web potesse servire a qualche ragazza nella sua stessa situazione a pensare di muoversi verso un’aiuto di tipo professionale, credo che questa sarebbe una gran vittoria! Non è questione -se n’è parlato più volte- semplicemente di immagine corporea, le esperienze di vita e le intenzioni, contano molto di più! Pensate che bello potrebbe essere vedere Isabelle Caro guarire sotto ai nostri occhi? Credo che la scelta di questa ragazza sia molto difficile da portare avanti, ma se sarà in grado di portarla a termine potrebbe -per come la vedo io- rappresentare un’ottimo esempio di uso virtuoso della rete.

    Che poi lei lo stia facendo per raggiungere maggiore popolarità, è un altro paio di maniche. Non mi è dato sapere e cercherò per quanto mi sarà possibile di appurarlo visto che sui siti pro-ana ci vorrei fare la mia tesi di laurea.

    Sugli effetti che la foto di Toscani abbia su chi si trova nel bel mezzo dell’anoressia, non sono sicura, ma mi son costruita una mia opinione. Credo possa essere abbastanza soggettiva come cosa, probabilmente interconnessa al livello di consapevolezza che la paziente ha del proprio disturbo. Ad ogni modo il suo significato si lega anche sia al trattamento dato dai media che agli effetti che ha sulla gente, sull’opinione comune ecco. Per il discorso che facevo qualche riga più in su. Lungi dal voler “appioppare” esclusivamente allo psicoterapeuta la responsabilità della gestione di una eventuale crisi della sua paziente, dovuta alla visione di questa immagine-shock, credo che ci sia una differenza sostanziale tra l’immagine-Nolita posta come “normale” , quindi pompata dai media ed approvata dall’opinione comune e tra la stessa immagine accompagnata da una lotta e un’informazione fatta in maniera seria ed approfondita nei diversi livelli di comunicazione televisiva, divulgativa, giornalistica ecc. Il tutto, ben contestualizzato e gestito ANCHE dal terapeuta ma non solo da lui!

  12. Trovo che stiate confondendo la bellezza esteriore con la bellezza che traspare dai volti di queste ragazze non più vittime della bulimia. Non so dove vediate degli stereotipi: sono tre volti unici e diversi. Non intravvedo nessun canone…forse perchè a me il messaggio è arrivato dritto a cuore.
    Elisabetta

  13. non sono esperta in comunicazioni, non gestisco blog, non scrivo ibri, non capisco nulla di pubblicità, ma sono in cura in un centro aba e mi sembra giusto testimoniare almeno una briciola dell’affetto, dell’accoglienza e della comprensione trovati lì… E lo faccio qui, in occasione di qst discussione sui nuovi spot, per lasciare la mia testimonianza: io ho iniziato a curarmi grazie a una loro campagna (http://www.bulimianoressia.it/comunicareABA.php) e trovo altrettanto bella e intensa quella nuova… Come già detto prima non sarebbe stato possibile utilizzare ragazze bruttine o grassocce perchè nella nostra mente ferita e sofferente avrebbero rappresentato un’immagine spaventosa, io per prima sarei scappata davanti a una foto se avesse ritratto una ragazza con qualche chilo in più. Bisogna ricordare che la difficoltà a uscire da questo brutto tunnel è proprio la paura di guarire, di affrontare la vita ( con le esperienze gioiose e quele più dolorose) senza la difesa che il sintomo rappresenta; se oltre a dover “rinunciare” alla dipendenza dal cibo (e anche l’anoressia è una dipendenza, non dal cibo in sè ma dal rifiuto di esso), che per noi diventa una scomoda ma indispensabile stampella, dobbiamo anche rinunciare al nostro, patologico, ideale di perfezione assoluta allora diventa impossibile fare la scelta, sofferta e combattuta, di curarsi, guarire e abbandonare il sintomo. D’altra parte la campagna non pecca certo di eccessiva “morbidezza” o complicità nei confroti della malattia che viene SEMPRE rappresentata come un modo devastante di affrontare il dolore che portiamo dentro e di questo “rigore” è un chiaro esempio il video… Inoltre sia le foto che il fimato entrano dentro il nostro dolore, e ci fanno sentire compre e meno sole perchè lo sappresentano in maniera esemplare…E quindi non posso che esprimere un grazie sentito a chi questa campagna l’ha ideata, ha partecipato e l’ha sostenuta perchè anche solo una ragazza salvata grazie a questi spot è un risultato meraviglioso e io sono certa che non sarà solo una…

  14. Le donne che hanno prestato i loro volti, la loro storia per la campagna ABA trasmettono sensazioni preziose…
    Un sorriso luminoso,carico della riconquistata fiducia nel domani,nella vita,uno sguardo intenso manifesto della profondità delle sensazioni riconcquistate nel percorso di guarigione…
    Tre donne tutt’altro che stereotipate che avrebbero questa criticabile? caratteristica di trasmettere bellezza…E’ stereotipo il vissuto personalissimo di cui coraggiosamente si fanno testimoni?E’ stereotipo il dramma che altrettanto coraggiosamente hanno vittoriosamente affrontato con la voglia di comunicare a chi ancora ne soffre un messaggio di speranza, un’indicazione d’una via…possibile…di guarigione…Per riappropiarsi di quella bellezza intrinseca in ognuno che non può che letteralmente manifestarsi da “tutti i pori della pelle” di persone che hanno ritrovato l’amore…per sè stesse, per la vita… Mi pare aderisca ciecamente allo stereotipo chi prende la bellezza per come oggi è ritenuta,ovvero aderente a corpi pretesi perfetti,e tenti di opporvisi proponendo l’opposto…”ragazze bruttine e con qualche kg in più”…già definendo evidentemente queste ragazze bruttine…quindi aderendo di fatto allo stereotipo stesso. (Brutto e bello per chi?)
    Qui invece ci sono tre volti,tre storie,tre PERSONE che con la loro unicità e irripetibilità donano un messaggio di speranza. Un messaggio passato per vissuti personali drammatici che le vedono luminose testimoniarne il superamento,la vittoria della battaglia più dura che abbiano dovuto affrontare. Una campagna come la Nolita ha avuto, e lo testimoniano gl’addetti ai lavori, effetti di sconvolgimento in tutte le donne ancora nel pieno della malattia che erano nient’altro che attratte da quell’immagine,non spaventate,attratte.Quella campagna si è mostrata irrispettosa proprio dei soggetti cui più di tutti era rivolta, avendo un effetto esattamente contrario a quello perseguito, ciò perchè non si è precedentemente affrontato il tema con chi conosce bene le dinamiche di questi disturbi, i meccanismi, si è saltato il passaggio fondamentale d’una completa informazine in materia prima di porre in essere qualsivoglia messaggio comunicativo in un argomento tanto delicato. Cosa che invece non può assolutamente dirsi della campagna ABA dove la fonte stessa è garanzia di patrimonio conoscitivo pieno in materia, dove le logiche, le dinamiche e il modo di darsi di questi disturbi è pionieristicamente studiato da 20 anni. Parliamo di una fonte che si occupa della ricerca e della cura in materia di DCA da tempo, che ha conosciuto volti, storie e vissuti di miliaia di donne, che fonda anzi il proprio lavoro ab initio sulla testimonianza autentica di chi la malattia l’ha vissuta nelle sue molteplici sfaccettature, che ha intrinseco un atteggiamento tutt’altro che etichettante verso chi soffra di queste patologie. E’ fondamentale una riflessione accurata e informata sulla fonte di questa campagna, una fonte che è GARANZIA di aspetti fondamentali,eppure ancora rari entro le strutture deputate alla cura. L’approccio è quello della ferma opposizione a ogni etichettamento dietro la malattia,le persone non sono il loro sintomo patologico,sono altro ed è questo “altro”che il percorso di guarigione insegna a scoprire, un”altro”talmente prezioso che brilla una volta riscoperto entro la bellezza ritrovata di sè delle persone…come le testimonials limpidamente manifestano. ABA ritaglia per ogni storia un percorso su misura, ogni persona è valorizzata nella sua unicità, niente come questa associazione è distante dai soffocanti e irrispettosi etichettamenti che regnano sovrani nei discorsi sui DCA.
    Quella bellezza a me pare è nient’altro che la bellezza,la bontà del ritrovato amore…Oggi siamo abituati a pensare la bellezza come qualche cosa di solo estetico, ma un tempo buono, bello, giusto erano tre modi diversi di dire la stessa cosa…per uscire dagli stereotipi serve anche sapersi riappropiare del senso delle parole! E’ strano…qualcuno ha scritto quanto sarebbe bello vedere la Caro guarire e rendersi testimone di ciò…
    Dovrebbe dunque essere altrettanto bello e significativo condividere il messaggio di guarigione delle tre donne protagoniste della campagna ABA…
    O il non avere visto i loro corpi prima straziati e i loro sguardi spenti rende meno significativa la testimonianza di guarigione?Perchè questo si sarebbe davvero etichettamento entro la patologia!
    Questa campagna è intrinsecamente rispettosa della delicatezza dei vissuti di chi soffre,è chi ne ha sofferto ed è ogni giorno a contatto con chi soffre che l’ha pensata. E’ speranza e l’indicazione di una possibile strada di ri torno alla vita quella che con ogni forza si tenta di indicare…A chi si è smarrito nell’inferno anoressico-bulimico…Si tende una mano…che riaccompagni la persona a sè stessa,all’altro,alla vita…

  15. Io sono d’accordo con Anna. Ieri ho cercato tutto il giorno di buttare fuori quello che lei ha trasformato in parole, grazie Anna =).

    Come dice Elitalarico, credo che sia stata confusa la bellezza esteriore con la bellezza che traspare dai volti di queste ragazze. Occhi come il mare che ti guardano e ti dicono “io ce l’ho fatta, ho vinto! non mollare..ne vale la pena vedrai” ..

    Quando sono uscite le prime foto della rassegna stampa mi sono sentita “turbata” da quelle dita. Per giorni (e anche oggi a dire il vero=)) ho continuato a guardare le mie. Dopo qualche giorno ho comprato “io Donna” dove c’era Giulia, poi “Gente” dove c’era Alice e ora aspetto anche Donia. Le ho stampate e le ho appese, x potermi appoggiare a quelle immagini e un giorno poter dire che ce l’ho fatta anche io e far vedere le dita in segno di vittoria, più che davanti ad uno specchio, davanti alla vita. Secondo me “il messaggio” arriva.. nel bene.. e “nel male”.. xke come dice Anna la campagna non pecca certo di ECCESSiVA morbidezza.

    Ringrazio davvero tanto tutti coloro che hanno partecipato a questa campagna .. soprattutto ringrazio Donia, Alice e Giulia.. x il loro coraggio, per averci MESSO Coraggio .. (dal latino coraticum o anche cor habeo, aggettivo derivante dalla parola composta cor, cordis cuore e dal verbo habere avere: ho cuore –saggio wikipedia– =)) e dal loro cuore il messaggio é arrivato dritto al mio .. e sono certa che sarà cosi per molte altre persone …

  16. Attraverso la scelta di questo canale di comunicazione identifico, personalmente, non solo un esplicito invito alle persone colpite di DCA a seguire una terapia adeguata e a credere in una via di uscita; ma anche il coraggio di quanti hanno partecipato alla creazione degli spot, a contestare i falsi stereotipi di bellezza che ci vengono offerti e inculcati quotidianamente dai mass media. Quest’ultimi con le loro ragazze immagini, le loro veline e modelle hanno dimenticato e infangato la dura lotta che donne come noi hanno dovuto affrontare in passato per “liberarsi” dallo stato a cui erano soggiogate. L’emancipazione femminile ci ha portate ad essere quello che siamo, libere di votare, di scegliere, di avere pari opportunità, di realizzare noi stesse. E’ la nostra storia, una storia non fatta solo da uomini e dalle loro strategie di guerra, ma anche dalle donne e dal loro valore.
    Si perché dietro ognuna di noi si nasconde un valore, una dote, un talento, una capacità di amare oltre ogni misura. Non siamo semplicemente un immagine di ispirazione di bellezza e perfezione, siamo molto di più di quel vuoto che troppo spesso sentiamo e a cui ci abbandoniamo attraverso il sintomo. Siamo fatte di desideri, bisogni, ambizioni, emozioni, troppo spesso represse da chi non ha saputo sostenerci e amarci per quello che realmente eravamo e sappiamo di essere. Non siamo solo un corpo da prendere e abbandonare a piacimento. Abbiamo un’anima e una mente.
    Queste tre fotografie, questi tre volti, queste tre ragazze con le loro dita in “segno di vittoria”, come ci fa notare Claudia; rappresentano questo per me: la voglia di essere e non solo di apparire, la voglia di curare il proprio corpo ponendolo in armonia con la propria mente, la voglia di vivere. Una lotta delineata dalla separazione di due dita, dalla scissione fra sintomo e se stesse.
    Resto del parere, come Anna, che la campagna non pecca certo di eccessiva morbidezza nelle sue rappresentazioni, ma ne colgo la forte espressività cercando di riporre coraggio in me stessa e nelle mie aspirazioni.
    Grazie a Fabiola per aver portato anni fa in Italia il suo messaggio contro l’omertà, grazie agli ideatori degli spot, grazie alle ragazze che hanno contribuito con la loro storia, grazie ai quanti partecipano dietro le quinte dell’ABA, associazione che non frequento personalmente ma che ho conosciuto attraverso persone a me molto care.
    Concluderei il tutto con… “Gran bello scacco matto sig.ra De Clercq”, spero che il vostro lavoro abbia la risposta che vi aspettavate.

  17. Non volevo lasciare nessun commento, ho trascorso delle giornate abbastanza difficili in cui ero infastidita dala lettura di qualsiasi frase riguardo al sintomo.
    Oggi però qualcosa è cambiato..ho comprato la rivista Gente ed ho visto una delle ragazze della pubblicità..
    Io come una qualsiasi ragazza italiana, anoressica o non anoressica, che si trova a sfogliare una rivista e che per caso si imbatte in questa pubblicità.
    Bè, a me ha fatto un bellissimo effetto!Non ne sono stata per niente turbata!
    Un volto sorridente, una ragazza solare pronta a testimoniare la possibilità di guarigione.
    Un messaggio assolutamente positivo.
    Mi son sentita orgogliosa di essere una paziente ABA.
    E’ questo il tipo di pubblicità che vorrei in giro per le strade cittadine.
    Ci tengo a ringraziare Fabiola che ha reso possibile tutto questo,
    oggi più che mai mi son resa conto di quanto sia importante parlare di disturbi alimentari. Tanta strada è stata fatta ma tanta ancora è da fare.
    C’è ignoranza a riguardo intorno a noi e c’è vergogna da parte di chi soffre di tali disturbi.
    Non ho letto tutti i commenti di chi mi ha preceduto ma ho letto di stereotipi. Ci tenevo a dire che mi sono stancata di essere stereotipata..Il dolore non si pesa con una bilancia, non risponde a nessuna delle leggi fisiche studiate.Il dolore è qualcosa che si espande come un gas dentro il corpo e dentro la mente e diventa gigantesco…gigantesco ed insopportabile.
    Non è “il peso del corpo” a testimoniare se una persona stia bene o male.
    Forse il corpo è il nostro biglietto da visita ma in questo spot io personalmente mi son focalizzata sullo sgardo,sui volti delle ragazze..Dei volti sereni e sorridenti e solo chi come me soffre di disturbi alimentari può capire quanto possano parlare gli occhi.
    Non c’è nulla da paragonare alla pubblicità Nolita,sono completamente differenti. Il messaggio che io leggo è che GUARIRE non vuol dire necessariamente ingrassare 10 kg piuttosto che 20 kg o non vuol dire ingrassare subito.
    Guarire significa poter vedere finalmente il sole, poter ridere, poter uscire spensierate, poter usare le mani per scrivere,costruire,disegnare,giocare e quant’altro restando comunque “longilinee” o comunque raggiungendo il peso che noi sentiamo.
    Grazie Fabiola,grazie ragazze e grazie a tutti coloro i quali hanno creduto e credono nella possibilità di guarire e ci danno speranza

  18. ..grande annina… =)

  19. Ho letto la maggior parte dei commenti e ci tengo a dire la mia, quanto più brevemente possibile.
    Naturalmente i disturbi dell’alimentazione, benchè accomunati da alcune dinamiche di fondo, sono tanti quante sono le persone che ne soffrono, di conseguenza è naturale che in questo video qualcuno si riconoscerà più di altri; Tuttavia ritengo comunque essenziale il messaggio: la voce che spezza l’ossessione del circolo vizioso, la speranza che interviene a rischiarare la coscienza obnubilata dalla compulsione incontrollata…
    Quanto alle foto è fuori di dubbio che le protagoniste siano particolarmente carine ma (forse avendoci spesso parlato via web parlo da persona poco obiettiva…) è essenziale rendersi conto che sono ragazze che hanno REALMENTE vissuto la malattia, non modelle. Questo dovrebbe rendere ancor più evidente il fatto che non ci si ammala per seguire uno stereotipo estetico: spesso si ammalano persone che rientrano già perfettamente in quei canoni ma che si vedono drasticamente diverse perchè allo specchio non vedono la propria immagine bensì la trasposizione delle proprie paure e angosce.
    Forse, però, sarebbe carino proseguire la campagna fotografando ragazze anche meno perfette…che mostirno un sorriso sereno e un corpo sano, punto…
    volti che raccontino storie a lieto fine, nulla di più…
    è fondamentale comprendere che non solo è possibile venire fuori dal vortice, ma che guarire CONVIENE….che abbandonare la strada della patologia rende sul serio felici, o meglio RENDE POSSIBILE la felicità!!!!!!!!

  20. cara Signora in Giallo, credo che la perfezione di cui parli e di cui “accusi” le ragazze della campagna, sia la perfezione che acquistano le persone che riescono a stare meglio dopo avere sofferto.. e la campagna ha voluto testimoniare quanta luce possano emanare e quanto armoniose possano apparire persone che credevano di non avere nulla a cui appigliarsi e invece all’ABA hanno trovato un’ancora di salvezza. Giulia, Donia e Alice appaiono perfette perchè sono guarite, è questa la loro perfezione.
    dunque mi aggrego alle altre: grazie ABA, grazie ragazze, e grazie Fabiola!

  21. A tutte e tutti: inizio a stancarmi del fatto che i miei post vengano travisati. Potreste gentilmente fare la fatica di leggerli con più attenzione? Magari così riuscireste a coglierne il senso che è l’esatto contrario di quello che mi accusate di aver detto. Fra l’altro puntualizzato più di una volta.

    Probabilmente state pensando che io stia conducendo una contro-campagna contro ABA, beh non è così, né tantomeno bercio alla guarigione di chicchessia! Per quanto di ABA non condivida -leggi primo post- alcune sue scelte, ho di meglio da fare. Tuttavia mi riserbo la facoltà di dissentire e di criticare, sperando di stimolare una qualche discussione costruttiva, in un luogo dove per altro si parla proprio di comunicazione.

    Spesso, prima di postare un commento, rifletto molto sull’effetto che questo potrebbe sortire verso chi ancora sta soffrendo, e cerco di costruire i miei messaggi in modo che le mie parole non diventino motivo di sofferenza per queste persone o capro espiatorio in qualsivoglia direzione. A quanto pare la mia intenzione non è riuscita.

    Da studentessa, quale sono, l’unica cosa che mi interessa è riflettere su un argomento delicato e su come questo debba essere trattato da chi fa comunicazione. Visto e considerato che in pochi oggi -tra i professionisti della comunicazione- sembrano avere a cuore responsibilità e ruolo educativo della stessa. A maggior ragione nella comunicazione/informazione sulla salute.

    A tutte le pazienti va’ il mio plauso virtuale per essere uscite da un tunnel che conosco fin troppo bene, e il mio in bocca al lupo per -come ha detto Flavia nel suo bellissimo post- “rendere possibile la felicità” abbandonata la strada del disturbo.

    Mi auguro di aver chiarito.

    Ciao a tutte/i.

  22. Bia bellissimo il video della campagna pubblicitaria, conosco benissimo tutta la trafila della sofferenza anche se non vissuta da me.Mi porta indietro nel tempo.
    Brava, ti voglio bene,
    Ami

  23. Ho visto ieri la campagna per la prima volta… mi scuso per l’irruenza ma personalmente trovo ci siano i soliti contenuti sessuali di cui sembra non si possa fare a meno. Ad una prima lettura una bella ragazza ammiccante che mostra le proprie dita dice “io non le uso piu per vomitare”…. e per che cosa le useresti? visto che le stesse dita non solo raffigurano il simbolo della vittoria ma anche l gesto che indica la vagina.
    E’ la solita pubblicità rivolta ai maschi laddove però anche le donne hanno imparato a fruirle da maschi – ovviamente stiamo parlando di un meccanismo del tutto italiano di cui siamo vittime e neanche ce ne rendiamo conto.

    A mio avviso Ogilvy l’agenzia che l’ha studiata è stata molto astuta a non superare il limite dell’indecenza… ad ogni modo come si sarà capito non la trovo efficace.

  24. e volevo aggiungere…..non la trovo efficace seppur apprezzo molto l’idea e il messaggio di positività nei confronti di un disturbo che si può certamente curare in cui è possibile ritornare ad uno stato di entusiasmo vitale.

  25. Caro Gianni, credo che in questo caso la malizia stia solo nell’occhio di chi guarda. In questo caso il tuo.

    Certo, volendo, si possono trovare allusioni sessuali in tutto. E, sempre volendo, si possono leggere le allusioni sessuali trovate in chiave maschilista. Ma anche femminista, suvvia: basta fare un po’ di esercizio ermeneutico. (Lo stesso Freud fece spesso così, più in ottica maschilista che femminista, ma questa è un’altra storia.)
    🙂

  26. Gianni carissimo,
    consiglierei di non leggersi i libri sulla psicoanalisi come se fossero riviste scandalistiche. Il buon Freud, si concedeva il lusso di vedere il sesso in ogni oggetto e in ogni gesto… ma ricordiamoci che appartengono ad un secolo fa queste teorie, e che soprattutto in questa campagna le dita sono state utilizzate semplicemente come simbolo di pace INTERIORE delle ragazze. Forse sarebbe stato costruttivo avere anche una figura maschile con la stessa posa… forse così non ci sarebbe stata questa tua frase così inutilmente provocatoria.

  27. La malizia può nascere in noi ma può anche essere stimolata dall’esterno esistono varie sfumature…. per questo è importante essere chiari e seri nel messaggio che si vuole dare sopratutto in un caso come questo. Se il senso della frase fosse stato: “Io non mi provoco più il vomito” oppure “io non voglio più vomitare” non avrebbe dato adito ad altre interpretazioni, poiché l’allusione alle dita usate come strumento sarebbe stato comunicato il maniera più delicata, intuitiva e meno volgare ma sopratutto la campagna avrebbe puntato sulla ‘volontà di smettere di farlo’ e non focalizzare l’attenzione su una parte specifica del corpo utilizzata come strumento – come avviene ad esempio nella masturbazione, mi dispiace se l’associazione sottile è ovvia. Ecco perché non la ritengo efficace in quanto sposta l’attenzione più sul gesto e secondo me è fuori luogo. Ricordiamoci che molte ragazze iniziano a mettere in pratica un disturbo alimentare quando vengono a conoscenza di questo metodo che permette loro di mangiare ciò che vogliono per poi rigurgitarlo senza ingrassare. Certo la mia è una provocazione e le provocazioni servono a porsi dei dubbi per discutere e crescere.

  28. Gianni,
    mi dispiace ma secondo me lei ha seri problemi mentali se continua a sostenere ciò che dice. E comunque…se anche fosse come dice lei, di certo è meglio che quelle dita le si usino come strumento per provocarsi piacere invece che il vomito. Vuol dire allora amarsi, darsi amore e conoscersi… quindi niente di più giusto a riguardo.
    Inoltre, mi dispiace contraddirla ulteriormente, ma non si diventa bulimiche o anoressiche guardando una fotografia come questa.

  29. dai Gianni a st’associazione non c’ero arrivata neanche io.. farebbe comodo a certi maschi però trovare una causa così banale a un disturbo come l’anoressia, eh già..

  30. Cara Sere io esprimo il mio parere che a quanto pare non è stato colto nella sua essenza piu profonda. Rispetto le idee altrui e non mi permetto di esprimere giudizi di così poca educazione.

    Mentre Sig. in giallo consiglio di leggere con piu attenzione, io parlavo della pratica e non della causa. Non capisco a cosa si riferisce quando dice che farebbe comodo a certi maschi…forse è meglio non approfondire.

    Detto questo vorrei ribadire che l’allusione sessuale per me è un concetto ovviamente personale ed è anche ovvio che venga da voi donne poco recepito e se vogliamo possiamo anche accantonarlo per un attimo, poichè la cosa che personalmente mi da fastidio è il fatto che si focalizzi l’attenzione sul gesto che provoca il vomito. E’ chiaro che è solo funzionale ad un effetto pubblicitario poichè non usando piu le dita non si risolve il problema e quindi concludo dicendo che la campagna rimane in superficie non approfondisce la volontà di smettere per cambiare vita.

    In parole povere è come se un Killer che ha una pistola in mano dicesse, “Io non la uso piu per uccidere”. Notate come il messaggio sia povero. La prima domanda che ti viene in mente è “e allora che cosa usi?”. E’ proprio questo il gioco, lo slogan ti permette di fare a te stesso una contro domanda che nella maggior parte dei casi tende a essere sarcastica.

    Ribadisco che se ci fosse stato un slogan come “IO NON VOMITO PIU” sarebbe stato più efficace poichè avrebbe dato maggiore significato al segno di vittoria in quanto simbolo che avrebbe sotto inteso e quindi sostituito quell’orribile gesto di mettersi le dita in gola. Avrebbe sancito l’idea positiva di una nuova vita espressa dai visi sorridenti di quelle ragazze rappresentate visivamente belle e sane.

    E aggiungo per Sere in questo caso “la mia mente malata” non avrebbe intuito nessuna allusione di tipo sessualmente sarcastico.

  31. Egregio Sig. Gianni,
    mi dispiace che mi abbia reputata ineducata nei suoi confronti, ma le assicuro che se lo fossi voluta essere veramente ci sarebbe rimasto sicuramente molto peggio. Non vorrei comunque andare oltre, di sicuro lei di professione farà il pubblicitario, per cui non mi metto a discutere con una persona che di queste cose se ne intende più di me.
    Per il resto guardi… Non so veramente cosa le giri per la testa, e le vorrei anche dire che ad ogni modo c’è qualcosa di veramente grande in queste donne dell’ aba: la semplicità che riescono a riottenere.
    La usi anche lei, è un consiglio.

  32. Caro Gianni,
    le tue parole esprimono una “ovvia” tendenza ad associazioni e riferimenti sessuali anche dove di sessuale non c’è un bel niente. E di questa chiamiamola così “visione delle cose” l’italia è piena zeppa. Sesso comunicato ovunque e recepito ovunque.

    Quanto al “farebbe comodo a molti maschi” ecc. inizialmente l’anoressia era considerata alla stregua dell’isteria, un disturbo con implicazioni sessuali. Leggasi Freud. Secondo dette pseudoteorie psicanalitiche, Freud faceva combaciare l’anoressia mentale con una regressione alla fase orale :O
    Poi arrivò Abraham che disse che era “il rifiuto di fantasie inconscie di fecondazione orale”. Come se non bastasse Palazzoli Selvini disse che la ricerca della magrezza non è altro che “la soddisfazione di un bisogno di sicurezza frustrato in altri campi”.

    Al di là del mio personale scetticismo verso la psicanalisi, umanamente mi disgusta questa continua associazione al sesso, che spesso riduce problemi complessi ad una banale e presunta sessualità repressa. Perpetrata soprattutto da maschi, ma ahimè comune anche a molte donne.

    Quanto all’efficacia delle due dita nella foto, penso che non siano efficaci semplicemente perché non tutte le anoressiche vomitano, punto.

  33. Cara Sere l’idea del professionista è ormai obsoleta non ritengo sia vero che i pubblicitari se ne intendano più di altri solo perchè lo fanno di professione, ed io per fortuna non faccio questo lavoro, nemmeno sono uno psicologo e tanto meno un medico, questo non significa che non studi o mi informi. Non ho nulla da dire contro l’associazione che sicuramente fa un ottimo lavoro e accetto il suo consiglio di cercare di vedere le cose in maniera piu semplice.

    Una TV fatta di “tette e culi” in un certo senso influenza e a quanto pare non solo i maschi e questo è l’argomento di cui ho accennato nel primo dei miei interventi. Siamo talmente abituati all’andazzo che le piccole distorsioni non le notiamo neanche piu o per accorgercene devono essere palesi e a volte non notiamo neanche quelle! anche se cmq vengono recepite – Io qualcosa l’ho notato e non perchè sia ossessionato dal sesso o lo veda tutti i giorni in TV, cosa che non subisco per fortuna vivendo all’estero da anni. E’ proprio l’esatto contrario.

    Signora in Giallo nessuno qui sostiene che chi soffre di questo disturbo sia necessariamente legato ad una sessualità repressa…spero che lei convenga che non c’entra nulla con quello che io sostengo!

    Avrebbero potuto usare lassativi o pillole diuretiche, penso sia difficile rappresentare in una immagine un problema cosi complesso…è vero che non tutti gli anoressici vomitano ma i bulimici sì e le ragazze rappresentate sono state vittime sia dell’anoressia che della bulimia.

  34. @Gianni: si vede che ho capito male quel che intendevi. Anche se queste teorie vengono attualmente utilizzate nella psicanalisi -a quanto ne so-.

    Ad ogni modo, la tua associazione mi sembra eccessiva a prescindere. Poi per carità, posso sempre sbagliarmi.

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