Le pari opportunità di TTTLines

Ricordando le proteste degli anni scorsi (vedi: TTTLines: fra noia e proteste), la compagnia di navigazione TTTLines ha deciso quest’anno di degradare gli uomini invece delle donne.

Perciò ha preso due bei ragazzi sorridenti e li ha fotografati in queste condizioni: hanno il volto tagliato, indossano un papillon e una giacca nera aperta sul torso nudo muscoloso (come fossero due «coniglietti»), tengono in mano un vassoio con un babà napoletano e un cannolo siciliano, a simboleggiare la rotta Napoli-Catania (clic per ingrandire):

Dopo di che, la headline «Babà o Cannolo?» e il relativo baseline «Napoli-Catania: tutti i giorni… instancabilmente» (con tanto di puntini di sospensione) si fanno carico di chiarire – a chi non l’avesse capito – cos’altro rappresentano babà e cannolo: oltre alle due tradizioni alimentari, anche l’organo sessuale maschile, del quale TTTLines promette esercizio quotidiano instancabile, confermando lo stereotipo per cui gli uomini del sud sarebbero grandi amatori.

Insomma, il livello della campagna è basso oggi come negli anni scorsi (per concept, resa grafica, creatività linguistica, fotografia: tutto). Ma quest’anno nessuno protesterà: non le donne, per una volta non denudate né rese oggetto, ma neppure gli uomini meridionali, che saranno sotto sotto orgogliosi che un’azienda ricordi le meraviglie delle loro prestazioni sessuali.

Pari opportunità?

Non direi, perché c’è una differenza importante: il degrado del corpo maschile è ammorbidito dall’ironia dell’implicito riferimento alle campagne precedenti; inoltre è compensato dall’allusione alla «grandezza» dell’organo maschile e delle sue prestazioni.

Il degrado del corpo femminile che TTTLines aveva fatto nel 2008 e 2009 era invece – come spesso accade in pubblicità – del tutto privo di queste consolazioni (vedi: TTTLines: fra noia e proteste).

7 risposte a “Le pari opportunità di TTTLines

  1. …io non trovo parole…resto basita…e io che alle superiori snobbavo il mio prof di comunicazioni di massa quando collegava tutto a Freud e al sesso…il dramma è che ci sarà qualcuno fiero di questa campagna…anche se questa volta non vengono prese di mira le donne non mi è di conforto purtroppo, donne, uomini, quel che resta è il degrado morale, la povertà con cui ci si approcia alla pubblicità…tutto è ampiamente farcito di sesso in ogni riferimento, e se noi adulti ormai non ci facciamo più caso, i nostri adolescenti invece con cosa crescono?…con quale livello di anestesia?…di questo passo dove arriveremo?…non so…

  2. La cosa sorprendente è che non occorre quasi avere conoscenze raffinate nel campo della comunicazione per decodificare messaggi come questo, bastava guardare e leggere e capire verso dove si andava a parare.Infatti avevo scommesso con me stessa quale fosse il tuo commento, G. Purtroppo il livello culturale generale è tale , la qualità così bassa che anche pubblicitari mal élevés( maleducati e anche mal addestrati traduco) hanno mercato. Oramai è da più di un mese che mi tocca vederla tutti i giorni per la città questa insulsa pubblicità. GC

  3. tristezza, in effetti: più che di pari opportunità bisognerebbe parlare di pari inopportunità (o di impari opportunità)

  4. Non trovo che vi sia una grande differenza nel livello di degradazione subito in queste campagne dai corpi, maschili e femminili. Ritengo piuttosto che le differenze siano l’esito diretto dei diversi cliché su cui queste forme di comunicazione, questa “parlata grassa”, è costruita. Stereotipi popolari ancora ben presenti nel nostro 2010, che vengono riflessi, evidenziati e ri-costruiti da questo specchio deformante che sono i mass media.
    Non credo che si possa parlare di compensazioni per le allusioni alla grandezza dell’organo sessuale maschile e alle sue prestazioni, semplicemente non si “scherza” sui corpi dei maschi come su quelli delle femmine, entrambi a loro modo vittime, imbrigliati in corpi e atteggiamenti virtuali, costrittivi e omologanti.
    Forse una chiave di lettura ironica è disponibile per il pubblico femminile, che vede finalmente rovesciarsi le parti dell’oggetto del desiderio e del soggetto che vede. Comunque un’amara vendetta che sceglie di assoggettare il corpo maschile ai luoghi comuni, ormai che la liberazione del corpo femminile è solo un vecchio slogan per femministe fuori moda.

  5. Chiamala ironia…io trovo che svalutare i due sessi non equivalga affatto a svalutarne nessuno dei due. Sinceramente spero che le più avvedute non cadano nella trappola della parificazione al ribasso. Offende qualcuno? Certo! Gli uomini. Con l’aggravante, se possibile, che in Italia non esistano che io sappia associazioni maschili di largo seguito che possano protestare su stereotipi di genere.

  6. Sono d’accordo con te, Marco B., non ho mai pensato che si debba rispondere al degrado dei corpi femminili degradando anche quelli maschili. Né il mio post lo implica.

    Ho detto solo che – nel sistema di valori “ribassati” sia per le donne che per gli uomini che sostiene la comunicazione TTTLines – il riferimento implicito alle campagne degli anni scorsi è chiaro. E serve da silenziosa “giustificazione” alla campagna in corso.

    Mai si sarebbero sognati di fare quest’affissione se non ci fossero state le polemiche degli anni scorsi. E un degrado “forzato”, insomma, una risposta e non una prima scelta, perché la prima scelta – ovvia in quel sistema di valori, come pure in molti altri – è sempre degradare le donne, mica gli uomini. In questo senso le donne ci perdono di più.

  7. La tua osservazione su questa campagna pubblicitaria solleva un quesito:
    Vi è un degrado del corpo maschile in questo caso?
    L’espediente pubblicitario è lo stesso eppure come ben hai sottolineato nessuno protesterà in questo caso.

    I miei due centesimi: Non c’è degrado perché nella nostra società “usare una donna” non è la stessa cosa che “usare un uomo”.

    Perché?

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