Archivi del giorno: mercoledì, 16 giugno 2010

La trama lucente

Così si intitola il libro che Annamaria Testa ha dedicato alla creatività (sottotitolo: «Che cos’è la creatività, perché ci appartiene, come funziona»), uscito da un mese per Rizzoli, che oggi pomeriggio alle 18.30 ho la fortuna e il piacere di presentare, assieme all’autrice, alla Libreria Coop Ambasciatori, in via Orefici 19, Bologna.

Poiché Annamaria Testa lavora nella comunicazione da oltre trent’anni, la prima cosa che tutti pensano è che il libro parli di pubblicità. Sbagliato.

Cover La trama lucente

«La trama lucente» è un lavoro ponderoso (475 pagine) che parla di psiche, inconscio, magia, destino, intelligenza, talento, linguaggio, e lo fa dal punto di vista di varie scuole e correnti psicologiche (dalla Gestalt alla psicoanalisi), della storia della filosofia, della scienza e della letteratura, dei più recenti risultati della medicina, delle scienze cognitive, della biologia, della neurofisiologia, finanche dell’etologia.

Ma si preoccupa anche di capire che differenza c’è – se c’è – fra la creatività maschile e femminile; se, come e quando insegnanti, genitori, mentori, tutori incidono sulle possibilità creative dei bambini; se conta l’eredità genetica, se un ambiente ostile favorisce o uccide la creatività; se la creatività si può strategicamente coltivare, incanalare, gestire.

Infine collega il tutto a determinanti storiche, economiche e sociali, proponendo riflessioni lucidissime e mai scontate sul ruolo della creatività nel mondo contemporaneo, con diversi affondi sulla realtà italiana.

Insomma, «La trama lucente» è una sorta di enciclopedia della creatività. Un reference book che potresti leggere a spizzichi e bocconi, o consultare a seconda del tema che vuoi approfondire.

Se non fosse che, quando cominci a leggere, non riesci più a smettere. Perché la scrittura di Annamaria è sempre leggera e combina in modo personalissimo i registri linguistici più disparati: dal giornalismo alla favola per bambini, dal gergo colloquiale alla biografia, dall’argomentazione logica alla narrativa. E si permette di condire il tutto con assaggi di prosa poetica.

Perciò finisci per leggere il malloppo tutto d’un fiato, come un romanzo. Un’enciclopedia che non annoia? Proprio così, anche se pare impossibile. D’altra parte, erano queste le intenzioni dell’autrice:

«Cerco di raccontare rispettando la complessità dell’argomento, ma senza essere troppo noiosa perché sbadigliare leggendo di creatività è come deprimersi leggendo un testo sullo humour: mica bello» (p. 12).

E ci è perfettamente riuscita.