Bellezza non photoshoppata

Ho trovato da poco su Jezebel una copertina di Elle del maggio 1986. Fa impressione vedere, oggi, un volto bello ma non ritoccato chirurgicamente né photoshoppato (cioè solo truccato): macchioline sulla pelle, sopracciglia grosse non troppo alte né arcuate, labbra normali, e così via.

Perché un’immagine degli anni 80? Perché nacque allora l’estetica attuale del corpo femminile. Mancavano solo alcuni ritocchi, appunto (clic per ingrandire):

Copertina di Elle, maggio 1986

Abbiamo già parlato di questo argomento qui:

Attenzione, fotoritocco, 5 ottobre 2009

Bellezze photoshoppate, 19 gennaio 2009

Nessuno vuol guardare la gente brutta, 24 gennaio 2008

15 risposte a “Bellezza non photoshoppata

  1. sì, riguardare ora le vecchie riviste è un bell’esercizio di percezione…
    Se è vero che nessuno vuol guardare gente brutta, penso che da parte delle donne in questo momento ci sia però un forte bisogno di potersi identificare, o almeno di ridurre la distanza creata dalle rappresentazioni. L’artificio a lungo andare stanca.
    http://calendari-modelle.noiblogger.com/le-top-al-naturale-per-harpers-bazaar/#more-797

  2. fa strano vedere un viso con un’espressione, vien quasi in mente che possa avere anche un pensiero..

  3. Ciao Giovanna,
    Ti prego non smettere mai di curare questo magnifico blog, ricco di ispirazione e di spunti.
    Un saluto, Jacopo

  4. Ciao ho trovato questo articolo sulla bacheca di wp e sono contenta di aver cliccato per leggere.
    Hai proprio ragione…è una donna vera! pelle, ciglia, occhi, unghie…
    Vedere cosa è vero in lei ci fa rendere conto di cosa sia falso nelle donne che ci schiaffano tutti i giorni davanti.
    Ciao ciao
    Kate

  5. Nelle immagini di moda l’artificio c’è comunque, solo la tecnologia cambia.

    Photoshop e chirurgia oggi sono l’equivalente del trucco ultrapesante, ciglia finte, reggiseni imbottiti di qualche decennio fa. Si continua a vendere un’immagine finta della donna, solo ci sono strumenti più sofisticati.

    Di questa mancanza di fotoritocco la cosa che trovo più interessante è il fatto che si vedano i flash e le pareti dello studio fotografico riflessi sui bracciali della modella!

  6. A me il segno dei tempi mi pare un commento come quello di giulia.
    Oh – io sono una potenziale fashov victim eh:) non è l’etica che mi argina! nimanco il femmino pensiero! Sono solo i quatrini. Ma ho a casa una luminosa collezione di giornali di moda, e quando mi ricapitano li guardo con attenzione.
    Però ecco, l’artificio classico della moda – persino quello cattivo del settecento che deformava i busti delle donne – era il braccio di ferro con la soggettività della protagonista. E’ da li che veniva lo scintillio: la moda – come norma sociale che veicola e la lei come soggetto che gli si impone e lo ridice. Quando esplosero le grandi modelle era ancora questo il tempo – mi ricordo Tatiana Patitz che aveva un mascellone che manco quello der duce:) mi ricordo certi bellissimi servizi fotografici di Mazel. Vogue di un tempo era una gran cosa.
    Ora non so. I grandi fotografi ci sono sempre – ma la sfida dell’attrito sfumata. Il corpo è pretesto per una sua deformazione e ristrutturazione, una sua comoda e massificata omologazione. La soggettività gli sta a presso, e qualche volta manco se ne accorge.

  7. Cosa intendi per “soggettività” della protagonista della moda? Ti riferisci a dive o a modelle? La “lei che si impone” chi è? E’ la donna che acquista o l’indossatrice nei manifesti?

    Twiggy aveva più personalità di Naomi Campbell? Io vedo solo professioniste diverse per prodotti diversi e gli strumenti della costruzione dell’immagine che cambiano.

  8. @giulia: ok, forse dovevo dire “photoshop a lungo andare stanca”
    Seriamente, “nella moda l’artificio c’è comunque” mi sembra una semplificazione, un appiattire la complessità di segni che cambiano di epoca in epoca, e significano cose diverse. E’ sottinteso che la moda costruisce un’immagine della donna, che in quanto costruita è “finta”: ma al suo interno segni diversi possono significare più o meno finzione o naturalezza. Non a caso alle imbottiture dei reggiseni e ciglia finte di solito storicamente segue una tendenza opposta.
    Così, il bel periodo di Vogue a cui fa riferimento Zauberei (i cui numeri conservo gelosamente in libreria) mostrava una varietà di tipi di donna e una fotografia molto diversi da ciò che è venuto dopo. La tecnologia e gli strumenti di costruzione dell’immagine riflettono comunque uno spirito del tempo, “significano” anch’essi qualcosa di diverso di volta in volta.

  9. Sono d’accordo con te, Laura. Però di questi significati si può parlare sotto aspetti molto diversi, dalla diatriba analogico vs. digitale ai complessi che nelle ragazzine può provocare un’immagine patinata del corpo femminile.

    A questo proposito io credo che lo standard di modelle alte 1,80 per 55 Kg di peso fosse dannosa negli anni 80 come adesso. E penso che la compattezza della pelle donata dal fotoritocco sia un aspetto molto marginale della faccenda.

    Il mio ricordare che l’artificio nella moda c’è comunque era in contrapposizione con una visione ideologica, che ho visto implicitamente contenuta nel post e in quasi tutti i commenti, secondo cui la donna nell’immagine pubblicitaria – o di moda, per me è uguale – senza fotoritocco sia più autentica solo perché epidermicamente più simile alla realtà.

  10. No io mi riferisco alla modella – poi figurati giulia – che io ho discusso anche con la titolaressa del blog sulla questione della nefandezza dei modelli femminili imposti dalla moda – io sono piuttosto fredda in tema.
    In ogni caso photoshop non lavora mica solo sulla pelle eh:) photoshop trasforma – cesella snellisce, toglie le occhiaie – salutizza e anoressizza contemporaneamente. E anche, occidentalizza e waspizza.
    A voja a fondotinta:)

  11. Giulia, mi dispiace che sembri implicita nel post un’ideologia di presunta autenticità nel passato che non ho mai condiviso: so bene che la bellezza era costruita anche negli anni 80, mica solo ora.
    E figuriamoci: era costruita pure la bellezza femminile degli anni 30, e già lo era con qualche aiuto della chirurgia. Basta leggersi il libro di Rossella Ghigi “Per piacere” (Il Mulino), sulla chirurgia estetica, per imparare che certi interventi fisici sono più antichi di quanto ci immaginiamo. Ed era costruita pure la bellezza di Cleopatra, se è per questo! 🙂

    Ma non vorrai negare, credo, che oggi l’omologazione mediatica del corpo femminile è molto più spiccata. Anche grazie a Photoshop, certo. È una differenza di quantità. Che porta ad alcune conseguenze qualitative. Basta vedere tante copertine degli anni 80 e tante copertine degli anni 2000. Prova. 🙂

    Zauberei: il nesso fra alcune determinanti che provengono dalla comunicazione di massa – mica solo la moda, mai ho parlato solo di quella! – e il modo in cui funziona la testa delle persone da qualche parte c’è. Il determinismo mediatico è scemo, lo so. Ma anche un radicale antideterminismo mediatico lo è. Certo, vanno fatti sempre tutti i distinguo del caso. Caso per caso. Ovviamente. 😉

  12. veniamoci incontro nel multifattorialismo!
    Pare na cosa scema pure questa:) – ma mica tanto:)

  13. zauberei: w il multifattorialismo, sempre! 😀

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