Un doppio senso che vince

Leggo su AdAge.com che la settimana scorsa ha vinto la classifica dei più visti su You Tube l’ultimo spot della Gillette, con 2,7 milioni di views.

Si intitola «Perfect Length» (indovina di che?), è stato realizzato dall’agenzia Jack Morton e punta tutto sul doppio senso della domanda «How do you like it shaved?», a cui le donne dello spot rispondono con sorrisetti ammiccanti e frasi come «Just a little patch…», «I think it should always be tidy» e «When it’s smooth like that, I can’t keep my hands off it».

Perché mai un’agenzia pubblicitaria dovrebbe inventarsi chissà che, se i vecchi trucchi funzionano sempre?

9 risposte a “Un doppio senso che vince

  1. A Te pareva fosse cambiato qualcosa se non gli accessori da: “e sulla terra scorre il latte, scorre il vino, scorre il nettare delle api”. (EU. Baccanti, 145) ?

  2. E sempre funzioneranno. Quoto Fabrizio. Giovanna, pensi di poter disciplinare il desiderio, educarlo, addirittura estetizzarlo? L’essere umano non cambia nei suoi bisogni. Sono diminuite le guerre perché abbiamo inventato le agricolture a alto rendimento e il frigorifero. Diminuite sono le violenze alle donne perché abbiamo molti modi, artificiali quanto vuoi forse, per dar sfogo alle proprie pulsioni. Ci si preoccupa dei diritti degli animali perché abbiamo già la pancia piena. Ma non siamo diventati migliori, più buoni o consapevoli.
    Si è sempre scopato bene fin dall’alba dei tempi e si scopa ancora. Con la differenza che oggi due tette, un culo, un pisello e un paio di bocche sembrano la più grande invenzione del mondo, uno status symbol. Addirittura una scoperta. Una pratica come il sesso, che è la più semplice, ovvia, riproducibile, meccanicamente limitata, banalissima sebbene divertente, è diventata il principale argomento esplicito e implicito di conversazione e di vendita. C’è grande frustrazione e ignoranza se a tutti i livelli si desidera sapere come scopa quello o quell’altro, se si depila e quanto, e q

  3. uanti concordano.
    Ma cosa dovrebbero fare le agenzie pubblicitarie, poverine? In cosa consiste il loro mestiere se non nel tarare l’asticella ai peggiori istinti umani?

  4. Preferisco la barba…

  5. Le agenzie pubblicitarie non penso siano “poverine” per niente perche’ si ritrovano in un panorama che gli permette di usare solo un certo numero di concetti, sesso incluso e in cima tra tutti. Dovrebbero usare la creativita’ che e’ a loro richiesta come mestiere proprio per il fatto che hanno anche una responsabilita’ nei confronti delle persone, le quali vengono martellate da questi spot osceni, e li assorbono noi tutti sappiamo quanto. Capisco che mostrando “due tette e un culo” i ricavi sono assicurati ma questo non vuol dire che li si debbano mostrare perche’ non ci sono altre idee che funzionino cosi’. Si cercano, si inventano, si creano. Almeno in rispetto agli essere umani che sappiamo riusciamo ad influenzare con le nostre pubblicita’. Me li vedo gia’ due ragazzini che ridacchiano al pensiero di come loro se lo raseranno. Eh Basta! Perche’ riempire la testa della gente, dato che ne hanno la piena possibilita’, con immagini e valori di questo tipo quando questo potere potrebbe essere usato, non dico per migliorare il mondo, ma almeno per renderlo un posto decente?! Non lo so, forse sono troppo drastica.

  6. @ Monica: sono d’accordo con la prima parte del tuo intervento non con la seconda. Ci vorrebbe di certo più creatività e pubblicità come queste sono il sintomo della sua assenza. Usare un luogo comune, tutt’altro che poetico in realtà, nulla a che vedere davvero con Euripide, né tanto meno con l’erotica del cantico dei cantici solo per fare un altro esempio che qui Euripide mi ricorda, se ci vuole così poco sforzo creativo a fare pubblicità facciamola fare direttamente agli utenti, al target stesso. Non ci si può identificare così tanto con il proprio target…Si possono usare allusioni anche sessuali con più stile, qui sta l’aspetto “educativo” della pubblicità. Ma lasciamo stare l’indignazione etica. Qui si tratta di pura estetica e di stile, e i migliori valori si veicolano lasciando il bello in tutta la sua autonomia. Il problema non è etico ma totalmente estetico. Ha a che fare con una versione trash del kitsch, ma trash, trash, proprio rasoterra. E a proposito di rasoi, io a pubblicità come queste darei un bel taglio, come ai tempi di Occam…

  7. Oppure si tratta proprio di identificarsi totalmente con il proprio target…L’aspetto davvero innovativo di questa pubblicità è l’ottica 2.0, user generated content. Qui la gillette è molto avanti. E identificarsi con la”volgarità” del volgo, si ricordi già uno come Dante aveva scelto il volgare per la sua Commedia, forse è davvero il passo da fare. Integrarsi totalmente con quella che a molti intellettuali sembra un’apocalisse e invece sono solo i tempi che cambiano (non ci importa se in meglio o in peggio, the times they are changin’, l’essenza del tempo è il suo mutare, e meno male!)

  8. “I risultati del sondaggio indicano che le donne sono 3.8x volte più attratte da un tipo che è ben rasato rispetto a [si badi il termine usato] un trasandato.”
    Che è come dire: preferisci un brutto pulito o un brutto sporco? Interessante è invece quel 20,83% di donne che lo preferiscono brutto e sporco. Ma forse questa percentuale di casalinghe interpellate via telefono così avevano inteso il doppio senso della pubblicità: meglio la media ben rasata o l’eccezione trasandata?

  9. A tutti: la mia non era indignazione. Semplicemente, constatazione.
    Ugo: 😀

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